C’era una volta una biblioteca. La preoccupazione dell’associazione “La 25ª ora” per la biblioteca di Carpineti

Riceviamo e pubblichiamo

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Biblioteca Carpineti

Il 13 aprile scorso abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti all’Amministrazione di Carpineti. Eravamo preoccupati per lo stato della biblioteca, una delle più belle della montagna. Purtroppo le risposte che abbiamo ricevuto hanno fatto crescere la nostra preoccupazione e messo in risalto una situazione ancora peggiore di quella che potevamo immaginare.

Dal 2014 a oggi l’Amministrazione ha provveduto ogni anno a tagliare in maniera drastica le risorse a disposizione per l’acquisto dei libri, con l’intento evidente di azzerarle del tutto. I numeri parlano chiaro, il taglio di spesa è stato costante e continuo, oltre il 30% il primo anno di mandato, oltre il 20% il secondo, più del 60% nel terzo, fino al colpo di grazia per l’anno in corso.

Nel 2014 la spesa annuale per i libri della biblioteca era € 5.366, nel 2018 non è stato acquistato ancora un solo libro, la spesa a oggi è 0 e la disponibilità di soli € 500. Da 5.366 a 500. Manca il 90% delle risorse.
Un azzeramento totale.
Ogni anno in Italia escono più di 60.000 titoli.
L’amministrazione comunale ritiene che una biblioteca possa acquistare circa 30 volumi, ossia ritiene superfluo acquistare libri per la biblioteca.
Per i libri della biblioteca non si vuole spendere nemmeno un euro.

Una scelta che si riflette, come è banale immaginare, sul numero degli utenti e sul numero dei prestiti, in calo costante e parallelo.
Se nel 2014 c’erano 782 utenti attivi, nel 2017 erano diventati 618 e le previsioni di quest’anno fanno pensare a un numero di poco superiore ai 500.
Nel 2014 i prestiti erano 10.162, nel 2017 erano 8.286 e una stima sul 2018 fa temere che si supererà di poco quota 6.000, con le perdite più importanti proprio nelle due categorie che sostengono numericamente la biblioteca, i bambini da 0 a 13 anni e gli adulti, calati costantemente negli anni e con previsioni di tracollo per l’anno in corso.
I grafici che alleghiamo rendono più evidente la drammaticità della situazione.

Contemporaneamente l’Amministrazione ha deciso di investire nell’assunzione a tempo parziale di un nuovo addetto tramite una cooperativa, dopo aver lasciato scoperto per mesi il posto della precedente bibliotecaria, ora in pensione. Gli addetti diventano di nuovo due, ma gli orari di apertura della biblioteca non crescono di un minuto.
Che senso ha investire sul personale se gli orari di apertura non cambiano?
Che senso ha investire sul personale se non si comprano libri?
Non è come possedere un bar, assumere un barista, ma smettere di comprare il caffè?

Di recente l’Amministrazione ha ratificato la convenzione con il sistema interbibliotecario, che mette in rete tutte le biblioteche della provincia di Reggio Emilia e che, rifacendosi anche alla legge regionale, richiede il rispetto di alcune caratteristiche di qualità di servizio.
Due di queste condizioni balzano all’occhio: chi firma la convenzione si impegna a fare in modo che la spesa per l’acquisto dei libri tenda a circa € 1.5 per abitante e ad avere in organico un bibliotecario a tempo pieno ogni 5.000 abitanti.

L’Amministrazione di Carpineti ha deciso di non sostituire il bibliotecario a tempo pieno con un altro dipendente a tempo pieno. E investe una cifra che tende a 0 € pur dovendo tendere, invece, a € 6.000.
Secondo gli standard richiesti dalla convenzione e dalla legge regionale, la biblioteca di Carpineti è fuori dal sistema interbibliotecario.
Perché ratificare una convenzione per disattenderla così pacchianamente?
Perché spendere € 2.700 per aderire al sistema interbibliotecario, quando non si ha nessuna intenzione di rispettarne gli standard?

Da anni ci sentiamo dire che siamo un paese povero, con poche risorse. Che i soldi sono finiti, che bisogna tenerne conto. Tutte cose vere, sacrosante. E che avrebbero un senso, nella questione biblioteca, se si trattasse di cifre importanti per un bilancio pubblico o se non fosse evidente che la scelta di affossare la biblioteca è politica, come tutte le scelte di bilancio.
Stiamo parlando di € 5.000, non di € 50.000.
Il bilancio delle entrate del comune di Carpineti si aggira intorno ai 4 milioni di euro. Con 4 milioni di entrate non ci sono € 5.000 per la biblioteca. Non ce ne sono nemmeno 1000. Cinquemila euro, che consentirebbero di fare acquisti dignitosi, sono lo 0.1%-0.2% delle entrate da bilancio. Il due per mille al massimo.
Il costo di un caffè al mese da spendere su uno stipendio di € 1.000.

Nella seduta di approvazione del conto di bilancio 2017, parlando di un avanzo di amministrazione cospicuo, l’assessore al bilancio dice che ci sono circa € 166.000 non vincolati e che possono essere destinati a qualsiasi tipo di spesa.
Non si potevano usare € 5.000 di quei € 166.000, un misero 3% per comprare libri per la biblioteca?

A febbraio 2018 è stato presentato un significativo piano di lavori pubblici. Lo studio di fattibilità racconta dell’impiego di oltre € 650.000 da bilancio. Non si potevano fare economie per € 5.000? Per € 3.000? Una somma irrisoria per il complesso delle opere progettate. Un risparmio dello 0.76% avrebbe consentito di comprare qualche migliaio di euro di libri per la biblioteca. Un marciapiede di qualche metro più breve.

I soldi c’erano. Se ci fosse stata la volontà politica di trovarli.
Ma se la volontà politica fosse stata diversa, i tagli annuali non sarebbero stati quelli che abbiamo raccontato. I numeri non mentono.

Con questa situazione non sarebbe più onesto chiudere?
Non sarebbe più trasparente dire apertamente che non si vogliono investire risorse, che si ritiene la biblioteca trascurabile se non inutile?

E non si parli, vi preghiamo, di progetto di rilancio.
Un po’ perché chi ti bastona non è il medico migliore per curarti, chi non riesce nemmeno a ricostruire quanti eventi ha organizzato dentro la struttura non è il mentore che la può rilanciare, chi non sa che i progetti di promozione della lettura non venivano svolti da volontari, ma dal personale (tutte risposte che abbiamo ricevuto), ha decisamente perso di vista la gestione, ma soprattutto perché all’ultimo anno di mandato, dopo questa mattanza, suonerebbe davvero inutile e ipocrita.

Una parte della richiesta di accesso agli atti riguardava gli immobili di proprietà del Comune e in uso alle associazioni. La richiesta viene dalla comunicazione che l’Amministrazione ci ha fatto in una riunione a febbraio. L’idea di far nascere a palazzo Cortina una casa delle associazioni, con un regolamento da concordare in incontri pubblici e spazi comuni utilizzabili.
Quello che abbiamo scoperto ci ha lasciato un po’ sconcertati.
Il sottotetto di Palazzo Cortina è già in uso a una associazione.
E uno degli appartamenti di Vicolo Borghi è in uso a un’altra associazione.
In entrambi i casi l’Amministrazione ci fa sapere che l’atto di concessione è in fase di perfezionamento.
Non sappiamo da quanto tempo sia occupato il sottotetto di palazzo Cortina, ma sappiamo che l’associazione che utilizza vicolo Borghi ha trasferito lì la sua sede sociale nel 2015. Lo dice lei, sul suo sito. Tre anni fa.
La cosa più grave, però, non è che sia stato assegnato (o consegnato?) in questo modo uno spazio pubblico, ma che nessuna delle associazioni del territorio è mai stata informata che quegli spazi fossero a disposizione. A qualcuno, ci risulta, è stato addirittura detto che palazzo Cortina era inagibile.

A proposito della casa delle associazioni a palazzo Cortina, il sindaco scriveva:
il governo della Casa avverrà tramite un regolamento che loro stesse si daranno e condivideranno […] non ci sarà nessuna gerarchia fra le associazioni che coabiteranno nel Palazzo di Cortina e la loro pacifica convivenza condominiale, oltre che all’autoregolamentozione, sarà affidata anche alla voglia di cooperazione e al buon senso.

Voglia di cooperazione e buon senso. Già.
O, più probabilmente, come in quella vecchia società di un famoso romanzo, tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.

(Associazione La 25ª Ora)

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10 Commenti

  1. Mi sa che questa amministrazione tagli ovunque indiscriminatamente… ricordo in campagna elettorale che il sindaco disse, commentando un avanzo di bilancio importante dell’amministrazione uscente, che un comune che chiude il bilancio con un avanzo tale non eroga servizi al cittadino ed è scorretto… Adesso come commenta questa avanzo?
    Ricordo anche un commento dell’allora capogruppo Giovani che commentò la proprietà delle azioni Iren definendola spazzatura e che bisognava liberarsene prima possibile… Bene, da allora il valore Iren è più che raddoppiato …e l’amministrazione ha goduto di questo aumento visto che venduto incassa quasi 700.000 €… e quindi mi chiedo per fare cosa se poi avanzano i soldi?

    (Bacs)

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  2. Grande disappunto e sconcerto per queste scelte sconsiderate, ma ormai è certo che l’amministrazione di Carpineti non ha come priorità il cittadino. La biblioteca è l’esempio lampante di come l’ignoranza regni sovrana, ridurre così gli investimenti in termini di nuovi acquisti non può che portare il servizio ai minimi termini. Ma d’altro canto è chiaro che mettersi a servizio del cittadino non è una priorità. Prendiamo ad esempio i forti tagli ai servizi sociali, i soldi per l’asilo nido ad esempio non sono stati tirati fuori, così cinque bambini sono rimasti esclusi, nonostante ci siano diversi posti liberi. Ma le educatrici, al pari dei libri, hanno un costo. Meglio invece investire nelle solite manifestazioni medioevali…

    (M.L)

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  3. Avanzano 166mila € e non si assume una educatrice in più al nido per evitare la graduatoria e dare un sevizio a 5/6 famiglie… E poi ci chiediamo perché i giovani non abitano in montagna..?

    (Luca)

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  4. Benvenuti in campagna elettorale! Almeno noi a Castelnovo abbiamo una faccia che piaccia o no con nome e cognome. Possiamo sapere chi della vostra “associazione culturale” sarà il prossimo candidato sindaco? Se no non si spiega…

    (Mary)

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    • Gentilissima Mary, sa che cosa non si spiega? Che leggendo quei dati lei non veda il problema, ma solo le elezioni. E che non ritenga che un’associazione culturale (mamma mia che brutta parola) possa parlare di cultura. Pensi, potrebbe farlo pure il macellaio, si figuri chi se ne occupa. E senza che si possa immaginare un futuro elettorale. O chi parlava di ospedale era forse un medico? Se avessimo voluto parlare di elezioni lo avremmo fatto, mi creda. Per sua informazione abbiamo sempre parlato di cultura, da quando esistiamo, dal 2014. Facendo in pubblico e in privato ogni rilievo che ritenevano utile. D’altra parte non pretendiamo affatto che lei conosca la nostra storia e neppure che veda il problema di cui parliamo. Al mondo le opinioni sono libere, persino quelle diverse da chi amministra. Certo, se fossimo dietrologi come lei, penseremmo che il suo commento è arrivato da lontano. Ma è quasi estate, c’è il sole, la battaglia sulla biblioteca ci impegna e ci crediamo. Preferiamo occuparci di quella e delle nostre vite. Buona giornata.

      (Patrick Fogli, La 25a Ora)

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  5. Signor Patrik, se fosse ancora di moda, direi: mi consenta. Mi consenta di esplicitare il mio concetto che probabilmente per pura ironia ho tralasciato, e mi creda, non per dietrologia. I dati delle biblioteche provinciali e nazionali sono PURTROPPO in modo quasi sistematico in calo. Detto questo da un’Associazione Culturale mi aspetto un grido di allarme su questo fatto. Da un’Associazione Culturale mi aspetto che non scriva neanche in modo provocatorio “ Con questa situazione non sarebbe più onesto chiudere?”. Le Associazioni Culturali operano in modo apolitico cercando di sopperire proprio dove la politica a volte fa degli errori e ha delle mancanze. Facendo del l’ironia sul macellaio capiamo comunque il vostro o per lo meno il suo di pensiero. Buona estate sempre se arriva. Mary

    (Mary)

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    • Gentilissima Mary, provo a mettere nero su bianco i dati OPAC delle biblioteche della provincia di Reggio Emilia, così ci capiamo.
      Nel 2017 i prestiti sono calati di poco meno del 5%. La mia parte ottimista dice che sono quasi stabili. Quasi.
      Se prendiamo in esame i primi cinque mesi del 2018 e li confrontiamo con i primi cinque mesi del 2017 il calo è significativo, intorno al 20%.
      Ma non tutte le biblioteche calano allo stesso modo. Ci sono cali, crolli e tracolli. E di certo non comprare libri e non volerli comprare non aiuta.
      Detto questo non crediamo che un problema generale renda meno importante il problema in sè. E neppure che giustifichi quello che sta accadendo.
      Anzi, lo rende ancora più importante. Se la tendenza è in calo (seppure di poco) anche dove si omprano libri, la soluzione non ci sembra smettere di comprare.

      La domanda sulla chiusura era ovviamente provocatoria e la provocazione può non esserle piaciuta, ma aveva a che fare con la politica solo per il fatto che trattava di un tema che è responsabilità della politica. Come lo stato delle strade, la tassazione, l’assistenza sanitaria, gli asili nido e tutto quello che circonda la nostra vita. Cosa facciamo, non parliamo di nulla che riguardi la società, perchè in qualche modo si tocca la politica?

      Abbiamo fatto e facciamo per le biblioteche e le biblioteche lo sanno.
      Abbiamo fatto una donazione cospicua, sostenuto anche pubblicamente l’iniziativa sui libri terremotati, rifiutiamo qualsiasi patrocinio che ci consentirebbe la gratuità e paghiamo l’utilizzo delle biblioteche, regaliamo alle biblioteche i libri che presentiamo, abbiamo attivo un gruppo di lettura, facciamo il nostro, con le nostre risorse, anche economiche. Che sono solo nostre, perchè non riceviamo e non desideriamo nessun finanziamento dalla politica.
      E lo facciamo proprio perchè vogliamo che la politica usi le proprie risorse per i servizi, non per la nostra attività.

      L’ironia sul macellaio rispondeva alla sua questione. Lei ha scritto che il nostro commento si spiegava solo immaginando un nostro futuro in politica.
      Le ho risposto dicendo che ognuno di noi ha diritto di parlare dello stato delle biblioteca e di cultura, noi come associazione culturale e chi non si occupa di cultura. Dal momento che dice che da un’Associazione culturale si aspetta un grido di allarme, cosa che abbiamo appunto fatto, sono felice di scoprire che ha cambiato idea.

      (Patrick Fogli, La 25a Ora)

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  6. Ci sentiamo in dovere di fare qualche piccola precisazione riguardo i Vs. dubbi sul fatto che tra le associazioni carpinetane ci siano “animali più uguali di altri” (problema piccolo rispetto il resto). Quadando Carpineti a.s.d. in sostanza, ha solo il recapito in Vicolo Borghi, 2 (nel 2015 mancava pure la cassetta della posta… l’abbiamo acquistata a ns. spese). In questa sede, ci riteniamo “ospiti” della Protezione Civile di Carpineti. Le due stanzette del locale all’ultimo piano, erano inutilizzate da diverso tempo… insomma non erano, proprio, pronto uso!!! Con il ns. volontariato, piano piano -nel tempo libero- abbiamo rinfrescato tutti i muri con una bella mano di pittura traspirante bianca, pulito il sottotetto in legno e dato due mani di impregnante (ne aveva bisogno), poi abbiamo chiesto di sistemare il lucernario della saletta principale che aveva un trafilaggio di acqua, portato un po di sedie, un tavolone e una scrivania (tutto gratis) senza fare proclami o articoli sui giornali. Tutto questo per fare le nostre 4/5 riunioni l’anno. Le due stanzette dopo la ripulita, dal 2015 ad oggi, sono state utilizzate anche da altre associazioni carpinetane per riunioni o incontri nell’organizzazione fiera, sportivamente abili, presepe vivente, mostra Leonardo, assaggi di musica, i libri non tremano, giornate ecologiche, ecc.. questa è la vera collaborazione, per il bene di Carpineti. Basta parlarsi. Siamo certi che se ne avrete bisogno per i vostri incontri organizzativi, potrete utilizzarle tranquillamente anche voi. Basta chiedere la chiave in comune, oppure mandare un mex a uno dei ns. contatti o avvertire un referente della Protezione Civile, per non accavallare le riunioni (visto che lo spazio è davvero poco). Per il ns. lavoro di pulizia e ripristino carraie sconnesse o invase da alberi stroncati che facciamo ogni primavera (vedi ns. sito lavori percorso) abbiamo sempre pagato di tasca nostra (benzina, manutenzione mezzi, arnesi da lavoro ecc.) senza mai chiedere un centesimo al comune, sebbene questo sia un servizio che diamo alla comunità e non solo, turisti inclusi. In questo momento stiamo collaborando con altre associazioni carpinetane (sempre gratis) per la realizzazione di una carta dei sentieri (per tutti). Quindi, se il comune ci concede la possibilità di utilizzare i piccoli spazi di Vicolo Borghi per le ns. riunioni, non crediamo di poter essere classificati come “animali più uguali di altri”. Semplicemente, nel nostro piccolo, ci diamo da fare. In silenzio, per il bene comune. Sicuramente, una volta definito il regolamento, trasferiremo anche noi il recapito a Palazzo di Cortina, lasciando i nostri averi (tavolone, scrivania e sedie) alla Protezione Civile, in Vicolo Borghi… sempre senza chiedere nulla.

    Cordialmente.
    Quadando Carpineti ASD – Il Direttivo

    (Quadando Carpineti ASD – Il Direttivo)

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    • Amici di Quadando, l’oggetto della discussione non siete voi, non è quello che fate, non è nemmeno il diritto dell’Amministrazione di concedervi uno spazio.
      Ogni associazione attiva sul territorio fa cose, da sola e in collaborazione con altre. Alcune anche senza usare denaro pubblico. Noi, per esempio.
      La frase della fattoria degli animali non era riferita a voi, era riferita alla questione che, in qualche modo, le vostre parole confermano.
      Non per niente non abbiamo nemmeno citato il vostro nome, non siete, ripetiamo, l’oggetto della questione.
      L’oggetto della questione è la trasparenza.
      Quali associazioni del territorio sapevano che erano a disposizione degli spazi?
      Da chi lo hanno saputo e come?
      Perchè qualcuno lo sapeva e qualcuno no?
      Perchè non c’è un atto che regoli i rapporti in essere?
      Perchè ad associazioni diverse vengono dette cose diverse?
      I rapporti con le associazioni si regolano esplicitamente.
      Se ci sono delle disponibilità di spazi, si comunicano. basta una mail, una delle innumerevoli che tutti noi riceviamo.
      Se si decide di assegnare uno spazio, lo si dice, si spiega il motivo, si fa un atto che regoli il rapporto e tutto fila come si deve.
      Col Castello, per esempio, è stato fatto.
      La trasparenza garantisce tutti, chi ottiene il beneficio e chi non lo ottiene. Garantisce la chiarezza delle decisioni e la sicurezza dell’utilizzo.
      I rapporti non si regolano in amicizia o per sentito dire e nemmeno per voci di paese.
      Altrimenti si potrebbe pensare che c’è chi può andare in Comune a fare fotocopie delle locandine delle proprie manifestazioni o che i cantonieri del Comune sono a disposizione per distribuire il materiale.
      Le regole devono essere certe, trasparenti, uguali per tutti e rispettati.
      I rapporti sono pubblici, non privati.
      Sarebbe come dare a qualche privato le chiavi delle strutture o dell’isola ecologica.
      O le hanno già?

      (La 25a Ora – La Gilda dei Bardi)

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  7. Cara Mart, l’associazione “25^ Ora” ha messo nome e cognome, tu?

    (Filini)

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