Socialmonti / Non dar retta a quella mail: minacce e ricatti in rete a scopo di estorcere denaro

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

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 Arriva nella casella di posta elettronica e pare mandata da voi stessi.

Inizia con un chiaro avvertimento: il tuo account è stato hackerato. In altre parole, siamo entrati nel tuo computer.

La mail continua dicendo che sanno tutti i siti (anche hard) che hai visitato, le persone e i messaggi. Le attività (presunte) erotiche svolte in cam.

Per arrivare al ricatto finale: versa 300 euro su un numero di conto Bitcoin. Pena essere esposto pubblicamente e veder svelata la tua vita “segreta”.

La chiusa è una frase pseudo moraleggiante che recita più o meno così: ci dispiace ma certi comportamenti scorretti si pagano. Se non volevi essere diffamato ci pensavi prima.

Si tratta di “sextorsion” un vero e proprio ricatto a sfondo sessuale.

Chi legge resta sconcertato e, sebbene abbia la fedina sociale intonsa, inizia a pensare su che razza di siti anche per errore possa aver cliccato, pensa se ha rivelato chissà quali informazioni in chat, e così via.

Risultato: ansia, malessere e un senso di intrusione, soprattutto al pensiero che qualcuno ci stia spiando in “casa nostra”, la nostra casella email.

Ovviamente questa mail è falsa e c’è chi l’ha ricevuta anche in inglese.

Una volta cestinata però restano aperti interrogativi sulle nuove pratiche comunicative da cui siamo subissati e a nostra volta utilizziamo più volte al giorno.

Ben venga questa mail allora, che come una doccia fredda ci ricorda di lasciare meno tracce possibili scritte.

Di non fare mai come pollicino che con le sue briciole tracciava il suo passaggio.

Non scriviamo MAI informazioni che non vogliamo essere spiate (numeri di conto, dati sensibili, e soprattutto foto compromettenti inviate anche per scherzo). Pensiamo che essere in rete o in chat è come essere in piazza, o al bar.

Cestiniamo queste mail, ma dell’inquietudine facciamone tesoro per ridimensionarci, diffidare e immaginare brutte conseguenze. Usiamo i nostri device (dispositivi) per vivere meglio. Proteggiamoci da possibili hackers e assaltatori telematici.

Questa volta è un fake (termine che sta a significare "falso", "contraffatto", "alterato"), ma pensiamo che prima o poi i borseggiatori virtuali arrivino a rubarci parole, password e pensieri.

Lasciamoli a mani vuote.

Ameya Canovi *

 

 

* Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

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