Buon Compleanno, Gemma: 102 anni e un sorriso gentile

Un secolo è sempre il tempo della Storia, ma per lei, Gemma Verdi, ancora di più. Non perché quando nacque, il 29 gennaio 1917, penultima di 12 figli, in Russia ancora governava lo zar e in Italia il re Vittorio Emanuele III, tornato a Roma dalle rassegne ai fronti alpini, bloccati dalla neve, quell’inverno particolarmente copiosa, prometteva per quell’anno una guerra “non dura” ma “ancora più dura”.

Non perché a 13 anni partì per Genova al modo descritto da Umberto Monti ne “Il nido nell’erba” ovvero passando l’Alpe a piedi con i compaesani e poi in treno oltre La Spezia per prendere servizio in casa dei signori dove l’avevano preceduta le sorelle più grandi.

La Storia la raggiunse pienamente con lo scoppio della seconda guerra mondiale, quando il marito Giglio Gigli venne richiamato sui fronti di Grecia e di Russia insieme al cognato Aldo Verdi, senza più fare ritorno, lasciandola sola con una bimba di 15 giorni, Anna.

Gemma ha visto i tre fratelli maggiori tornare dalla Prima Guerra, ha visto i tre più giovani tornare dalla seconda, ma ha atteso invano per anni alla fermata della corriera il marito con cui si era sentita così ricca il giorno del matrimonio, davanti al dono di una zia: 50 lire.

La Storia ancora la raggiunge con i tedeschi che bruciano le case e la riuniscono con cognate e nipoti nell’abitazione dei suoceri. Tra i cognati anche lo scrittore Arrigo Benedetti, padrino del battesimo di Anna, mentre Gemma è madrina al battesimo del figlio di Arrigo, Alberto, come lo stesso Benedetti racconta in “Paura all’alba”.

A guerra finita di nuovo a Genova dalle sorelle perché la figlia possa studiare, quindi ancora al paese natale dove Anna va sposa al marinaio Arcero Secchi che per lei scopre i meriti della terraferma e del commercio delle ferramenta in una Gazzano ricca di attività, con falegnami, imprese edili, meccanici e villeggianti e dove Anna sarà apprezzata maestra. Gemma lascia la casa dei suoceri per entrare in quella del genero e della figlia e condurla con grazia e fermezza, rallegrata dalla crescita del nipote Francesco. Ed è proprio lui a regalarle, alle soglie dei novant’anni, un momento di rara felicità: il primo viaggio in aereo per andarlo a trovare in Olanda dove tuttora risiede, cittadino di un’Europa finalmente in pace.

E ieri, benvestita e ordinata come ha imparato in anni lontani dai “signori” e come è divenuta poi quotidiana abitudine, agghindata come si addice alla festa e sommersa dai fiori di quanti hanno avuto modo di apprezzare la sua gentilezza e disponibilità, la sua prontezza nel rispondere alle necessità di familiari ed amici, la storia ha lasciato spazio a un presente ricco di manifestazioni di affetto, cui si aggiungono ora quelle di tutti i lettori di Redacon.

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