SocialMonti / Né ufficiale né gentiluomo

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

(Ameya Canovi *)

***

Qualche tempo fa mi sono trovata a fare un viaggio in treno. Il mio vicino lo noto subito perché mi fissa con insistenza.

Un bell’uomo, capello curato, brizzolato, jeans e camicia griffati. Parla al telefono con una voce sicura (in apparenza), intuisco faccia un lavoro importante, di grande responsabilità. Dalle cose che dice, deduco intelligenza e una media cultura.

Poco dopo comprendo che si guarda attorno di continuo, e con la stessa insistenza con cui prima fissava me, vedo che lo fa con tutti, alza il capo e le spalle. Capisco che lo fa non per guardare gli altri, ma come un pavone fa la ruota, sembra abbia un bisogno assoluto di farsi guardare e ammirare, da chiunque, anche se non gli sfugge nessuna donna nei paraggi.
Inizio a sentirmi a disagio e vengo folgorata dalla rivelazione: eccolo all’opera, è lui il famoso narcisista di cui tanto parliamo e patiamo?

Per ora è solo un’ipotesi.

Resto in osservazione vigile, incuriosita di vedere come si muove nel mondo.

Sale alla fermata successiva un suo (credo) collega e iniziano a parlare in maniera cameratesca. Io fingo di leggere e presto attenzione al loro dialogo. Il (presunto) narcisista fa un commento su una giovane donna seduta due file più in là. Dice: “Hai visto come si è inchiattata? Non si può più guardare. Quasi come quella russa laggiù. Peserà 150 kg, però dai se te la fai è come farsene tre”.

Mi sento immediatamente umiliata per loro e provo un senso di rabbia mista a impotenza. Piovono critiche pesanti un po’ per tutto il pianeta, visioni denigranti sparse a cui il collega fa solo da spalla. È una comparsa di fronte a Mrguardatemiquantosonofigo. Che dà il meglio di sé quando entra un ragazzo dall’aspetto pakistano. Con stizza esclama: “Se ne restassero a casa, senti che odore di fritto, non li reggo”.

Sono incredula dal mix di arroganza, cafoneria e insensibilità. E sfortunatamente poco dopo passa un uomo, chiede soldi, è in stato di denutrizione e fa segno che ha fame. Mister-io-io si volta verso l’invisibile compagno e dall’alto della sua bellezza sbotta: “Ci manca solo lo sfigato anoressico che mi chieda dei soldi”.
Resto in ascolto di me e sono indecisa se intervenire a rivelargli che il vero Sfigato è lui, così privo di empatia, cieco a se stesso e distante mille anni luce dal proprio cuore. Identificato nel suo piccolo ego può solo restare nella sua arida superficie.
Decido di lasciarlo nella sua povertà e regalo i miei crackers al signore e pure la bottiglietta d’acqua ancora sigillata. Mi guardano stupiti e Mrzeroempatia anche con un certo disprezzo, io invece gli sorrido con compassione.

Resta spiazzato.

Abituato a sedurre, non si capacita che una donna non penda dalle sue movenze.
Scendo dal treno con una sensazione oscura, come di miseria e prosciugamento.

Stare di fianco a una persona così mi ha causato stanchezza, imbarazzo e vergogna. E solo per due ore.
Penso a tante mie pazienti e ad alcuni miei pazienti.

All’improvviso li capisco tutti ancora di più.

*Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

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2 Commenti

  1. Purtroppo gli uomini del treno nel nostro paese sono ormai la maggioranza, ecco perché l’Italia va come va. Grazie per l’interessante analisi sociologica, anch’io spesso la penso come te quando mi guardo in giro.

    Andrea

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  2. Se parliamo di “narcisismi”, mi è capitato di vederne una bella gamma nel corso degli anni, almeno così mi è sembrato, ossia con sembianze e fattezze diverse, vedi il caso di chi fa sfoggio della propria cultura, semmai in modo sottile e dissimulato, quasi con noncuranza, e lo stesso può valere per il titolo di studio, o altre forme di malcelata ostentazione e “supponenza”, oppure del tipo da rasentare la vanagloria (casomai esibite sottotraccia, ma comunque abbastanza antipatiche, se non “indigeste”, per chi si trovasse malauguratamente a farne le spese).

    Atteggiamenti che in certo qual modo mi è parso talora di cogliere pure in mezzo ai giovani, non so se in maniera passeggera o meno, ma se “il buon giorno si vede dal mattino” qualche motivo di preoccupazione potrebbe anche esservi, e tra gli adulti ho anche assistito al veder declamato l’egualitarismo salvo poi praticare l’elitarismo, e rivelarsi nei fatti piuttosto “esclusivi”, talché fra i narcisismi senza maschera e quelli un po’ mimetizzati ed ipocriti mi sentirei di preferire i primi (sempreché non ne sia infastidito chi si trova ad essere nei pressi del narciso di turno).

    P.B. 31.01.2019

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