Sul caso Venturi intervengono le direzioni generali delle Ausl regionali

Riceviamo e pubblichiamo

I fatti.
In tutto il mondo civile il soccorso sanitario d’emergenza è largamente svolto da personale non sanitario con addestramento sanitario d’emergenza. Non occorrono titoli accademici per saperlo. Basta andare nei civili paesi d’Europa per rendersene conto.
In letteratura scientifica non risultano evidenze di vantaggi sanitari derivanti dall’impiego di personale medico nelle emergenze territoriali.
Anche in Italia i diffusi defibrillatori automatici sono adoperati da personale laico che svolge mansioni del tutto diverse da quelle sanitaria in prossimità del defibrillatore. Questa pratica ha salvato molte vite nonostante dobbiamo forse solo alla disattenzione dell’ordine di Bologna la mancata richiesta di abolizione per violazione della sacralità dell’atto medico.
Un assessore (in quanto assessore, non in quanto medico) firma e propone alla giunta una regolamentazione del servizio di emergenza che applica alcune delle evidenze di letteratura.
Alcune, perché il servizio sanitario regionale, e anche quello italiano, è basato solo su personale sanitario, e in Emilia-Romagna la disponibilità di medici nel soccorso territoriale è maggiore che in Veneto e in Lombardia, dove evidentemente è possibile far funzionare un efficiente sistema di soccorso territoriale, con il contributo differenziato e complementare di medici e infermieri, senza incorrere in violazioni della deontologia medica.

Le opinioni.
L’ordine dei medici di Bologna radia l’assessore. Il provvedimento evidentemente non colpisce l’atto amministrativo incriminato, ma le intenzioni di Sergio Venturi nel proporlo, poiché egli è medico, e un medico non può pensare in modo difforme dall’Ordine di Bologna.
In quanto tale un atto che avverte gli iscritti: in qualsiasi posizione voi siate, dovete affermare ciò che ritengono i dirigenti dell’ordine. Sennò non si può essere medici.
Per questo la solidarietà a Sergio Venturi non può riguardare solo il personale sanitario.
È anche una più generale esigenza di libera vita civile.

Seguono le firme dei direttori generali, amministrativi e sanitari delle Ausldella Regione

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