Un medico del S. Maria Nuova si scaglia contro le “Cicogne”: “Ostinazione egoistica locale. Decidete se è più importante Castelnovo o Reggio Emilia”

Il cartello che al S. Anna, a suo tempo, avvisava della chiusura temporanea del reparto. Com'è andata a finire s'è visto...

Un altro caso si para all’orizzonte sulla mai sopita (come forse qualcuno sperava) questione della soppressa possibilità di nascere sul nostro Appennino. Un caso che farà parecchio discutere nelle prossime ore. Pochi giorni fa è stata pubblicata una lettera del dottor Carlo Cordella, medico dell’Arcispedale cittadino “S. Maria Nuova” - 6.800 dipendenti e oltre 700 medici convenzionati - , nel sito dell’azienda sanitaria reggiana. Da dove è stato poi tolto dopo 48 ore, ma tant'è...

Parola alle parole scritte: “Non sapendo come fare diversamente, scrivo perché da mesi si parla del centro nascite di Castelnovo ne' Monti e lo stillicidio continua. Sarò sintetico. L'ospedale di Castelnovo è sicuramente la più grande azienda della montagna reggiana e già dal 1990, quando vi lavoravo, vi era la paura endemica ed immotivata di una sua chiusura, ma ciò non è successo; anzi, vi è stato un ampliamento. In tempi di pletora medica vi era una adeguata presenza di medici, ora non più perché la carenza è nazionale, regionale e locale”.

Continua il dottore, traumatologo: “Lavoro in ortopedia Asmn da 26 anni ed abbiamo in gestione il reparto di Castelnovo: prima c'erano 5 medici, mentre ora facciamo fatica a tenerne 2 ed a Reggio siamo 4 in meno, in provincia 8 in meno, con 4 concorsi andati deserti. La situazione di carenza si estende al pronto soccorso, alla geriatria ed altri reparti e non si sanerà prima di 4-5 anni, cioè il tempo necessario per formare nuovi specialisti. Quanto sopra premesso vale anche per ostetricia e ginecologia”.

Analizza quindi Cordella: “Se si riaprirà il centro nascite vorrà dire mandare medici da Asmn o Scandiano o Montecchio a Castelnovo ne’ Monti riducendo la presenza di medici in questi ospedali: le ‘Cicogne’ decidano e scrivano se è più importante Castelnovo o Reggio Emilia, anziché continuare con l'ostinazione egoistica locale”.

Chiarito ciò che gli premeva, Cordella ricorda quindi che “già nell’estate 2018 i miei colleghi ginecologi avevano detto e scritto di questo, ma pare che non sia stato capito; a questo, poi, aggiungiamo il numero esiguo di parti che vengono fatti a Castelnovo: per dire che se io dovessi farmi operare di qualcosa andrei da un chirurgo, ortopedico o ginecologo che ha una casistica valida e non dove la chirurgia è un evento occasionale”.

“In conclusione, mi sono tolto questo sassolino anche se ho la certezza che, nell'imminenza di una campagna elettorale, tutti i desideri di comitati, ‘Cicogne’ e quant'altro saranno esauditi come è già avvenuto per l'abolizione dei ticket”.

Sul caso che, sottotraccia, sta tenendo banco in Appennino ecco la replica delle Cicogne: "Non condividiamo affatto la lettera del dottor Cordella, a nostro avviso connotata da un insieme molto chiuso e autoreferenziale che lui impersona: maschio, medico, sindacalista. Dice di essersi tolto un sassolino polemizzando sulle nostre richieste, ma poi lo fa senza inviarcene copia, parlando alla ristretta cerchia dei colleghi e dei suoi dirigenti aziendali dentro la intranet ospedaliera… ci saremmo aspettate più coraggio da chi ci definisce 'ostinatamente egoiste'”.

"Simpatico da parte sua ribaltare la frittata: quelli che son soprusi ai quali ci ribelliamo diventano pretese di privilegi. Bel privilegio partorire in autolettighe che trasportano di tutto, senza ostetrica e ginecologo, a porte aperte sul ciglio di una strada. Bella sicurezza, dottore! E poi, questa ineluttabilità delle sentenze date dai numeri. Ma è sicuro il dottore che la carenza dei medici frutto di politiche insane debba pesare sulle minoranze? Noi crediamo che prima di sguarnire un territorio di 800 kmq dei servizi essenziali come l’assistenza al parto, sia meglio riottimizzare le risorse tagliando eventualmente quelle ridondanti. Invece hanno tagliato Castelnovo per portare i medici a Scandiano, all’ombra di Reggio e Sassuolo. Bell’egoismo il nostro nel voler disturbare la pianura".

"Ma stia tranquillo - concludono le Cicogne - il dottore, non faremo guerra fra poveri. Noi continuiamo a ribadire che occorre riaprire i Punti nascite di montagna e siamo disposte a discutere nel contempo anche progetti sperimentali, nella chiave espressa da Conte nel suo discorso alle Camere, per organizzare punti di assistenza alla nascita compatibili con i bassi numeri che la montagna riserva, magari prendendo a prestito l’esperienza di altri Paesi a noi prossimi. Magari facendo volare i super medici in elicottero".

 

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19 Commenti

  1. Noi donne dell’alto appennino modenese abbiamo sempre avuto l’ospedale lontanissimo e non abbiamo mai fatto tanto chiasso, semplicemente abbiamo partorito, credo allo stesso modo delle donne reggiane, raggiungendo Sassuolo o Modena; sia d’inverno che d’estate e con gli stessi disagi per il viaggio, ma ben consapevoli di essere poi in un ospedale che garantisse sicurezza e sapesse gestire le eventuali emergenze.

    MF

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  2. Interessante, questa affermazione del dottore, che sconfessa in un sol colpo tutte le dichiarazioni politiche che hanno sostenuto strenuamente la tesi della scarsa sicurezza dei punti nascita periferici, da chiudere ‘per il nostro bene’. Salta fuori che è semplicemente mancanza di personale, dovuta a politiche sanitarie improvvide. Ma, se vogliamo andare un attimo più a fondo, invito a consultare uno studio di ADAPT (centro studi fondato da Marco Biagi, che opera in convenzione con l’università di Modena e Reggio), intitolato suggestivamente “I pubblici dipendenti sono troppo pochi” (metto il link; se poi la redazione lo ritiene, lo toglierà: http://www.bollettinoadapt.it/i-pubblici-dipendenti-sono-troppo-pochi/ ) Si scopriranno questioni interessanti. Firmato: G.P.U.B.

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  3. Caro Cordella, ci conosciamo da più di 30 anni; ti conoscevo da collega specializzando e poi da collega ortopedico e non pensavo che potessi arrivare a dire certe cose (hai sempre fatto il sindacalista, quindi vuol dire che lo spirito da combattente l’avevi; penso che con l’età come tutti si molla un po’ e quindi poi si dice ciò che conviene dire, anche per il buon equilibrio con chi comanda). Io invece nonostante l’età sono rimasto giovane e tuttora indipendente per cui dico ancora quello che penso, senza compromessi. Ti dico solo questo: hai tirato in ballo la ginecologia; domanda: tu hai figli? Sei padre? Hai mai condiviso con tua moglie o altra donna una gravidanza? Da medico conosci gli eventuali rischi od eventi avversi che possono succedere? Io da medico e da padre di 6 figli ne so qualcosa e quando sento di parti in ambulanza oppure di neonati morti o rimasti invalidi per parto distocico (in Europa e nel 2019) mi si gela il sangue. Dei 6 figli, 3 sono nati a Castelnovo ne’ Monti da parti cesarei e quindi significa che un po’ di esperienza c’era.
    Parliamo ora dell’Ortopedia. Quando sono arrivato a Castelnovo ne’ Monti, ho avuto la sorpresa ed il piacere di assistere ad interventi ortopedici che non avevo visto al Policlinico Universitario di Modena. Quindi se ora l’Ospedale di Castelnovo ne’ Monti si trova nella situazione che spieghi nelle tue parole, non è certo colpa della popolazione. L’unica responsabilità che ha il popolo della montagna è di essersi fidati di certi gestori della salute pubblica, ma come ho detto in un altro mio breve commento qui non tutti riescono a riconoscere il Lupo vestito da Cappuccetto Rosso. E mi dispiace sentirti schierato dalla parte del Lupo, io preferisco Cappuccetto Rosso! Cordiali saluti e buon lavoro.
    P.S. Nel 2018 avevo espresso il desiderio di tornare a casa, a lavorare all’Ospedale di Castelnovo ne’ Monti, forse vi avrei evitato qualche trasferta ne’ Monti, poi ho ripiegato. Corre voce che l’ho fatto per motivi economici. Non è vero, sapevo benissimo che avrei guadagnato meno, non mi sono presentato perché significava (e l’ho scritto, forse non l’hanno pubblicato) scendere a certi compromessi e rinunciare a certa professionalità che mi sono sudato e guadagnato nel corso degli anni.

    Dott. Cavana

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  4. Mi piacerebbe sapere MF dove abita, perché vorrei vederla gravida su un’ambulanza partire da S.Anna Pelago (cito un paese a caso come potrebbe essere Succiso), d’inverno (sì, anche perchè i bambimi nascono anche d’inverno; va beh che ormai di neve non ne viene più, ma non si sa mai!) e vedere in che condizioni arriva a Sassuolo.

    Dott. Cavana

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  5. Il Dottor Cordella ha forse paura di dover tornare a lavorare a Castelnovo?
    In tanti si ricordano di lui…
    Certo che a Castelnovo gli ambienti sono molto più piccoli e diventa più difficile nascondersi, bisogna proprio lavorare!!!
    Non si esprimeva certo in questi termini quando lavorava in montagna…
    Che basso livello…

    Silvia

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  6. MF, voi donne dell’alto appennino modenese avete sempre partorito a Pavullo, finché i tagli non hanno raggiunto anche voi…Ho colleghe della zona che hanno tribolato molto durante la gravidanza….
    Ma come fa una ragazza di Collagna o di Ligonchio , gravida, se non si sente bene la notte? Avere un ginecologo la notte a Castelnovo sarebbe molto importante,anche psicologicamente per una donna incinta.
    Incredibile l’analisi del dottore, non si deve scegliere, devono esserci i servizi necessari sia a Reggio che a Castelnovo e se manca personale si assume. Penso che i fondi si possano trovare, magari tagliando, se si dovesse, in altre cose moooolto meno importanti…

    Davide

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  7. Curioso che questo soggetto che si definisce “dottore ” parli come un politico del Pd, magari è un amico dell’assesore Venturi.
    Tra poco ci sono le elezioni e in regione probabilmente cambierà la maggioranza.
    Dottor Cordella, dopo le elezioni magari rivedremo anche lei a Castelnovo ne’ Monti a salutare il punto nascite riaperto.

    Lollo

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  8. Mi dispiace per tutta questa risonanza elargita nei confronti di una dichiarazione che non meriterebbe commenti di nessun genere. I medici dovrebbero fare i medici e difendere lo stesso diritto alla salute per tutti, lasciando perdere interessi personali o politici che siano, come pretenderebbe tale professione.

    Antonio D. Manini

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  9. Cordella cita la carenza organica nazionale che è vero, esiste, ma la spesa sanitaria è finanziata dai soldi dei cittadini, con le tasse, quindi, seguendo il suo povero e maldestro ragionamento, le tasse che pagano i cittadini della montagna devono finanziare una sanità centralizzata e non quella locale.
    Forse i soldi dei montanari valgono di meno… 🙂
    Non mi meraviglio sia un sindacalista, in quanto è proprio stato un sindacato (politicizzato) chiamato Anaoo Assomed (a tutela dei dipendenti medici ospedalieri) ad opporsi alla richiesta in deroga alla regione per la riapertura del centro nascite; esprimendo parere negativo per quanto concernevano i criteri di sicurezza. Sindacati e politici di sinistra, oramai di sinistra nella sinistra non c’è più nulla.

    Un montanaro

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  10. Considerando la differenza di percorsi e le condizioni delle strade fra la Provincia di Modena e quella di Reggio, il CHIASSO, è più che giustificato, signora.

    Mattia Casotti

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  11. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Ci sono Sindacalisti e sindacalisti. Ci sono sindacati di ispirazione di sinistra e altri no, ci sono anche i sindacati di categoria. Ma alla fine i Sindacati sono fatti di persone ed ogni persona ha una propria opinione che è libero di esprimere, a volte è giusta e a volte, come questa, opinabile.

    Alessandro

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  12. Sindacalista o no, mi dispiace, ma con queste parole che ha scritto sono costretto a rivedere molto al ribasso la mia fiducia verso questi ruoli. E’ stipendiato per fare il medico ed è suo dovere curare le persone nel miglior modo possibile e non per giudicare quello che chiedono giustamente le Cicogne o obiettare quale è l’ospedale più importante o quali e quanti medici si possono trasferire. Ma se proprio vogliamo prendere un metro e misurare l’importanza di un ospedale o di un punto nascita, quale vantaggio può avere quello distante un tiro di schioppo da Reggio Emilia come Scandiano e Montecchio in confronto con quello di montagna con le distanze e le difficoltà che ci troviamo?

    E.B.

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  13. Maschio, medico e sindacalista sono generi e ruoli che di per sé non sono positivi o negativi, dipendendono dalla qualità della persona che li vive.
    In questo caso fanno un blocco sinergico molto negativo… di chi misura il mondo partendo dal proprio ombelico.

    Gianni Marconi

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  14. Ma che il Buon Dio vi conservi! Lei, dottor Cordella, l’altro medico che coordina e l’altro ancora che amministra. Con voi in campo, nessuno, ma proprio nessuno, mi fischierà mai il fuori-gioco.

    Giovanni Annigoni

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  15. Vorrei congiungere il post scritto da Roberto Malvolti sul tempo di percorrenza di 1 ora e 45 da Collagna all’autostrada di Reggio e questo della lettera del dottor Cordella con questa considerazione: prima di sminuire i drammi delle donne incinta della montagna e prima di offendere le Cicogne bollandole per ostinate egoiste, il dottore si sottoponga ad una prova a titolo volontario. Si faccia caricare su un’autolettiga, sdraiato, partendo da un paese del crinale e si faccia portare all’ospedale di Reggio, nel suo reparto, magari domani mattina, con il traffico di Rivalta e la neve prevista. Poi per rendere più vissuta la situazione di disagio, assuma per tempo una bella purga che faccia effetto durante il tragitto. Logicamente non è obbligato alla costrizione, in caso di necessità l’ambulanza potrà accostare sul ciglio della strada offrendo una padella, e porte aperte con vista mondo.

    G.M.

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  16. Poi chiedetevi perché alla passate elezioni hanno stravinto Lega e M5S… Non ci sono soldi per la montagna, ma ci sono soldi per altre più lucrose attività! E non aggiungo altro, chi vuol intendere…

    Andrea

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  17. La metafora che usa Gianni Marconi, del misurare il mondo “partendo dal proprio ombelico”, è molto simpatica ed eloquente, ma può capitare anche a noi di innamorarci delle nostre idee al punto da volerle trasformare in inoppugnabili verità, e per questa ragione sono indotto ad iscrivermi tra quanti ritengono che ogni opinione abbia diritto di cittadinanza, anche quando può dispiacerci, o anche ferirci, o più semplicemente è piuttosto lontana dal nostro modo di vedere, perché l’opposto potrebbe farci scivolare in una sorta di “pensiero unico” (ossia qualcosa di poco entusiasmante, a mio giudizio).

    Peraltro, chi esprime pubblicamente un’opinione dà modo agli altri di poterla contestare, ribattere, e financo smentire, attraverso solide ed argomentate motivazioni, che nella fattispecie mi sembra non siano mancate – e proprio Redacon ci dà modo di avviare un confronto e contraddittorio in quasi diretta, consentendo altresì di dar voce alla montagna – e a chi esprime pubblicamente un’opinione va comunque dato atto di esporsi al rischio di vedersela respingere e “demolire”, se le sue motivazioni non tengono a sufficienza (tanto da ottenere l’effetto contrario rispetto a quanto si proponeva).

    P.B. 22.01.2018

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  18. OSTINAZIONE EGOISTICA?
    Cerco di immedesimarmi in tutti i punti di vista, mi piace scrivere, e i punti di vista sono esercizi importanti nella scrittura; mi sforzo di comprendere con accanimento le ragioni degli altri e in questo caso di chi non vive qui.
    Poi ci ragiono… ci ragiono e capita spesso che prevalga il mio. Il punto di vista di un montanaro viene dall’alto, nel senso di ripide cime, dalle strade tortuose, dalla complessità, dalla solitudine, a volte, che non è sempre un male; dalla bellezza anche.
    Ci ho pensato tutto il giorno, ieri. E mi sono svegliata più ostinata di prima, questa mattina. Ostinazione super egoistica. Non per me che ho tanti anni, ma per l’amore che ho per questa terra.
    Abbiamo combattuto perché il nostro ospedale fosse parte di Reggio, per non far sentire soli i medici, e il legame di competenza fosse la nostra salvezza. Sulla città, comunque, noi contiamo. Per questo le sue parole ci fanno male. Non credo che tutti i medici la pensino come lei, sono impaurita per i dati che riporta. Lei ci dice parole molto dure. Sui medici che non ci sono, sui luoghi dove farsi curare.
    “… a Castelnovo c’erano 5 medici, mentre ora facciamo fatica a tenerne 2 ed a Reggio siamo 4 in meno, in provincia 8 in meno, con 4 concorsi andati deserti. La situazione di carenza si estende al pronto soccorso, alla geriatria ed altri reparti e non si sanerà prima di 4-5 anni, cioè il tempo necessario per formare nuovi specialisti. Quanto sopra premesso vale anche per ostetricia e ginecologia”.
    “… per dire che se io dovessi farmi operare di qualcosa andrei da un chirurgo, ortopedico o ginecologo che ha una casistica valida e non dove la chirurgia è un evento occasionale”.
    Mi sono svegliata ancora più impaurita che mai. Quello che è accaduto al Punto Nascita accadrà in altri settori. Piano, piano, lentamente, area dopo area, reparto dopo reparto.
    La rabbia sale al solo pensiero che siamo governati, in Regione, da gente e da un partito che non ha previsto cosa stava accadendo, comandano a bacchetta con arroganza e non hanno capacità di previsione.
    E noi montanari destinati al viaggio, meraviglioso quando si sta bene, molto meno in situazioni di malattia. Credo che stiano facendo di tutto per abituarci a viaggiare.
    Sono arrabbiata anche per la soppressione dei ticket. Io che sono nella seconda fascia ero orgogliosa di pagare, i redditi più alti devono contribuire a quelli più bassi, sempre. Ora mi troverò a sentirmi a disagio per la gratuità.
    Operazione elettorale, pura e semplice. Fanno conferenze stampa per dire che i cittadini risparmieranno 34 milioni di euro. Li risparmieranno i benestanti. Io li sento risparmiati a scapito del nostro ospedale, mentre i nostri cittadini dovranno muoversi e non risparmieranno niente, ore di lavoro perse, costo dei viaggi, disagi. Credo che bisogna decidere cosa fare. Se fosse per me, non gliela darei vinta, riempirei la statale 63 o Castelnovo di cicogne, intanto.

    Dilva Attolini

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  19. “Mi sono svegliata ancora più impaurita che mai. Quello che è accaduto al Punto Nascita accadrà in altri settori. Piano, piano, lentamente, area dopo area, reparto dopo reparto”. Cara Dilva, sta già accadendo! Sempre più persone mi parlano della “bontà” del S. Anna al passato! E da questa lettera, come dalle conversazioni con i medici, la sanità sembra autogestita da chi ci lavora: se c’è una sede scomoda l’aboliamo e stiamo tutti al calduccio (e al rischio più che condiviso suddiviso) in città o negli ospedali a due passi dalla città. Meno male che gli insegnanti sono abituati da sempre a rampare nei posti più scomodi, se no con questa logica…

    Una montanare lucidamente preoccupata

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