Turismo, occorre saperlo fare: la risposta di un lettore

La stazione di Febbio

Premetto che il ragionamento che faccio riguarda meno Castelnovo e più la zona più vicina al crinale. Credo che il problema maggiore da porsi sia quello della formazione di una classe imprenditoriale che sappia occuparsi di turismo. Facciamo un esempio, parliamo di una delle aree che in questi ultimi anni si sta riprendendo dalla crisi degli anni passati, ovvero Febbio. La gran parte delle attività che hanno beneficiato della ripresa non sono in mano a gente del posto, a partire da chi gestisce gli impianti, ai negozi di articoli sportivi o ad alcune attività di ospitalità/ristorazione che vanno per la maggiore. Si tratta chiaramente in alcuni casi di maggiore capacità di investimento da parte di chi viene da fuori, ma c’è anche una maggiore capacità nell’interagire col turista, che in ampie aree è completamente assente. Se è positiva la presenza di imprenditoria turistica di “piansani” innamorati della montagna, è anche chiaro che porterebbe ad una maggiore ricchezza della montagna il fatto che fossero imprenditori locali a gestire le attività. Il mordi e fuggi lamentato nell’intervista riguarda tutte le attività turistiche, quindi bisogna farsene una ragione. Occorre però tenere presente che è molto carente l’offerta ricettiva, soprattutto sul piano qualitativo. In tutto l’Appennino le attività ricettive che offrono servizi al passo coi tempi si contano delle dita di una mano, al massimo due, ma non credo ci si arrivi. Per intenderci, ad esempio a Febbio pernottare per una notte in una struttura moderna è quasi un’impresa. Spesso con prezzi delle strutture fatiscenti che sono paragonabili a quelli di località ben più rinomate. Anche da lì si può trarre una lezione, chi ha successo non è necessariamente chi offre il prezzo più basso, ma chi offre il prodotto migliore, intendendo come prodotto non solo la qualità di ciò che si vende ma anche la cura del luogo e la cortesia verso il cliente. Ma anche dalle parti di Ramiseto le cose non vanno nettamente meglio. Quindi esiste un mordi/fuggi legato a scelte del turista ed uno di fatto obbligato. Non so se l’indirizzo turistico di Castelnovo Monti formi ad alti livelli, sicuramente si può però in generale sperare che sia dalle nuove generazioni che arrivi quel salto di qualità che la bellezza del nostro Appennino merita.

https://www.redacon.it/2018/08/21/dal-turismo-al-punto-nascite-caro-bonaccini-lei-ha-una-grande-opportunita/

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Un Commento

  1. Confermo e sottoscrivo in toto, spostarsi da Cerreto Laghi e pensare di trovare tanto facilmente una struttura adeguata ai tempi moderni non è affatto facile, soprattutto nella zona di Febbio. Che io sappia, senza voler far nomi, sull’Appennino reggiano qualcosa di buono ultimamente hanno fatto a Collagna e a Castelnovo ne’ Monti, mentre a Febbio puoi trovare sistemazione adeguata solo tipo B&B. In realtà 2 alberghi molto belli ci sarebbero nelle vicinanze, uno a Villa Minozzo e l’altro a Civago, io li seguo online anche sui rispettivi siti e social, mai una volta che abbiano scritto che a Febbio ora si scia e ci sono attrattive varie. Una domanda: ma da quelle parti esistono ancora criticità legate al campanile oppure è solo una miopia dei due albergatori? In entrambi i casi rimane difficile pensar di fare bene il turismo a 360 gradi, giusto che i profitti di chi ha investito ultimamente a Febbio venendo da fuori, vadano soprattutto e quasi esclusivamente a loro.

    (Miriano)

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