Cosa costerà alla montagna questa indecisione economica? Parla l’esperto

Le notizie di natura economica e finanziaria che entrano quotidianamente nelle nostre case generano non poche preoccupazioni. Direttamente tra chi ha i propri risparmi investiti, indirettamente nel lungo periodo. Per fare un po' di chiarezza ci siamo rivolti al product manager finanziario Franco Quaretti, già nostro collaboratore in materia.

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Spread, debito pubblico, Def, reddito di cittadinanza, legge Fornero, flat tax. Nelle nostre case come nei luoghi di lavoro sempre più spesso se ne parla con emozioni e sentimenti che si alternano alimentando speranze e preoccupazioni.

Senza entrare nel merito di scelte politiche che non mi competono, è indubbio che le recenti elezioni italiane hanno sentenziato in modo inequivocabile il forte bisogno di cambiamento, di riavvicinare la politica ai bisogni veri dei cittadini e l’insofferenza verso un sistema che nel rinnegare valori ed etica ha inevitabilmente perso credibilità.

Forte del consenso avuto la nuova coalizione sembra fermamente intenzionata a concretizzare le promesse elettorali o quantomeno quelle riportate nel contratto di governo. Verrebbe da dire: finalmente! Passare dalle promesse ai fatti è l’unica strada per ritrovare credibilità e ben vengano le azioni e i provvedimenti concreti. Quello che però lascia perplessi e preoccupa è l’atteggiamento ostentato dai politici ai vertici dell’attuale coalizione che mi sembra confondano la coerenza con l’arroganza e una superficialità imbarazzante.

Frasi del tipo: “lo spread me lo mangio a colazione”, “ se Banca d’Italia ha qualcosa da dire si presenti alle elezioni” non fanno bene alla politica, ma soprattutto fanno del male al nostro Paese già martoriato. Recentemente sono stato all’estero e parlando dell’Italia ho sentito dei commenti che mi hanno ferito perché non si può rimane indifferenti al sentirsi dire letteralmente che "ci ridono dietro".

Certamente si può obiettare sulla legittimità di questo, ma comunque è sintomatico di come anche fuori dai nostri confini i nostri politici non sono credibili e questo ha effetti devastanti sulla possibilità del nostro Stato di attirare capitali e risorse di cui abbiamo enormemente bisogno. Chi ricopre certi incarichi dovrebbe misurare le parole con un bilancino da farmacista perché è ben diverso il peso di una sciocchezza che posso dire o scrivere io rispetto ad un premier o un ministro.

Le polemiche quotidiane sullo spread mi lasciano allibito. E’ chiaro che l’attuale governo se vuole anche solo parzialmente dar corso alle promesse elettorali, in assenza di risorse, deve attingere al debito e non è certo uno scandalo passare dallo 0,8% al 2,4% di deficit, ma se la manovra presentata è criticata dagli addetti ai lavori e viene nei giudizi migliori definita debole e con poche risorse destinate agli investimenti che sono fondamentali per tornare alla crescita, più che arroccarsi a difesa delle proprie posizioni (legittime ci mancherebbe) forse sarebbe opportuno quantomeno dimostrare diplomazia, sforzarsi di fornire chiarimenti e rassicurazioni e non farsi del male da soli prestando ulteriormente il fianco alla speculazione.

Che ci fossero tensioni sullo spread era inevitabile, ma con il livello di indebitamento che abbiamo anziché preoccuparsi di fare il possibile per tenerlo sotto controllo, continuare a dire che non ci facciamo comandare dai mercati, né dalle agenzie di rating, è corretto dal punto di vista formale, ma folle da quello sostanziale. Ogni punto percentuale di spread in più significa avere un peso potenziale annuo di interessi superiore ai 20 miliardi, della serie l’impennata dello spread ha già potenzialmente bruciato tanti miliardi quanto ne prevede la manovra finanziaria. Ne ha una prova chi oggi avesse necessità di vendere i propri titoli di stato, fortemente deprezzati per le turbolenze in atto.

Se a fine mese le agenzie di rating, non avendo le necessarie rassicurazioni, dovessero classificare i nostri titoli a livello di junk bond (i cosidetti titoli spazzatura), la Banca centrale non potrebbe più acquistarli a sostegno dei prezzi come ampiamente ha fatto nei momenti di crisi e nemmeno potrebbero più essere inseriti nei più importanti fondi obbligazionari proprio perché non rispetterebbero i requisiti minimi di affidabilità.

Non dimentichiamo infine che buona parte del nostro debito pubblico è in mano alle nostre banche ed ai nostri risparmiatori che certo non possono essere contenti di aver perso in poche sedute migliaia di euro di valorizzazione dei nostri titoli. Da una parte vogliamo proporre agli italiani i  Conti individuali di risparmio (i cosiddetti Cir, finalizzati a sostenere l'acquisto di titoli di stato italiani da parte degli stessi italiani, grazie ad agevolazioni fiscali) per sostenere il nostro debito (giustissimo), ma dall’altra lo stiamo affossando!

Anche le polemiche e gli attacchi continui alle banche andrebbero forse calibrati in modo più accurato. Se alcuni banchieri hanno fatto delle porcherie inenarrabili sarà il caso di punirli e fare azioni risarcitorie nei loro confronti come nei confronti di chi palesemente e impunemente sin ora ha truffato, rubato o anche solo per negligenza ed incompetenza arrecato danno ma questo è ben lontano dal mettere in condizioni di criticità tutto il sistema bancario.

Quell’Europa che tanto critichiamo ha ben definito le regole, i comportamenti e le competenze che devono contraddistinguere un vero servizio di consulenza. Se vogliano tutelare i risparmiatori, specie i più deboli e le persone anziane, dobbiamo elevare il livello di cultura finanziaria (siamo tristemente in fondo alle classifiche internazionali su questo fronte) e fare in modo che le scelte dei risparmiatori siano dettate dalla consapevolezza e non dalla paura.

 

(Franco Quaretti)

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11 Commenti

  1. Ci hanno uccisi di tasse, ora non vogliono perdere il potere, a mio avviso lo spread e i mercati sono una montatura per spaventarci, presto si vota per l’Europa.

    Anonimo

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  2. Mah certamente il sig. Quaretti è un esperto ma pare veramente uno dei tanti gufi che ci sono in questo momento quando ipotizza addirittura la possibilità che i nostri titoli possano essere considerati titoli spazzatura, mi pare sia importante mostrare decisione quando si deve tener fede a promesse elettorali finalmente a favore del “popolo”, non penso che i mercati reagiscano a semplici frasi dette per mostrare sicurezza in quello che si fa, infine lo stesso spread non era molto inferiore quando c’erano altri a governare proni all’Europa e “contro” gli interessi degli italiani

    Fernando

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  3. I commenti sopra sono l’ennesima dimostrazione di quanto in italia si è smesso di studiare e ragionare su fatti e dati.

    Ma con che cavolo di criterio dite che i mercati sono una montatura? Avete mai fatto investimenti? Mutui?

    Quaretti é un esperto ma gufo? Su quali fatti dite che è un pessimista?
    Chi lo paga il debito che verrà fatto?

    Alberto

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    • Gent.le sig. Alberto non credo si riferisca a me, lo so bene che i mercati non sono una montatura, poi nel passato abbiamo visto fior di esperti fare delle previsioni completamente sbagliate, non sono infallibili neppure loro, in questo caso mi sembra assurdo, ridicolo anche solo ipotizzare che alla fine di questo mese i titoli italiani possano diventare spazzatura chiunque lo dica.

      Fernando

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      • Per evitare incomprensioni tengo a precisare che non prevedo che a fine mese i nostri titoli verranno classificati a titoli spazzatura e tantomeno me lo auguro.
        Volevo però sottolineare come stiamo giocando con il fuoco a rischio di sgradevoli scotttature.
        Attualmente il debito italiano è classificato appena due scalini sopra il livello di junk bond e prevedo, questo sì, che a fine mese ci sarà un taglio che ci porterà pericolosamente ad un solo livello sopra il junk bond.
        Se continuiamo come oggi a far scendere lo spread che è già a 327 e oltre al taglio le agenzie di rating emettessero , che non è da escludere, un outlook negativo , diventerebbe il preludio per un futuro difficile.
        Scene come quella di ieri dove un premier cerca di spiegare la bontà di una manovra appena presentata quando un vicepremier in televisione dichiara che il testo non è quello concordato e l’altro vicepremier e in Russia e non è direttamente messo a conioscenza di quanto sta succedendo non mi aiuta ad essere tranquillo.

        Franco Quaretti

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  4. A me di numeri non interessa niente, bisogna che ci lasciano campare, alla scorsa politica ho sempre dato fiducia ma ora non più.

    Anonimo

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  5. Quello che leggiamo sui giornali e ascoltiamo sui telegiornali, purtroppo, è solo propaganda antigovernativa. Per quanto riguarda il parere dei mercati, faccio riferimento a quanto affermato da JP Morgan, la banca d’affari americana: “Le nostre strategie di investimento sono da sempre orientate dai fondamentali e dalla valutazione sul rapporto rischio/rendimento. Ad oggi crediamo che l’incertezza politica sia adeguatamente remunerata: per questo alcuni dei nostri fondi stanno aumentando l’esposizione in BTp. I problemi dell’Italia sono ben noti ma non si possono trascurare i punti di forza come il surplus della bilancia commerciale e l’avanzo primario”, e ancora: “Il problema numero uno per l’Italia è il debito ma, allo stato attuale, la sua sostenibilità non è in discussione. La variabile chiave sarà la crescita economica e crediamo che le misure messe in atto dal governo possano essere di stimolo per l’economia”. Dunque, se osserviamo i fondamentali, l’Italia ha un forte avanzo primario (unica tra i paesi europei ad avere un avanzo primario costante nel tempo), ed è tuttora in surplus commerciale (unica, insieme alla Germania). La riduzione del rapporto debito/PIL si ottiene aumentando il PIL, cioè con la crescita economica, come notato, appunto, da JP Morgan. Le politiche di austerità ci hanno portato dodici anni di recessione economica, problemi alle banche nel recupero dei prestiti, sofferenza del tessuto industriale (l’Italia è un Paese manufatturiero). Le politiche di austerità ci ridurranno ad una colonia franco-tedesca: i francesi ci compreranno le banche e le assicurazioni a prezzi di saldo (già lo stanno facendo) e i tedesche, le fabbriche (vedi Ducati e Lamborghini). I politici delle passate amministrazioni hanno tutti la Legion d’Onore francese… Mi meraviglio che un esperto utilizzi acriticamente tutto l’armamentario della propaganda eurista, riassumibile sotto l’ossimoro di ‘austerità espansiva’. L’austerità espande l’economia come è accaduto in Grecia: la distruzione dell’economia (ma i conti sono in ordine, la povertò dilaga, il Paese è stato comprato dai tedeschi e dai cinesi). Se vogliamo il debito pubblico al 30%, prendiamo esempio dai paesi virtuosi: Congo, Nigeria e Botswana, per esempio, sono tutti sotto il 20% del PIL. Ben venga, un cambiamento orientato alla crescita economica! (commento firmato)

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  6. tutti esperti… nessuno sa!

    1963

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  7. Avevo già letto il report di Jp Morgan e ben vengano giudizI positivi di questo tipo.
    Nel frattempo il loro giudizio non ha impedito il taglio del rating da parte di Moody’s, così come resta un fatto oggettivo che dal maggio scorso gli investitori esteri hanno venduto oltre 66 miliardi di titoli italiani.
    Il mio intervento è stato un richiamo ad una politica attenta e responsabile che ridurrebbe preoccupazioni e rischi ma non ho mai gufato contro il nostro paese e visto che cerco di essere vicino e di aiuto nella tutela dei patrimoni dei clienti che seguo ben vengano notizie e fatti positivi.
    Detto questo non intendo intervenire ulteriormente ad altri eventuali commenti assolutamente legittimi perché non voglio minimamente fare polemica con nessuno. Ho scritto, mi pare in modo rispettoso, quello che penso. Il tempo ci dirà se certe decisioni e comportamenti saranno stati opportuni o meno.

    Franco Quaretti

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    • Moody’s non è quella agenzia che, fino ad un paio di settimane prima, assegnava una tripla A ai mutui subprime (quelli di Lehman Brothers, per intendersi)? Lo stesso Mario Draghi ha avuto parole dure sul ruolo e l’affidabilità delle agenzie di rating. Ad ogni modo, quello che viene preso in conto dagli operatori è l’outlook, e anche quello di Moody’s è stabile. Del resto, Moody’s assegna un A2 al Botswana, Paese in cui il reddito medio si aggira sui due dollari al giorno… Vogliamo dirlo, che l’Italia ha qualche risorsa in più, rispetto al Botswana? Sulle vendite di titoli, a parte che le notizie del Sole24ore sembrano costruite ad arte per scatenare il panico, ricordo che se i titoli vengono venduti, non vengono bruciati nell’inceneritore ma, semplicemente, passano da una mano all’altra. Nel complesso, dal tenore delle notizie pubblicate, si direbbe che, tra giornali e telegiornali, tutti facciano il tifo per lo spread e il default dell’Italia, purché cada il governo, così impara! (commento firmato)

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  8. Parlate di cose che stanno campate solo per aria.
    Certo che fare finanziarie a favore di poveri non fa piacere a certa gente , quando sono state fatte per salvare qualche conto corrente di benestanti andava bene tutto anche sforare il deficit.
    Voi volete solo indirizzare la gente a votare come credete voi inculcando terrore e spaventandola a proposito di possibili catastrofi,
    Ma qui’ errate perche’ ormai il vostro giochino non funziona piu’ e qui diventiamo protagonisti noi con il nostro voto unica cosa ormai che ci avete lasciato in democrazia per controbattervi.

    1963

    Rispondi

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