Il Vescovo Camisasca invita a pregare in memoria delle vittime dei naufragi

Le vite disperate dei nostri fratelli finiti in fondo al Mediterraneo durante questi giorni mi hanno profondamente segnato. Ad essi voglio dedicare un momento di silenzio all’inizio della presentazione del mio libro che avverrà questa sera (già avvenuta ieri 22/1), ma soprattutto il rosario che, come ogni mese, reciterò domani (oggi 23/1) alle ore 20.00 nella cappella della mia casa con tutti coloro che vorranno pregare con me.

Invito tutta la Diocesi a unirsi alla mia preghiera, così come inviterò i giovani che si incontreranno sabato in Cattedrale in occasione della GMG a ricordare le vittime dei naufragi.

In questi giorni dedicati alla memoria, mi è tornato alla mente il libro di Primo Levi, “Se questo è un uomo”, e la lettura che egli fa del canto di Ulisse della Commedia di Dante, nel terribile contesto del lager nazista. In fin che il mar fu sopra noi richiuso: così conclude Dante.

Coloro che fuggono dall’Africa ci devono portare a una riflessione senza scusanti verso i trafficanti di vite umane. Nello stesso tempo ci devono far riflettere sulla vicenda di queste persone che, consapevoli o no di cosa potrebbe attenderle, sfidano ogni rischio in nome di un futuro diverso, ricercato oltre ogni speranza. Esse diventano così un’immagine del nostro tempo. Ad esse dobbiamo offrire la roccia della nostra fede e della nostra carità, e la speranza di poter costruire assieme una nuova pagina.

+ Massimo Camisasca vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

 

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Un Commento

  1. Anche noi siamo quelli che sapevano e non hanno fatto nulla?
    È molto importante leggere l’appello e le riflessioni del vescovo Camisasca che dopo la presentazione del uso ultimo libro avvenuta ieri all’Università alla presenza di Prodi e Zamagni ha lasciato alla città. Una riflessione che non può che portare ad una netta presa di posizione perché ci mette davanti a fatti storici che non possiamo più fare finta di ignorare.
    In molte occasioni infatti la storia ha guardato al passato e ha analizzato il comportamento di intere comunità addossando una colpa: “sapevano e non hanno fatto nulla”. Così si è detto dei sovrani, degli stati e dei finanziatori spedizionieri quando sapevano dell’eccidio che stavano commettendo i conquistadores nel nuovo mondo, e non hanno fatto nulla per fermarlo. Allo stesso modo si è detto dei governi che sulla carta bandivano lo schiavismo ma sapevano del triangolo della mote e del commercio di schiavi tra Africa, Vecchio e Nuovo Continente, ma non hanno fatto nulla per fermarlo. Molte volte si è sentito accusare l’intero popolo tedesco o anche gli stati alleati che sapevano cosa stesse succedendo ad Auschwitz e negli altri lager ma non hanno fatto nulla per molto tempo prima di intervenire in guerra. Altre volte abbiamo sentito accusare negli anni di piombo interi servizi o pezzi dello stato che persino sul rapimento Moro presumibilmente sapevano ma non hanno fatto nulla.
    Ecco quindi che l’appello del Vescovo non solo ci invita a riflettere ma ci mette ancora di più di fronte alle nostre responsabilità che sono prima di tutto politiche. Da tempo portiamo nel nostro piccolo consiglio comunale all’attenzione del dibattito pubblico i temi internazionali delle migrazioni e dei diritti umani, anche lunedì scorso si è parlato molto in questo senso eppure ancora il dibattito fatica a maturare in quanto a consapevolezza e responsabilità. Anche la politica locale dovrebbe capire che questi temi c’entrano e toccano anche la vitta di una città come Reggio Emilia, nel momento in cui si dà (o eventualmente non si dà a seconda della parte politica) valore ad operazioni come il gemellaggio con Beit-Jala in Palestina, o al lavoro della Fondazione E-35 e della fondazione Mondinsime, o all’adesione alla manifestazione di Verità per Giulio Regeni, o ancora al valore di azioni di inclusione ed integrazione come lo spazio giovani di ViaCassoli1 e all’importanza di sostenere i progetti di accoglienza e di non sdegnarsi di fronte all’aumentare dei numeri dietro cui ci sono prima di tutto persone. Ma è importante quindi anche discutere di vicende nazionali come il sequestro delle persone a bordo della nave Diciotti senza alcun ordine formale ma solo con decisioni annunciate sui social. Sembra di vedere il film Conspiracy dove la Soluzione Finale volutamente non doveva comparire in nessun atto ufficiale, eppure tutta la catena di comando si è poi autoassolta dicendo “obbedivamo solo agli ordini”.
    Certo in passato non vi erano mezzi di informazione di massa così capillari e veloci, e regimi ben organizzati di propaganda e controinformazione, ma anche oggi non possiamo negare che la velocità e la diffusione capillare delle notizie sia un’arma a doppio taglio che ha portato oltre al diffondersi delle news anche al dilagare delle fake-news. Ma anche se il paradigma dell’informazione è mutato, la storia forse non cambierà il proprio giudizio e guardandosi indietro giudicherà anche noi tutti e rispetto alle centinaia e centinaia e migliaia e migliaia di morti nel mediterraneo come fenomeno non occasionale e la sentenza non potrà essere più clemente. Se neghiamo l’importanza di questi temi, di queste riflessioni e di queste discussioni, nel nostro piccolo anche noi verremo giudicati come quelli che sapevano e non hanno fatto nulla.
    Andrea Capelli, Capogruppo PD in consiglio comunale a Reggio Emilia

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