Marconi: “Il mio diario ai confini del mondo”

Sono rientrato con il Gaom dall'Etiopia da una settimana. Respiro e vivo ancora la serenità, la pazienza, la capacità d'ascolto, l' accoglienza, la carità che questa esperienza mi ha dato.

Certo il dolore, la sofferenza, la malattia, il degrado morale e civile e l'impotenza… sono state emozioni e realtà difficili come sempre da affrontare e il ritorno al nostro mondo è sempre traumatico.

Ho prestato la mia opera di pediatra presso l'ambulatorio medico delle Suore dei Lebbrosi di De Foucault, dove ogni mattina arrivavano i bambini con le loro mamme, gli ultimi, i più poveri della città di Shashemane e dintorni, che per arrivare alla missione fanno anche 50 - 100 km a piedi o con mezzi di fortuna.

Le suore ne seguono circa 450. Un cartellino, ricavato dalle scatole dei farmaci - nulla viene gettato – segna il numero di riconoscimento ed il nome del bambino: durante la mia presenza era arrivato a 443.

Al loro arrivo i piccoli, con addosso qualche straccio e ricoperti di terra o, purtroppo, di scabbia e altre infestazioni parassitarie, venivano lavati con acqua e sapone dalle mamme con l'aiuto delle suore e delle loro aiutanti, poi una volta asciutti, se i loro vestiti erano solo ormai pezze, venivano cambiati e rivestiti.

I più malati, circa una ventina ogni mattina, arrivavano nel mio ambulatorio e visitati, poi tutti a mangiare un buon pasto con pane frutta pappe a base di tef o farina di mais e frumento. Quindi polivitaminici naturali mango, papaya, casimiro, ananas ed altro, tutto preparato dalle “sisters”. Questo è l'unico pasto vero della giornata e ne rifaranno un altro completo solo quando torneranno.

Nell'ambulatorio anche quest'anno purtroppo ho visitato bambini denutriti, malnutriti con tbc, aids, ustioni e tante altre malattie; molti hanno febbre, tosse perché, mentre durante il giorno la temperatura arriva anche a 31/32 C°, di notte lo sbalzo termico, dato anche dall'altitudine 1800/2000 metri, la porta a 8/9 C° e i bambini hanno addosso veramente due stracci. Alcuni si avvicinano al fuoco per scaldarsi e nella notte rotolano tra le braci.

Abbiamo portato e dovuto somministrare tantissime medicine: antibiotici, antiinfiammatori, cortisonici, antipiretici, anti parassitari e disinfettanti intestinali, integratori vitaminici (grande carenza di vitamina D), ferro, creme antibiotiche, antistaminici...

Ho visto un bambino con una gravissima labiopalatoschisi senza labbro superiore, senza palato e coana destra, aveva 10 mesi e pesava meno di 3 kg. Per essere operato ad Addis Abeba, la capitale, in una clinica dove le suore lo invierebbero a loro spese, dovrebbe arrivare a pesare 12 kg., non so se ce la farà.

Poi, piccoli con scabbia talmente diffusa che i cunicoli del parassita si sovrapponevano a strati con lesione infettate piene di secrezione purulenta.

Una mattina è arrivata una signora con in braccio una neonatina di poche settimane e tre bambini di pochi anni. La bambina l'aveva trovata abbandonata lungo la strada alcuni giorni prima e l'aveva presa con sé pur essendo vedova e madre di 8 figli. Era vivace reattiva un po’ denutrita e con una bronchiolite. L'ho visitata, curata e rivista qualche giorno dopo ad un controllo, migliorata, in buone condizioni.

Le storie dolorose sono tante: mamme di 22/23 anni con 6/7 figli tutti piccoli e denutriti e qualcuno purtroppo morto entro il primo anno di vita, molti malati di malattie infettive, infezioni intestinali, respiratorie, cutanee… Purtroppo il dolore, la miseria, l'ignoranza…. la fanno da padrone. Le donne soprattutto quelle di etnia Oromo, mussulmane, non contano nulla, sono schiave, oggetti, non decidono di avere figli consapevolmente.

Occorre certo investire in cure, alimentazione, igiene, ma anche e direi soprattutto in cultura, emancipazione, promozione e valorizzazione della persona umana e dei suoi diritti.

Le donne, ma anche gli uomini, in buona parte non sanno leggere, scrivere, non sanno quando sono nati. Problemi davvero enormi di tutta l'Africa e di tutto il Terzo Mondo.

La soluzione non spetta certo al Gaom o alle varie Ong, ma è in mano alle potenze mondiali (Usa, Europa, Cina, Russia) e a quello che viene chiamato Mondo Occidentale.

Certo il nostro Gaom, organizzazione di volontariato del nostro Appennino, di progetti e realizzazioni ne ha fatte davvero tante. Ne ricordo alcune.

A Gambo l’Ospedale e la Missione di Gambo, il depuratore per rendere l'acqua potabile, il mulino meccanico per macinare il grano, una fattoria con una ventina di mucche che danno il latte all'ospedale e alla missione, un pollaio con 100 galline per produrre uova e un orto per frutta e verdura, uno scavatore/ruspa, scuole per i bambini del ciclo primario (in Etiopia si va dalla prima alla dodicesima classe), case per i volontari, case per i lebbrosi, medicine e materiale sanitario in abbondanza, la nuova cucina dell'Ospedale, la ristrutturazione della sala operatoria, i macchinari per radiologia, ecografo e altri, e soprattutto la pediatria con 90 posti letto in situazione di emergenza.

A Shashemane ricordo la sistemazione impiantistica della Missione e Casa delle Sisters di De Foucault, la Casa Mucca, fattoria con stalla fatta su terreno del Comune, i villaggi per lebbrosi (1000 persone), l’assistenza e presenza medica alla Clinica Missione e Ambulatorio Pediatrico e per lebbrosi e i bambini delle Sisters di De Foucault, il granaio di Ropi, intitolato ad un nostro caro volontario, Giuseppe Magnani.

Infine il nostro attuale grande investimento per il futuro dei ragazzi etiopi: la Casa Famiglia che accoglie 60 bambini di strada orfani o abbandonati dai genitori: una struttura piena di accoglienza, ascolto, affetto. Qui i ragazzi hanno la loro casa, mangiano, studiano, dormono, fanno sport, imparano un mestiere, stanno e crescono insieme nella “loro casa”.

Quest'anno a Casa Famiglia abbiamo montato un tank di 10.000 litri per l'acqua, rinfrescato con un nuovo tinteggio le camere dei ragazzi e finito l'impianto di scarico dei fumi della cucina.

Il nostro gruppo era guidato dal presidente del Gaom, Alberto Campari, e dal fondatore, il grande dottor Riccardo Azzolini che, a 91 anni, è voluto tornare in Etiopia per lavorare come otorinolaringoiatra nella clinica della Missione ed incontrare i suoi ragazzi di Casa Famiglia, sicuramente un esempio per tutti noi.

Il dottor Wiliam Goldoni, odontoiatra ha lavorato con la dottoressa Fiorella Ilariucci nella clinica della Missione e la dottoressa Leonarda era con me dalle Suore dei Lebbrosi. Marsilio Parolini e Alessandro, un giovane laureando in Matematica di Fermo che si è unito al Gaom, hanno lavorato tanto a Casa Famiglia e Gianni Ferrari ci ha accudito dirigendo logisticamente ed egregiamente la missione che ci ha accolto nel nostro soggiorno a Shashemane.

Della nostra spedizione facevano parte anche tre studenti dell'istituto Mandela indirizzo Agricoltura di Castelnovo ne' Monti: Lorenzo Zanelli, Martina Rozzi, Davide Crispino con il loro insegnate Massimo Monti. Meravigliosi e bravissimi, hanno lavorato a Casa Famiglia preparando la buca per il tank per la raccolta dell'acqua e il terreno per gli orti, ma soprattutto hanno condiviso con i ragazzi di Casa Famiglia la loro giovinezza, il loro entusiasmo, il loro affetto, la loro voglia di accogliere ed ascoltare gli altri ragazzi del mondo.

Un bel gruppo che dai giovanissimi, Lorenzo, Martina, Davide, sino al nostro Patriarca Riccardo ha condiviso e vissuto intensamente questa bella esperienza di cui ancora oggi sentiamo nei nostri cuori la serenità, la condivisione, la pace, la carità e l'amore.

(Gian Luca Marconi, pediatra)

 

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5 Commenti

  1. Grazie, Dottore, per la pagina di diario che hai scritto. Mi auguro che si trovino il coraggio, la voglia e la determinazione di leggerla ai nostri ragazzi in tutte le scuole, come lezione di vita.

    Luciano Montermini

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  2. Dicono che una foto valga mille parole, credo invece che la galleria prodotta dal dottor Marconi sia stata ben completata dalle parole che illustrano la difficile situazione che gli amici del Gaom affrontano ogni giorno. Colpiscono come un maglio, noi del Mondo Occidentale, coi nostri privilegi che riteniamo ormai diritti acquisiti alla nascita e che ci sono dati solo per la fortuna di essere nati da questa parte del Mediterraneo. Ai volontari il ringraziamento per l’opera che svolgono da sì tanti anni, al dottor Azzolini le congratulazioni vivissime per la tempra e l’abnegazione che ancora lo sostengono in quest’opera meritoria. Per chi sostiene “a distanza” la gioia di vedere i risultati che le nostre speranze, riposte nei volontari, trovano realizzazione e compimento in così breve tempo e la felicità nei volti dei fratelli d’Etiopia. Grazie

    Cristina Casoli

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  3. Complimenti Gianluca!

    F. Giovanelli

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  4. Un grazie grande come la vostra generosità gente meravigliosa. Un abbraccio al commovente Riccardo Azzolini

    R. Fontanesi

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  5. Un grande grazie di cuore a Gianluca, Riccardo, Alberto a tutti i medici e volontari che dedicano con grande cuore, coraggio e forza il loro tempo a tutto ciò! Una grande Opera! Un’Opera che merita essere esposta a tutti i nostri ragazzi, in tutte le scuole di ogni ordine e grado. E’ vero, il tutto è nelle mani delle grandi potenze mondiali, ma la vostra indelebile ed incontrovertibile traccia, nessuno potrà mai cancellarla. Le grandi potenze mondiali potranno ritenersi “super” quando ai loro vertici vi saranno persone di valore e con valori un attimino più grandi. I nostri figli (tutti) non sono una nostra proprietà, ma una nostra responsabilità. Ritengo che il più grande investimento di una civiltà cosiddetta “evoluta” possa essere quella di ovviare ai nostri errori investendo sulle future generazioni. Che Dio ve ne renda merito! Grazie!

    Massimo Pasquale Pinelli

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