La chiusura di ostetricia al “S. Anna”? “Un atto dovuto”

Un corposo comunicato, proveniente dal "Comitato di dipartimento materno-infantile di Reggio Emilia", ha ad oggetto: "Considerazioni inerenti la chiusura del punto nascita di Castelnovo ne' Monti".

Le firme in calce, che riportiamo tutte, vedono anche medici ed infermieri dello stesso "S. Anna". Ieri mattina il presidente della Regione Bonaccini ha affermato: "Quando facciamo una scelta noi ci avvaliamo di quello che ci dice la comunità medico-scientifica non essendo noi medici o scienziati". Questo significa che la politica sanitaria è demandata di fatto ai tecnici? Se così, perchè allora non eleggere direttamente i medici quando si va a votare? A che serve il "politico"? Così per ogni materia, evidentemente. Quale il ruolo dell'amministratore pubblico? Forse di studiare, comporre, mediare, valutare, confrontare?... O semplicemente di prendere atto di qualche numero? Perchè allora è sufficiente un ragazzino di 9 anni.

Questa non è politica. Questa penalizzazione di un territorio esteso circa un terzo della provincia di Reggio Emilia, di una gravità inaudita, è folle che sia decisa su parametri che non tengono conto di tutta una serie di dati e considerazioni anche extra "medico-scientifiche". Ma questo ovviamente non si può chiedere - neanche sarebbe suo compito - al "Comitato di dipartimento materno-infantile di Reggio Emilia". Il cui parere, però, è ritenuto vincolante, per le stesse parole del suo presidente, dalla nostra Regione nella decisione di mettere i sigilli alle nascite in Appennino. Forse tornare alla clinica privata, com'era quarantuno anni fa, potrebbe avere un senso, putacaso vi fosse la possibilità? Di seguito, comunque, la nota.

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Il tema della riorganizzazione della assistenza perinatale e della chiusura dei punti nascita a bassi volumi di attività è attualmente molto dibattuto sia a livello nazionale che regionale, specie dopo la decisione della commissione sul Percorso nascita nazionale (CPNn) e del Ministero della salute di rigettare la richiesta di deroga avanzata  dalla Regione Emilia-Romagna per i punti nascita di Borgo Val di Taro, Castelnovo ne' Monti e Pavullo (prot. n. 2017/0092913 del 5.10.2017), motivando questo suo parere con la mancanza in quelle sedi dei requisiti di sicurezza e con i ridotti volumi di attività.

La CPNn, del resto ha fatto in larga parte sue le conclusioni della Commissione nascita regionale che con le stesse motivazioni aveva chiesto e consigliato la chiusura di 4 punti nascita (Borgo Val di Taro, Castelnovo ne' Monti, Pavullo e Scandiano).

La decisione conseguente di procedere alla chiusura del punto nascita di Castelnovo ne' Monti, rendendo di fatto definitiva la sospensione temporanea attualmente in atto e legata a fattori contingenti, ha aperto un ampio dibattito a livello locale con critiche piuttosto accese da parte della comunità montana e di una larga parte della politica locale e regionale.

Le preoccupazioni della popolazione dell’Appennino sono ampiamente comprensibili e meritano tutte le attenzioni da parte dei tecnici e degli amministratori pubblici ed ad esse siamo chiamati tutti a rispondere prontamente ed efficacemente cercando di dare soluzioni puntuali al disagio avvertito.

I sanitari del Dipartimento materno-infantile di Reggio Emilia avvertono però la necessità di far sentire la voce dei professionisti e dei tecnici del settore e ribadiscono di aver accolto in maniera estremamente favorevole il parere espresso dalla commissione sul Percorso nascita nazionale (CPNn) e la conseguente chiusura del punto nascita di Castelnovo ne' Monti.

Esprimono anche soddisfazione per la richiesta avanzata dalla CPNn e dal Ministero della salute alla Regione Emilia-Romagna, di intraprendere un attento monitoraggio dei volumi di attività e del raggiungimento dei requisiti di sicurezza indispensabili per i punti nascita di Scandiano, Cento e Mirandola.

Del resto le considerazioni del dipartimento erano già stata espresse in precedenti occasioni ed in particolare con la “Position statement” del 3 aprile 2017, sottoscritta da tutti i direttori di UO, i responsabili medici e le coordinatrici infermieristiche ed ostetriche, (prot. n. 2017/0008595), in cui, partendo da un’accurata e dettagliata analisi dell’assistenza perinatale in provincia di Reggio Emilia,  se ne enfatizzavano le peculiarità e se ne mettevano in evidenza le attuali criticità.

Senza tornare sugli stessi temi si ribadiscono solo alcuni punti salienti:

1) da diversi anni si registra un rilevante calo della natalità (del 16,2% negli ultimi 6 anni); tale decremento non è comunque omogeneo su tutto il territorio reggiano concentrandosi maggiormente nei punti nascita di Scandiano e Castelnovo ne' Monti (rispettivamente del 30,8 e del 25,6%).  Il trend del 2017 accentua ulteriormente lo scostamento con CNM fermo al 30.9.2017  a 52  parti  e Scandiano a 263;

2) in provincia di Reggio Emilia esiste il più elevato numero di punti nascita con un rapporto punti nascita/popolazione (1/106.000 abitanti contro Bologna 1/252.000, Parma 1/150.000, Romagna 1/186.000) e punti nascita/numero di nati (1/810 nati contro Bologna 1/1961, Parma 1/1200  e Romagna 1/1400) decisamente più elevato rispetto a tutte le altre province della regione e tale da consentire di ipotizzare che il numero dei  punti nascita provinciale  sia sovradimensionato rispetto  alle esigenze.

3) la carenza di professionisti dell’area materno-infantile (pediatri, ginecologi ed anestesisti) si è marcatamente accentuata negli ultimi anni ed è divenuta ormai insostenibile ed insufficiente a coprire i bisogni di 5 punti nascita. A nulla sono valsi gli innumerevoli concorsi banditi nelle diverse discipline con graduatorie spesso deserte o comunque insufficienti a coprire i fabbisogni provinciali;

4) la rotazione dei professionisti tra i diversi punti nascita, largamente sperimentata in provincia, si è dimostrata una strategia poco efficace; ha solo permesso di tamponare le emergenze e di mantenere in attività i punti nascita, ma ha accentuato i problemi, non risolvendo le carenze strutturali degli spoke e depotenziando gli hub di competenze ultraspecialistiche indispensabili ad affrontare emergenze e complicanze. Inoltre proprio questa turnazione ha reso meno attraenti i centri hub, che oggi stentano anche loro a reperire specialisti disponibili a coprire posti anche di ruolo.

A prescindere però da tutte le situazioni contingenti e contestuali, i sanitari del Dipartimento materno-infantile di Reggio Emilia vogliono ribadire che la prima e principale motivazione che ha portato alla chiusura dei punti nascita di Castelnovo ne' Monti è una scelta legata ad esigenze di sicurezza e di tutela della salute delle donne e dei neonati, il tutto sulla base di elementi scientifici consolidati.

Oggi nel 2017, una “nascita sicura” deve essere considerato un diritto basilare delle donne, che non può essere omesso per alcun motivo; in ogni sala parto di questa provincia, di questa regione e di questa nazione, devono essere garantiti requisiti minimi di sicurezza ed efficacia. Questi requisiti non sono però solo quelli strutturali o di organico, ma devono tener presente le attitudini dei professionisti di quella sede (ovunque reperiti), a lavorare  in équipe,  in condizioni di emergenza, all’interno di locali che devono risultare ampiamente noti e con la possibilità di ottenere in brevissimo tempo consulenze ultra-specialistiche e trasversali (radiografia, ecocardiografia, prestazioni laboratoristiche di alto livello…).

Il verificarsi di una emergenza clinica al momento del parto è un evento fortunatamente raro, ma per contenere i rischi di morte o gravi esiti neonatali e materni, deve essere affrontato tempestivamente con rapidità e competenze.

Tutte le principali società scientifiche consigliano  la centralizzazione delle gravidanze in pochi punti nascita, dotati di personale esperto e di apparecchiature tecnologicamente avanzate e di evitare l’eccessiva frammentazione delle nascite e la conseguente dispersione delle competenze.

Per tutte queste ragioni noi riteniamo che la chiusura del punto nascita di Castelnovo ne' Monti sia un atto dovuto che risponde alla necessità di garantire la massima sicurezza per i neonati, per le mamme, per le famiglie ed infine per gli operatori sanitari stessi, che non possono continuare a erogare un’assistenza sanitaria in condizioni di precarietà e di rischio clinico elevato.

Desideriamo inoltre  ribadire che su questo tema  la posizione dei sanitari tutti del Dipartimento materno-infantile, è univoca ed apprezziamo fortemente l’appoggio incondizionato e ripetutamente espresso anche della direzione generale e sanitaria di questa azienda, che da sempre si sono schierate al fianco dei professionisti.

La decisione di chiudere il punto nascita di Castelnovo ne' Monti non deve però essere considerato un atto conclusivo, ma solo il primo passo di un percorso ancora lungo. Consapevoli delle buone ragioni della comunità montana e delle valide preoccupazioni dei cittadini, siamo convinti che adesso inizi un lavoro importante e duro, un lavoro che potrà dare risultati estremamente positivi e favorevoli, se affrontato con spirito costruttivo da parte di tutti gli attori presenti.

E’ necessario procedere con celerità all’attuazione del programma di potenziamento del percorso nascita (fatta eccezione per il parto) nel distretto di Castelnovo e per far questo  i professionisti del Dipartimento sono pronti a mettersi in gioco da subito.

Insieme alla cittadinanza, ai sanitari ed agli amministratori locali dobbiamo realizzare un progetto di cure appropriato per Castelnovo, progetto già in parte intrapreso durante il mese di sospensione, che preveda un monitoraggio adeguato delle gravidanze, l’implementazione delle attività consultoriali, degli ambulatori di fine gravidanza, formazione continua dei sanitari del pronto soccorso generale, condivisioni e collegamenti in tempo reale tra  tali servizi ed i punti nascita ed infine un ambizioso programma nella fase del puerperio con visite domiciliari  da parte dell’ostetrica, presa in carico precoce da parte del PlS, ambulatori pediatrici specialistici…

Al tempo stesso dovremo garantire sistemazioni alberghiere confortevoli ed accoglienti per quelle gravide e le loro famiglie che necessiteranno di un invio precoce nel centro hub.

Su tutti questi aspetti garantiamo la nostra presenza, l’impegno costante e la determinazione a non lasciare soli i cittadini del nostro Appennino. Il confronto con loro, con le istituzioni locali e con i sanitari di Castelnovo dovrà essere costante e proficuo e condurrà certamente agli ambiti risultati che i reggiani meritano, coniugando una “nascita sicura” con una assistenza perinatale ottimale, ma umanizzata e confortevole.

* * *

Il documento è stato approvato dai seguenti direttori di strutture complesse, semplici dipartimentali, coordinatrici infermieristiche ed ostetriche:

Dott. Giancarlo Gargano, direttore neonatologia Asmn Reggio Emilia e direttore del Dipartimento materno-infantile

Prof. Giovanni Battista La Sala, direttore ostetricia e ginecologia Asmn Reggio Emilia

Dott. Giuseppe Ghirardini, direttore ostetricia e ginecologia Asmn e Castelnovo ne' Monti

Dott. Lorenzo Aguzzoli, direttore ginecologia oncologica Asmn Reggio Emilia

Dott. Alessandro Ventura, direttore ostetricia e ginecologia Guastalla e responsabile del programma interaziendale materno-infantile della provincia di Reggio Emilia

Dott. Lillo Cerami, direttore ostetricia e ginecologia Scandiano

Dott. Sergio Amarri, direttore pediatria Asmn Reggio Emilia

Prof. Adriano Ferrari, direttore unità delle gravi disabilità dell’età evolutiva Reggio Emilia

Dott. Carlo Fusco, direttore neuropsichiatria infantile Asmn Reggio Emilia

Dott. Alessandro Volta, responsabile nido di Scandiano e Montecchio e direttore programma materno-infantile territoriale

Dott. Ezio Maria Di Grande, responsabile Ssd pediatria e nido di Castelnovo ne' Monti

Dott.ssa Marta Corsini, direttore ff pediatria Guastalla

Dott. Alessandro De Fanti, responsabile Ssd reumatologia pediatrica

Dott.ssa Livia Garavelli, responsabile Ssd genetica medica

Dott.ssa Fabrizia Franchi, direttore ff laboratorio di genetica

Dott.ssa Patrizia Borgognoni, dirigente professioni sanitarie del dipartimento materno-infantile

Dott.ssa Annarella Lusvardi, responsabile professioni sanitarie cure primarie distretto di Scandiano

Dott.ssa Cristina Turrini, coordinatrice infermieristica ostetricia Asmn Reggio Emilia

Dott.ssa Marilena Pedroni, coordinatrice infermieristica ostetricia Castelnovo ne' Monti

Dott.ssa Barbara Dallatommasina, coordinatrice infermieristica ostetricia Guastalla

Dott.ssa Francesca Bertolini, coordinatrice infermieristica ostetricia Montecchio

Dott.ssa Pamela Sostilio, coordinatrice infermieristica ostetricia Scandiano

Dott.ssa Daniela Di Renzo, coordinatrice infermieristica pediatria Guastalla

Dott.ssa Patrizia Beltrami, coordinatrice infermieristica neonatologia Asmn Reggio Emilia

 

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35 Commenti

  1. Il paternalismo che promana da tutto questo documento è offensivo per l’intelligenza dei montanari.

    (Gino)

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    • Solo una considerazione: nel documento che ha prodotto la commissione nazionale percorso nascita di cui si avvale la regione per decretare la chiusura del p.n. montano si leggono poche righe dove si dice che i parti sono meno di 500 e non hanno speranza di aumentare (ma va?!), che poi i professionisti che operano a Castelnovo ne’ Monti facciano 2000 parti al S. Maria non conta, anzi, che l’h24 dei ginecologi e degli anestesisti sia assicurata “solo” dalla presenza di professionisti del S. Maria è visto in negativo (ma non eravamo una unica azienda) per questi motivi si nega la deroga. Stop. Scandiano invece: non ha h24 ginecologica, non ha rianimatori nè pediatri h24, ma essendo in condizioni (udite udite) orogeografiche difficili ottiene la deroga temporanea No, so se ci sia bisogno di commentare, ma certo credo che gli esimi colleghi avrebbero potuto cercare argomenti un poco più convincenti per avvalorare e giustificare la decisione presa da tempo in Regione. L’unico argomento valido mi pare possa essere la penuria di specialisti e gli inevitabili tagli, si è deciso di farli dove è più facile, complicato trovare le soluzioni migliori, occorre scegliere le più facili, gli effetti collaterali sono trascurabili nell’economia regionale. Lo dico senza astio, ma solo per chiarezza.

      (Carlo Boni)

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  2. Mi fa piacere leggere le firme in calce, ma voglio pensare che, viste le non velate minacce di licenziamento se gli operatori avessero parlato, per questo documento, per quanto riguarda i dipendenti di Castelnovo ne’ Monti, valga lo stesso principio. Ergo, se vuoi continuare a lavorare devi fare quello che ti dico, altrimenti… Visto che il reparto di ostetricia e ginecologia del nosocomio castelnovese risulta accreditato presso la Regione e visto che dal famoso anno Domini 2010 (legge taglia-servizi) sono stati spesi fior di milioni di euro per rendere le strutture accreditabili e per permettere agli operatori sanitari di lavorare e far nascere dei bimbi in ambienti sicuri, auspico che chi di dovere chieda conto di questo sciupio di risorse pubbliche a chi ha autorizzato questi interventi, sapendo che comunque il servizio e di riflesso il reparto avrebbe chiuso. Delle due l’una: o tenete aperto e garantite un servizio o pagate di tasca vostra lo sperpero di soldi pubblici. Comunque ancora un volta una pessima figura della direzione sanitaria ospedaliera e company.

    (MB)

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  3. Anche quando andremo a votare sarà un “atto dovuto”!

    (LC)

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  4. Bene, con questo ultimo contributo abbiamo la conferma che viviamo in un regime fascista, sì il nuovo “fascismo rosso” che calpesta il volere della gente, i suoi diritti primari ed usa tutti gli artifizi per disinformare ignorare la volontà al popolo. E’ a noi tutti assolutamente evidente che i sedicenti “tecnici”, vestiti e permeati di rosso al cui colore devono le loro carriere “tecniche”, costruiscono dotte teorie per addolcire il “suppostone” che il regime P.D. ci ha appena somministrato. Da che mondo è mondo i “tecnici” erogano le loro prestazione dove necessitano e dove la gente (leggasi anche contribuenti) richiede. La funzione degli amministratori locali sarebbe questa, e non già asservirsi proni a dove ai “tecnici” torni bene e più comodo lavorare! E’ come se in una azienda gli operai stilassero il “piano industriale” strategico e poi toccasse ai membri del Consiglio di amministrazione andare in catena di montaggio a lavorare. Sarebbe un disastro annunciato. L’intervento dei “tecnici” è talmente politicizzato che mancano totalmente le evidenze “tecniche” oggettive dei loro faziosi postulati. Quale sono state a raffronto le negatività rilevate degli ultimi 10 anni al punto nascita di Castelnovo? e a Reggio Emilia? E fra Castelnovo e Scandiano, Montecchio e Guastalla? Dati cari signori, servono dati certificati da soggetti esterni al vostro clan. E poi mi chiedo: perchè la nostra collettività dovrebbe essere defraudata di un welfare vitale e primario come il diritto di nascere a casa propria? La nostra storia di contribuenti e di laboriosità dovrebbe ampiamente consentircelo. Siamo stati chiamati a sobbarcarci da anni i deficit di servizi di cui noi non fruiamo (teatri, balletti, ferrovie, buchi delle cooperative, clandestini,ecc) ma nel momento in cui occorrerebbe una minuscola solidarietà, al contrario, viene prepotentemente negata. E’ davvero troppo, questa non ce la farete ingoiare neppure rispolverando il trito ricorrere alle ideologie del Comunismo del dopoguerra su cui si è mantenuto fino ad oggi il vostro potere. State rompendo la solidarietà sociale fra i territori. Verrebbe spontaneo allora chiudere l’acquedotto della Gabellina e tenerci la nostra acqua, vietare ai non residenti la raccolta di funghi e castagne, tassare l’accesso ai nostri boschi privati e degli usi civici, farvi pagare un pedaggio per il week end, tutto a pagamento cari signori, per mantenerci la nostra sanità privata. E’ che dire della solidarietà, degli scioperi della fame che il partito chiede per i clandestini, spesso delinquenti, che ci stanno invadendo? Non sarebbe il caso che questi soldi venissero prima destinati ai nostri servizi essenziali? Ci farete diventare anche razzisti per difenderci dal ritorno al Medio Evo? Comunque, scorrendo servizi e commenti su Redacon, vitale strumento di democrazia al quale siamo aggrappati, abbiamo purtroppo scoperto che: 1 – non c’è nessuna solidarietà dalla pianura, spiace dirlo ma è così. Non sì è attivata nessuna sensibilità, forse sono tutti spaventati dall’esempio, come condannati a morte che vedono nell’esecuzione di un compagno lo scampato pericolo per loro. 2 – macchina della disinformazione, il P.D. l’ha prontamente attivata. TeleReggio relega le vicenda nei titoli di coda e presenta costantemente il punto di vista dei “tecnici” e la “versione di partito”, non dà spazio alla gente, in ossequio alle disposizioni ricevute. 3 – Chiesa, è brutto dirlo ma c’è totale assenza di una componente che dovrebbe essere vicino ai temi famigliari, di benessere sociale delle comunità anche parrocchiali. E’ sempre stata pronta e dispensatrice di indicazioni su tutto quello che la vita politica e di costume, ma oggi per noi è completamente silente. “Se c’è di mezzo il P.D. non m’impiccio”. Non ci sono più i preti di una volta! Un assordante silenzio! Delusi. Un ultimo pensiero agli ottimi operatori sanitari del nostro punto nascite di Castelnovo, ben voluti, apprezzati e stimati da tutti noi ed anche da fuori. Come professionisti e come persone. Messi oggi improvvidamente alla gogna per la loro “pericolosità”, “approssimazione”, insufficienza professionale senza alcuna prova ed in totale disprezzo del più elementare senso di riconoscenza (tanti “complimenti” anche ai loro silenti sindacati!). Sappiamo anche che sono stati diffidati dalla loro azienda dal parlare, dal partecipare a riunioni, dal solidarizzare con le “Cicogne”, dal difendersi dalle menzogne di cui vengono accusati. E’ una tipica espressione squadrista, in linea con il regime fascista instaurato. Ce ne ricorderemo, presto, molto presto. Creiamo una occasione per alzare il livello di conoscenza di questa carognata a livello di pubblica opinione nazionale. Non si potrà senz’altro avere accesso alle reti Rai, ben presidiate dal regime, ma usare come grimaldello le reti private con programmi di cronaca (Striscia la notizia, le Iene, Dalla vostra parte, L’aria che tira) servirebbe a smascherare a livello nazionale questa angheria verso la gente di montagna. La cosa che teme di più il P.D. in questi momenti è denudare la cruda realtà della loro “regione simbolo”, tutta democratica, sociale, sorridente e solidale, il “miracolo emiliano”. Questo sì che sarebbe per loro disastroso ed i loro nervi sono scopertissimi! W la resistenza. W le Cicogne.

    (F.D.)

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    • Il fascismo rosso c’era già nel dopoguerra. E il nonno di Marconi, Pasquale, lo ha detto chiaramente. Se lo ricordi il nipotino!

      (MA)

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    • Scusi, giusto per la precisione, tra i firmatari di questo documento c’è anche gente che non vota Pd e che si è candidata alle elezioni contro il Pd. Però se le piace di più lo sproloquio politico, allora diciamo che sono tutti del Pd, tanto non credo sia la realtà quello che la interessa.

      (Piansano)

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      • Ho solo risposto ad una parte del commento precedente, mi pare sia lei che decontestualizza. Legga bene. Beato lei che è “piansano”, almeno nelle sue terre di origine i bambini possono ancora nascere, qui no.

        (MA)

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  5. I nostri governanti hanno bisogno di essere benedetti, a vedere se fanno ragionamenti più logici, ci stanno devastando materialmente e moralmente, io li ho sempre votati ma ho sbagliato, la prossima volta so io cosa votare, di sicuro non loro.

    (Anonimo)

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  6. Durante il fascismo quasi tutti i professori universitari fecero giuramento di fedeltà al regime (dopo le abominevoli leggi razziali) perché tenevano famiglia ed erano dei vigliacchi, solo pochissimi si rifiutarono e furono licenziati ed emarginati. Questi “tecnici” che hanno firmato il vergognoso comunicato, la maggior parte non nati in montagna e molti provenienti da altre regioni, tengono famiglia e come già detto da F. D., devono le loro carriere e il loro stipendio al PD. Quando inizierà la ribellione dei cittadini saranno anche loro chiamati a render conto delle porcherie commesse da questo regime pseudo democratico. Ci riprenderemo presto il punto nascite o meglio la maternità, con le buone o con le cattive. Politicanti e loro “camerieri” avvisati. Viva la montagna reggiana, viva le coraggiose montanare, viva le Cicogne !

    (Alessandro Raniero Davoli)

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  7. Sarebbe interessante conoscere il numero dei punti nascita in rapporto alla superficie territoriale servita e valutare questo, piuttosto del rapporto punti nascita/popolazione. Perché altrimenti si afferma che esistono cittadini di serie B solo per il fatto che vivono in un territorio più vasto di altri: così chi può contare su minori risorse e opportunità ne avrà sempre meno, verrà tolto anche quel poco che ha. Invece la politica dovrebbe occuparsi di una ridistribuzione delle risorse, privilegiando i territori più svantaggiati, proprio nel tentativo di pareggiare il benessere di tutti i cittadini senza discriminazione. Tutto il contrario.

    (Francesco De Mola)

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  8. Basta comunicati! Non riuscite neanche a capire che i vostri tentativi di spiegare, chiarire ecc. ottengono il risultato contrario: non fanno altro che imbestialirci. Tutte quelle firme poi… vergognatevi… Da profana della medicina vorrei fare due considerazioni. Sottolineate che tutte le società scientifiche consigliano parti centralizzati; io Vi rammento le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanita: “Il fine della moderna medicina perinatale è quella di avere una madre ed un bambino in perfetta salute con il livello di cure più basso compatibile con la sicurezza. La donna deve avere la possibilità di partorire in un posto che sente sicuro, al livello il più periferico possibile, in cui sia possibile fornire assistenza appropriata e sicurezza. In ordine tali luoghi possono essere la casa, le case da parto, gli ospedali”. In Olanda, paese che nella classifica Euro health consumer index 2016 (classifica dei sistemi sanitari europei) è al primo posto (noi siamo al ventiduesimo), il 30% dei parti avviene per scelta delle partorienti ancora in casa (il servizio sanitario fornisce a casa il kit per il parto assistite da un’ostetrica e un’infermiera) e noi non possiamo farlo in ospedale?… ma per favore…

    (G. Vigani)

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  9. Questo documento ci voleva proprio. Serve per tentare di giustificare l’incapacità della politica e la dimostrata mancanza di coraggio nel prendersi le proprie responsabilità sulla decisione della chiusura del reparto nascite. Faccio politica da tempo, anche se a modo mio, e confesso in tutta sincerità che mi succede spesso di vergognarmi di appartenere a questa categoria. Ho preso un impegno con la gente e lo manterrò, ma credetemi che non è facile sentirsi poco più che inutile e combattere battaglie perse.

    (Antonio D. Manini)

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  10. Concordo pienamente con F.D., facciamo largo a “Striscia la notizia” e “Le Iene”! Facciamo vedere a tutto il nostro paese questa vergogna che ci tocca subire.

    (Castelnovese delusa)

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  11. Ma noi siamo una riserva Mab. Montanari ancora bastonati.

    (P.M.)

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  12. Rivendico il diritto di nascere montanaro!

    (Sandra Pinelli)

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  13. Ma questa gente c’è o ci fa?? E il rischio che ha una partoriente nel farsi due ore di macchina prima di arrivare al primo punto nascite lo calcolano? Almeno tacete e evitate certi comunicati che fate più bella figura… saremo montanari ma non stupidi…

    (m.g.)

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  14. Rivendico il diritto di nascere montanaro

    (Airin Toscani)

    Rispondi
  15. Rivendico il diritto di nascere montanaro!

    (Stefano Regio)

    Rispondi
  16. Una bella poltiglia, caro FD, mescolando dati veri a menzogne assolute. Chi sarebbero questi fascisti rossi? Quelli che si stanno accordandosi con Berlusconi e Lega per fare una legge elettorale, questa sì fascista? Un bel giochetto far combaciare il Pd con la sinistra. Noi che siamo fieramente comunisti non ci vergogniamo della nostra storia. Storia fatta anche di gravi errori, come è insito nel genere umano. Forse che il capitalismo o le religioni possono assolversi? Ma mi faccia il piacere! Se lei oggi può esprimere le sue idee in piena libertà lo deve anche alle migliaia di partigiani anche comunisti che hanno combattuto il nazifascismo e sono morti. Quindi non confonda in modo pretestuoso bambino e acqua sporca. Noi le privatizzazioni le abbiamo combattute, noi le leggi vergogna del renzismo le abbiamo combattute, come peraltro quelle del suo socio che governava prima. Noi siamo orgogliosi di avere avuto padri politici che hanno costruito in una terra di montagna una società avanzata. Vada nelle valli bergamasche a vedere e confronti. La deriva liberista è roba vostra. Verifichi chi c’era al governo quando è stato svenduto tutto il patrimonio pubblico. Chi si opponeva a tutte le guerre a cui il pensiero unico dominante ci ha costretto. Renzi, D’Alema e tutto il cucuzzaro berlusconian-leghista che ha affossato il nostro paese negli ultimi anni, mica son comunisti o no? Chi c’era al governo quando hanno approvato le norme sui punti nascita? I comunisti? Veramente ridicolo. Alla fine la sua proposta è quella di andare a mendicare un po’ di spazio sulle televisioni berlusconiane. Ah, veramente rivoluzionario! Certo che con leoni da tastiera della sua fatta che non hanno neanche il coraggio di firmarsi potremo ottenere solo grandi risultati. Uno che ha paura a mettere il proprio nome sotto quello che scrive ha proprio il coraggio giusto di scendere in piazza e mettere in preventivo di prendere anche forse qualche randellata per il bene comune. Proprio un cuor di leone.

    (Luigi Bizzarri)

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    • Non capisco il nesso con la questione del punto nascite. Nel commento di F.D. non è mai stato citato liberismo, capitalismo, comunismo e così via, qui invece è una serie di -ismi a iosa. Mi creda i veri comunisti (quelli che credevano in una eguaglianza dei diritti fra le persone) ora farebbero fronte unico per difendere il nostro ospedale, e non parlerebbero a caso tanto per dar aria alla bocca. Il problema dei comunisti d’oggi è proprio questo, sempre pronti a sacrificarsi (a parole naturalmente) per qualcosa che dista anni luce, quando c’è invece la possibilità e il dovere di battersi per qualcosa che sta veramente a cuore alla propria comunità e in cui si può fare veramente la differenza mettendoci la faccia, ecco che spariscono tutti. Davvero complimenti! Con questa mentalità non ci sono speranze per l’Italia figuriamoci per la nostra montagna.

      (Mauro)

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    • Gentile signor Bizzarri, la vedo molto più infervorato dai suoi temi di nostalgia komunista che non dallo scippo del nostro centro nascite. Comprendo che chi ha speso una vita su una ideologia tragicamente fallita possa coltivare speranze di un riscatto motivazionale. Francamente non mi appassiona l’archeologia ideologica. Le segnalo però che organizzano ancora qualche gita a Cuba o in Corea del Nord, una sua partecipazione le sarà utile per… girare pagina. Per questa sua “angoscia” sui nomi e cognomi, che peraltro osservo trasversale a tutti voi politicanti di professione, la informo che non ricoprendo alcuna carica elettiva, pubblica o rappresentativa ed esprimendo semplici idee e pensieri da comune cittadino trovo le iniziali più che adeguate all’interlocuzione. Ovviamente la redazione di Redacon, secondo le regole del forum, ha tutti gli strumenti per accertare la genuinità ed identificare gli intervenuti. Così è, caro Bizzarri, almeno fino a quando lei non avrà consensi sufficienti per fare una bella “purga komunista”. Ho però l’impressione che le abbia “preso il tardi”… se ne faccia una ragione.

      (F.D.)

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      • Bravo! Bravo! Stia al calduccio e pontifichi con la tastiera e una buona camomilla. Sarà sicuramente incisivo facendo morire di paura quelli che stanno manomettendo la comunità della montagna. Sono tutti preoccupati dei suoi inviti alla resistenza. Perseveri F.D., perseveri. Dopo tutto i Napalm 51 hanno cambiato il mondo… oooh yeah!

        (Luigi Bizzarri)

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  17. Parlano di sicurezza delle nascite quando sino a pochi decenni fa si partoriva in casa! Smettetela di prendere per i fondelli la gente non vi crediamo più! E smettetela di parlare il politichese tanto solo tra voi vi capite!

    (commento firmato)

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  18. E dagli con questo “coraggio di firmarsi”, ossia questa voglia di “scoprire” nome e cognome di chi scrive, come se fosse la cosa più importante, che sembra mettere quasi in secondo piano, o perlomeno sminuire, i concetti espressi in un commento. Una tale insistenza sui nomi fa quasi pensare che si guardi con una certa qual insofferenza anche alla segretezza del voto, quando siamo chiamati alle urne, visto che si invoca il “coraggio” delle proprie idee (lo dico ovviamente in forma di paradosso, ma in modo da rendere comunque l’idea). Si firma a metà pure chi riferisce del paese europeo dove il 30% dei parti avverrebbe ancora in casa, per scelta delle partorienti, ma mi sembra che il dato fornito sia decisamente interessante, indipendentemente dalla firma in calce, un dato che meriterebbe conferma, o smentita, o quantomeno spiegazione, da parte degli esperti in materia.

    (P.B., 11.10.2017)

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  19. Le firme in calce, che riportiamo tutte, vedono anche medici ed infermieri dello stesso “S. Anna”. Ci vuole una correzione e per dovere: nessuna firma di personale infermieristico, solo un medico pediatra, un responsabile medico del reparto (Asmn e Ospedale S. Anna) e una dottoressa coordinatrice ostetrica.

    (Giovanni)

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  20. Che simpaticone il sig. Mauro X che rimprovera Luigi Bizzarri di non metterci la faccia. I commenti del sig. FD non servono a niente perchè viziati. Lasci perdere il fascismo rosso (quelli che chiudono i centri nascita in Lombardia saranno fascisti verdi-azzurri). Dovremmo invece concentrarci sulle azioni da fare e se si risponde a 18 dottori che firmano per dovere morale e onestà intellettuale ci si mette nome e cognome prendendosi ampia responsabilità di quello che si scrive. A me hanno insegnato così, caro PB.

    (Luigi Bizzarri)

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  21. Nella vicina provincia del modenese nel comune di Montefiorino tutte le donne si fanno i loro chilometri per partorire. Mia nipote è nata a Sassuolo e di strada da Montefiorino ce n’é molta… ma nessuno per ora risulta sia nato in macchina…

    (MB)

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    • Gent. sig. MB, per curiosità ho aperto Viamichelin per vedere se come scrive Lei c’è questo abisso fra Montefiorino e Sassuolo e con mia sorpresa apprendo che: distanza fra Montefiorino e Sassuolo km 35,4, tempo di percorrenza 48 minuti (su strada di fondovalle Secchia); distanza fra Montefiorino e Castelnovo ne’ Monti km 36,5 tempo di percorrenza 50 minuti. Ma di cosa sta parlando? E, mi creda, è meglio il reparto maternità di Castelnovo che quello di Sassuolo. Saluti.

      (Massimo Bonini)

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  22. Siamo felici se a Montefiorino sono felici. Noi no. Potremmo sì confrontarci con tante altre situazioni (esistono anche le signore che partoriscono sui gommoni e sono felici se arrivano in Italia) ma ci interessa solo la nostra realtà. Le disgrazie altrui possono dispiacere, far riflettere, mai consolare! Anzi, pretendiamo chiarezza e coerenza. I cittadini paghino le tasse, la politica pagata dai cittadini svolga il proprio ruolo ed altrettanto facciano i medici (anch’essi pagati attraverso le tasse dei cittadini) senza impicciarsi di argomenti che non li riguardano se non in maniera del tutto parziale ed esclusivamente inerente la loro professione. Affermano che attualmente non c’è sicurezza a partorire in ospedale? Hanno le competenze per dimostrarlo. Non devono permettersi di dire come risolvere il problema nè prestarsi a strumentalizzazioni, se non parlando da comuni cittadini; diversamente ne andrebbe di mezzo la loro deontologia perchè qui entra in gioco tutt’altro discorso che abbraccia una pluralità di aspetti e di competenze altrui. Storia breve dell’ospedale della montagna. Costruito dalla prima “cicogna”, la sig.ra Agata Monzani Rabotti, e da don Riccò verso la fine del 1800 “per curare e provvedere la povera gente nella pulizia e nel decoro e non dovesse più morire abbandonata nelle stalle”. Progetto raccolto, ampliato e portato avanti dal dott. Marconi, nato da famiglia poverissima ma innamorato della sua professione e della nostra montagna, tra mille difficoltà e con la partecipazione fattiva di cittadini e comunità di tutta la montagna. Inaugurazione col nome “Principe Umberto”. Parziale distruzione durante un bombardamento alleato nella seconda guerra mondiale. Viene ricostruito, cambia il nome in S.Anna (che tra l’altro è la protettrice delle puerpere!), progressivamente viene ampliato e migliorato da parte dell’impavido dott. Marconi. In seguito passa sotto la gestione pubblica. Tra alterne vicende si arriva ad oggi. Ed oggi, anzichè continuare a migliorarlo, è iniziata la distruzione progressiva del “nostro ospedale” per “la nostra sicurezza” e per tutelare la “nostra salute”! I cittadini, in…furiati, non ringraziano.

    (Mgc.)

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  23. Rivendico il diritto di nascere montanaro

    (Fabio Gaccioli)

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  24. Volevo sottolineare che anche da Fontanaluccia e da Frassinoro vanno a partorire a Sassuolo ed è un po’ lontano, ricalcoli pure i km e mi dispiace sentire che ad ognuno interessa solo la propria realtà, perché le tasse le paghiamo tutti allo stesso modo e siamo tutti italiani. Comunque i nostri ospedali, Sassuolo e Baggiovara, sono lontani, ma siamo sicuri di essere in buone mani.

    (MLB)

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  25. Signor MLB, ma sono chilometri di montagna o di pianura? Mi creda che c’è una bella differenza, non si può fare il paragone.

    (Alessandron.)

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  26. Secondo me la gente della nostra montagna fa bene a difendere il reparto appena chiuso perchè abbiamo capito che l’Ospedale S. Anna farà presto la fine dell’ospedale di Fivizzano: diventerà un pronto soccorso e il resto verrà trasferito tutto a Reggio Emilia (che ne fa da padrone), però prima con la stessa scusa del reparto di ostetricia e ginecologia faranno arrivare molti soldi con la balla di modernizzare i reparti, poi salterà fuori che non c’è più sicurezza e i numeri. Ma va bene così, stiamo diventando una riserva indiana. Bravi.

    (Giorgio)

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