Commercio in sofferenza: lo certifica la Cciaa di Reggio

Il commercio reggiano, a differenza di quanto avviene in altri comparti dell’economia provinciale, ha continuato, anche nel 2018, a non registrare segnali di ripresa.

Nei primi nove mesi dell’anno appena trascorso la flessione delle vendite ha infatti raggiunto, mediamente, il 2,3% rispetto allo stesso periodo del 2017.

Sono molteplici le ragioni che contribuiscono a mantenere un andamento negativo delle vendite, alcune fra queste possono essere sicuramente imputate al perdurare della crisi dei consumi e alla domanda interna che stenta a ripartire, oltre al cambiamento nei comportamenti di acquisto dei consumatori, a partire dagli acquisti on line.

Ma le attese dei commercianti della provincia di Reggio Emilia, secondo l’analisi dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio sui risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale, sono orientate verso la possibilità di una ripresa dei consumi - complici il periodo natalizio e i saldi di fine stagione che inizieranno alla fine della settimana - con la conseguente crescita delle vendite che dovrebbe portare nuovo slancio al settore.

Una impresa del commercio su quattro ipotizza un aumento delle vendite e tale giudizio è espresso da tutte le tipologie di esercizi commerciali ovvero dettaglio alimentare, dettaglio non alimentare e grande distribuzione organizzata: per ipermercati, supermercati e grandi magazzini, la quota di imprese che prevede un aumento delle vendite raggiunge addirittura il 32%.

A fine novembre dell’anno passato erano 4.709 le imprese del settore del commercio al dettaglio registrate in provincia di Reggio Emilia, l’1,2% in meno rispetto all’analogo periodo del 2017. Quasi la metà dei dettaglianti (2.280 imprese) svolge attività di commercio non alimentare, 535 sono esercizi non specializzati della grande distribuzione; i negozi di alimentari sono 709, gli ambulanti sono 794. L’attività di commercio al dettaglio fuori da negozi, banchi e mercati (attraverso internet, o mediante l’intervento di un dimostratore oppure per mezzo di distributori automatici) è svolta da 258 imprese ed è l’unico comparto che registra un incremento: 26 imprese in più in un anno, pari ad una crescita dell’11,2%. Infine, sono 133 le aziende di commercio al dettaglio di carburante.

 

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2 Commenti

  1. Non più tardi di venti giorni fa, dibattendo con un’amica su Linkedin, questa mi diceva che Castelnovo ne’ Monti era da considerarsi la Via Montenapoleone della Montagna, per la qualità di negozi di abbigliamento.
    Dopo aver strabuzzato un po’ gli occhi di fronte ad un simile paragone (beh, considerati i prezzi di alcuni negozi, magari il paragone poteva anche starci), le ho segnalato questo video di Marco Montemagno.
    Sarebbe utile che i negozianti potessero vederlo e comprenderlo.
    https://youtu.be/wIMekcp5Mxs

    Roberto Sala

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  2. Dal titolo, commercio in sofferenza. Già, da tempo l’impressione generale fra gli addetti è proprio questa, ma la Camera di Commercio ci certifica la percezione con una sfilza di numeri e percentuali. E’ un analisi fredda, senza trovare motivazioni o proporre soluzioni, ma alla fine ci dà soltanto una vaga e incerta speranza nei saldi che arriveranno. Personalmente non mi sembra che i saldi o le promozioni o le mille offerte che arrivano da ogni parte, siano la soluzione. Non tenta nemmeno di approfondire la causa di questo malessere, forse spetta ad altri o ad altri ancora, come ormai è consuetudine.

    Elio Bellocchi

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