Montagna al centro: taglio dell’Irap, investimenti per la sicurezza del territorio e viabilità. Bonaccini alla Conferenza regionale della montagna

Conferenza regionale montagna, Bonaccini, Uncem (26/10/18)Quindici milioni per tagliare o azzerare l’Irap per le imprese di montagna; un piano di investimenti per la messa in sicurezza e la viabilità del territorio appenninico sostenuto da una parte significativa dei 360 milioni di euro liberati dal recente accordo Stato-Regioni; una proposta di riordino territoriale che riconosca alle Province le risorse necessarie per esercitare le funzioni previste.

Dalla Conferenza regionale della montagna, organizzata a Bologna dall’Uncem, il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha lanciato la propria proposta per l’Appennino, la parte più pregiata ma anche più fragile del territorio regionale. “La montagna è stata ed è al centro delle politiche di questa Regione. Vivere e lavorare in montagna non è la stessa cosa che farlo in pianura- ha detto-. Vogliamo che questa difficoltà sia riconosciuta e compensata perché tutti i cittadini abbiano davvero pari diritti e pari opportunità. Non in astratto ma nel concreto, rimuovendo ostacoli quando è possibile, compensandoli quando non lo è”.

Per quanto riguarda la fiscalità di vantaggio, la proposta illustrata da Bonaccini prevede un taglio dell’Irap di almeno un terzo per le imprese che già lavorano in montagna e l’azzeramento per un minimo di tre anni per quelle che vogliono avviare un’attività. La misura sarà sostenuta da 15 milioni del prossimo bilancio regionale che verrà approvato entro dicembre.

“Se poi il Governo deciderà di metterci anche del suo- ha sottolineato Bonaccini- molto meglio, ma quel tanto che come Regione possiamo fare, lo faremo. E per questo chiediamo che ci venga riconosciuta l’autonomia necessaria, secondo l’articolo 116 della Costituzione”. Dunque: “Uno sconto fiscale da applicarsi automaticamente e senza burocrazia” per sostenere quella rete di piccole imprese ed esercizi commerciali, quali bar, negozi di alimentari, botteghe artigiane, che sono il tessuto economico e sociale che tiene viva una comunità. Per combattere abbandono e spopolamento e dare nuove opportunità di lavoro soprattutto ai giovani.

E proprio abbandono e spopolamento sono tra le concause di quel dissesto idrogeologico che rappresenta uno dei mali storici dell’Appennino.

“Questa Regione ha già fatto molto per la messa in sicurezza del territorio- ricorda il presidente- ma la scelta fatta dal Governo di smantellare “Italia sicura” rappresenta un oggettivo passo indietro. Il rischio è, ancora una volta, quello di dover rincorrere le emergenze, senza avere alcuna certezza sulle risorse.”

Da qui la scelta di destinare proprio alla messa in sicurezza e alla viabilità delle zone di montagna - mettendola a disposizione direttamente dei Comuni montani - una “parte predefinita e significativa dei 360 milioni di euro di nuovi investimenti resi disponibili dall’accordo che ho siglato pochi giorni fa con il Governo in qualità di presidente della Conferenza delle Regioni”. Accordo che da un lato azzera i tagli previsti per le Regioni nel prossimo triennio, pari a 4,2 miliardi di euro, e dall’altro impegna le stesse Regioni a realizzare investimenti con risorse proprie per una cifra di parti importo, liberando gli spazi finanziari. Una mole significativa di finanziamenti aggiuntivi già dal 2019, che per l’Emilia-Romagna vale appunto 360 milioni di euro.

Infine, il presidente ha annunciato che, alla luce del mancato superamento delle Province, la Giunta metterà a disposizione nelle prossime settimane una nuova proposta di governance. “Se le Province rimangono - ha detto - devono poter funzionare. Non so quando il Governo interverrà ma è necessario rimettere in equilibrio il sistema. Metteremo a disposizione di Anci, Upi e Uncem una nostra proposta organica per una discussione comune. Il nostro obiettivo è ridare un po’ di certezze in più alle amministrazioni, garantendo un dialogo più efficace tra Regione e Comuni”.

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4 Commenti

  1. Bella iniziativa sig. Presidente, solo le rammento che già nel lontano 2002 circa, potrei sbagliare l’anno, ma di poco, la Regione Emilia Romagna, presidente l’on Vasco Errani, annunciava “IN POMPA MAGNA”, l’approvazione della Legge Regionale sulla Montagna, con la quale si impegnava ad impiegare almeno il 2% dell’intero bilancio regionale per le aree montane, già allora riconosciute come aree disagiate.
    di quanto annunciato allora ad oggi non si è visto nulla. Gli investimenti la Regione Emilia Romagna li ha fatti nelle aree di pianura, e turisticamente parlando sulla riviera, della montagna non è mai interessato nulla a nessuno, sino ad ora.
    cosa è cambiato?

    MB

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  2. La differenza tra il predicare bene e razzolare male si manifesta chiaramente confrontando le dichiarazioni del presidente coi fatti. Non è certo chiudendo i reparti nascite dell’Appennino che si favorisce lo sviluppo dei territori dell’Appennino. Sia concretamente che simbolicamente questo provvedimento rende ridicola ogni promessa contenuta nel discorso del presidente.

    Antonio D. Manini

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  3. Credo che la campagna elettorale con annesse promesse sia cominciata…. Il pd teme di perdere la regione dove sempre ha regnato? Lo tsunami è partito il 4 marzo e non si fermerà…

    Cristian

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  4. Posso naturalmente sbagliarmi, ma c’è un partito che – stando almeno all’evolversi delle situazioni e dei fatti – sembra arrivare abbastanza spesso in ritardo nel cogliere i segnali e gli aneliti che giungono dalla società, o tende non di rado ad interpretarli secondo la propria ottica, sovente intrisa di autoreferenzialità e improntata al “politicamente corretto”, salvo poi accorgersi, appunto con ritardo, che non era l’ottica più appropriata per comprendere la realtà delle cose.

    E’ successo con le Province, profondamente trasformate senza attendere l’esito del Referendum di fine 2016, che doveva decidere sulla loro sopravvivenza o meno, salvo poi prefigurare adesso “una nuova proposta di governance”, come si legge nel finale di queste righe, e aspettarsi semmai che il nuovo ed attuale Governo vada a ripristinarle, riportandole alla precedente veste (quasi a rimediare l’errore compiuto dalla maggioranza di allora).

    Analoga considerazione potrebbe farsi anche per quei Punti Nascita della nostra montagna che sono stati soppressi, salvo poi cercar ora di vedere in quale modo poterli recuperare, anche tramite la “Strategia Aree Interne”, come pare evincersi da un articolo di Redacon di qualche giorno fa, dal titolo “Bini a Roma al Comitato Aree Interne per parlare di servizi e punti nascite” (ragioni che potevano esser state spese da tempo, come qualcuno aveva non da oggi prospettato).

    Ci si propone infine il taglio o azzeramento IRAP, ossia l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive, nel senso che si vuole opportunamente percorrere la strada della detassazione, ma se la memoria non mi tradisce il medesimo partito non era sulla stessa lunghezza d’onda prima delle elezioni politiche del 4 marzo, allorché si oppose all’idea del centrodestra di applicare un’aliquota fiscale unica, cosiddetta flat tax, che andava proprio nel verso di una generale defiscalizzazione.

    Ogni ripensamento – se così si può chiamare – deve essere benaccetto, quando può portare beneficio al nostro territorio, anche se arriva in “zona cesarini”, ossia sul finale della legislatura regionale, facendo dire a qualcuno “credo che la campagna elettorale con annesse promesse sia cominciata….”, ma in ogni caso ci sentiamo autorizzati a pensare che se certe questioni venissero affrontate per tempo, ovvero senza troppi indugi, non ci troveremmo poi a dover rincorrere i problemi, peraltro col “fiato un po’ sospeso” (come sembrerebbe stia succedendo).

    P.B. 02.11.2018

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