Dal 16 settembre al 15 ottobre vietato nascere a Castelnovo ne’ Monti. Chiude il punto nascita per un mese

Le direzioni dell’Azienda USL e Ospedaliera SMN hanno ricevuto in data 21.6.2017 un documento da parte del Dipartimento e del Programma Materno Infantili interaziendali, sottoscritto all’unanimità da tutti i professionisti direttori e responsabili delle Unità Operative afferenti, che evidenziava una situazione di criticità venutasi a creare per il periodo estivo nella rete perinatale della Provincia di Reggio Emilia sia nell’Hub del SMN sia negli spoke provinciali.

Una serie di eventi imprevisti ha di fatto reso più critica una situazione già difficile per i noti problemi strutturali che sono da tempo all’attenzione delle Aziende sanitarie e della Regione. Nello stesso documento i professionisti hanno presentato una proposta con diverse opzioni per affrontare la criticità contingente.

La direzione aziendale ASL ha deciso, dopo un confronto con la Regione, la chiusura temporanea in sequenza per un mese dei punti nascita degli ospedali di Montecchio, Scandiano e Castelnovo ne’ Monti.

La sequenza prevede le seguenti chiusure:

- punto nascita dell’ospedale di Montecchio dal 16 luglio al 15 agosto 2017 compreso;

- punto nascita dell’ospedale di Scandiano dal 16 agosto al 15 settembre 2017 compreso;

- punto nascita dell’ospedale di Castelnovo ne’ Monti dal 16 settembre al 15 ottobre 2017.

Si è deciso di procedere inizialmente con l’ospedale di Montecchio, per alcune ragioni:

- la carenza di organico di medici ginecologi, aggravata dall’assenza del direttore, purtroppo recentemente deceduto, del vice direttore e di un medico esperto in uro-ginecologia in lunga assenza per problemi famigliari e di un altro medico in lunga assenza per gravidanza;

- la carenza di pediatri, che attualmente sono rimasti solo in due nonostante i ripetuti e infruttuosi tentativi di reclutamento attraverso i numerosi bandi concorsuali;

- una maggiore recettività in entrata da parte dell’Arcispedale Santa Maria Nuova per riduzione in estate dell’attività ginecologica programmata;

- il piano di trasferimenti in ambito logistico per l’apertura della nuova ala dell’ospedale di Montecchio che consentirà, oltre ad una maggiore flessibilità nel trasferimento delle unità operative nella nuova sede, di effettuare parziali lavori di riqualificazione alberghiera durante il periodo di chiusura del punto nascita.

Il personale ostetrico dell’ospedale di Montecchio proporrà alle donne in gravidanza del distretto, nel rispetto della libertà di scelta dell’ospedale in cui partorire, un percorso di accompagnamento, proponendo come alternative gli ospedali di Guastalla e Reggio Emilia. Alle donne interessate sarà proposta una visita al reparto dell’ospedale scelto, con accompagnamento da parte di personale ostetrico. Una volta scelto l’ospedale, la donna verrà presa in carico e tutta la documentazione sanitaria relativa alla gravidanza sarà consegnata all’ospedale dove avverrà il parto. All’ospedale di Montecchio, come negli altri ospedali durante il periodo di chiusura del punto nascita, proseguirà comunque l’attività ambulatoriale e consultoriale di monitoraggio delle gravidanze, degli ambulatori delle gravidanze a termine, ambulatori ecografici, visite.

E’ opportuno ricordare, per evitare inutili e ingiustificati allarmismi, che l’ospedale di Montecchio è ampiamente al di sopra dello standard dei 500 parti/anno, presenta un trend stabile di nascite rispetto al 2016 e non è mai stato inserito nell’elenco degli ospedali soggetti a piani di riorganizzazione regionale, trattandosi di una struttura che fa riferimento ad un bacino di utenza interprovinciale rappresentato dalla Val d’Enza, nonché punto di riferimento per l’attività di uro-ginecologia della provincia di Reggio Emilia con attrattività anche per altre province e regioni.

Con le stesse modalità, alle donne in gravidanza di Scandiano verranno proposti gli ospedali di Sassuolo e Reggio Emilia e alle donne di Castelnovo ne’ Monti quello di Reggio Emilia.

Il personale medico, ostetrico, infermieristico e di supporto dei punti nascita, durante il periodo di chiusura, manterrà alcune funzioni di monitoraggio e di accoglienza nel presidio temporaneamente chiuso e andrà a rinforzare almeno in parte gli organici degli altri punti nascita.

Per illustrare nel dettaglio l’organizzazione prevista nei mesi estivi, la direzione aziendale convoca una conferenza stampa che avrà luogo martedì 4 luglio 2017 alle 12.00 in Sala Poletti, Padiglione Morel, Via Amendola 2, a Reggio Emilia

All’incontro saranno presenti:

Fausto Nicolini Direttore generale Azienda USL
Cristina Marchesi Direttore sanitario Azienda USL
Giorgio Mazzi Direttore del Presidio Ospedaliero Provinciale Santa Maria Nuova
Giancarlo Gargano Direttore Neonatologia Arcispedale Santa Maria Nuova e direttore Dipartimento Ospedaliero Materno Infantile
Alessandro Ventura Direttore Ostetricia e Ginecologia Ospedale di Guastalla e responsabile del PIAMI
Lillo Cerami Direttore Ostetricia e Ginecologia ospedale di Scandiano
Giovanni Battista La Sala Direttore Ostetricia e Ginecologia Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia
Lorenzo Aguzzoli Direttore Ginecologia Chirurgica Oncologica  Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia
Giuseppe Ghirardini Direttore Ostetricia Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e Ostetricia e Ginecologia Ospedale Sant’Anna di Castelnovo ne’ Monti
Alessandro Volta Direttore Programma Materno Infantile Cure Primarie
Sandra Coriani Direzione professioni sanitarie
Roberta Riccò Direzione professioni sanitarie
Patrizia Borgognoni Dipartimento Materno-infantile, Direzione rofessioni sanitarie
Annarella Lusuardi Programma salute donna
Cristina Turrini Coordinatrice ostetrica Arcispedale Santa Maria Nuova
Barbara Dallatomasina Coordinatrice ostetrica ospedale di Guastalla
Francesca Bertolini Coordinatrice ostetrica ospedale di Montecchio
Marilena Pedroni Coordinatrice ostetrica ospedale di Castelnovo Monti
Pamela Sostilio Coordinatrice ostetrica ospedale di Scandiano

* * *

Lo sdegno delle “Cicogne”

Riceviamo e pubblichiamo.

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Siamo veramente sdegnate in seguito al comunicato stampa emesso dall'Ausl di Reggio Emilia, in seguito a una riunione del dipartimento interaziendale materno-infantile.

Avevamo ragione! Purtroppo! Nessuno ha potuto smentirci, solo infangarci!

Avete cercato di spostare l'attenzione dalla realtà dei fatti, denunciata anticipatamente da noi.

Tutta la prosopopea dei comunicati sulla tenuta dei punti nascite e sulla mancanza dei dottori si riduce alla chiusura alternata dei punti nascite di provincia! Un po' per uno non fa male a nessuno!

Poniamo di seguito tutte le nostre domande:

- siete sicuri di poter garantire la riapertura del punto nascite di Castelnovo Monti il 16 ottobre 2017? O lo avete messo per ultimo per non riaprirlo mai più?

- Come si garantirà la sicurezza delle mamme dell'Appennino? Facendole viaggiare su e giù per la montagna, su strade tortuose, non manutenute e sovraffollate negli orari di punta avvicinandosi alla città? In barba anche alla possibilità di richiesta deroga prevista dal Ministero e che la Regione ha promesso di chiedere senza averlo ancora fatto.

- E la sicurezza dei bimbi?

- Lo Sten e lo Stam siete sicuri siano la soluzione migliore per la normalità? O dovrebbe essere previsti per le urgenze ed eccezionalità?

- E Pediatria, che non nominate, che fine farà? Riuscirà a rimanere aperta H24 anche senza i professionisti?

- Garantite il parto in loco per le urgenze?

- Quando i professionisti del reparto di Ginecologia e quello di Pediatria del Sant'Anna saranno dislocati su altre realtà cosa succederà a noi cittadini della montagna e ai nostri figli?

- Quando i nostri professionisti non avranno più nulla da fare come pensate di garantire la loro professionalità e professionismo?

- Chi garantirà poi il loro operato dal momento che si toglie loro la possibilità di lavorare portando altrove i pazienti/clienti?

- I nostri professionisti denunceranno queste manovre alla Procura della Repubblica?

- Ma queste procedure erano previste nel piano di programmazione sanitario regionale? Ah, dimenticavamo... ma esiste un piano sanitario regionale? Oppure è fermo al 2008?

- La politica locale dove era? Cosa faceva?

- I sindaci dei comuni della provincia, i responsabili dei partiti della provincia, i responsabili delle varie aziende sanitarie, degli ospedali, in cosa erano impegnati invece di programmare eventuali piani per tutelare i loro pazienti/clienti?

Vogliamo sapere i nomi dei veri responsabili di questa tragedia annunciata. O, ancora una volta, li dobbiamo fare noi?

Ribadiamo il nostro sdegno e chiamiamo a raccolta tutta la popolazione della montagna alla prossima manifestazione pubblica che stiamo organizzando.

Dobbiamo davvero esserci tutti.

(Il comitato "Salviamo le Cicogne")

* * *

Il gruppo “Insieme per il Sant'Anna” si unisce al comitato “Salviamo le Cicogne” relativamente al disappunto e sdegno emerso in seguito alla decisione presa dal dipartimento Materno Infantile del Santa Maria che ha decretato la chiusura per ferie dei punti nascite della provincia come da suo comunicato stampa di oggi pomeriggio.

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18 Commenti

  1. Grazie Nicolini, grazie Tirelli, grazie Leana Pignedoli, grazie Fausto Giovanelli, grazie a tutti voi, per l’impegno profuso nel raggiungere lo scopo, suffragato da dati scientifici, avvalorato da robuste analisi statistiche della varianza (ANOVA), da inderogabili ragioni di sicurezza. Grazie. Il museo “questo era l’Appennino Reggiano” sta aprendo i battenti.

    (MA)

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  2. Siamo a un punto di non ritorno, adesso è il momento di provarle tutte. Non è una “battaglia” per un capriccio, nè solo per un reparto, ma una battaglia di civiltà, non tutto è misurabile con il profitto, non tutto misurabile in quattrini, esiste un’altra dimensione, quella dei diritti delle persone. E non raccontateci che è tutto deciso, cari signori miei, in Francia le persone sono scese in strada facendo abolire leggi già passate. Altro che manifestazione, se tutti i montanari lo stesso giorno sparissero da Reggio? Niente commesse, operai, studenti, autisti, niente consumatori, penso che qualcuno si accorgerebbe di quanto sia importante la montagna e i montanari, la mia è una provocazione ma forse servirebbe qualcosa di drastico ed eclatante. Forza, “Cicogne” di montagna!

    (Monja)

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  3. Lo volete capire che è finita, che hanno deciso da anni? Scommettiamo che alla manifestazione a parte il sindaco Bini e altri due sindaci non saranno presenti altre autorità? Prova di chiusura. Se vedranno che partorirà una donna o due, esclameranno, vedete?: in un mese 3 parti. Inutile tenere aperto. Scommettiamo?

    (Andrea)

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  4. Anch’io non posso che lasciare un commento profondamente sdegnato per il modo che avete adottato per arrivare alla chiusura, dal 16 agosto al 15 settembre, del reparto Maternità del nostro ospedale Sant’Anna. Ci avete preso in giro per un tempo infinitamente lungo: incontri, raccolta di firme (11.000 sono un bel numero!), viaggio a Bologna, viaggi a Reggio Emilia, riunioni a tutti i livelli, l’impegno costante delle Cicogne che si sono battute con grande generosità, non per avere un locale da ballo o una moschea, ma per mantenere funzionante il nostro ospedale che serve un territorio di montagna esteso, costellato di paesi, paesini, frazioni dove vivono persone che hanno la stessa dignità di quelle di pianura. Solo che per arrivare in città devono percorrere strade tortuose, saltellare su un’ambulanza che non viaggia su un tappeto ma su asfalto tante volte dissestato. Mi ha fatto veramente inorridire la risposta del sottosegretario Rossi a chi gli ha posto domande sul Sant’Anna: “Non vedo proprio perchè una partoriente non possa andare per 72 ore a Reggio Emilia”. Lei era di fresca nomina, ha fatto un po’ di curve per arrivare, credo, a Felina per pronunciare una frase che ha denotato il suo fastidio, la sua totale indifferenza per il problema di cui sapeva senz’altro la soluzione studiata a tavolino dai massimi sistemi. Già, i massimi sistemi che hanno deciso di procedere a realizzare grandi strutture dove le soddisfazioni saranno maggiori e più remunerative, magari col personale che scarseggia, dove i parenti delle puerpere dovranno arrivare da Cerreto, Succiso, Sassalbo, Ramiseto, Villa Minozzo in orari improbabili, anche perchè un papà, un marito, una madre vanno volentieri a salutare la loro congiunta anche se sta via solo 72 ore, salvo complicazioni. Ma si può finalmente sapere cosa avete intenzione di fare del sant’Anna? Ho letto con attenzione lo scritto della senatrice Pignedoli: alla prima lettura ho capito poco, un periodare tortuoso, un dire e non dire, condivisione delle idee, necessità di andare d’accordo con le proposte che verranno fatte, ma leggendo le risposte dei tanti che hanno scritto ho capito che si trattava di politichese, cioè niente di chiaro per chi ti ha pur dato un voto che ti ha portato a Roma. Di democratico c’è rimasto ben poco nel vostro partito, in un tempo brevissimo il mondo operaio, i pensionati, i poveri (che sono 4 milioni), chi ha smesso di curarsi perchè non ci riesce, i disabili, gli invalidi, i terremotati, ecc , non sono più nel vostro interesse e in più dovranno andare a curarsi in grandi ospedali disumanizzati. Svegliamoci noi di montagna, siamo una razza contadina intelligente e, per ora, abbiamo ancora un’arma che non è spuntata: il voto! Grazie per l’ospitalità.

    (Paola Agostini)

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  5. Ho letto e riletto l’articolo e anche se fatico a crederlo debbo prendere atto che la sanità è diventata davvero un’azienda, solo un’azienda, perdendo del tutto il senso e l’umanità del servizio che dovrebbe dispensare. E’ triste pensare ad una sanità accentrata in pochi grossi centri e di dover emigrare anche per curarsi. Se ci fossero ancora gli uomini come Marconi che hanno creato il nostro ospedale, che ci hanno creduto, non succederebbero certe cose, ma di gente con la schiena dritta ne è rimasta ormai poca…

    (Antonio Manini)

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  6. Anche se io temo che non si riaprirà più. Che tristezza e che rabbia! Io sono pronta ad andare in piazza, spero moltissimi cittadini della montagna siano altrettanto pronti! E’ ora di farci sentire in tanti!

    (Francesca D.)

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  7. Mi ero ripromesso di non intervenire più sulla questione ospedale perché ne ho scritto parecchie volte, dopo un primo allarme su Tuttomontagna nell’autunno del 2103, rimanendo sostanzialmente inascoltato. Mi ha spinto a intervenire la bellissima (e, penso, sofferta) riflessione di Paola Agostini. Mentre scrivo ho davanti a me il n. 2 di Stravento del febbraio 1976 e leggo: “Le operazioni di trapasso dell’Ospedale Sant’Anna da clinica privata in ente ospedaliero sono state condotte, tramite l’Amministrazione provinciale e col pieno consenso delle forze politiche, al fine di dotare la montagna reggiana di un servizio capace di corrispondere compiutamente alle esigenze della popolazione. In altre parole, l’Ospedale Sant’Anna non potrà rimanere quello che è stato sino ad oggi, altrimenti non vi sarebbe stata ragione di prospettarne l’acquisto e la trasformazione”. Più avanti leggo ancora: “Per quanto riguarda l’Arcispedale S. Maria Nuova, esso metterà a disposizione la propria esperienza e soprattutto la propria buona volontà, al fine di far procedere le cose nel modo più corretto e più conforme alle esigenze”. Il pezzo è firmato da Franco Boiardi, firmatario per conto del S. Maria Nuova di cui era presidente, dell’atto con cui, in data 23 dicembre 1975, il Sant’Anna diventava un ospedale pubblico. Stravento pubblica integralmente l’atto. Ricordo che l’obiettivo cui puntavano i politici di allora era quello di “avvicinare la sanità e i servizi sanitari ai cittadini della montagna”. L’esatto contrario di ciò che sta accadendo ora. I politici locali che condussero l’operazione rispondevano al nome di Nello Lusoli, Giuseppe Battistessa, Natale Caroli e altri. Posso testimoniare, per una confidenza di Battistessa in occasione di un’intervista che gli feci per conto di Tuttomontagna, che lo stesso on. Pasquale Marconi era favorevole alla pubblicizzazione. I politici di allora, che magari non avevano lauree in tasca, ma che possedevano tanto buon senso e tanta capacità di farsi carico dei bisogni delle genti del nostro Appennino, portarono in montagna i servizi sanitari (e non solo quelli) di cui il territorio aveva bisogno; quelli di oggi (con poche ma lodevoli eccezioni) se li fanno sfilare da sotto il naso e, al massimo, sono capaci di biascicare timide richieste di chiarimenti e di incontri. In tutta questa vicenda, però, ci sono anche altri assenti. Chiedo per l’ennesima volta cosa aspettano i sindacati a proclamare lo sciopero generale in montagna per difendere e rilanciare il nostro ospedale. Uno sciopero che blocchi tutto per un giorno intero, da ripetere se a Reggio e a Bologna continueranno a ciurlare nel manico. Paola invoca l’arma del voto. Giusto, chi porta le colpe maggiori di questa situazione assurda deve pagare elettoralmente ma, forse, possiamo utilizzare anche altre armi. L’acqua può essere una di queste? Mi torna in mente una frase di Giuseppe Battistessa che suonava più o meno così: “La montagna mette a disposizione l’acqua, la città e la pianura aiutino a dotare la montagna dei servizi che le servono”. Destinatari di quel messaggio erano i politici dell’intera provincia che, è giusto ricordarlo, non rimasero insensibili. Altri tempi, si dirà. Altra sensibilità. Altra solidarietà. Altra politica.

    (Armido Malvolti)

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    • Altri tempi, infatti. I politici di allora avevano a disposizione i valori e i principi della Costituzione e gli strumenti previsti dalla Costituzione – nella parte della cosiddetta “Costituzione economica” – cioè la Banca d’Italia al servizio della politica monetaria nazionale, il Cnel, il Cnpi, la garanzia del risparmio dei cittadini, l’obbiettivo della massima occupazione; l’Italia era una repubblica fondata sul lavoro. Oggi, è fondata sullo spread, sulla deflazione salariale, sul terrore dei “mercati”. Oggi, le scelte politiche sono dettate da Bruxelles; il governo esegue, come un bravo amministratore delegato, gli ordini del proprietario (la Commissione europea). Esegue anche quando le scelte vanno contro i principi della Costituzione. Tra l’altro, siamo contributori netti, in Europa (cioè diamo più soldi di quanti ne riceviamo). I sindacati non proclamano nulla, perché sono pro euro e quindi favorevoli (che ne siano consapevoli o meno) alla deflazione salariale (meglio detta taglio dei salari) e al taglio della spesa pubblica. Chi ci governa, da anni, è pro euro, quindi tutto va bene così. Il voto: resterà a ancora per poco come strumento reale di indirizzo delle scelte politiche. Abbiamo l’esempio della Francia: con una astensione del 50%, Macron è stato votato dal 14% dei cittadini, e governa con 2/3 del Parlamento. Meglio della legge Acerbo! Erdogan è un dilettante, al confronto. Macron ha il compito di fare le “riforme strutturali” in Francia, dove vige lo stato di emergenza da un anno, e il Governo ha intenzione di renderlo permanente. Secondo voi, è solo per il controllo del terrorismo, o anche per controllare il dissenso popolare che arriverà quanto prima, quando i francesi si renderanno conto del vero obbiettivo di Macron? I sistemi maggioritari servono a quello: a garantire la “governabilità”. L’appartenenza all’euro ci ha tolto tutti gli strumenti di gestione della cosa pubblica, tranne la leva fiscale che infatti viene usata con grande efficacia! L’obbiettivo non è il benessere dei cittadini, ma il pareggio di bilancio, che ci serve per “essere credibili” ai mercati. Se ci piace il “governo sovranazionale dei mercati”, andiamo pure avanti così. Questi che vediamo oggi sono i puntini di un disegno più ampio. Uniamo i puntini, se vogliamo capire il disegno.

      (Commento firmato)

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  8. Conoscete il metodo Juncker (per chi non lo conosce, è il presidente della Commissione Europea)? Eccolo: “Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”. Per chi vuole unire i puntini, questo è solo un passaggio verso lo smantellamento dello Stato sociale previsto dalla Costituzione e verso lo Stato minimo privatizzato previsto dall’ordine sovranazionale del mercato.

    (Commento firmato)

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  9. Vorrei che qualcuno rispondesse alla mia domanda: come mai 2 parti su 3 di montanari avvengono volontariamente fatti tra Sassuolo, Scandiano, Reggio Emilia e Montecchio? Non è che si predica bene e poi si razzola male? È un po’ come in politica. Prima tutti a lamentarsi e poi si vota sempre lì…

    (Cg)

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    • Nel giorno in cui è nata mia figlia sono state “dirottate” a Reggio Emilia da Castelnovo ne’ Monti tre mamme, tutti parti programmati al Sant’Anna ma per motivi non giustificabili fatti fare al Santa Maria Nuova. A volte la volontà non basta…

      (MF)

      Rispondi
  10. Viva il Pd, rappresentato nei nomi indicati da “MA”, votate Pd mi raccomando, la prossima legislatura proveranno forse a spostare la Pietra!

    (Stefano)

    Rispondi
  11. I parti e anche gli interventi di altro genere, perché non ci sono solo i parti, già da tempo avvengono volontariamente altrove perché la gente non ha più fiducia in questo reparto. Chiediamoci perché… Di fatto per la maggior parte di noi montanare era come fosse già chiuso da tempo.

    (MB)

    Rispondi
    • Non solo per le gravidanze e i parti, ma anche per altre problematiche ho avuto a che fare con il reparto, piena fiducia e devo dire ben riposta. Le criticità durante il parto sono per cose che possono accadere, se invece di depotenziare un servizio lo si potenzia investendoci tempo, denari e più di tutto volontà, i risultati si vedrebbero, anche in termini di fiducia. Durante un ricovero per un intervento le mie compagne di stanza erano di Puianello e Montecchio e ricordo i commenti soddisfatti per l’attenzione e le cure ricevute in reparto. Potenziando il reparto potremmo incentivare altre persone a usufruire del reparto del Sant’Anna. Anche le pianzane possono fare 72 ore in montagna. Per l’ultimo parto sono stata dirottata verso Reggio Emilia, personale professionale, ma situazione caotica, troppe persone e ambiente non proprio gradevole, viste le circostanze. Poi si sa, per certe persone l’erba del vicino è sempre più verde. Anche ora che sto diventando nonna ho piena fiducia nel personale del reparto e vorrei che mia figlia potesse partorire lì. Per me il reparto non è chiuso e non deve chiudere!

      (Monja)

      Rispondi
  12. Buongiorno, sono nonno da 15 giorni di un maschietto, chiedo se mio nipote per qualsiasi evenienza avesse necessità di cure pediatriche nel periodo di chiusura dell’ospedale di Castelnovo Monti si dovrebbe andare a Reggio Emilia? Nel qual caso noi per arrivare a Reggio abbiamo un tragitto di circa 1 ora e10 / 1 ora e 20 min. in assenza di traffico. Non credo nella mia ignoranza che la carenza di specialisti giustifichi la sospensione di un servizio sanitario di tale importanza. In una azienda privata questa sarebbe la causa di immediato licenziamento dei dirigenti per manifesta incapacità nell’organizzare il servizio a cui sono preposti e lautamente retribuiti.

    (U.M)

    Rispondi
  13. Stia tranquillo U.M, i dirigenti pubblici preposti hanno attivato il servizio di elisoccorso pure di notte.

    (Dc)

    Rispondi
  14. “Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità.” Tommaso Padoa-Schioppa, sul Corriere della Sera, 26 agosto 2003. Ecco le riforme strutturali, eccola, la “durezza del vivere”. Missione compiuta, si direbbe.

    (Commento firmato)

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