Un altro accorato appello di Lino Franzini, sindaco di Palanzano, per l’invaso dell’Enza

Riceviamo da Lino Franzini, sindaco di Palanzano, e pubblichiamo, copia della nota inviata agli amministratori e agli stakeholders in questi primi giorni del nuovo anno: il punto della situazione sulla necessità di realizzare l'invaso di Vetto.

Invaso di Lagastrello oggi

Egr. Presidente della Regione, Egr. Assessori all’Agricoltura e all’Ambiente, Egr. Sindaci della Valle dell’Enza, Egr. Presidenti dei Consorzi di Bonifica, Associazioni degli Agricoltori, Autorità di Bacino, Consorzio irriguo della Valle dell’Enza, Agricoltori, Iren e altri; ci tenevo a mostrare a tutti Voi e a chi ci governa, a chi ci ha governato, a chi ha contribuito alla sospensione dei lavori della Diga di Vetto il 15.08.1989 e a chi non li ha fatti ripartire dopo la Sentenza della Suprema Corte di Cassazione nel 2002,  la situazione delle riserve idriche al 1° gennaio 2019 sul Bacino Imbrifero dell’Enza: le foto che allego mostrano la totale mancanza di neve sull’Alpe di Succiso e sul Casarola e l’invaso della Diga Paduli al Passo del Lagastrello, completamente vuota, che rilascia, come da foto,  un DMV simile ad una fontana di paese.

Alpe di Succiso e Casarola il 1/1/19

Ma di far ripartire i lavori della Diga di Vetto, definita dalla Studio di Impatto Ambientale 10 volte più sicura delle dighe Italiane, non se ne parla, nonostante che tutti i climatologi, compresi quelli del Cnr, da decenni fanno presente un innalzamento continuo delle temperature e che le precipitazioni non seguono più un andamento regolare, se nel passato 10 cm di pioggia cadevano in 24 ore, ora nello stesso tempo, ne  possono cadere 40/50 di cm, creando le esondazioni a valle di cui tutti siamo al corrente, vedi Baganza a Parma, Nure a Bettola, Enza a Lentigione e Secchia a Bastiglia, per restare in Emilia; il climatologo Massimo Fazzini da tempo sostiene la necessità di realizzare invasi montani per fronteggiare siccità ed esondazioni.

Di fronte ai cambiamenti climatici e ai fatti accaduti, chi avrà il coraggio di dire: Io non sapevo, io non potevo ipotizzare, io non sapevo che si potessero evitare questi danni. A costoro voglio dire che una delle motivazioni primarie della Diga di Vetto era la laminazione delle piene, pari a 30 milioni di metri cubi.

La Diga del lago Paduli al Lagastrello il 1/01/2019

Ci tenevo a mettere al corrente tutti Voi, in particolare a chi ci governa, degli appelli degli scienziati della Nasa, gli allarmi dell’Onu, dell’Unesco e della Fao; lo scienziato della Nasa Jay Famiglietti da anni fa presente che il mondo è a corto di acqua e che occorre dire basta al prelievo di acque da falda, abbiamo superato il livello di guardia. L’Onu e l’Unesco da tempo fanno presente che l’aumento  del fabbisogno di acqua in Agricoltura, nell’industria e per l’aumento della popolazione mondiale impongono a tutti, in particolare ai Paesi dell’Europa, di evitare qualsiasi spreco. La Fao fa presente che oggi per produrre il cibo per sfamare una persona servono dai 2 ai 5 mila litri di acqua al giorno e che nei prossimi decenni ci sarà un aumento del 70% per queste necessità.

La diga in inerti naturali del Lagastrello il 1/01/2019

Ma tutto questo sembra non abbia alcun valore per la Valle dell’Enza, l’unica Valle in Emilia che consente di realizzare un invaso per prevenire i danni da siccità e da esondazione e per creare una discreta riserva idrica. Non si fa nulla per far ripartire i lavori di costruzione di un modesto invaso di 93,46 milioni di metri cubi utili, a fronte dei 600 milioni della Diga di Monte Cotugno o degli 800 della Cantoniera. Si prende tempo per valutare l’entità dell’invaso, di cui tutti conosciamo il fabbisogno. Non si fa nulla per produrre energia elettrica pulita per ridurre l’inquinamento nella Valle Padana, la Valle più inquinata d’Europa, non si fa nulla per riprendere i lavori di un’opera che creerebbe migliaia di posti di lavoro in montagna, svilupperebbe il turismo, ridurrebbe il dissesto del territorio montano, migliorerebbe la viabilità in Valle, metterebbe in sicurezza la Valle da esondazioni e ridurrebbe la risalita del cuneo salino dal Po.

Ma quale futuro ci può essere per il comprensorio del Parmigiano Reggiano se non potrà più avere la certezza di disporre di acqua quando serve? Quale futuro possono garantire le acque del Po con i costi di pompaggio che queste comportano mentre quelle limpide di montagna scendono gratis?

A Voi tutti le risposte; ma si sappia che senza la Diga di Vetto è a rischio il Parmigiano Reggiano, il pomodoro e la vita sui paesi montani della Valle dell’Enza, questo grazie a chi non decide la realizzazione di un’opera a mio avviso utile come l’aria che respiriamo.

Da parte mia non voglio più tenere la testa sotto la sabbia per non vedere lo spreco delle acque dell’Enza, i danni che possono arrecare e i benefici che perdiamo.

Lino Franzini sindaco

 

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17 Commenti

  1. Non occorrono parole ma fatti. Lino Franzini nella denuncia sopra riportata mette a nudo gli amministratori locali Regionali e Nazionali (cosa ne pensano?), ma nulla verrà detto e tutto passerà in silenzio. Poche domande a cui occorre dare risposta. Se la diga di Ridracoli avesse fatto la stessa fine della diga di Vetto, chi darebbe da bere alla Romagna? Riguardo alla diga del Bilancino, che ha permesso di regimentare l’Arno, se non fosse stata fatta, cosa sarebbe successo dopo l’alluvione di cui tutti si riempiono la bocca? Ci sarebbero altre domande, l’occupazione in montagna, non ci sarebbe? Stiamo in silenzio che forse tutto passa, ma i nostri figli e nipoti ci domanderanno risposte o voi politici dove siete? Castagnetti Pieluigi ricordava un cruccio di Degola, recentemente scomparso: “Il non essere riuscito a far costruire la diga di Vetto”.

    Gianni

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  2. Io non appartengo ad alcuna “tifoseria politica” così come non appartengo ad alcuna tifoseria calcistica o di qualunque altro tipo. Perciò i miei punti di vista non sono influenzati da “sensi di appartenenza” o condizionamenti emotivi vari.
    Riguardo alla questione della cosiddetta “diga di Vetto” (forse converrebbe cambiarle nome per evitare che qualcuno le si opponesse a causa di un riflesso condizionato o di qualche altro tic), ho l’impressione che l’amministrazione regionale non riesca a cambiare musica: continui a suonare la stessa musica così come l’orchestra sul Titanic continuava a suonare mentre la nave colava a picco.

    Roberto Pastorelli

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  3. Visto l’andamento climatico, le necessità di avere acqua buona, la necessità di evitare quanto successo a Lentigione e la necessità di produrre energia pulita per ridurre l’inquinamento, credo che a Vetto non andrebbe fatta una diga da 93 milioni ma andrebbe fatta da 200 milioni, se questo fosse possibile. Ma per chi ci amministra o ci governa sembra normale che nel 2017 si siano avuti danni da siccità in Emilia per centinaia di milioni di euro per mancanza d’acqua e nello stesso anno si sia avuto un centinaio di milioni di euro di danni a Lentigione per l’esondazione dell’Enza per troppa acqua? Quando entrambe si potevano evitare con la diga di Vetto! Ma a chi compete intervenire? Ma cosa aspettate a ripartire con i lavori, serve acqua, tutti lo comprendono, l’Italia è un paese strano e l’Emilia ancora di più; si pompa l’acqua dal basso verso l’alto e si butta via quella buona che dall’alto scende da sola verso il basso: i misteri dei nostri politici o di chi vive di certe ideologie. Si cerca lavoro disperatamente e non si fanno infrastrutture come queste.

    Sergio

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  4. Lavorando nel settore energetico, forse più di altri comprendo quanto l’acqua sia una risorsa veramente strategica per mille motivi. Sulla valle dell’Enza, avendo la possibilità di realizzare uno sbarramento per trattenerla e usarla quando serve e a chi serve, il non farlo mi porta a pensare che chi si oppone sia mosso da interessi diversi, non certo mossi da interessi ambientalistici. E’ talmente logico farla che non riesco a capire come la politica non decida. Continuiamo a pompare le acque di falda? Continuiamo a produrre energia da gas e petrolio per gli interessi dei paesi arabi e per inquinare noi? La Norvegia, grande produttore di gas e petrolio, è autosufficiente, al 100% di energia idroelettrica pulita; forse da noi è il caso di cominciare a cambiare qualcosa o qualcuno.

    Daniele

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  5. Signor sindaco, la prego, pensiamo alle priorità del nostro paese, mandiamo prima in pensione tante persone stanche, usiamo questi soldi per loro. La diga può ancora aspettare. Le persone no.

    Dorotea

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  6. Amico Franzini, credo che sia a prova di stupidi far finta di non capire, o non capire veramente, l’inderogabile ed estrema necessità di partire con la Diga di Vetto. A ben pensarci di politici menefreghisti ed incapaci ne girano ancora molti. Anche perché sappiamo benissimo che è solo ed esclusivamente una decisione politica. Ma se facessimo invece come i nostri vicini di casa, ossia i francesi, e dessimo una svegliatina ai poltronai? Ora, amico Lino, ti faccio riflettere sul fatto che dopo l’alluvione a Lentigione e dintorni, con tutti i danni che ci sono stati, quando è andato in visita il presidente Bonaccini gli hanno fatto trovare cappelletti e tortelli invece di prenderlo per il bavero e dargli una scrollatina… Non so se mi spiego. Lascio perdere il commento della signora Dorotea, in quanto presumo sia ancora con il gomito alzato in occasione delle feste. Ma una proposta vorrei farti, ed è quella che la prossima assemblea, anziché farla in un salone chiuso, si faccia sulla via Provinciale o meglio ancora sulla Statale, che ne dici, e saremo in molti.

    Andrea Azzolini

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  7. Complimenti, commenti interessanti, peccato che chi deve decidere preferisca vedere affondare il Titanic come dice il signor Pastorelli piuttosto che intervenire, loro sul Titanic non ci sono.
    L’acqua è un valore strategico per il mondo intero, e noi le acque dell’Enza le buttiamo via; giusto il commento del signor Sergio, se a Vetto fosse possibile andrebbe fatta una Diga da 200 milioni di mc, ma chi conosce la Valle dell’Enza e della Lonza sa bene che questo non è possibile, i 93 milioni utili del progetto Marcello sono il massimo realizzabile.
    Ma il “grosso guaio” è che le acque delle montagne nel scendere a valle potrebbero produrre tanta energia pulita e arrivare nei prati stabili e ai rubinetti a titolo gratuito e questo non piace certo ai produttori di energia elettrica, che si vedrebbero sottrarre milioni di metri cubi di gas o milioni di tonnellate di gasolio, e neppure a fautori del businnes del pompaggio delle acque verso monte o da chi vende acque in bottiglia.
    Alla signora Dorotea dico che la Diga di Vetto è più che urgente, si sappia che se oggi si desse l’ok a rivedere il progetto per ripartire, vedremmo il lago non prima di otto o dieci anni; la Diga di Vetto fu definita “urgente ed indifferibile” su Decreto dal Governo nel 1987 per le terre del Parmigiano Reggiano e gli fu data “Valenza Nazionale” in quanto avrebbe contribuito a ridurre la risalita del cuneo salino dal Po, ma a chi ha interessi diversi questo non importa nulla, e neppure dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione che dichiarava nulli tutti i ricorsi al Tar contro la sospensione, i lavori non sono stati fatti ripartire.
    Ma credo ci sia di più, con la Diga di Vetto la Valle dell’Enza diventerebbe la Valle più importante dell’Emilia Romagna, acqua di qualità ad uso irriguo e idropotabile, lavoro, energia, sviluppo, viabilità, turismo, un futuro per i paesi montani e questo sicuramente a qualcuno non va bene. Questa è la realtà della Valle dell’Enza, sta ai Cittadini di questa Valle cambiare qualcosa o qualcuno o pretendere ciò di cui hanno bisogno.

    Franzini sindaco di Palanzano

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  8. Purtroppo signora Dorotea non possiamo più permetterci di fare programmi a breve e brevissimo termine. Servono infrastrutture al più presto, per trarne benefici negli anni futuri. Possiamo anche mandare in pensione le persone “stanche” come dice Lei, ma poi? Quando saranno finiti anche questi soldi cosa faremo? È talmente logico approvare ed avviare i lavori della diga di Vetto che non ci si crede che ci siano ancora persone contrarie.
    Bisogna guardare anche un pochino più avanti della punta del naso…
    Senza contare che un ipotetico periodo di siccità (per non dire un altro Lentigione) ci brucerebbe molte più risorse di quelle necessarie alla realizzazione della diga, con la differenza che questa produrrà i suoi benefici per anni e anni.
    Mi auguro proprio che si decida di partire con i lavori al più presto, ne va del nostro futuro!

    Andrea

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  9. Ma dove sono i “politici” montanari e non, dal Pd alla Lega e ai 5 Stelle, sono in fase dormiente come gli orsi o sperano che la gente dimentichi? Nel fare le cose, naturalmente, vi è gente che lavora e poi vi sono investimenti che producono posti di lavoro anche successivamente, o vi sono politici che pensano alla decrescita felice? Il sindaco di Ventasso è a favore come il vecchio “Comune” di Ramiseto, il presidente dei Comuni dell’Appennino Bini è favore o contro, Genitoni dei 5 Stelle cosa dice? O continuano a tacere, per non essere smentiti da… Ma mi meraviglio dei Consiglieri Regionali, dove sono, oltre a prendere lo stipendio?

    Gianni

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  10. Lo spostare sulle persone risorse che andrebbero a beneficio del sistema produttivo, come suggerisce Dorotea, non mi sembrerebbe una buona “permuta” – pur se comprendo bene le ragioni che animano il suo pensiero – perché, come principio generale, gli investimenti sul sistema produttivo, allorché sono calzanti e appropriati, possono avere effetti che si prolungano nel tempo, a giovamento di tante generazioni, e possono altresì funzionare da moltiplicatori quanto a opportunità occupazionali, anche attraverso l’indotto, e noi tutti sappiamo bene quanto sia importante l’occupazione per la tenuta socioeconomica dei nostri luoghi e per frenarne lo spopolamento.

    Ciò detto, ho nondimeno qualche dubbio che questa opera possa creare “migliaia di posti di lavoro” nella nostra montagna, tanto da farla rifiorire, e credo piuttosto che possa tornare utile alla pianura, per soddisfare il suo fabbisogno idrico nei vari settori – salvo l’eventuale produzione di energia elettrica che potrebbe servire, questa sì, pure al nostro territorio – anche perché ritengo, ad esempio, che nella stessa fase di costruzione potrebbe non essere scontato l’impiego di imprese locali, a meno di non avere un forte peso negoziale, che a mio avviso si ottiene soltanto ribadendo il concetto che l’invaso, semmai si arrivasse a farlo, porterebbe essenzialmente vantaggi ai territori a valle.

    P.B. 07.01.2019

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  11. Leggere che la diga di Vetto può ancora aspettare fa comprendere che al peggio non c’è limite, ma fa comprendere perché in Italia siamo messi in questo modo. È da quando iniziarono i lavori che sprechiamo le acque dell’Enza e che mettiamo in ginocchio i produttori del Parmigiano Reggiano, che abbiamo fatto morire i paesi montani di questa valle, che abbiamo svenato le falde acquifere forza di pompare in superficie le loro acque e che abbiamo arrecato danni spaventosi a Valle a causa delle esondazioni. Ma tutto questo chi lo paga? Perché non lo si fa pagare a chi ha sempre detto di no alla diga di Vetto?

    Gianna

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  12. Operando nel settore e per rispondere al signor P.B., volevo far comprendere l’entità di un cantiere per la realizzazione di una diga come quella che sorgerebbe a Vetto, definita in “materiali sciolti”. Premetto che le dighe più alte al mondo sono di questa tipologia, possono superare tranquillamente i 250 metri; sono opere che formano una barriera impermeabile a gravità contro un bacino d’acqua.
    Questo tipo di sbarramento comporta notevoli opere in calcestruzzo armato nel realizzare le opere di regolazione; a partire dagli scarichi, da quello di fondo che deve avere dimensioni superiori all’onda di piena entrante a quello di superficie, che nulla deve avere a che fare con il corpo diga, deve essere un’opera assestante a fianco della diga stessa. Ma oltre al corpo diga che va dal taglione, alla viabilità di coronamento, al manto impermeabile, casa e uffici dei guardiadighe, sistemi di regolazione, ecc. occorre realizzare le opere accessorie, dalla prediga a tutte le briglie sui torrenti e canali che portano acqua alla diga, per ridurre la velocità delle acque e l’apporto di inerti per ridurre i tempi di inertizzazione dell’invaso.
    Se parliamo di numeri sappiate che in Etiopia è in corso la realizzazione di una grande diga, una diga dove sta operando anche un Consorzio di imprese di Parma; mediamente ogni giorno in questo grande cantiere lavorano 4.500 persone, tra operai, tecnici, contabili, impiantisti, tecnici addetti al controllo, cuochi, camerieri, imprese di pulizie, ecc; questo cantiere durerà circa dieci anni, poi terminati i lavori sarà un cantiere perenne, è una grande diga, la più grande diga di oggi in Africa. Ma basta andare a Ridracoli in Romagna, una Diga fatta dalla CMC di Ravenna: sulla Diga ci sono imprese che lavorano tutto l’anno e a Valle oltre la Centrale Idroelettrica Enel, solo nell’impianto di potabilizzazione, lavorano 35 dipendenti fissi del Consorzio Romagna Acque e nell’Eco Museo, realizzato per i turisti e i visitatori della diga. Ci lavorano dipendenti tutto l’anno.

    Daniele

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  13. Tra pochi mesi ci saranno le amministrative: un’ottima occasione per passare dalle parole ai fatti.

    Ivano Pioppi

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  14. Non entro di certo nel merito di aspetti tecnici, che competono agli esperti della materia, come pare essere il caso di “Daniele”, il quale ci fornisce peraltro un’informazione piuttosto chiara e precisa su questo tipo di opere, ma vorrei riprendere per un attimo il filo di un ragionamento che mi è già capitato di fare sulle pagine di questo giornale.

    Resto dell’avviso che la realizzazione dell’invaso – semmai vi si arrivasse, dopo aver superato i dubbi e le riserve che ancora sembrano sussistere – non possa venir intesa quale “favore” reso alla montagna, bensì come un intervento che serve essenzialmente ai territori posti a valle (salvo la questione energia, qualora prodotta).

    A fronte di ciò, e se questa mia valutazione ha un qualche fondamento, nel senso che regge, io penso che la montagna dovrebbe avere una qualche forma di “contropartita”, vedi ad esempio l’assicurazione di veder impiegate le proprie imprese, e propri addetti e maestranze, durante e dopo l’esecuzione dei lavori, ovvero l’individuare altre possibili modalità di sostegno alle nostre attività e ai nostri servizi.

    P.B. 08.01.2019

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  15. Il commento di Gianni parla chiaro a tutti; dove sono i sindaci reggiani? L’Unione cosa dice? I consiglieri regionali cosa fanno? Domande a cui qualcuno dovrebbe rispondere, perché sappiamo bene che questi commenti qualcuno di loro li ha letti; ma forse è meglio che stiano zitti, il perché di questo silenzio spero lo ricorderanno gli elettori alle prossime elezioni.

    Andrea

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  16. Il signor P.B. ha individuato i veri beneficiari della Diga di Vetto. Tutti i benefici diretti vanno ai paesi e alle città a valle, acque limpide da utilizzare ad usi irrigui, volendo già in pressione, ottima acqua per i rubinetti di paesi e città e acque limpide tutto l’anno nel letto dell’Enza, come succede nel Trebbia a Rivergaro anche in agosto per merito della Diga del Brugneto, e sul Bidente per la Diga di Ridracoli per merito del Dmv, e basta esondazioni a valle. Ai paesi montani andrebbero solo i benefici indiretti, lavoro, turismo, riduzione del dissesto idrogeologico e sviluppo di una nuova viabilità, almeno su uno dei lati dell’Enza e della Lonza. A meno che, come accennava Lei, non si facciano accordi come furono fatti in Val di Sangro quando fu fatta la Diga di Bomba, una fotocopia esatta di quella di Vetto: con questa Diga fu fatto un accordo, chi creava posti di lavoro in Val di Sangro aveva un grosso sgravio sui consumi energetici e questo portò molte industrie ad investire in questa valle, compresa la Fiat.

    Franzini sindaco di Palanzano

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  17. E’ piuttosto eloquente e significativa la rassegna fatta dal sindaco di Palanzano riguardo ai benefici che andrebbero “ai paesi e alle città a valle” con la realizzazione dell’invaso, ma egli coglie ed evidenzia opportunamente anche un altro aspetto, tutt’altro che secondario, ossia il fatto che tali benefici, oltre ad essere intuibilmente ben superiori a quelli ottenibili dalla montagna, si configurano come “diretti”, cioè immediatamente usufruibili, mentre quelli del nostro territorio sarebbero in buona sostanza da costruire, con tutte le eventuali incognite del caso (salvo precisi accordi ed impegni da concordare a priori).

    Ma per ottenere tali accordi ed impegni – da come la vedo io, ispirandomi ad una logica abbastanza generale – occorre avere un qualche peso negoziale, ottenibile a mio avviso soltanto se si afferma il principio che la montagna viene richiesta di mettere a disposizione della collettività questa parte del suo territorio, e merita pertanto forme di compensazione e “indennizzo”, a meno di pensare che aiutando le aree a valle si rafforzi ed incrementi la loro potenzialità occupazionale nella prospettiva che ne possa beneficiare anche chi continua a vivere in montagna spostandosi giornalmente per raggiungere il posto di lavoro.

    Il pendolarismo può sicuramente dare una mano non da poco alla tenuta della montagna, ma per il suo futuro ci vuole pure dell’altro, vedi giustappunto la conservazione e possibilmente il rilancio di una economia “interna”, cioè propria, anche come fattore di sostegno al nostro tessuto sociale, altro aspetto di sicuro rilievo, e il tutto è peraltro argomento piuttosto attuale, intorno a cui si sta discutendo e ci si sta confrontando proprio in questi giorni sulle pagine di Redacon, anche con interventi della Redazione, a dimostrare l’importanza e l’interesse che riveste.

    P.B. 10.01.2019

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