Dopo anni, tra le due seggiovie, è rinato il rifugio Armaduk e va a gonfie vele

Andrea Castellini, Catherine Michel e Maurizio Comastri

Era abbandonato, ma in due anni l’hanno fatto rinascere, ed è diventato un luogo accogliente dallo stile completamente nuovo, dove chi si ferma poi, immancabilmente, torna. È bastata l’idea giusta, la volontà di realizzarla, la passione per la montagna e la collaborazione degli amici del luogo, che hanno dato una grossa mano agli attuali gestori del rifugio Armaduk, Maurizio Comastri (classe ‘60), di Villalunga di Casalgrande, e Catherine Michel (classe ‘62), nata in Bretagna (Francia), ma da circa trent’anni in Italia. E il rifugio è ripartito a gonfie vele. Ora ci si può fermare per riposare un po’, gustare un tagliere di affettati e formaggi o un’abbondante grigliata - tutti cibi a Km0 -, bere un caffè e fare due chiacchiere con i gestori. “Ho sempre avuto l’idea in testa – spiega Maurizio –, il posto mi è sempre piaciuto. Frequento Febbio dalla fine degli anni ‘60. Mio padre Domenico (deceduto, ndr), comprò una casa in località Rescadore, venivamo su tutti i fine settimana, estate e inverno. Sono sempre stato innamorato di questi luoghi, non ho mai smesso di venire su, e le donne che ho avuto mi dovevano seguire. Sono stato 10 anni nel soccorso piste. Ho chiesto chi voleva prendere il rifugio con me, ma alla fine si tiravano tutti indietro, nessuno credeva potesse funzionare. Poi ho chiesto a mia moglie, che ha accettato volentieri. È stata una scommessa, abbiamo riscontri positivi, siamo soddisfatti: la gente viene, prenota e poi torna”.

La boite à livres di Catherine

Al rifugio Armaduk anche i cani sono i benvenuti: ad accoglierli troveranno Shorty, un Amstaff, e Deus, un meticcio di Deusi. Si può anche leggere un libro dello scaffale di bookcrossing, “La boite à livres”, voluto da Catherine. “Il mio passatempo è la lettura – spiega –, in Francia posti dove puoi scambiare un libro, portarne e prenderne uno, sono dappertutto, ho detto ‘facciamolo anche qui’, e sta avendo successo”.

Lei in Italia c’è arrivata per amore. “Ci siamo conosciuti 30 anni fa, il 24 maggio, a Barcellona – racconta la donna –. Maurizio era andato a vedere la finale di coppa dei campioni, io ero di ritorno da due anni di lavoro in Kuwait e mi trovavo in ferie a Sitgez con mia sorella. È stato un colpo di fulmine. Dopo un mese è venuto ad abitare con me a Parigi, poi suo padre aveva bisogno di lui nella ditta e a novembre abbiamo deciso di tornare in Italia. Con le lingue non avevo problemi: in tre mesi avevo già imparato l’Italiano. Volevamo un figlio subito. Il 23 dicembre dell’89 ci siamo sposati in Comune a Casalgrande e, il 28 dicembre, abbiamo celebrato la funzione religiosa nella cattedrale di Libreville in Gabon (Africa), dove lavoravano i miei genitori. Ci ha sposato il vescovo del Gabon, che aveva studiato a Roma e quando ha saputo che in cattedrale c’era un matrimonio tra una francese e un italiano ha voluto farlo lui ”.

Tavoli e panche fatti con materiali di riciclo

Con 3 figli, Valentina (28 anni), Erwan (25) e Nolwenn (22), un nipotino, Cristian di 16 mesi, e uno in arrivo, e un’attività di forni per ceramica a Rubiera, con il rifugio è la prima volta che i due lavorano insieme. “Me l’ immaginavo proprio così – sottolinea Maurizio –, le cose sono venute pian piano. L’abbiamo ristrutturato io e amici, utilizzando materiali di riciclo, europallet, tavole da imballaggio, o tronchi di alberi tagliati nel bosco. Ho nuove idee di ampliamento in cantiere: vorremmo allargare la cucina e la pedana fuori, per ospitare più persone, e spostare il bagno all’esterno. Posti come questo sono strepitosi, l’Appennino reggiano è unico. Se la nostra montagna fosse valorizzata in modo adeguato potrebbero esserci possibilità lavorative sia per le persone del luogo ma anche per chi viene dalla città e ha voglia di costruirci qualcosa”.

Il rifugio Armaduk: la storia

Il rifugio com'era prima

Il rifugio Armaduk si trova all’arrivo della prima seggiovia, nota come ‘triposto’, e la partenza della 2000. Appartiene al comprensorio sciistico di Febbio, di proprietà dell’Uso civico, come l’intera stazione sciistica, acquistata dal fallimento dell’Alto Crinale Srl. Tutti gli impianti sono gestiti dalla società La Contessa Srl (di Lorenzo e Filippo Santi e Michele Scandagli), che ha dato in affitto il rifugio.

Il rifugio Armaduk e la partenza della seggiovia 2000

Il rifugio Armaduk fu costruito alla fine degli anni ‘70, in concomitanza con l’inaugurazione della seggiovia 2000, dalla società di impianti Alpe di Cusna Spa. Inizialmente era nato come cabina elettrica, per sopperire al bisogno di elettricità, poi pensarono di affiancarci una struttura adibita a bar-rifugio, ed è stato aperto per diversi anni con diverse gestioni. Dal 2006 è rimasto chiuso fino a due anni fa, quando Maurizio Comastri ha avuto l’idea di farlo ripartire. Il rifugio prende il nome da un veliero norvegese, che a sua volta ispirò il nome del cane dell’esploratore Ambrogio Fogar.

Nel mese di agosto sia il rifugio sia la seggiovia saranno aperti tutti i giorni, dalle 9 alle 24, con illuminazione notturna. In programma anche diversi concerti musicali. Per informazioni è possibile consultare le pagine Facebook di Infofebbio (tel: 333 4734275) e del rifugio Armaduk (tel: 335 5789266). 

Ecco la fotogallery

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