Home Cronaca Franzini alle associazioni ambientaliste: “La Diga serve proprio a fare vivere l’Enza...

Franzini alle associazioni ambientaliste: “La Diga serve proprio a fare vivere l’Enza e la valle”

5
6

 Riceviamo e pubblichiamo questa nota di Lino Franzini in risposta a una nota di alcune associazioni ambientaliste sul tema della Diga di Vetto.

___

L’invaso di Vetto è indispensabile, basta con i danni da siccità e alluvioni

Nelle ultime elezioni gli Italiani, nel bene o nel male lo vedremo in seguito;  hanno detto: basta!, qualcosa va cambiato; lo stesso è valso anche per  l’invaso di Vetto; Regione, Province, Comuni, Consorzi di Bonifica, Magistrato del Po e altri hanno compreso e sottoscritto che un invaso va fatto, non possiamo più farne a meno; le necessità idriche irrigue, idropotabili e per usi industriali non possono più essere garantite, lo impongono i cambiamenti climatici, l’agricoltura e le necessita di disporre di acqua potabile di buona qualità.

Tutti hanno compreso che senza l’invaso di Vetto non ci sarà futuro per il Parmigiano Reggiano (per la gioia di altri produttori) e neppure un futuro per i paesi e i territori montani del nostro Appennino, completamente spopolati e dissestati (per la gioia di chi vuole questo); anche un cieco vedrebbe che i cambiamenti climatici stanno sconvolgendo il mondo, seminando distruzione ovunque; ma purtroppo non c’è cieco più cieco di chi non vuol vedere; più facile nascondersi dietro ad un dito o a delle ideologie, piuttosto che assumersi le responsabilità di definire la realizzazione di interventi strutturali indispensabili.

E’ inconcepibile come non si comprenda la necessità dell’invaso di Vetto, serve per gli usi irrigui, idropotabili, energetici, per risollevare la quota delle falde, per garantire il Dmv (Deflusso minimo vitale) anche nei nei estivi, per eliminare i danni della subsidenza, per ridurre l’inquinamento e per mille altri motivi, ma a questi usi dobbiamo aggiungere che proteggerebbe la valle dai disastri spaventosi provocati dalle alluvioni; probabilmente chi si oppone a questo invaso non era a Lentigione a sbadilare e neppure a Bastiglia, dove io ero con il campo base della Protezione Civile; a chi dice di No all’invaso di Vetto provi ad immaginare se l’esondazione avveniva a Sorbolo, cosa sarebbe successo?, quante vittime?; ma questo interessa a qualcuno?; o interessa solo dire di No, come quando si lascia morire un proprio figlio per dire di No ad una trasfusione di sangue, e noi che vediamo morire i paesi montani, l’agricoltura e i danni da alluvioni, dovremmo ascoltare queste persone che dicono di No anche alla riduzione dello spreco delle acque limpide di montagna?.

Che qualcuno potesse ancora dire di No all’invaso di Vetto era presumibile; sappiamo bene che tra i tanti c’è sempre chi dice No a questo e No a quello, ma che a contestare quest’opera fossero delle associazioni non è accettabile; una associazione deve capire ciò che serve e che ciò che serve va fatto, che piaccia o meno; ricordo le grandi contestazioni di quando fu deciso di fare la diga di Ridracoli in Romagna, i Carabinieri presidiarono il cantiere per oltre un anno; ma i Forlivesi sono “Romagnoli” e la diga fu fatta; oggi la Romagna come farebbe senza il serbatoio di Ridracoli? e Firenze, Prato e Pistoia come farebbero senza le acque della Diga del Bilancino?; qualcuno ci pensi, ma non ci dica di tornare ad arare i campi con le mucche.

Lino Franzini ha recentemente visitato lo sbarramento del Bilancino che si presenta così

Non è accettabile che qualcuno se ne freghi del futuro dell’agricoltura, del futuro dei paesi montani, del dissesto totale dei territori, dei danni da esondazioni, dei danni dell’abbassamento delle falde, dei danni della subsidenza, dei danni dell’energia prodotta dal petrolio, dei danni dell’inquinamento e tanto altro; non possiamo restare inermi di fronte a tutto questo; l’invaso di Vetto va fatto subito; basta adeguare il progetto e lo Studio di Impatto Ambientale e si parte, rispetto ad un nuovo progetto si risparmiano tempo e milioni di euro, questo “benedetto” invaso va fatto;  oltre a tutti i benefici che darebbe, garantirebbe il DMV ad Enza e Crostolo anche nei mesi estivi e darebbe la possibilità creare un’oasi faunistica sull’Appennino per la gioia di qualsiasi tipo di fauna, migliaia posti di lavoro e tanto turismo su questa Valle.

Ma a qualcuno non interessa neppure quanto riportato dall’Espresso del mese di Maggio, nel mondo è già iniziata la terza guerra mondiale per accaparrarsi  le acque potabili e qui qualcuno fa la guerra per poterle sprecare; per qualcuno è più facile di re di No a tutto che affrontare i problemi e trovare le soluzioni.

Non vogliamo l’invaso di Vetto per rendere la Valle dell’Enza economicamente più simile alle altre Valli Emiliane dotate di fondovalli, autostrade e Ferrovie, opere che hanno portato industrie, lavoro, attività commerciali e viabilità; vogliamo solo ridurre lo spreco di queste acque, e con ciò salvare l’agricoltura, i paesi montani e dire basta ai danni da alluvioni a Valle.

Inoltre vogliamo dire basta, una volta per tutte alla disinformazione disonesta; basta dire il contrario della verità; basta enunciare pericoli Vajont, da Vetto a La Mora non c’è nessun monte Toc a picco sul lago; basta con faglie attive dove si imposta lo sbarramento, basta dire che dallo sbarramento non esce una goccia d’acqua, è esattamente il contrario; si sappia inoltre che se l’Enza ha un filo d’acqua fino a Cerezzola nei mesi estivi rispetto agli altri torrenti è proprio merito della diga del lago Paduli al Lagastrello (in Toscana), che con i rilasci al Lagastrello, al Pontaccio e a Selvanizza consente di avere sempre un po’ d’acqua.

Ma la cosa più assurda è leggere che servono ancora confronti, dibattiti, sintesi, partecipazione e tante altre parole per poter decidere se serve o meno l’invaso di Vetto, un invaso definito “Urgente ed Indifferibile” su Decreto dal Ministero per le terre del Parmigiano Reggiano nel 1987, e ora dopo 29 anni dalla sospensione dei lavori, era il 1989 (c’erano le lontre?) e un anno di studi da parte dei Componenti di un Tavolo tecnico istituito dalla Regione e composto da Tecnici, Istituzioni, Associazioni e politici; leggere che servono altri confronti è follia; cosa diciamo agli agricoltori, agli alluvionati, ai montanari che fanno le valige, a chi beve acqua minerale perché quella del rubinetto non convince, a chi deve spendere centinaia di migliaia di euro per pompare le acque dalle falde a 150 metri di profondità, a chi usa le acque del Po mentre potrebbe usare quelle dell’Enza che scendono da sole verso valle?, che qualcuno ha ancora bisogno di tempo?; auguri.

(Lino Franzini Sindaco di Palanzano e Presidente del Consorzio del Bacino Imbrifero dell’Enza)

Articolo precedente95 di questi anni, Franco Zanelli
Articolo successivoRivive una carbonaia in Appennino

6 Commenti

  1. Amico Franzini la cosa che più mi meraviglia, in negativo, è che questi Salomoni continuino a sparare inesattezze a raffica.Con queste dichiarazioni fanno capire che di natura non ne capiscono veramente una mazza. E poi cosa serve a chiamarli ad un tavolo di discussione, tanto si sa già che la loro risposta è sempre e solo No su tutto. Ma non si scordano di usare tutte le comodità che loro negano. E allora siete un groviglio di contraddizioni, non volete ma siete i primi a far domanda per le utenze. Tanti anni or sono i famosi verdi avevano inviato a Vetto una masnada di ragazzotti che per un panino o poco più, ululavano contro la diga, ma ad una precisa richiesta di come e perchè, non sapevano neanche cosa fosse l’Enza. E se questi sono i rappresentanti di questi signori, sono messi veramente male. Ma grazie a chi ha, più giudizio, forse, è cominciata un’era nuova, e speriamo porti alla costruzione della diga di Vetto in tutta la sua importanza e capacità di soddisfare le molteplici esigenze della popolazione.

    (Andrea Azzolini)

  2. Dico grazie al signor Franzini che, praticamente unico amministratore locale, con puntualità e perizia perora la causa della diga di Vetto e della nostra montagna, argomentando con lungimiranza e conoscenze tecniche il suo pensiero. Condivido in toto la sua analisi della questione. Mi chiedo altresì come mai quel lungo elenco di personaggi (che non conosco) che hanno sottoscritto il comunicato del “fronte del no” non si siano mai espressi pubblicamente in occasione dei molteplici episodi di mala amministrazione che stanno affossando la vita in montagna.
    Mi riferisco alla critica situazione della viabilità sulla SS 63 e soprattutto su tutta la rete viaria provinciale, alla chiusura dei servizi essenziali in ambito sanitario, amministrativo e financo religioso-pastorale, alla catastrofica gestione del comparto agricolo (allevamenti bovini, suini e ovini) dove ogni genere di intralcio burocratico ( ASL, PARCO) e ambientale (vedi problemi della fauna selvatica) è stato posto.
    Per di più penso che queste persone non siano montanari, non vivano in montagna, non lavorino qui.
    Ritengo sia giusto una volta tanto che opinione prevalente in merito al problema possa essere data da chi la realtà della vita in montagna la prova ogni giorno, anche se, come al solito, i numeri non ci favoriscono.
    Per ultimo auspicherei che i nostri amministratori e segnatamente quello di essi più coinvolto:il sindaco di Vetto, prendano posizione a sostegno del signor Franzini.
    Ciò che ho sommessamente esposto è il mio pensiero, passibile di critica.

    (Luigi Ruffini)

  3. Mi sento in dovere di ringraziare Franzini e tutti coloro che si impegnano per illustrare le necessità e le motivazioni che rendono necessaria la diga di Vetto per i paesi della pianura per l’agricoltura e per noi montanari. Da ciò che scrive Franzini è chiaro che la motivazione principale di realizzare la Diga di Vetto è quella di dare acqua all’agricoltura e di proteggere i paesi come Brescello dalle alluvioni, ma si intravvede chiaramente che Franzini lotta per la nostra montagna, per riportare il lavoro e il turismo su questi territori montani che tanti cittadini vorrebbero diventasse terra di lupi e ungulati. La cosa che mi sorprende e che mi chiedo: dove sono gli altri amministratori dei comuni montani, il loro silenzio è desolante per non usare altri termini, parlano di aiutare la montagna e stanno zitti di fronte all’unica opera che aiuta veramente la montagna. Presto ci saranno le elezioni e mi auguro che anche a livello locale succeda ciò che successo con il governo, chi a parole dice di aiutare la montagna e nei fatti sono la causa della morte della montagna devono andare a casa.

    (Davide Ricò)

  4. Leggendo certe cose viene da pensare: ma perchè non è stata fatta la diga di vetto?; chi sono i colpevoli che hanno impedito la costruzione di questa grande opera sull’Enza?; queste persone capiranno mai il danno che hanno fatto a tutti?, da chi beve acqua in città, agli agricoltori e agli alluvionati; da cittadino non so quali grandi vantaggi porterebbe alla montagna ma sicuramente lavoro e turismo. Ora che il vento e il colore del potere politico è cambiato, in tanti diranno di si alla diga di Vetto, sarà un si che durerà fino alle prossime elezioni poi tornerà ad essere un no come lo è sempre stato per quella politica che non ha mai permesso la costruzione di quest’opera. A volte il tempo porta giustizia ma un danno enorme è stato fatto e come al solito nessuno pagherà, forse qualcuno andrà a casa, sarebbe ora.

    (Rocchi Pierluigi)

  5. Il declino della sinistra con relativi effetti collaterali (VERDI e AMBIENTALISTI) speriamo coincida con una nuova primavera della Valle dell’ Enza e della montagna tutta.

    Ivano Pioppi

    ()

  6. L’alluvione della Bassa perchè è avvenuta a Reggio e non a Parma? Risposta semplice: l’argine a Reggio era più basso! Cosa c’entra la diga?!? I cambiamenti climatici ci sono perchè l’uomo disbosca, devasta il territorio, immette gas serra. Il problema si risolve affrontandolo: ridurre le emissioni nocive, piantumare, educare al risparmio dell’acqua e del suolo, capire che l’uomo non può pensare di essere padrone del mondo. Pensare a invasi di derivazioni, non a sbarramenti. Nessuno se ne frega dell’agricoltura, ma perchè non introdurre sistemi di risparmio idrico? Perchè dare milioni di euro a costruttori e progettisti e non direttamente alle aziende agricole che sono sul campo e sanno ciò che serve? Nel 1987 la diga era urgente e indifferibile? In questi 30 anni, la val d’Enza è morta? Il Parmigiano Reggiano è scomparso? E’ diventata una valle desolata? No.

    (Legambiente Val d’Enza)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.