Alsìa, Arbàtla

(Da google)

Alsìa 

 Ranno, lisciva. Si chiamava così l’acqua bollente che, attraversando lo strato di cenere posto sopra al bucato, dentro un apposito telo (al Bugaröl), teneva in ammollo tutto il carico di bucato dentro a la söja.  Quando veniva fatta uscire si raccoglieva in un recipiente per riutilizzarla oppure veniva lasciata scorrere per terra, a perdere, lungo la strada. Logicamente quell’acqua era viscida perché, oltre ai sali della cenere, aveva sciolto anche scaglie di sapone poste sopra il bucato. Per analogia si chiamavano alsìa anche certe bibite delle quali si ignoravano i componenti. Deriva dall’aggettivo latino Lìxa = acqua bollita, poi diventa lisciva, quindi, in dialetto, alsìa.

Arbàtla  

Strumento usato per la processione del Venerdì Santo. Viene tradotto a orecchio, con Ribattola, anche se questo termine non è ancora stato recepito dall’italiano. Deriva dal verbo Ri-battere. Prima del Concilio Vaticano Secondo (1962-1965) la liturgia della Settimana Santa prevedeva che le campane restassero mute (si diceva legate) dalla messa del Giovedì Santo fino a quella di Resurrezione che doveva far coincidere il canto del Gloria con lo scoccare del mezzogiorno del Sabato Santo. In quel periodo non si potevano suonare campane o campanelli, ma ci si serviva di oggetti capaci di fare rumore, (come le raganelle o le ribattole), con un suono forte ma non metallico. L’arbàtla era una tavoletta di legno duro con una feritoia in alto come impugnatura, e, applicati sulle due facce, dei manici di ferro snodati. Ruotando violentemente la tavoletta a destra e a sinistra i manici snodati percuotevano la tavoletta e producevano un rumore assordante.

L'Arbàtla (da Google)

 

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