Nell’Appennino modenese uniti per la riapertura del Punto nascita

C’è un altro Appennino dove la questione riapertura dei Punti nascita pare unire invece che dividere. E’ quello modenese. Ne dà notizia un’ampia corrispondenza di Gianni Galeotti, sul sito www.lapressa.it che inizia così “Si riparte dalla Regione Emilia-Romagna, dove tutto è finito, ente primo ad ultimo a dovere decidere, anche quando il Ministero ha espresso il proprio parere. Perché il parere del Ministero, anche quando in ballo c'è la sopravvivenza di un punto nascite o di un ospedale, è consultivo e non vincolante. Ed è la Regione (che sulla sanità ha potere ed autonomia legislativa pur all'interno della normativa nazionale), ad avere il diritto-dovere a dire l'ultima".

E dato che il governo è cambiato c’è la volontà dei consiglieri regionali di opposizione di ridiscutere, rivedere e inviare nuovamente a quel ministero che nel frattempo ha cambiato colore politico, quella richiesta di deroga all'apertura sulla quale il Ministero, ancora guidato da Beatrice Lorenzin, aveva espresso il proprio parere negativo. Accettato pari pari e con convinzione dalla Regione, perché giustificato come insindacabile frutto di un'analisi tecnica e scientifica che aveva decretato anche il punto nascite di Pavullo (dove, come a Castelnovo Monti, da tempo era in atto da parte dell'Ausl un dichiarato dirottamento delle gestanti residenti in montagna verso Sassuolo, nel nostro caso Reggio), come non più sicuro, proprio perché al di sotto dei 500 parti all'anno. Soglia imposta dall'accordo del 2010 della conferenza Stato - Regioni che definì l'obiettivo della chiusura dei punti nascita al di sotto delle 1000 unità l'anno, con deroga ai 500, ma non al di sotto.

“Punti diventati quasi un dogma tecnico – scrive Galeotti - e tecnicistico capace di oscurare il primato della politica e della politica territoriale, che dovrebbe scegliere l'indirizzo da fare tradurre ai tecnici e non dovrebbe lasciarselo dettare dai tecnici. Indirizzo che con il cambio del governo politico potrebbe essere rimesso in discussione”.

Da qui la richiesta di rivedere quella richiesta di deroga e l'istanza che la portavoce del Comitato per il Punto nascita di Pavullo Maria Cristina Bettini ha illustrato nei giorni scorsi chiedendo ai singoli consigli comunali dei dieci comuni del Frignano di fare propria, approvandola nei rispettivi consigli comunali per poi inviarla al Ministero. E così è stato dato che convintamente ha accolto l’appello del sindaco (Pd) di Fiumalbo, Mirto Campi. “Ci credo fermamente - ha affermato il sindaco di oltre Secchia - perché amo il Frignano e credo nel diritto di nascere nella propria terra”. Dopo Fiumalbo l'istanza è stata tradotta in una mozione presentata dal Movimento 5 stelle ed approvata anche dal Comune di Pavullo. Istanza che ha trovato ufficialmente la condivisione ed il supporto dei  consiglieri regionali e parlamentari di Lega, Forza Italia e Movimento 5 stelle, pronti ad assumersi l'impegno a riportare la questione sul tavolo della Regione e del Ministero. Presenti all'appuntamento di Pavullo dove erano state invitate tutte le forze politiche. In platea prima e poi sul palco, anche il sindaco di Pavullo Luciano Biolchini. Presente il sala anche sindaco di Polinago Giandomenico Tomei (Pd) e, rappresentante del Pd, il consigliere comunale di Pavullo Stefania Cargioli che si è dichiarata favorevole al confronto e all'approccio di merito rispetto al problema: “L'approvazione della mozione consigliare a Pavullo anche da parte del Pd va in questa direzione”.

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