Dilva Attolini racconta di “Recidiva”, lo spettacolo di Mara Redeghieri

Riceviamo e pubblichiamo.

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Mara Redeghieri. Foto di Debora Costi

Chi non c’era, si è perduto il rosso delle luci, i racconti di un momento, le parole, la musica, le canzoni dal vivo di “Recidiva”, che sono qualcosa di diverso, perché ci sono gli sguardi, i sorrisi, i gesti, i sentimenti che si espandono giù dal palcoscenico, e occupano il bel teatro e ci conquistano.

Alla fine, gli spettatori tutti, in sintonia, composti, fermi, immobili: volevano qualcosa ancora, avrebbero desiderato altre canzoni, altre parole, altre emozioni. Ancora… ancora.

Tiziano Bianchi. Foto di Debora Costi

Fuori la pioggia scendeva piuttosto ghiaccia, le strade impertinenti nelle curve, ma i montanari non sono inesperti, sanno scegliere le scarpe giuste. Io avevo indossato il cappotto nuovo, il basco rosso, le scarpe leggere. Poi ho cambiato per la pioggia per esserci.

Lo spettacolo lo racconto per mio piacere, per gioco, per espandere un ricordo.

Serata interessante, per l’aspetto benefico, per la presenza dei volontari, coinvolti in tanti settori, per il concerto “Recidiva Live” di Mara Redeghieri.

Davide Mazzoli. Foto di Debora Costi

La presentazione della serata benefica è condotta da Maria Gabriella Piazzi, una delle principali organizzatrici dell’evento, che annuncia sul palco la  dottoressa Sonia Gualtieri, direttore sanitario del distretto Ausl di Castelnovo ne’ Monti, il dottor Pier Paolo Pattacini, capo dipartimento diagnostica per immagini e Laboratori dell’Azienda Ausl di Reggio Emilia e il dottor Filippo Beretti,  del servizio di radiologia del S. Anna di Castelnovo ne’ Monti, che ci illustra il grande valore per le donne del nuovo strumento diagnostico per la mammografia. Un grazie alle associazioni di volontariato “Vogliamo la Luna” e “Insieme per il S. Anna”, che con il Progetto Nautilus sono impegnate nell’acquisto di nuovi presidi ad alta tecnologia, per tutti i reparti dell’Ospedale S. Anna  per cure sempre più adeguate e al passo con le moderne tecnologie.

Nicola Bonacini. Foto di Debora Romei

Poi il concerto. Sul palco quattro postazioni per la musica e il microfono in primo piano, avvolto da luce soffusa. Sono felice di essere qui, per il  nostro Ospedale, dice Mara Redeghieri. I musicisti prendono posto, Lorenzo Valdesalici alla chitarra, Nicola Bonacini al basso, Davide Mazzoli alla batteria. Alla seconda canzone entra in scena Tiziano Bianchi con la sua tromba dorata che luccica al variare delle luci.

“Recidiva” live è uno spettacolo emozionante. Mara con un vestito speciale a balza e lunghezze diverse, accompagna il suo canto con le braccia, con gesti ampi, gesti che richiamano preghiere, contatti, legami con i luoghi e le persone.

Musica techno, metallica, veramente ben suonata a contrasto con un’essenza poetica eterea. Da un trentennio ormai, la ragazza montanara si fa sentire, bussa alle nostre porte, proponendo le sue note in mille fantasmagorici motivi.  C’è anche una canzone recitata che parla della sua casa, il posto più intimo, ma la sua casa è anche e soprattutto l’Appennino, come lei stessa sottolinea.

Alla chiusura dell’evento i saluti e i ringraziamenti del sindaco Enrico Bini e di Claudia Grasselli di “Vogliamo la Luna” che annuncia  l’imminente apertura della “Casa Verde” di Don Zanni a Felina per l’accoglienza di donne in difficoltà, e di Patrizia Agnesini  in rappresentanza  del Centro Commerciale Naturale  di Castelnovo ne’ Monti.

Sicuramente tutti uniti si va meglio verso l’obiettivo: salvaguardare, proteggere, potenziare tutte le strutture necessarie a rendere la nostra vita nella nostra montagna dignitosa ed indipendente dalle logiche dei grandi numeri. Così in ogni settore, fin dall’inizio della vita. Siamo da considerare ‘Riserva Naturale d’acqua, d’aria e di boschi’, guai a chi ci vorrà rendere uniformati e periferici. Insieme ancora… ancora.

(Dilva Attolini)

 

 

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3 Commenti

  1. Grazie Mara, grazie Lorenzo, Nicola, Tiziano e Davide. Grazie per tenere viva la nostra montagna, grazie per portarci dolci suoni, affascinanti melodie ma soprattutto cultura. Grazie per sostenere tanto il nostro ospedale quanto i fratelli migranti che cercano un vita migliore. Insomma, grazie di tutto.

    Andrea

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  2. Il finale di questo articolo mi riporta alla mente una circostanza di circa due anni fa, allorché – trovandomi a percorrere in auto una strada dell’alto Appennino, in altra provincia emiliana – ebbi ad imbattermi in un ondulato pianoro, dove i coltivi si alternavano a piccole macchie boschive, che mi colpì per la sua placida e armonica bellezza, e la cui immagine me ne ricordava altre di casa nostra e altre ancora legate alla mia giovinezza, tanto da indurmi ad una sosta per una foto di tale incantevole campagna.

    Veniva nel frattempo a piedi, verso di me, su quella stessa strada, un signore del posto, di età matura ma dall’aspetto ancora molto vitale, e con tratti di innata eleganza ancorché indossasse abiti da lavoro, che stava tornando dai campi recando sulle spalle una falce di lungo manico, del tipo usato per il taglio dell’erba e che nella nostra vulgata credo chiamassimo “ferra”, col quale mi complimentai per il fascino di quei luoghi, sentendomi innanzitutto rispondere che erano per lui unici e bellissimi, e che per nessuna ragione al mondo li avrebbe mai lasciati.

    Oltre all’emanare un grande attaccamento verso la propria terra, quelle sue parole, e altre che aggiunse nel nostro piacevole interloquire, mi dettero l’idea di grande dignità, nonché di forte orgoglio montanaro, che poteva averlo semmai trattenuto dal trasferirsi altrove, ossia in zone meno periferiche, più comode e meglio dotate di servizi, in epoche in cui le opportunità occupazionali erano ovunque presenti, nei più svariati settori, ma per solito questo genere di fiero legame territoriale nasce da radicati sentimenti identitari.

    A sua volta, intorno ai sentimenti identitari può maturare il senso “unitario” di una comunità, che la fa percepire come un vero e solidale insieme, ma ho talora l’impressione che tali stati d’animo non siano stati molto apprezzati e valorizzati, se non sacrificati ad una omologazione, nelle abitudini, costumi, che può averci anche fatto comodo ma che forse ci ha sostanzialmente uniformati e standardizzati, e non so quanti margini vi siano adesso per tornare a “diversificarsi” (ammesso che vi sia chi voglia realmente farlo).

    P.B. 07.02.2019

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  3. Un immenso grazie a Mara che ci ha regalato un concerto pieno di emozioni.
    Le sue parole, la sua voce, i suoi gesti hanno coinvolto il pubblico particolarmente attento e sensibile:
    C’era una stupenda atmosfera di condivisione di un impegno per il nostro Ospedale, per la nostra montagna.
    Grazie a Mara, grazie a Tutti!
    Tutti Insieme per l’Ospedale S.Anna!

    Mariola Piazzi

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