Pur di danneggiare il Parmigiano Reggiano ci si inventa di tutto (di Lino Franzini sindaco di Palanzano)

Riceviamo e pubblichiamo

Recentemente abbiamo constatato dove possono arrivare certe “stro…te”, perdonatemi il termine, diffuse da chi ha interesse a danneggiare a livello mondiale un prodotto d’eccellenza come il Parmigiano Reggiano.

Con la motivazione di dichiarare guerra a determinate malattie cardiovascolari e altre, si insinua che anche Sua Maestà il Re dei formaggi, il Parmigiano Reggiano, potrebbe ricadere nell’elenco di prodotti da evitare! E' assurdo! Bene ha fatto l’attuale Ministro delle Politiche Agricole ed Alimentari Gian Marco Centinaio a definire questa notizia “Pura follia”.

Quanto accaduto sta a dimostrare che il potere di qualcuno può stravolgere la verità, si possono diffondere a caratteri cubitali sui mass media del mondo intero notizie false e prive di fondamento senza che nessuno ti imponga di ritrattare la notizia allo stesso modo, con la stessa evidenza, e direi, con le dovute scuse.

Purtroppo ci rendiamo conto che il potere del Parmigiano Reggiano non è nelle mani dei produttori o nelle mani del Consorzio, ma nelle mani di chi può strumentalizzare certe informazioni; ma chi sono costoro che possono manovrare persone e usare testate giornalistiche a vantaggio di uno o dell’altro? Quando scopriremo chi sono costoro sapremo chi ha il potere in mano.

In questo potere inserisco molti di quelli che da oltre 30 anni diffondono notizie false e infondate sulla Diga di Vetto, definita nel 1987 su Decreto del Ministro delle Politiche Agricole, il bergamasco Filippo Maria Gandolfi  “Urgente ed indifferibile” proprio per le terre del Parmigiano Reggiano, opera a cui veniva data valenza nazionale in quanto avrebbe contribuito a ridurre la risalita del cuneo salino dal mare tramite l’asta del Po.

Ma come si sa qualcuno riuscì a far sospendere i lavori appaltati e avviati, e per anni son stati diffusi a caratteri cubitali pericoli Vajont (inesistenti, manca un monte Toc); cambiamenti climatici epocali; nebbia permanente sulla Valle dell’Enza; che l’opera avrebbe causato la morte delle lontre (inesistenti) e della Valle dell’Enza (esattamente il contrario della verità), e tanto altro; con il solo intento di riuscire a bloccare quest’opera che avrebbe messo alla pari i produttori del Parmigiano Reggiano con altri produttori di formaggi stagionati dell’oltre Po, che per produrre il loro formaggio hanno tutta l’acqua che vogliono dai laghi e dalle centinaia di dighe presenti lungo le Alpi.

Ma se c’è una cosa che ha fatto male a me ma principalmente all’agricoltura e a chi ha subito danni, è il potere politico che non ha mai sostenuto quest’opera, anzi ne ha impedito la ripresa dei lavori dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione; e che solo ora di fronte a centinaia di milioni di Euro di danni causati da siccità e alluvioni, danni che potrebbero ripetersi per i cambiamenti climatici e che la Diga di Vetto avrebbe evitato ed eviterebbe completamente, ha compreso che non poteva più persistere su questa decisione che avrebbe ulteriormente danneggiato la culla del Parmigiano Reggiano e tanti altri prodotti locali, oltre a mettere in serio pericolo i comuni a valle come Sorbolo e Brescello.

Lino Franzini Sindaco di Palanzano e Presidente del Consorzio BIM Enza

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Un Commento

  1. Gutta cavat lapidem (la goccia perfora la pietra): spero che le tue continue “invocazioni” per la costruzione della Diga di Vetto trovino prima o poi un riscontro oggettivo, per il bene di tutta la Val d’Enza e non solo. Un caro saluto.

    (Ivano Pioppi)

    Rispondi

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