E se scoprissimo l’Africa?

 

 Si terrà sabato 22 settembre a partire dalle ore 19.00 al parco Matilde (ex Pagoda) a Carpineti, la serata dal titolo “Filo diretto con l’Africa”. Si tratta di una occasione di approfondimento e riflessione sui problemi che affliggono l’Africa, attraverso il racconto dei progetti che da anni Padre Filippo Ganapini (per gli amici “Filo”), nato a Parma da genitori di Carpineti e da sempre frequentatore dell’Appennino reggiano, porta avanti ad Abechè in Ciad, nel cuore dell’Africa.

Il programma della serata prevede cena ai tavoli con un menù della tradizione (antipasti misti, pasta al ragù, pollo con patate fritte e torte locali) che sarà allietata dai racconti, anche attraverso foto e video, a cura di Marco Borghi, carpinetano che, ad inizio del 2018 ha lavorato al fianco di Padre Filo in Ciad per alcuni mesi. A presentare la serata sarà Damiano Pignedoli di Marola, cugino di Padre Filo.

Il ricavato della cena sarà completamente devoluto alla Missione di Padre Filippo e sarà destinato al progetto “Bimbi a scuola” per il sostegno dell’alfabetizzazione dei bambini e delle bambine di Abechè in Ciad. Per informazioni e per prenotazione della cena (entro il 15 settembre):  Marco Borghi: 329.9375165; Andrea Predieri: 339.4007795, oppure: filodirettociad@gmail.com. Costo della cena: 20 euro gli adulti, 10 euro i bambini.

Alla serata interverrà John Mpaliza, congolose, attivista dei diritti umani che da anni è impegnato nella sensibilizzazione delle Istituzioni internazionali in particolare sul tema dello sfruttamento del coltan in Congo, minerale prezioso utilizzato anche per la realizzazione di tablet e smartphone, la cui estrazione, controllata da gruppi paramilitari, alimenta la guerra civile e lo sfruttamento del lavoro minorile, oltreché il degrado ambientale.

 

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Un Commento

  1. La pista che da N’goury scendeva a N’djamena tra le morbide colline di sabbia e argilla e i catini dei polders, non era che un wadi per la maggior parte dell’anno: ti attraversava la gazzella, non vedevi mai l’elefante ma sciami di scimmie a saccheggiare datteri. Una volta, nel periodo delle pioggie, le piogge avevano invaso la pista cancellandola. Per quattro giorni siamo rimasti bloccati a Massakory in capanne di fango e paglia e in una di quelle capanne c’era un frigorifero a gas pieno di barattoli di pepsi cola. Massakory era un punto appoggio perchè là c’era una sorta di pista d’atterraggio dove Jean Marie, un ex legionario che sembrava uscito da un romanzo di Hemingway, sarebbe venuto giù a prenderci. Jean Marie raramente era sobrio e l’unica volta che lo ho trovato sobrio è stata la volta che mi ha terrorizzato. Quella volta, però, bastarono pochi metri di quota e la virata su N’djamena per mandare a memoria un’emozione che non dimenticherò mai. Il deserto, attraversato durante l’anno sui fuori strada, era un biliardo verde pieno di mille colori. I fiori dell’Africa.

    (giovanni annigoni)

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