Quelli che dicono basta: “Enza: erogato 1/3 dell’acqua, ora le risposte”

I vertici dei consorzi irrigui e di miglioramento fondiario della Val d’Enza

In Val d’Enza venivano mediamente erogati dal fiume 17/18 milioni di metri cubi d’acqua. Quest’anno sono stati solo 7. Prendono voce, in merito, gli agricoltori dei consorzi irrigui e miglioramento fondiario che, da oltre mille anni, attingono acqua da Enza a scopi irrigui. Si tratta di quelli di Canale Vernazza, Quarto di Cavriago, Viceodomini di Montecchio, D’Acque di San Polo d’Enza, di miglioramento fondiario Sant’Eulalia.

L’inedita cessazione della derivazione a scopi irrigui a Cerezzola, vicino a Ciano, nel comune di Canossa, dove nel ’47 fu realizzata la traversa preoccupa ora centinaia di aziende nelle terre dove si produce il Parmigiano Reggiano dei prati stabili e delle vacche rosse. Dalla derivazione dell’Enza sono irrigati ben 15.000 ettari tra prati stabili, vitigni e seminativi. Il provvedimento avrà validità finché il Consorzio di Bonifica dell’Emilia centrale e l’Arpaer, non riterranno opportuno revocarlo. Al momento, la portata minima d’acqua rende incompatibile l’attività d’irrigazione. I Carabinieri forestali intensificheranno i controlli: chi infrange il divieto di prelievo rischia una multa dai 300 ai 1.500 euro.

“Stiamo per sostenere danni molto pesanti e, per la sponda reggiana – lamentano gli agricoltori – non è stato nemmeno dichiarato lo stato di calamità (a differenza di Parma e Piacenza): equivale a una condanna. Ogni giorno che passa leggiamo della Bonifica sul volere tranquillizzarci sull’avvicinarsi sempre più al Ferragosto, periodo in cui cala vistosamente la richiesta di acqua per l’irrigazione agricola. Ma non è così. Da noi se ci fosse disponibilità d’acqua si irrigherebbe eccome. Invece ora resta solo la conta dei danni. E, come noto, il periodo di irrigazione per i prati stabili, i vigneti e seminativi si prolunga ben oltre il Ferragosto, soprattutto per i prati che devono mantenere il verde agli allevamenti a indirizzo Parmigiano Reggiano”.

“Come consorzi dobbiamo rilevare nostro malgrado che dal torrente Enza sono stati erogati un terzo dei metri cubi rispetto agli anni precedenti. La situazione a Cavriago è molto critica non avendo prese dirette dall’Enza e le irrigazioni dipendendo totalmente dal Canale in gestione alla Bonifica, a San Polo non ci sono pozzi, negli altri comuni rivieraschi le portate degli stessi sono insufficienti per colmare il fabbisogno dell’irrigazione e hanno costi energetici elevatissimi. Inoltre oggi già diversi pozzi sono fermi, perché le falde non mantengono più abbastanza acqua alle turbine. L’unico pozzo di proprietà della Bonifica è fermo da più di quattro anni: ci siamo attivati per il suo ripristino da anni, anche con raccomandate, ma ad oggi, con l’aggravante di una siccità che non lascia scampo, l’ente consortile non è intervenuto per ripararlo neanche dopo le indicazioni date, lo scorso giugno, dalla Regione Emilia-Romagna per il recupero dei pozzi dismessi. Le risposte sono sempre quelle: ‘abbiamo dato l’incarico ad una ditta e verrà ripristinato”.

“I consorzi irrigui – conclude la nota – aspettano delle risposte certe e concrete dalle istituzioni, pur rendendosi sin da ora disponibili per lo studio e realizzazione di interventi urgenti per risolvere la crisi idrica in Val d'Enza, tra i quali anche il riconsiderare la realizzazione della diga di Vetto non più di 120 milioni di metri cubi ma da 25/30 pari all’ipotesi di Stretta delle Gazze presa in considerazione da diversi organismi della provincia”. Sempre i Consorzi irrigui chiedono di ripristinare il bacino del Lagastrello, del Balano e il Lago Verde, presenti nel crinale parmense che conterebbero circa 6 milioni di mt cubi.

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La replica del Consorzio di Bonifica.

Stop ai prelievi irrigui in Val d’Enza: chiarezza su competenze e funzioni - Nel frattempo il Consorzio di bonifica ha attivato una serie di azioni per mitigare l’impatto della crisi. Dati statistici e scenari anche per le derivazioni sul Secchia 

In contesti di crisi idrica come quelli che si stanno manifestando in modo decisamente anticiclico in alcune aree del comprensorio ed in particolare in Val d’Enza è fondamentale ribadire, per fare la necessaria chiarezza e per affrontare la situazione straordinaria con realismo e adeguato pragmatismo, la funzione precisa del Consorzio di bonifica. In merito a quanto evidenziato oggi a mezzo stampa sulle presunte responsabilità e competenze dirette dell’ente di bonifica dell’Emilia Centrale sui provvedimenti di sospensione ai prelievi di risorsa idrica per fini irrigui in Val d’Enza il Consorzio precisa e rimarca - con supporto documentale allegato – il suo ruolo specifico. Nel territorio regionale il governo delle acque è di competenza dellaRegione Emilia Romagna e operativamente reso esecutivo da provvedimenti presi da ARPAE e gli enti che contribuiscono alla gestione della risorsa, attraverso la loro opera quotidiana, la manutenzione della loro rete di canalizzazioni e le loro infrastrutture idrauliche come il Consorzio sono sottoposti alle normative e alle determinazioni legislative di questa agenzia regionale e non possono esimersi in alcun modo dall’attenersi scrupolosamente a quanto comunicato. Stante la ridottissima portata dell’enza Nel caso della sospensione della derivazione di risorsa idrica per fini irrigui in prossimità della cosiddetta traversa di Cerezzola il Consorzio di bonifica non ha ora la possibilità in alcun modo di revocare il provvedimento ARPAE.

Enza Contesto 2017: dati statistici di derivazione irrigua

Rispetto ai complessivi 19 milioni di metri cubi derivati per finalità irrigue in media negli anni scorsi in prossimità della Traversa di Cerezzola quest’anno – nel periodo 15 maggio-31 luglio – si sono derivati 7,7 milioni di mc ed è chiaro come manchino all’appello 10,7 milioni di metri cubi di risorsa idrica che vanno pesantemente a sommarsi alla mancanza strutturale di un comprensorio sotto questo profilo già di suo deficitario di acqua. La derivazione irrigua sottesa dalla traversa di Cerezzola in comune di Canossa (RE) a servizio dei territori dell’alta pianura reggiana nel comprensorio del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale e dell’alta pianura Parmense nei territori della Bonifica Parmense grava in uno stato di crisi idrica già dalla fine di maggio, come si evince dai prelievi effettuati finoa fine di luglio, giorno in cui la derivazione con provvedimento ARPAE è stata completamente sospesa in quanto la portata del fiume è scesa al di sotto del valore della porta di minimo deflusso vitale fissata dal PTA regionale. Dal 15 maggio e fino al 15 giugno la portata derivabile è stata uguale o leggermente inferiore alla portata di concessione, mentre da metà giugno ai primi di luglio la portata derivabile in genere oscillava dai 2 ai 4 mc/s. Anche storicamente dopo la prima settimana di luglio (eccezion fatta per il 2014 che è stato un anno particolarmente piovoso) la portata derivabile scende al di sotto dei 2,00 mc/s e si riduce costantemente fino ad arrivare a fine luglio a 1 mc/s. Ad agosto e settembre, in concomitanza ai periodi più siccitosi in cui si registrano le minime portate di magra, la derivazione resta attiva per un lungo periodo con solo 0,5 mc/s. Nel 2017 l’entità delle portate derivabili è scesa sotto i 2 mc/s già a fine maggio, con un anticipo netto di oltre un mese rispetto al verificarsi di tale condizioni rispetto agli anni precedenti. La situazione ha continuato a precipitare senza alcun arresto fino alla fine di luglio, in cui non è più possibile effettuare il prelievo, in quanto la portata nel torrente uguaglia o è inferiore al minimo deflusso vitale.

Azioni attuate e in corso di attivazione per affrontare l’emergenza in base alle competenze del Consorzio

Le azioni attuate, oltre all’organizzazione serrata dei turni di irrigazione come avviene comunque anche negli altri anni data la penuria di acqua della zona, è stata quella della attivazione dei pozzi consortili che però sono posti molto più a valle e consentono di far fronte a situazioni assolutamente localizzate. Altri pozzi che alimentano il canale della Spelta, quali il pozzo Borrasca, pozzo Ponte Enza, pozzo Sant’Ilario e pozzo Taneto tutti in comune di Sant’Ilario d’Enza, sono stati messi in esercizio per sopperire alla scarsità di risorse provenienti dall’Enza.Le azioni da attivare per sopperire alla attuale crisi sono quelle della deroga al DMV per la quale i Consorzi Emilia Centrale e Parmense hanno attivato la richiesta, e la verifica dello stato dei bacini idroelettrici posti sull’alto bacino dell’Enza di competenza dell’Enel per verificare la possibilità di rilasci concordati. Altre azioni possono essere messe in campo per il prossimo futuro, quali quelle relative alla realizzazione di bacini di accumulo a partire da bacini di 200-250 mila mc il cui effetto è simile a quello di un pozzo, a bacini di accumulo a servizio di più estese zone della capacità di 2-3 milioni di mc, a invasi di dimensioni dell’ordine dei 10-20 Mmc in grado di dare risposte risolutive al fabbisogno irriguo delle aree sottese.

Secchia Contesto 2017: dati statistici di derivazione irrigua e azioni attuate e in corso di attivazione per affrontare l’emergenza in base alle competenze del Consorzio

Anche il torrente Secchia, come tutti gli affluenti appenninici del fiume Po, è soggetto a ricorrenti carenze di risorsa idrica in relazione al regime idrologicospecifico di tali corsi d’acqua che manifestano periodi siccitosi in concomitanza dei mesi estivi. Le portate derivabili a Castellarano-San Michele sono state in linea con le disponibilità medie nel mese di maggio e fino alla prima metà di giugno, mentre da metà giungo a metà luglio i prelievi possibili sono stati al di sotto della media. Allo stato attuale la derivazione da fiume è sospesa, la portata in arrivo è fatta defluire a valle essendo prossima o inferiore al DMV, pertanto la derivazione in destra o in sinistra idraulica è effettuata solo mediante prelievo dagli invasi. I prelievi nel 2017 sono stati superiori alla media nel periodo 15 maggio-31 maggio, sotto la media dal 1 al 15 giugno e poi da metà giugno hanno cominciato ad essere decisamente inferiori e sostenuti dalla presenza degli invasi. Le aree effettivamente irrigate sono inferiori a causa delle ricorrenti condizioni di carenza idrica dei territori sottesi dalle derivazioni sul T. Secchia in corrispondenza della traversa di Castellarano-San Michele. La carenza di risorsa idrica superficiale rende difficile la distribuzione irrigua che per il periodo giugno-agosto risulta fortemente turnata e spinge gli agricoltori ad attingere risorsa irrigua di soccorso dalla falda delle conoidi, che risulta sempre più profonda (con confronti sul lungo periodo). Le azioni attuate, oltre all’organizzazione serrata dei turni di irrigazione come avviene comunque anche negli altri anni data la penuria di acqua della zona, è stata quella della attivazione dei pozzi consortili che però sono posti molto più a valle e consentono di far fronte a situazioni assolutamente localizzate. In area reggiana sono stati attivati gli impianti di soccorso connessi alla rete alimentata dal Fiume PO a Boretto, consentendo di destinare le ridotte risorse idriche ai terreni la cui unica fonte di approvvigionamento è il F. Secchia. Inoltre a beneficio sia della derivazione modenese e reggiana è stato attivato l’attingimento dai bacini di invaso costituiti dallo sbarramento della traversa di derivazione e laterale. Questo ha consentito di rafforzare le portate di prelievo e allo stato attuale è la sola e unica possibile alimentazione delle derivazioni che da fine giugno sono alimentate alternativamente per una settimana. Il volume residuo di invaso è oggi stimato in 300.000 mc e si esaurirà probabilmente nel periodo di Ferragosto , in questo caso specifico nei giorni successivi potrebbe verificarsi - come per l’Enza - un provvedimento regionale di stop alle derivazioni irrigue se perdureranno queste situazioni di penuria idrica. Le azioni da attivare per sopperire all’attuale crisi sono quelle della deroga al DMV per la quale i Consorzi CBEC e Burana hanno attivato la richiesta, e la verifica dello stato dei bacini idroelettrici posti sull’alto bacino del Secchia di competenza dell’Enel per verificare la possibilità di rilasci concordati. Inoltre un’altra azione rilevante potrebbe essere quella di effettuare una pulizia dell’invaso di monte in modo da ampliare il volume disponibile e che è possibile rimpinguare in occasione anche di modesti eventi di pioggia, che diversamente tracimerebbero verso valle. Altre azioni possono essere messe in campo per il prossimo futuro, quali quelle relative alla realizzazione di bacini di accumulo a partire da bacini di 200-250 mila mc il cui effetto è simile a quello di un pozzo, a bacini di accumulo a servizio di più estese zone della capacità di 2-3 milioni di mc, a invasi di dimensioni dell’ordine dei 10-20 Mmc in grado di dare risposte risolutive al fabbisogno irriguo delle aree sottese.

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3 Commenti

  1. Io penso che lo Stato italiano, Governo, chiamatelo come volete, dovrà prendere decisioni serie al più presto senza tanta burocrazia riguardo a questi invasi su tutto il territorio italiano per prevenire questa calamità idrica. Sicuramente la diga di Vetto, che è qui nelle mie vicinanze, penso che debba essere fatta al più presto senza sprecare l’acqua così, per la nostra agricoltura sarà solo che un beneficio.

    (Montanarovalonza)

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  2. Purtroppo non vedo speranze per l’agricoltura della Valle dell’Enza, la culla del Parmigiano reggiano, si continua a parlare in base a delle ideologie e a diffondere dati errati. Il volume utile della diga di Vetto è di 93 milioni di mc; sfido chiunque a testimoniare il contrario, la capacità idrica può raggiungere i 102 milioni ma i mc utilizzabili sono 93; lo sbarramento è stato progettato per sopperire a quella che viene chiamata “la piena millenaria” una piena che si presume possa avvenire ogni mille anni; è un obbligo di legge per questi invasi; in questo caso la diga di Vetto deve servire come vasca di espansione per proteggere la Valle dell’Enza. Quando sento parlare della diga della Stretta delle Gazze, località che conosco da quando ero bambino, non posso far altro che demoralizzarmi. Chi può dire che alla Stretta delle Gazze è realizzabile una diga?; quali sondaggi, prove, perforazioni, studi dei versanti e tanto altro è stato fatto; quale progetto esecutivo, quale studio di impatto ambientale è stato fatto su questa località; su questa località è stata fatta solo una ipotesi di fattibilità da una ditta di Modena che io stesso ho accompagnato sul posto. Verificare se una diga è fattibile in quella località, fare il progetto esecutivo, fare lo studio di impatto ambientale, verificare la sicurezza dei versanti, verificare il ritorno economico dell’investimento, verificare la vita dell’invaso per l’interrimento a cui è soggetto e mille altre cose che servono per ottenere le circa 50 autorizzazioni passano minimo 6 anni, poi si potrà appaltare l’opera; un’opera che tengo a precisare costerebbe più della diga di Vetto in quanto il coronamento superiore è molto maggiore, un’opera che non serve a nessuno, nè per l’irriguo, nè per l’idropotabile, nè per l’idroelettrico. Della diga di Vetto c’è tutto, si adegua il progetto alle nuove normative e al massimo in primavera 2018 si potrebbe ripartire con i lavori sospesi nell’agosto del 1989. Per il Ballano e il Verde: se trovate chi è disposto a rifare interamente due dighe nuove per due milioni di mc complessivi, ben venga; e poi in estate provate ad andare a vuotarli e vedrete cosa vi diranno quelli di Monchio delle Corti; l’invaso Paduli al Lagastrello è la vasca di carico delle centrali idroelettriche Enel di Rimagna, Isola e Selvanizza e qualcuno pensa che Enel tenga ferme le turbine delle centrali e farle andare solo in agosto quando c’è siccità? Se qualcuno vuole veramente dare l’acqua a oltre 73.000 ettari di terreno agricolo e acqua ai rubinetti di Reggio e Parma serve la diga di Vetto; questo lo comprese anche il Governo italiano nel 1982, ma in Emilia va così: si ubbidisce a certi ordini e poi ci si lamenta. Per dei dati precisi chiunque può scrivermi a lifranzi@tin.it risponderò a tutti. Un saluto.

    (Lino Franzini)

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  3. E se un giorno fosse stata costruita la tanto odiata diga di Vetto, forse oggi si irrigava! Ma no, non si può, ci sono gli ambientalisti, parliamone con loro che sono dei super esperti di fiumi, di laghi, di boschi, di mare, di montagna…

    (Fabio)

    Rispondi

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