Quel parroco che perdonò il giovane che lo uccideva

Ritratto di Don Pasquino Borghi

Si è svolta il 28 gennaio l’annuale commemorazione alla storica figura di  Don Pasquino Borghi, sacerdote di Tapignola fucilato al poligono di tiro a Reggio Emilia il 30 gennaio del 1944.

E se l’anno scorso il gelo ci aveva catapultato in un freddo decisamente invernale, quest’anno la primavera sembra essere alle porte, illuminando la bella chiesa di Tapignola del calore di un sole più vivace che mai. Presenti, oltre alle autorità religiose e civili, i parenti di Don Pasquino.

Il pensiero è sempre lì: rivolto a un Don Pasquino di nuovo vivo, e la sua storia ormai celebre echeggia tra le pareti della chiesa nell’omelia di Monsignor Costi, che spiega di come “il passato arriva e ci perfeziona”, mettendolo nel cuore, non dimenticarlo, e far sì che ci aiuti a migliorare.

«Troppe volte si guarda il male, mentre si chiudono gli occhi dinnanzi al bene.» spiega, riallacciandosi all’esempio forte di Don Borghi e a tutti quei sacerdoti, e quelle persone, che hanno dato la vita per gli altri e per i forti valori in cui credevano.

Dopo la benedizione, è la volta del sindaco di Villa Minozzo Luigi Fiocchi ricordare Don Pasquino, ma non solo: punta il dito contro il fascismo che è stato un “tumore di un popolo” e distruttore di comunità.

Ricorda il suo viaggio nei campi di concentramento e cosa significa toccare con mano, e vedere, l’orrore, seppur con gli occhi di chi non lo ha realmente vissuto, ma ne risente di riflesso, nell’andamento sociale o con qualche parente che vi è passato.

L’ideale della “difesa della razza”, detto da chi ha ucciso centinaia di persone solo perché diverse, non ha valore. Ha valore il passato, che insegna a vivere in maniera migliore, e “chi non pensa al passato avrà poco futuro”.

Tocca poi all’onorevole Morini, presidente Alpi-Apc R.E. di parlare. Mancando l’Incerti poiché improvvisamente impegnata a Bologna, è lui a tratteggiare la figura di Don Borghi, e lo fa con due documenti: il decreto De Nicola con il conferimento della medaglia d’oro al parroco e la lettera di perdono che la madre di Don Borghi fece scrivere da Monsignor Tondelli alla madre del sedicenne che fece parte del plotone d’esecuzione del figlio.

Chiude il vice-presidente Alpi-Apc Elio Ivo Sassi, spiegando che ci sono polemiche sui social relativamente all’utilizzo di alcuni loghi in calce nelle locandine di questi eventi; «Si partecipa perché si condivide l’organizzazione di queste manifestazioni e perché le “medaglie d’oro” meritano la presenza di tutte le associazioni, e le persone, che sono qui stamattina.» spiega Sassi prima di lasciare la parola al professor Ezio Bonicelli, docente di musica presso l’i.c. di Villa Minozzo.

Come ogni anno segue la rievocazione degli studenti, con una sorpresa quest’anno: grazie all’attribuzione del progetto Pon, si è potuto inserire nel progetto un corso di musica per gli studenti della primaria; ecco quindi che gli studenti della secondaria vengono affiancati da quelli della primaria, che li accompagnano nei canti.

E sono così appassionati, questi canti, che viene richiesto il “bis” della canzone di Gaber: la libertà. Quella stessa libertà così cara e cercata, e con così tanti sforzi ottenuta, che ora sembra così scontata ma, di fatto, non lo è… e a volte vale la pena ricordarlo.

Dopo la deposizione della corona sul cippo, la benedizione all’alabarda, altra tappa del “cammino delle fiamme verdi” a opera del “centro studi fiamme verdi” costola di Alpi-Apc, è seguito un bel rinfresco regalato dagli abitanti del luogo. Perché la memoria, il passato, che ritorna, e che non va dimenticato, è anche aggregazione, e amicizia tra le persone. E l’aggregazione è anche aiuto, conforto, soluzione. Ed è la radice del “dare”, darsi per gli altri, seguire l’esempio di colui che oggi festeggiamo, e che domani non dovrà essere solo un ricordo ma un esempio da cui trarre insegnamento.

(Chiara Guidarini e Giuliana Sciaboni)

 

Agenzia Redacon ©
E' vietata la riproduzione totale o parziale e la distribuzione con qualsiasi mezzo delle notizie di REDACON, salvo espliciti e specifici accordi in materia e con citazione della fonte. Violazioni saranno perseguite ai sensi della legge sul diritto d’autore.

3 Commenti

  1. Da conoscere, la storia di chi ha contribuito a salvare vite. “Il Campanile”, 27 gennaio alle ore 8,14: Nel giorno della memoria ricordiamo un nostro concittadino iscritto fra i giusti delle nazioni, ovvero fra coloro che salvarono gli ebrei dal genocidio nazista. Don Enzo Bonibaldoni (1906-1972), nativo di Cavriago, durante il suo ministero di parroco a Quara di Toano nell’Appennino reggiano, fu artefice della salvezza delle famiglie di Enzo Modena di Milano, di Lazzaro Padoa di Reggio Emilia e di Leone Padoa di Modena. Con l’8 settembre ‘43 la situazione diventò drammatica: fino alla primavera del ‘44 tutti i paesi dell’Appennino erano presidiati dai fascisti e anche dopo la liberazione di ampie zone da parte dei partigiani continuò la caccia agli ebrei da deportare nei campi di sterminio. Don Enzo ospitò molti fuggitivi e si adoperò per far giungere viveri, medicinali e coperte nei boschi per i partigiani e gli ex prigionieri alleati. Mise a disposizione un piccolo appartamento per Enzo Modena, sfollato da Milano con la moglie Ester Margonato e i due figli Vittorio e Bruno. Ester venne arrestata durante un rastrellamento tedesco e condotta al “centro antiribelli” di Ciano d’Enza, dove tanti partigiani venivano torturati e uccisi. I nazisti non capirono che si trattava di un’ebrea, in quanto sui documenti falsi figurava con il cognome di Bianchi. Di fronte alla disperazione del marito, Don Enzo intervenne presso il centro e riuscì a ottenere il rilascio della donna senza neppure utilizzare la grossa cifra offerta dai familiari. Più tardi, Don Enzo organizzò la fuga della famiglia Modena verso Firenze già liberata dagli alleati, mettendola in contatto con guide partigiane. Don Boni Baldoni contribuì anche alla salvezza di Leone Padoa e del professore Lazzaro Padoa, con la sorella Vera e il padre Dante, facendoli rifugiare da Quara in un nascondiglio più sicuro a Costabona, vigilato dalla famiglia Fioroni. A lui è attualmente dedicato il parco pubblico di fronte alla chiesa di san Nicolò a Cavriago.

    (Gianni)

    * * *
    Ringraziamo il lettore per la segnalazione. Ricordiamo qui un interessante articolo di Giuseppe Giovanelli che ne ripercorse la figura e le vicende.
    Chi ricorda Don Enzo, il parroco di Quara e “Giusto fra le nazioni”?
    (RED)

    Rispondi
  2. E’ bello, oltre che doveroso, ricordare le persone che con il loro sacrificio hanno contribuito a lasciare ai posteri un’Italia libera. Grazie, Don Pasquino, per quanto hai fatto.

    (Rita Scali)

    Rispondi

Lascia un Commento

Se sei registrato puoi accedere con il tuo utente e la tua password. Se vuoi registrarti al sito clicca qui.

Altrimenti lascia un commento utilizzando il form sottostante.

Powered by WordPress | Officina48