Sensibile, inventore, buono. Storia di Po, prevosto di Montagna: don Pellicciari

Don Pellicciari ha fatto parte di quel genere di parroci che per le loro caratteristiche personali e ministeriali diventavano figure indimenticabili.

Varie generazioni di abitanti della piccola parrocchia di San Giovanni di Montecastagneto sono cresciute sotto la sua guida e a contatto quotidiano con la sua persona. Allora il
“prete” era tutto, non solo per battesimi, matrimoni o funerali, ma anche per tutte le vicende delle persone e delle famiglie soprattutto nei momenti di importanti decisioni o di situazioni difficili. Si può dire che ogni paese era conosciuto per il suo parroco.

Don Vittorio Pellicciari con la sua radio

Volendo ricordare la sua figura, considerato che sono passati oltre 50 anni dalla sua scomparsa, ci siamo avvalsi del ricco archivio storico del prof. Giuseppe Giovanelli ed
in particolare di due articoli pubblicati sulla “Libertà” in occasione dei festeggiamenti del 50° di ordinazione e della sua morte.

Domenica , 23 Agosto (1959), la parrocchia di San Giovanni di Montecastagneto, in comune di Castelnuovo Monti, tributerà particolari onoranze al parroco don Vittorio
Pellicciari il quale celebra il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale. In vista della festa si terrà a Montecastagneto un triduo preparatorio: nelle sere di Giovedi, Venerdi e Sabato alle ore 20,30 vi saranno conferenze sul sacerdozio: oratori ufficiali l’onorevole Marconi e il canonico Alfredo Orlandi. Nella sera di Sabato vi sarà anche una
Messa vespertina con la consacrazione dell’intera parrocchia al Cuore Immacolato di Maria.
Il programma di domenica 23 Agosto prevede per le ore 8 una Santa Messa con Comunione generale; alle ore 11 S. Messa solenne cantata dal festeggiato e con la partecipazione della “schola antorum” di Castelnuovo Monti diretta dal canonico don Dino Carretti. Alle ore 17 Vespri solenni, canto del “Te Deum” e benedizione eucaristica; alle ore 21 infine verrà proiettato il film “La guerra di Dio”.  Lo stesso articolo riporta poi un profilo della vita di don Pellicciari dovuto alla penna di monsignor Alistico Riccò. Ne riportiamo le parti più interessanti.
Il discorso su don Pellicciari non può essere che molto breve. I giovani forse non lo conoscono, ma i vecchi sì e lo ricordano sempre con grande piacere e con una nota di sorridente serenità. Perchè don Pellicciari è uno di quegli uomini che una volta conosciuti non si dimenticano mai. è raro trovare persone che come lui sappiano suscitare, non si sa come, intorno
a se un’ondata di sincera e profonda simpatia. Nacque a Leguigno nel lontano 1883 da una povera famiglia contadina. Alla morte del padre, la mamma lo mandò a Marola per
iniziare gli studi. Durò sul principio qualche fatica, ma poi ebbe modo di distinguersi per il suo ingegno pronto e vivace e per il suo amore allo studio. Fu sua caratteristica
farsi amare da tutti per quella naturale tendenza allo scherzo che è, si può dire, la più genuina qualità del suo carattere. Superò gli studi in modo brillante e potè essere ordinato sacerdote nel 1909. Di lì a poco fu mandato parroco a Cerrè Sologno ove si accattivò l’amore e la stima di quelle buone popolazioni. Fu chiamato a Marola come insegnante e
fu maestro per molti anni di quarta e quinta elementare (preparatorie al ginnasio). Ebbe nel contempo l’incarico di insegnare ai teologi, che fungevano da prefetti. Il suo fare gioviale e scherzoso, nutrito da spontaneo umorismo, rende piacevole ed attraente la sua conversazione. Possiamo dire per certo che don Pellicciari non ha mai avuto nemici, nè li poteva avere. Don Pellicciari è nel fondo un sentimentale che si commuove per nulla. Sull’altare, nel ricordo di amici scomparsi è capace di scoppiare in pianto e a non riuscire a proseguire il discorso. Sente profondamente la musica e la sua chitarra, ormai consunta dal tempo, ne sa qualcosa. Alla morte di don Bezzi, don Pellicciari, richiesto insistentemente dai parrocchiani, si sentì indotto a succedergli nella parrocchia di San Giovanni in Montecastagneto e vi si portò con l’animo del pastore. L’ingresso fu una festa indimenticabile cui parteciparono l’intero seminario e tutta la popolazione. Lui, come al solito, non seppe dire che poche parole, perché al ricordo del suo precedessore scoppiò in pianto e tutto finì nella generale commozione. L’aver ottenuto una parrocchia poteva essere per lui motivo di consolazione ma fu, in verità, una mortificazione, perché, secondo gli amici, avrebbe meritato uno spazio più ampio e più vitale e in un altro posto avrebbe potuto dare alla diocesi molto di più.
Lo stesso monsignor Alistico Riccò sulla “Libertà” del 18 gennaio 1963 in occasione della morte di don Pellicciari ricorda la figura del prete e dell’amico ripetendo a grandi linee quanto già descritto nel precedente articolo insistendo sul suo carattere gioviale e della simpatia che suscitava in coloro che lo avvicinavano. Termina con una nota relativa al periodo finale della sua vita dove per l’insorgere di alcune difficoltà anche di carattere economico e le mutate condizioni ambientali lo portarono a chiudersi in se stesso e ad estraniarsi dalla realtà.
Penso che in questo stato di cose, intelligente come era, ne abbia anche sofferto, ma non seppe reagire abbastanza. Non gli mancò mai, tuttavia, l’amore e la venerazione dei suoi parrocchiani che ne hanno ammirato gli  insegnamenti e le virtù. Oltre a questi documenti, ci aiuta a conoscerlo più a fondo Paolo Malvolti che ha passato la sua infanzia e
la sua gioventù in famiglia con lui.
Don Pellicciari dimostrava la sua intelligenza anche nel trovare soluzioni pratiche con ingegnose piccole invenzioni come: fare con le proprie mani una “capotte” per la sua Guzzi 500 sidecar; costruire una “mostadura” meccanica a manovella e, invenzione delle invenzioni, un impianto per produrre energia elettrica per far funzionare  l’unica radio della zona (vedere foto). Il meccanismo consisteva di grande ruota-volano collegata con una catena ad una dinamo che doveva essere tenuta in costante movimento da una manovella azionata da chi voleva ascoltare la radio. In una loro ispezione, i tedeschi la volevano portare via, ma vista la complessità e il peso del meccanismo o forse meravigliati dall'iniziativa, lasciarono  perdere. Quando anche a Montecastagneto è arrivata la corrente elettrica, don Pelliciari, con la stessa ruota fissata su un palo in mezzo al sagrato, ha poi realizzato una bella giostra per i ragazzi. Paolo e tutta la sua famiglia erano particolarmente affezionati a don Pellicciari e da bambini lo chiamavano “al Po” perché per loro era troppo difficile dire “Prevosto” e tale denominazione era diventata poi comune a tutta la gente del paese.
Anche don Zanni che veniva spesso a Montecastagneto era chiamato “al Po d’ Flina”.  Paolo, da chierichetto, vedendolo vestito con i paramenti per la messa ricorda d’avergli detto: “i si’ un gran bel pajas”. Il ricordo più intenso di quel periodo, però, è rimasto quello della morte della mamma colpita da una pallottola vagante alla fine della guerra e il ritorno
del papà militare due giorni dopo il suo funerale. A sedici anni Paolo gli faceva da autista guidando per le strade fuori dai centri una vecchia Lancia Augusta (stile Balilla). Don Pellicciari aveva la macchina ma non la patente.
L’ospitalita di don Pellicciari è stata ricambiata negli ultimi suoi anni di vita quando a causa del crollo della canonica si era trasferito nella nuova casa della stessa famiglia di Paolo.
L’ultimo ricordo è del giorno della morte di don Pellicciari avvenuta poco dopo i festeggiamenti dei suoi 80 anni, alla vigilia di Natale. La causa, a detta del medico, pare sia stata l’affaticamento conseguente l’essere andato, il giorno precedente a piedi nella neve, a celebrare a Villaberza in sostituzione del parroco don Cervetti.

 

(dal Bollettino della Comunità di Felina, Gombio, Villa Berza, San Giovanni del 2 giugno)

 

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