Comitato Salviamo le Cicogne: la verità sulla condizione delle partorienti nella lettera di una mamma

Riceviamo e pubblichiamo.
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La recente audizione presso il Cpnn è stata anche l’occasione per consegnare e leggere una lettera di una mamma di montagna che denuncia lo stato di rimpallo dell’assistenza verso Reggio per le gestanti già da molto prima del momento del parto, lasciando le donne in uno stato permanente di insicurezza.
Ciò è servito per rimarcare la distanza fra la teoria che nasce dai numeri e la pratica fatta di vita reale.

Presente all’audizione anche il dottor Gargano, membro sia del Cpn nazionale che di quello regionale, autore di una disposizione a sua firma che recita:

“Si sottolinea che il Punto nascita di C.Monti ha dal 16 ottobre sosospeso l’attività di travaglio/parto, quindi l’autopresentazione di una gravida all’Ospedale di C.Monti è sempre da considerare come errore ed andranno fatti audit periodici per comprendere i motivi di questi eventuali accessi inappropriati e quindi messe in atto strategie volte a superare gli eventuali ostacoli”.

Quali strategie, sono evidenti nella lettera della mamma.

(Nadia Vassallo, portavoce Comitato Salviamo le Cicogne di Montagna)

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Buongiorno a tutti,

con queste poche righe vorrei sottolineare il notevole disagio, fisico e soprattutto psicologico, con cui sto vivendo questo ultimo periodo di gravidanza.
Ecco i punti principali:
1)
Innanzitutto si era detto che sarebbe stata spostata a Reggio solamente la “fase del parto” e che quindi tutto il resto rimaneva QUI (a Castelnovo): NON È VERO, un ginecologo di notte non c’è, ed io stessa, avendo avuto problemi alla 27esima settimana, mi sono sentita completamente abbandonata... nessuno si è degnato di visitarmi o fare una ecografia, mi sono sentita dare la solita risposta: “Devi andare a Reggio Emilia anche solo per un semplice tracciato, noi qui non abbiamo più le attrezzature”.
2)
Questione ambulanze: sembrava dovesse essere tutto pronto ed organizzato per il trasporto di donne gravide verso RE, in tutta sicurezza ma non è così, NON È VERO, sono stata accompagnata a RE in pieno giorno con una ostetrica, nessun medico a bordo, e mi hanno detto: “La prossima volta non passare dal pronto soccorso, vai giù da sola, tanto qui prima che abbiamo preso i dati, organizzato il trasporto ed il viaggio... passa un’ora!!!”
3)
Se hai una gravidanza senza problemi ok, altrimenti anche solo per una piccola cosa (es. calo di pressione) ti senti rispondere “dopo la 24 esima settimana NOI non facciamo più nulla, devi andare a RE”. Praticamente l’impressione è quella di chi se ne lava le mani.
RESPONSABILITÀ TUA.
4)
Ora spero di arrivare a termine (rischio parto prematuro) e di non dover avere bisogno di nessuno qui a Castelnovo. Ogni giorno vivo nella paura delle condizioni meteorologiche, di non fare in tempo ad arrivare al Santa Maria, di non ricevere assistenza in caso di urgenza...
CONCLUSIONE:
La civiltà di un Paese si misura nei servizi che offre ai contribuenti.
Una nascita, la gravidanza sono il miracolo della vita... i soldi si possono risparmiare in mille altri modi!
Ho sofferto molto durante questa gravidanza, mi sono sentita “abbandonata” dai servizi, e purtroppo anche il mio bambino con me.
Vi pare giusto vivere la gravidanza in questo modo... un periodo che dovrebbe solamente essere sacro per una donna ed il suo bambino che porta in grembo?
Una Mamma
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3 Commenti

  1. La realtà è molto differente dalle “favole” raccontate da chi ha altre MiRe…

    Riccardo Bigoi

    Rispondi
  2. Io ho avuto la fortuna di vivere una gravidanza senza nessun problema, ma capisco ogni parola scritta!
    HO AVUTO PAURA: paura di aver bisogno di un controllo medico.
    Ad ogni mutamento del mio corpo, ad ogni nuovo movimento che ho sentito, ho pensato “speriamo non sia niente!”. Ho avuto delle contrazioni al 5° mese, al consultorio mi hanno detto di andare a Reggio per fare un tracciato… PER FARE UN TRACCIATO!
    Quando poi è arrivato il grande giorno, in preda alle contrazioni, il mio compagno mi ha accompagnata all’ospedale che avevamo scelto, ci hanno rimandati a casa, alle 3 di notte, perché le contrazioni non erano sufficientemente forti e regolari… altri 50 minuti di macchina per tornare a casa, che in preda ai dolori sono diventati 90, i minuti!
    Il giorno seguente (con contrazioni sempre più ravvicinate e potenti) non volevo più andare all’ospedale, per paura di affrontare il viaggio, fortunatamente un parente esperto in questo campo medico, è corso a casa nostra e ci ha aiutati. Arrivata all’ospedale, ho partorito dopo un’ora.
    Ricordo il trasporto come un’inferno e le ultime ore di travaglio (passate a casa) le ricordo con un senso di solitudine enorme, con il peso di dover fare un lungo viaggio sulle spalle, anche solo per chiedere un parere.
    Sono contenta di aver fatto tutto il travaglio tra le mura di casa, in un ambiente rilassante e confortevole, ma ricordo l’avvilimento di non poter chiedere un parere medico se non dopo un viaggio lungo da dover affrontare in quella situazione… ed è desolante! Specialmente se sei al primo parto e non sai cosa stai affrontando!
    Bisognerebbe garantire almeno un minimo di monitoraggio prima di far viaggiare delle partorienti, credo che in nessun manuale medico sia consigliato un lungo viaggio in caso di complicanze in gravidanza, se invece fosse consigliato fatecelo sapere!
    Va però fatto un ringraziamento alle nostre ostetriche, che con dedizione svolgono il loro lavoro nonostante siano costrette a operare con difficoltà!

    NeoMamma

    Rispondi
  3. Condivido pienamente il commento della “neo mamma” non è giusto, bisogna rivedere il protocollo. Bisogna ripristinare l’H24 ginecologico per permettere alle mamme di poter fare i controlli nel nostro ospedale. Portato a casa Sant’Anna plus bisogno portare a casa questo primo risultato per il nostro territorio.
    Enrico Bini.

    Rispondi

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