Lino Franzini, appello sulla mancata realizzazione della diga di Vetto

Riceviamo e pubblichiamo.

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Montanari e agricoltori unitevi, sprecare le acque dell’Enza è vergognoso.

Se per motivi incomprensibili le autorità a cui compete decidere sull’invaso di Vetto non lo fanno, è ora che montanari, agricoltori, consorzi di bonifica, associazioni agricole e quei sindaci che vogliono il bene della montagna e dell’agricoltura, dicano Basta allo spreco delle limpide acque dell’Enza; continuare a sprecare queste acque è un’offesa nei confronti di 1.500 bambini che ogni giorno muoiono per la mancanza d’acqua o per aver bevuto acque inquinate; è un’offesa nei confronti di chi opera nel comparto agroalimentare del Parmigiano Reggiano, del vino, del pomodoro, del mais, ecc; è un’offesa nei confronti di quei montanari costretti ad abbassare le serrande dei pochi negozi rimasti e lasciare queste terre, è un’offesa nei confronti di tutti gli Italiani che hanno già pagato una decina di miliardi di vecchie lire per progettare e iniziare i lavori dell’invaso di Vetto.

Si parla tanto di ridurre l’inquinamento, di ridurre il prelievo delle acque da falda, si parla tanto di territorio MaB Unesco e ogni giorno sulla Valle dell’Enza assistiamo allo spreco del bene più prezioso dell’umanità, l’acqua. Sulla Valle dell’Enza non è mai stato fatto nulla di consistente, le grandi opere sono sempre state fatte lungo l’asta del Secchia, la S.S. 63 o la Val Taro; ma ora la Valle dell’Enza, grazie all’invaso di Vetto, può diventare la Valle più importante dell’Emilia-Romagna, una valle in grado di dissetare milioni di persone con ottime acque di montagna, dare migliaia di posti di lavoro, produrre tanta energia pulita, dare acque limpide ai prodotti dell’agricoltura che troviamo sulle nostre tavole, rimpinguare le falde come succede in ogni valle dove a monte c’è un invaso; tutto questo è fattibile grazie alla Stretta sull’Enza tra Vetto e Scuran di Neviano, una località che consente di realizzare un invaso che trattenga le acque nei periodi di abbondanza e le ceda a Valle in modo regimentato, un invaso non beve neppure una goccia d’acqua, tanta ne riceve tanta ne cede, ma la cede in modo regimentato.

Ma ora più che mai i cambiamenti climatici, invisibili solo a chi non vuol vedere e a chi ha altri interessi, fanno comprendere che l’invaso di Vetto è necessario anche per evitare le esondazione a Valle; solo l’importo dei danni dell’alluvione del 2017 a Lentigione è stato superiore ai costi di realizzazione dell’invaso di Vetto, ma chi ha altri interessi continuerà a sostenere che l’invaso non serve.

Ma se i paesi, le città, la collina e la pianura hanno bisogno di queste limpide acque per i loro usi, la montagna ha bisogno di lavoro, di turismo, di bloccare lo spopolamento, di ridurre il dissesto idrogeologico del territorio, di riportare la vita su questa Valle; e solo la realizzazione di un invaso in grado di garantire un ambiente lacustre che abbia sempre acqua nel lago anche nel periodo estivo per aree di balneazione, aree faunistiche, scuole di nautica, aree di campeggio, cooperative di lavoro, centrale idroelettrica, museo delle acque, rifornimento in volo dei Canadair, ecc. può ridare vita a queste terre montane.

Ma chi ci governa preferisce mandare le acque limpide dell’Enza al fiume Po per poi ripompare quelle sporche e inquinate del Po verso monte, consumando milioni di energia per il pompaggio, questo è semplicemente follia, se pensiamo che l’invaso di Vetto è un’opera il cui ritorno economico dell’investimento è stato verificato dall’Ismes di Bergamo per merito dell’uso plurimo delle sue acque; irriguo, idropotabile e idroelettrico.

Vorrei ribadire, prima che sia troppo tardi, che l’uso delle acque del Po va ridotto, serve una riserva idrica irrigua alternativa, che in caso di situazioni di maggior inquinamento di questo fiume, definito da tanti siti internet il grande fiume più inquinato d’Europa, possa sopperire alle necessità.

Chi ci amministra deve fare una scelta, se lasciare morire i paesi montani, l’agricoltura reggiana e parmense, permettere le esondazioni, continuare a pompare dal basso verso l’alto le acque sporche e inquinate del Po, sprecare quelle pulite dell’Enza, continuare a produrre energia da gas e gasolio, aumentare l’inquinamento, sostenere chi ha interessi che l’invaso non sia fatto, ecc. o​ cambiare rotta e fare la scelta più logica che qualunque buon padre di famiglia farebbe, quella di far ripartire i lavori dell’invaso di Vetto e non di perdere altri anni per progetti che non portano a nulla, servono solo per non decidere.

(Lino Franzini sindaco di Palanzano)

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8 Commenti

  1. Per quanto può servire Le trasmetto piena condivisione e solidarietà nella battaglia di buonsenso che con coerenza sta portando avanti da anni. Sono un insegnante di fisica nato a Gazzano di Villaminozzo a pochi passi da un bellissimo invaso articiale realizzato negli anni 30 che ci regala da quasi un secolo energia pulita…Non ho parole per definire la scelleratezza di alcuni politici,LEI non è fra questi. Coraggio

    cdg

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  2. Condivido pienamente le considerazioni chiaramente affermate dal sindaco ed il commento del prof. di fisica. Una sola ossrevazione relativa ai compiti dei rappresentanti politici che evidentemente per disinteresse non si occupano di un così importante progetto. Perché il comitato pro diga non sceglie di interpellarli singolarmente pubblicandone gli esiti? Mi dispiace se può sembrare una polemica, ma di fronte ad una realizzazione così importante, anche dal punto di vista energetico, ogni uno dovrebbe prendersi le proprie responsabilità.

    Commento firmato

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  3. Egr. Insegnante CDG, la ringrazio del commento, ci vorrebbero più insegnanti come Lei, insegnanti che non vivono nel mondo delle favole ma in un mondo reale, dove l’acqua è vita, è energia, è lavoro, è ricchezza, è futuro; e sull’Enza tutto questo viene sprecato per la scelleratezza di tanti politici che ci amministrano, grazie a loro sui paesi montani vediamo ripopolarsi solo i cimiteri e non le scuole materne, grazie a loro usiamo le acque del Po per irrigare ciò che mangiamo e sprechiamo quelle limpide di montagna. Quale futuro ci potrà essere con queste persone?; nessun futuro, almeno per i paesi montani.

    Franzini Lino

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  4. Vedere le foto di queste acque limpide dell’Enza andare a Valle senza portare alcun beneficio, piange veramente il cuore, pensando al bisogno che ne avremo nella prossima estate, che ci sia siccità o meno, e pensando a quanta energia potrebbero produrre. Poco tempo fa ad un convegno a Vetto qualcuno ha definito la Diga di Vetto un’opera faraonica; è sicuramente qualcuno che di dighe non ne ha mai viste. La piccola diga di Ridracoli in Romagna è molto più grande di quella di Vetto, è più larga di 100 metri e più alta di 20 metri; il vantaggio della diga di Vetto è che a monte ha due valli molto aperte e può contenere più acqua; ma è un piccolo sbarramento in inerti naturali, ma qualcuno ha il coraggio di chiamarla opera faraonica. Nei convegni dovrebbero parlare i competenti e chi conosce le cose, come già detto lavoro con una Impresa che opera nel settore dell’idroelettrico.

    Daniele

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  5. Caro Lino, conosco la tua serietà e il tuo buonsenso da anni come ex collega e da tempo il tuo impegno da stakanovista per quella che anch’io da montanaro considero un’opera irrinunciabile quale la diga sull’Enza. Nell’augurarti la soddisfazione che meriti, ti porgo i miei più cordiali saluti.

    Armando Tagliati

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  6. Avere la possibilità di realizzare un lago in montagna che porti lavoro e turismo su queste terre e benefici all’agricoltura e non farlo fa comprendere che qualcosa non torna. Mi sto convincendo che Franzini ha ragione quando sostiene che solo un progetto di fare morire questa valle giustifica la mancata realizzazione di quest’opera. Resta solo la speranza che i cambiamenti climatici facciano comprendere a chi amministra questa Regione che sprecare le acque che vediamo in queste foro è semplicemente assurdo, se perdura questa siccità cosa diranno agli agricoltori per giustificare che non hanno mai voluto realizzare questa diga?.

    Gianna

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  7. Mamma ENEL, era l’Ente Nazionale più bello che c’era in Italia, era la Famiglia a cui Lino Franzini e Armando Tagliati erano orgogliosi di appartenere, ci ha insegnato a fare le cose buone con serietà e onesta, in 50 anni è stata elettrificata l’Italia intera, dalla Sicilia al Friuli, poi qualcuno ha provveduto a trasformarla da Ente Nazionale a Società. E’ in questa Famiglia che ho imparato il grande valore delle acque della montagna, la loro forza è energia pulita e la Diga di Vetto ogni anno darebbe milioni e milioni si energia e contribuirebbe a ridurre l’inquinamento; ma a chi produce energia da gas e gasolio non va certo bene, come non va bene a chi ha altri interessi o a chi della montagna non importa nulla e diciamo anche dell’agricoltura..

    Franzini Lino

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  8. Signor Franzini leggo sempre con molto interesse i suoi articoli riguardo la diga di Vetto. Ero ancora piccola quando sentivo mio babbo (originario di Temporia) parlare di questa opera quindi di anni ne sono trascorsi parecchi. Peccato che ancora non si sia trovata una soluzione ma, secondo il mio modesto parere, buona parte (e non tutti) di chi amministra tende a fare cassa personale e non interessi utili alla comunità. Leggendo il suo ultimo commento, sono piacevolmente tornata indietro nel tempo fino a quando, nel lontano luglio 1973 fui assunta da mamma Enel alla zona di Reggio Emilia per poi essere trasferita 18 anni dopo all’agenzia di Castelnovo Monti. Concordo con Lei: altri tempi migliori di adesso. Le faccio i migliori saluti da una Sua ex collega di lavoro ed ora collega di quiescenza.

    Paola Bizzarri

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