Il profumo della mia terra / Settembre 2ª parte  

 

 Settembre (Duomo di Otranto)

 La sagra

Molte parrocchie festeggiano la sagra nel periodo estivo. A consigliare la prassi sarà stata certamente la devozione a qualche specifico Santo o a festività in onore della Vergine, ma non è da escludere un po’ di calcolo economico-finanziario. La consistenza del raccolto fatto poteva permettere di lasciarsi un tantino andare e per un attimo non pensare solo al lavoro.

Indipendentemente dalla data, dalle feste in montagna si può avere un ragguaglio sul dominio politico sui nostri borghi. Stando all’idea del Maestro Tincani, confermata anche da altri studiosi, se il titolare della chiesa è un santo antico (apostoli, primi martiri, dottori della chiesa) allora il borgo ha subito l’influsso bizantino. Se i santi sono di indole guerriera (S. Giorgio, l'arcangelo S. Michele, anche San Martino) allora la chiesa è di influenza longobarda.        

 Sagra a Costa Medolana - 1939 (foto Afra Campani)

Le sagre più famose cominciavano a fine Giugno (S. Giovanni il 24, i santi Pietro e Paolo il 29) per continuare a Luglio (Sant’Anna e S. Gioacchino il 26; il 22 all’oratorio di Santa Maria Maddalena sotto il Ventasso); ad Agosto (con La Madonna della Neve il 4; San Salvatore il 6; San Lorenzo il 10, Santa Maria Assunta il 15; San Rocco il 16; S. Bartolomeo il 24; San Vitale, ultima domenica di Agosto); e a Settembre (Natività di Maria l’8; Addolorata il 15, oppure la prima o la seconda domenica; S. Michele Arcangelo il 29).

Statua dell'Addolorata di S. Stefano

Era l’occasione per invitare parenti residenti in altre parrocchie, per restituire gli inviti ricevuti e ricambiare l’ospitalità, per avere la possibilità di scambiarsi notizie o pareri senza l’assillo di rientrare per l’ora delle bestie, come veniva chiamato il pasto pomeridiano per gli animali. Il pranzo, già di per sé abbondante, veniva consumato lentamente e durava a lungo. Al termine i più maturi si fermavano per una partita a carte mentre i giovani raggiungevano il Veglione per ballare.

Sagra di Rosano –    1960 – (Foto Schenetti Nadia)

Di solito la sagra si protraeva anche al giorno successivo, e per chi abitava molto distante si improvvisava un giaciglio per permettergli di pernottare e fermarsi anche l’indomani. Se invece gli ospiti abitavano poco distante alla sera rientravano e il giorno dopo si davano il cambio con altri familiari.

Al bên

Avemarìa  “a  tipo”

 Ave Maria, di grazia piena,

fa che non suoni più la sirena,

fa che non passino più aeroplani,

fa che i miei muri restino sani,

 .............

ma se una bomba dovesse cascare

facci la grazia di noi tutti salvare.

Si tratta, anche qui, di una preghiera non canonica, cioè priva dell’imprimatur ecclesiastico. L’ho imparata direttamente da un partigiano che era di sentinella vicino a casa mia, e non la ricordo completamente. L’epiteto “a tipo” va messo in relazione ad un prodotto tessile sintetico prodotto in Italia nel periodo dell’autarchia, e definito appunto stoffa “a tipo”, che equivale a scadente, commerciale.

Foto Lodi, p. g. c.

Palesemente, nel testo, si allude ai bombardamenti degli alleati, ma anche alle rappresaglie tedesche e ai voli notturni del famigerato Pippo.  Ho scoperto però che ne esiste una versione anche in Romagna (*), ove si riportano anche gli accordi musicali. Il testo è il seguente:

Santa Maria, gratia plèna,

fa che non suona più la sirena,

ma se una bomba dovesse cascare

fammi la grazia potermi salvare.

E Tu, mio buon Gesù,

 fa che i tedeschi non vengano più.

(*) Fabio Lombardi: CANTI E STRUMENTI POPOLARI DELLA ROMAGNA BIDENTINA,  Edizioni Il Ponte Vecchio, Cesena - 2000, pag. 64 e 164.

 

Filastrocca

Trenta, quaranta...

Il componimento presenta le caratteristiche deformazioni (logiche e sintattiche) del mondo infantile, e le reminiscenze di tornei cavallereschi, dame e cavalieri sono evidenti, a testimoniare sia l’antichità della filastrocca, sia la fantasia un poco condizionata dei bambini. Si tratta di una variante del girotondo.

 Trenta, quaranta,

tutto il mondo canta.   

Canta il gallo,

risponde la gallina.

Madama colombina

s’affaccia alla finestra

con tre colombe in testa.

Passan tre fanti

su tre cavalli bianchi:

bianca la sella,

bianca la donzella,

bianco il palafreno.

 Colomba, colombita,

Madama non resiste.

Discende giù, seguita

da venti cameriste.

Fior d’aglio e fiordaliso,

a chi tocca e a chi non tocca... 

Trenta, quaranta...                       

 

 

 

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