Dal turismo al punto nascite: “Caro Bonaccini, lei ha una grande opportunità”

Nadia Vassallo

Parliamo di turismo. Nadia Vassallo, 53 anni, esercente, è presidente della Delegazione Confcommercio di Castelnovo. Di questi tempi, Nadia, molti quotidiani si sono profusi in analisi dell’andamento turistico a stagione in corso. Come è andata secondo il vostro osservatorio?

“Non abbiamo ancora dati precisi. C’è chi ha parlato di più 40%: se questo fosse  +40 % in Appennino sembra essere un dato positivo, almeno per gli operatori del turismo non certo per il commercio al dettaglio che non ne ha beneficiato”.

Lei è commerciante, a Castelnovo si sono visti punti di eccellenza, come il rinnovato Centro commerciale naturale, ma anche parcheggi deserti nei sabati di luglio: come è andato il turismo nel capoluogo?

“La ricostituzione non solo sulla carta del Centro Commerciale Naturale è un dato positivo ma c'è moltissimo  da fare e i risultati non dipendono solo  dai singoli commercianti ma anche dai  cittadini . Penso  che se Castelnovo, e la montagna, vuole tornare ad essere attrattiva per i turisti prima deve esserlo per chi ci abita. Più che riempire i parcheggi di macchine dobbiamo riempire le strade e le piazze di persone e creare occasioni e luoghi d'incontro e non mandarli deserti tranne che negli eventi più eclatanti e dispendiosi. Un impegno maggiore in tal senso dall'amministrazione è auspicabile. Nel capoluogo a luglio non si sono percepite presenze di turisti e paradossalmente si sono viste attività chiuse per ferie. Chi come me vive di commercio da più di 30 anni fatica a credere che possa essere possibile, ma l'iter è purtroppo verso il basso. Usciamo dalle nostre case. Torniamo a vivere il centro”.

La Regione Emilia-Romagna afferma che nel 2018 il turismo è cresciuto in tutti i comparti, Appennino compreso: è d'accordo?

“I dati, come sempre, possono essere letti in più modi. Se le presenze in Appennino sono in crescita bisognerebbe anche dire che lo sono nel fine settimana e solo per alcuni luoghi”

Ad esempio?

“Il più eclatante:  la Pietra di Bismantova con migliaia di presenze all'anno che non interagiscono minimamente con Castelnovo è l'emblema di questa situazione. Inoltre chi ha maggiori introiti da questo incremento? Pubblici esercizi e aziende ricettive? Ricordiamoci che la settimana non è fatta solo di week and e che la tassazione a cui siamo soggetti non ci fa sconti. E’ anche per questo che chiediamo un cambio di tendenza sia per le imposte dirette che indirette. No all'aumento dell'iva, ci affosserebbe. La montagna è una zona delicata e come tale va trattata. I nostri numeri sono diversi da quelli delle località più famose e di mare e abbiamo bisogno di investimenti mirati e detassazione”.

A proposito di numeri, lei incontra nella sua attività di esercente molte persone: da dove provengono?

“L'estate ormai si può ricondurre all'ultima settimana di luglio e il mese di agosto. Nel mio negozio in queste settimane le presenze si dividono a metà: 50% di persone locali e 50% provenienti da fuori. Di questi ultimi, la maggior parte è comunque rappresentata da persone originarie della montagna che tornano a riaprire le case di famiglia, non è tanto turismo quanto villeggiatura, con annessi e connessi. Qualche straniero sudamericano quest'anno ha vivacizzato il mio lavoro”.

E durante i mesi invernali?

“Si lavora grazie alle persone residenti. Che non sono molti e, per molti di noi, si è reso necessario iniziare le vendite online per far fronte alla nuova abitudine dell'acquisto elettronico e alla vecchia e cara tendenza di recarsi nei grandi centri commerciali ritenuti, molte volte erroneamente, più a buon mercato”.

Si può parlare di tre fasce di turismo per l'Appennino, crinale, medio appennino e collina? Con quali differenze?

“Negli ultimi anni ha preso piede maggiormente il crinale mordi e fuggi. Il medio Appennino regge per i servizi presenti, ospedale, negozi e uffici vari. Un sistema che a fatica ha retto la crisi, perdendo pezzi importanti. La collina sarà sicuramente meta di chi visitando le città di pianura ha voglia di vedere un po' di verde senza fare troppa strada. Sarebbe auspicabile mettere in rete queste  tre zone con la stazione medio padana e creare pacchetti di offerte turistiche con prezzi interessanti e calmierati. La promozione si fa con un occhio di riguardo al rapporto qualità/prezzo”.

Destinazione turistica Emilia, ha portato quale novità? Se sì quali?

“Si fa molta fatica e Destinazione turistica è ancora troppo di nicchia, relegata tra gli addetti ai lavori del turismo da cui il commercio é praticamente tagliato fuori ed è un errore grossolano. Gli operatori commerciali sono quelli più a stretto contatto con chi arriva in un posto nuovo”.

L'Osservatorio della Camera di Commercio snocciolava dati certi sul turismo. Ora, da tempo, non si hanno più dati certi sul contesto Appennino…

“Se si potessero sapere le quasi reali presenze si potrebbero organizzare ‘cose’ senza disperdere energie sia economiche che lavorative” .

Lei crede sia da considerare come turista anche chi non pernotta (l’impostazione regionale considera turisti solo coloro i quali pernottano)?

“Dovrebbero essere considerati turisti tutte le persone che si avvicinano ad un territorio per trascorrere del tempo libero. Le persone vanno accolte e trattate con gentilezza e serietà sia che si fermino per un pranzo e via sia  che soggiornino per un periodo qualsiasi. Per lo meno questo è il principio con cui da sempre tratto il cliente : è il benvenuto sia che compri un pacco di pannolini che un intero corredo per il proprio bimbo”.

Lei, in altra veste, come coordinatrice del Comitato Salviamo Le Cicogne, per la tenuta (ora riapertura) del Punto nascite castelnovese, si è confrontata molto con la Regione: crede che l'offerta di servizi, come il Punto nascite, centri qualcosa anche con la vitalità turistica di un posto, oppure no?

“Certo, anche il Punto nascite. Può non essere prioritario come dice qualcuno, e non è il mio pensiero, ma è dalla cura che si dà ai più deboli, a chi è più fragile a chi deve ancora venire al mondo, che si capisce quale sia il vero amore per tutto il resto. Accudire i futuri cittadini, ancora non nati, con un servizio come il Punto nascite è testimonianza di cura per tutto il resto, territorio compreso. Ricordiamoci che il Punto nascite in Appennino c'era, funzionava. Più semplice svuotarlo per chiuderlo. Quest'estate  ho visto diverse donne incinta ed alcune incredule di quello che è successo”.

Cosa direbbe in merito al governatore Bonaccini?

“Gli direi che aver chiuso il punto nascita è stato un approccio da ragioniere o da arbitro, mentre noi abbiamo bisogno di persone con visioni strategiche che sappiano progettare un futuro diverso. Chiudere il punto nascita è chiudere pezzo dopo pezzo l’ospedale e la vita in montagna: è accontentarsi di una residenza da doppie case che è insostenibile per le persone, per il sistema produttivo ed economico e per il territorio stesso. In una Regione dalle grandi contraddizioni, dove da una parte c’è un’alta qualità di vita, una agricoltura importante prodiga di eccellenze, un sistema di servizi efficiente, di converso ci sono il più grande inquinamento dell’aria del pianeta, la voracità del territorio con la cementificazione e i più alti tassi di malattie da tumore. Occorre invertire il trend che vede da decenni le persone concentrarsi in pianura e disabitare la montagna, con sempre maggiori rischi idrogeologici. Occorre una strategia per dare attrattività alla montagna: riaprire il Punto nascita è il punto di rinascita dell’intera montagna e solo chi guida la Regione ha questa grande responsabilità ed opportunità di realizzarla”.

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3 Commenti

  1. Io e la mia famiglia frequentiamo Castelnovo ne Monti da quando nel 2004 abbiamo comprato casa per le vacanze a Cerreto Laghi. Quando rimango più giorni a Cerreto e quando soprattutto sul Crinale trovo brutto tempo, fare una girata a Castelnovo per negozi mi appare come un’opportunità, i 45 di macchina per me non sono un problema. Perchè scrivo questo commento? Perchè in tutti questi anni non ho conosciuto una persona di tutte quelle che hanno casa a Cerreto Laghi ( e sono tanti…) che facciano come me. Senza voler fare alcuna polemica, a mio avviso, sarebbe opportuno lavorare con maggiore sintonia reciproca in campo comunicativo, tra Crinale e le attrattive dei paesi più o meno limitrofi al Crinale stesso.

    Miriano

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  2. Mi trova senz’altro d’accordo il concetto espresso dalla presidente della Delegazione Confcommercio di Castelnovo, laddove dice “se Castelnovo, e la montagna, vuole tornare ad essere attrattiva per i turisti prima deve esserlo per chi ci abita”, anche perché se la montagna perde chi, da residente, svolge le cosiddette attività primarie, e chi esercita quei mestieri di cui necessita una comunità, anche il turismo è destinato a subirne le conseguenze, e ne risente in primo luogo il tessuto sociale (intorno a cui ruota di fatto la vita di una collettività).

    Anch’io vedrei poi con favore “un cambio di tendenza sia per le imposte dirette che indirette”, argomento non nuovo sulle pagine di Redacon, perché ritengo che la strada delle agevolazioni fiscali sia la via più semplice e diretta per sostenere chi “fa impresa”, come si usa dire intendendo l’espressione in modo estensivo, ossia rivolta ai vari settori, e proprio per questo mi augurerei che la tassazione a cedolare secca venisse estesa anche ai canoni d’affitto che non riguardano le sole abitazioni (semmai alla condizione che si tratti di affitto non libero bensì del tipo “concordato”).

    P.B. 21.08.2018

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  3. Premetto che il ragionamento che faccio riguarda meno Castelnovo e più la zona più vicina al crinale. Credo che il problema maggiore da porsi sia quello della formazione di una classe imprenditoriale che sappia occuparsi di turismo. Facciamo un esempio, parliamo di una delle aree che in questi ultimi anni si sta riprendendo dalla crisi degli anni passati, ovvero Febbio. La gran parte delle attività che hanno beneficiato della ripresa non sono in mano a gente del posto, a partire da chi gestisce gli impianti, ai negozi di articoli sportivi o ad alcune attività di ospitalità/ristorazione che vanno per la maggiore. Si tratta chiaramente in alcuni casi di maggiore capacità di investimento da parte di chi viene da fuori, ma c’è anche una maggiore capacità nell’interagire col turista, che in ampie aree è completamente assente. Se è positiva la presenza di imprenditoria turistica di “piansani” innamorati della montagna, è anche chiaro che porterebbe ad una maggiore ricchezza della montagna il fatto che fossero imprenditori locali a gestire le attività. Il mordi e fuggi lamentato nell’intervista riguarda tutte le attività turistiche, quindi bisogna farsene una ragione. Occorre però tenere presente che è molto carente l’offerta ricettiva, soprattutto sul piano qualitativo. In tutto l’Appennino le attività ricettive che offrono servizi al passo coi tempi si contano delle dita di una mano, al massimo due, ma non credo ci si arrivi. Per intenderci, ad esempio a Febbio pernottare per una notte in una struttura moderna è quasi un’impresa. Spesso con prezzi delle strutture fatiscenti che sono paragonabili a quelli di località ben più rinomate. Anche da lì si può trarre una lezione, chi ha successo non è necessariamente chi offre il prezzo più basso, ma chi offre il prodotto migliore, intendendo come prodotto non solo la qualità di ciò che si vende ma anche la cura del luogo e la cortesia verso il cliente. Ma anche dalle parti di Ramiseto le cose non vanno nettamente meglio. Quindi esiste un mordi/fuggi legato a scelte del turista ed uno di fatto obbligato. Non so se l’indirizzo turistico di Castelnovo Monti formi ad alti livelli, sicuramente si può però in generale sperare che sia dalle nuove generazioni che arrivi quel salto di qualità che la bellezza del nostro Appennino merita.

    (Piansano)

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