Sole e ghiaccio verso il Battisti

Inizia con questo articolo una serie di racconti di viaggi, vicini o lontani, di Tommaso Cabassi.

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Sole e ghiaccio si preannunciano come nostri compagni di camminata fin dal momento in cui lasciamo le macchine. Siamo un gruppo di giovani reggiani che ha scelto di passare l’epifania con un’escursione alle pendici del Cusna. Lasciatoci Civago alle spalle, proseguiamo in macchina su una strada sterrata fino alla sbarra che limita il traffico ai soli mezzi della forestale, nei pressi di un ponticello sul torrente Lama. Qui si parcheggia, e si caricano gli zaini sulle spalle. Siamo in otto in tutto: io, Davide, Tommaso, Riccardo, Cesare, Marco, Matteo e Letizia (che si sposeranno a luglio). Anzi, siamo nove: c’è anche Ipa, una vivacissima cagnolina di colore nero, che ormai da due anni accompagna Matte e Leti ovunque.

Prendiamo il sentiero Cai 631, che ci inoltra nel silenzio del bosco. Qualche difficoltà viene dalle frequenti lastre di ghiaccio che troviamo sul percorso, così che i passi diventano brevi e ben pensati, per evitare scivoloni. Nessuno ha avuto l'accortezza di prendere con sé dei ramponi, solo Davide è attrezzato un po’ meglio tra noi: con la sua tenuta tecnica e i bastoncini da trekking (memori della sua scalata sul Monte Rosa l’estate scorsa), riesce ad affrontare la salita con maggiore presa sul terreno.

Quando il sentiero esce dal bosco, ci troviamo davanti un panorama che apre gli occhi, il sole inonda le vette intorno a noi e il ghiaccio cede il passo ai ciuffi biondi che ricoprono quasi sempre le nostre montagne oltre il limite della vegetazione boschiva. Qui camminiamo più tranquilli, parliamo in scioltezza, ci confrontiamo sul più e sul meno e su cosa ci aspettiamo da questo 2019 appena iniziato. Unico nostro rallentamento ora sono le foto, è difficile per tutti non fermarsi a immortalare il panorama.

Verso mezzogiorno arriviamo al rifugio Cesare Battisti, dove avevamo prenotato per pranzare. Riccardo e Cesare tentano di pattinare (invano) sull’ultimo strato di ghiaccio che qui incontriamo, nella piccola discesa che ci separa dal nostro pasto. Il rifugio ci accoglie con il tepore della stufa a legna e il profumo che esce dalla cucina. Prendiamo quasi tutti un gustoso farro con fonduta di formaggi e per i più coraggiosi un secondo a base di polenta con cinghiale. Il tutto ci lascia con la soddisfatta sonnolenza da pancia piena, che neanche caffè e ammazza caffè riescono a destare. Dopo esserci trattenuti ancora un po’ al calduccio, usciamo a recuperare Ipa, che ci aveva aspettato a malincuore legata fuori. 

Ci accingiamo così con passo lento verso il Lago della Bargetana, dove ritroviamo in abbondanza il ghiaccio che credevamo di esserci lasciati alle spalle, non solo sul percorso, ma sul lago stesso: la sua posizione in ombra delle cime circostanti ha preservato lo specchio d’acqua completamente ghiacciato. Con un po’ di timidezza alcuni di noi tentano i primi passi sulla superficie liscia, con le orecchie tese a ogni potenziale scricchiolio (che non sopraggiunge). Vedendo che il ghiaccio regge, dopo pochi minuti, siamo tutti a scivolarci sopra. Ipa è quella che più si diverte, corre avanti e indietro, con in bocca i pezzi di neve che gli lanciamo. 

Arriva in quel momento il nostro unico vero dispiacere: il doverci incamminare sulla via del ritorno prima che faccia buio. Lasciamo così il lago e tutte le cadute che vi abbiamo fatto sopra mentre ridevamo e scherzavamo tra di noi. Arrivati alla macchina ci tratteniamo ancora un attimo prima di ripartire, condividiamo un thermos di the caldo alla liquirizia prima di congedarci da questa bellissima giornata. 

(Tommaso Cabassi)

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