Diga: pronti via? A Vetto un convegno e il sindaco Ruffini si schiera

32 Il fiume Enza visto dalla località Costa di Vetto d 'Enza di Francesca Bonmezzadri

Che invaso sia? Non passano inosservate le dichiarazioni sulla stampa (Carlino Reggio di oggi) del sindaco di Vetto, Fabio Ruffini, che, sul tema invaso, spiega che "è giunto il momento di fare qualcosa".

Come noto, nei mesi scorsi si erano conclusi i lavori del ‘tavolo tecnico’ regionale che aveva portato da un lato a una prima definizione del fabbisogno idrico della vallata, compresa tra il parmense e il reggiano, dall'altra aveva concluso la necessità di progettare un nuovo invaso. Una scelta, certo, dibattuta che però aveva incontrato le resistenze di alcuni amministratori locali e regionali. Nel concreto la regione Emilia-Romagna ha stipulato un accordo con l'Autorità Distrettuale di Bacino del Po per definire ufficialmente i fabbisogni della vallata: un progetto complesso che è propedeutico alla successiva progettazione.

Quindi a fare il punto della situazione sarà un convegno indetto dalla stessa Autorità Distrettuale di Bacino del Po, in collaborazione con la Regione Emilia Romagna e il Comune di Vetto, previsto giovedì 31 gennaio, alle 9.30, nella sala polivalente di Vetto, in viale Italia 2 e dal titolo: «Torrente Enza: presentazione dello studio di fattibilità e delle soluzioni in grado di soddisfare i fabbisogni». Al convegno, introdotto dai saluti del sindaco Fabio Ruffini, interverranno il segretario generale del Bacino del Po, Meuccio Berselli, relazionando sulle azioni ritenute di maggiore efficacia e sostenibilità sotto il profilo tecnico-economico ed ambientale dell’intera Valle dell’Enza, quindi l’illustrazione del set di azioni efficaci e sostenibili, sulla base della convenzione stipulata con la Regione Emilia Romagna e sottoposte a valutazione tecnica, economica ed ambientale. Le conclusioni le terrà l’assessore alle politiche ambientali della Regione, Paola Gazzolo.

Sia Berselli che la Gazzolo, intervennero pochi giorni prima, il 26 gennaio, al convegno "antidiga" indetto a Canossa e di qui abbiamo scritto su questa testata.

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8 Commenti

  1. Avrei piacere di conoscere se il sindaco di Vetto pensa di proporre un piccolo bacino idrico che naturalmente deve essere progettato, e quindi con tempi lunghi, e il beneficio che porterebbe alla valle dell’Enza da monte a valle sarebbe vicino allo 0. Mi domando e domando a lui se pensa di riproporre invasi vari o pensa di guardare al futuro dove l’acqua è l’ORO che noi abbiamo a disposizione e quindi dobbiamo regimentare e cercare di fare produrre, oltre che non permettere di fare danni a valle come tutti gli anni il fiume ENZA fa. Si pensi solo all’acqua pulita che serve alla produzione diretta ed indiretta del PARMIGIANO-REGGIANO attraverso foraggi; prelevando dal Po l’acqua è lurida, oltre ad avere presenze di prodotti inquinanti. Pensiamo che la DIGA darebbe lavoro subito ma anche in futuro, basta vedere cosa è stato fatto per dare da bere ai Romagnoli e ai Fiorentini, basterebbe documentarsi e non avere gli occhi foderati di…
    Guardiamo al futuro dei nostri figli e non pensiamo alla DECRESCITA FELICE, come proposto da qualcuno.

    Gianni

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  2. In prossimità delle elezioni molto si rianima di quanto era rimasto un po’ “dormiente”, ed è normale che sia così, anche se il dire “è giunto il momento di fare qualcosa” mi pare ancora un concetto abbastanza interlocutorio, forse in attesa di tutti quei passaggi definiti propedeutici – ossia tavoli tecnici, studi e valutazioni di varia natura, ecc… – ma di qui alle urne è probabile, o possibile, che le rispettive posizioni abbiano a chiarirsi meglio (e non ci resta dunque che attendere quanto di nuovo uscirà in questi mesi).

    In ogni caso, le relative decisioni, nell’uno o altro senso, verranno ormai prese dai prossimi Amministratori, e mi auguro che, a livello locale, siano politici provetti, o comunque personalità che abbiano le idee chiare sul da farsi e, aggiungo io, abbiano piena e convinta consapevolezza che l’invaso, semmai verrà realizzato, porterà essenzialmente utile e vantaggio ai territori a valle, e occorre pertanto chi, con competente accortezza, sappia rappresentare le ragioni di Vetto (nonché dell’alta Val d’Enza e più in generale della montagna).

    P.B. 23.01.2019

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  3. Tanti benefici: posti di lavoro, energia idroelettrica pulita, acqua per l’irrigazione, acqua per l’industria, controllo delle alluvioni, e secondo qualcuno non servirebbe a niente, se tanti anni fa non avessero bonificato la pianura oggi sarebbe ancora una palude invivibile, non è detto che tutto ciò che viene proposto sia negativo, non trovate?

    Anonimo

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  4. Gutta Cavat Lapidem.

    Sottotitolo: dopo anni di battaglie forse qualcosa si sta muovendo.

    Ivano Pioppi

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  5. Finalmente l’iniziativa della diga di Vetto pare concretizzarsi. Questa opera determina infatti solo aspetti tutti molto positivi, peraltro già sottolineati da tante persone esperte. Vorrei anche sottolineare quello della produzione di energia idroelettrica rinnovabile, assolutamente non secondario. Pensiamo che ad esempio la diga di Ligonchio (probabilmente di dimensioni non dissimili) produce 50 GKWh. Dobbiamo quindi complimentarci con i nostri amministratori che caldeggiano questo progetto e in particolare col sindaco Ruffini, anche per aver indetto il convegno del 31/1.

    Manlio Bottazzi

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  6. Egregi lettori, non illudetevi troppo, siamo in campagna elettorale, comunque apprezzo molto questa presa d’atto che serve un invaso; mi auguro sia un cambiamento di rotta dettato da consapevolezza, serietà e onestà e non dalle prossime elezioni, ci tengo a ricordare che l’invaso di Vetto è l’unico di cui si ha la certezza della sua fattibilità, per questo progetto sono già stati spesi circa dieci miliardi di vecchie lire tra progetto, studio di impatto ambientale, aggiornamenti vari, ecc. e sette anni di tempo per progetto e autorizzazioni, dal 1981 al 1988.
    Ma da anni la cosa che mi lascia perplesso e a cui non so dare spiegazioni è il perché l’invaso di Vetto non è stato realizzato pur essendo stato dichiarato “Urgente ed indifferibile” su decreto dal Governo nel 1987 per le terre del Parmigiano Reggiano; perché non è stata realizzata un’opera a cui fu data “Valenza Nazionale” in quanto oltre alla fornitura di acqua ad usi plurimi, contribuiva a ridurre la risalita del Cuneo salino tramite il Po, perché i lavori non sono ripresi dopo la Sentenza della Suprema corte di Cassazione a sezioni Unite nel marzo del 1999 che annullava tutti i ricorsi al TAR contro la sospensione dei lavori? Perché non è stata fatta un’opera che pur avendo una capacità idrica nettamente insufficiente ai fabbisogni idrici plurimi di Parma e di Reggio Emilia che necessitano di irrigare oltre 76.000 ha di terreni; la risposta è semplice, gli interessi di qualcuno sono superiori agli interessi di chi ha bisogno di acqua e di chi vuole la vita sui paesi montani. L’irriguo non interessa a nessuno, qualcuno pensa che gli agricoltori si devono arrangiare; l’idroelettrico interessa ancora meno, dell’ambiente tutti parlano, ma nessuno fa nulla, e la Valle Padana resta la Valle più inquinata d’Europa. Tutti i vantaggi della Diga di Vetto, dal miglioramento del clima, alla riduzione del dissesto idrogeologico, alla eliminazione delle esondazioni a Valle, al DMV garantito fino alla foce, ai migliaia di posti di lavoro, all’acqua ai prati stabili del Parmigiano Reggiano, pomodoro, vitigni, mais, ottima acqua ai rubinetti di paesi e città, alla riduzione del prelievo delle acque da falda e di quelle del Po, al ripopolamento dei paesi montani, al miglioramento della viabilità in valle ecc. non contano nulla; a mio avviso ciò che conta sono i poteri forti del businnes delle acque in bottiglia o di chi vende gas e gasolio per produrre energia elettrica.
    Ma ora la cosa che mi preoccupa maggiormente è il fatto che qualcuno, per non andare contro i poteri forti, venga a proporre un piccolo invaso da 50/60 milioni di mc, la beffa oltre al danno, un invaso che nel periodo estivo sarebbe sempre completamente vuoto, con i versanti rocciosi e limacciosi in vista e senza nessun beneficio turistico per la montagna, come succede alla diga del Molato a Piacenza. Ora la mia speranza è rivolta alle Associazioni come Coldiretti, ai Consorzi di Bonifica e ai tanti agricoltori; ma chi mi da maggiore fiducia è l’Autorità di Bacino. Il Dott. Meuccio Berselli è persona conosciuta per la sua serietà, per il suo impegno, per la sua conoscenza del valore delle acque, per la sua vicinanza al mondo agricolo. Che da noi qualcosa non ha funzionato è evidente; in Emilia abbiamo due Province, Reggio e Parma, che pur avendo il comparto agroalimentare più importante d’Italia, non hanno neppure un invaso che faccia da riserva idrica. Due Province nel versante appenninico opposto al nostro, Lucca e Arezzo di invasi ne hanno 14, le due Province del Trentino Alto Adige di invasi ne hanno 93; l’acqua è la loro ricchezza, mentre da noi, pur avendo un progetto, un giudizio di compatibilità ambientare approvato e una necessità inderogabile di fermare i danni da siccità ed esondazione, si continua a fare chiacchiere a tavolino invece di far aggiornare il progetto e ripartire con i lavori.

    Lino Franzini sindaco di Palanzano

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  7. Come scrivevo tempo fa, opero nel settore dell’energia e sull’Enza avere una località dove risulta possibile impostare uno sbarramento per trattenere le acque alluvionali e poterle usare per produrre energia pulita è una fortuna che ben pochi hanno. Sui torrenti, in prossimità del crinale ci sono alcune gole ripide e strette dove poter impostare uno sbarramento, ma per avere una discreta capacità idrica occorrono sbarramenti molto alti, superiori ai 100 metri, ma a valle e a monte di Gottano la Valle dell’Enza è molto aperta e con uno sbarramento inferiore si avrebbe una discreta capacità idrica. Il perchè non sia mai stato fatto resta per me incomprensibile, con la crisi di lavoro e la necessità di energia pulita, rimango veramente perplesso. Spesso tra operatori ne parliamo e ci diciamo che in Italia le cose vanno male perché qualcuno ha interesse che vadano male.

    Daniele

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  8. Nel leggere quanto scrive “Daniele”, segnatamente laddove sul finale esprime il concetto “che in Italia le cose vanno male perché qualcuno ha interesse che vadano male”, mi viene da pensare come talora capiti anche a noi – se non vediamo intraprese determinate opere, o più in generale realizzati certi interventi, che ci paiono altamente utili ed indifferibili – di ipotizzare che l’ostacolo venga da un indefinibile “qualcuno”, una sorta di “potere forte”, o misterioso “grande fratello”.

    E’ sicuramente vero che ci sono talvolta risoluzioni e scelte che sembrano passare totalmente sopra la nostra testa, e fuori dalla nostra portata, e verso le quali ci sentiamo del tutto impotenti, ma ve ne sono altre che dipendono essenzialmente dalla politica, e che noi possiamo in qualche modo influenzare “agendo” sulla medesima attraverso il nostro voto (e a me pare che le decisioni sulla Diga competano fondamentalmente o principalmente alla politica).

    Partendo dal presupposto che l’una o altra iniziativa non sia di per sé stessa buona o cattiva, ma lo diventa o meno a seconda dei punti di vista, e poiché le decisioni della politica tengono di norma conto dei punti di vista del rispettivo elettorato, ciò significa che fino ad ora gli elettori hanno optato, a torto o ragione, per partiti non favorevoli, o quantomeno piuttosto cauti o freddi, circa l’invaso vettese, salvo il poter ovviamente cambiare idea (nella fattispecie non parlerei comunque di vago ed indefinibile “qualcuno”).

    P.B. 26.01.2019

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