“Siamo rimasti atterriti davanti alla banalità del male”. Gli studenti del Cattaneo Dall’Aglio e Mandela in visita ad Auschwitz – Birkenau

Oltre mille studenti di tutti gli istituti della Provincia, divisi su tre turni, da Guastalla a Castelnovo ne’ Monti, passando da Scandiano fino a Correggio, nell’80° anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.

Anche per il 2019 Istoreco c‘è: con i Viaggi della Memoria, che dall’Italia partono in direzione Polonia, Cracovia, Auschwitz-Birkenau.

La scuola e i suoi ragazzi, uniti in un lungo cammino, fatto tutto in pullman, seguendo strade e autostrade fino ad arrivare alla meta, in queste fredde giornate invernali con il cielo plumbeo a fare loro compagnia.

E poi l‘arrivo, la visione dell’orrore e la presa di coscienza di cosa fosse Auschwitz e cosa rappresentasse Birkenau, l’immenso lager nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone, dove all’arrivo i prigionieri venivano selezionati e quelli inabili al lavoro venivano subito condotti alle camere a gas con lo scopo di essere uccisi.

Da Castelnovo ne’ Monti in questo 2019, hanno partecipato gli Istituti Cattaneo-Dall’Aglio e Nelson Mandela.

Al primo turno, con i ragazzi e ragazze delle quinte del Nelson Mandela a indirizzo turistico, sociale, albeghiero, meccanico e agrario. Complessivamente circa 90 studenti accompagnati nel percorso dai docenti Ilaria Francesca Fiorillo, Francesco Catellani,  Domenico Miscioscia, Giovanna Maiorino, Miriam Lucia Giovanniello, Enrico Guerrieri.

Al secondo turno sono partite le quinte degli indirizzi tecnici e liceali del Cattaneo-Dall’Aglio, con oltre 100 studenti, accompagnati dai docenti Andrea Gaetani, Antonino Granata, Gianni Bolzoni, Gabriele Castagni, Alessio Bartolucci e Rossana Manfredi.

Nel lungo cammino durato una settimana, gli studenti hanno potuto toccare con mano e visualizzare l’orrore dei campi o più semplicemente dove alberga la banalità del male. Rappresentato bene da uomini, donne e luoghi che svolgevano una funzione terribile, ma che per loro era appunto, la normalità.

Riportiamo alcuni loro pensieri:

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“Siamo arrivati da lontano, dimenticando le nostre vite, lasciandoci dietro la luce che cullava le nostre giornate. Auschwitz è lì, ci attende immobile, avvolto dalla nebbia.
È un mondo staccato, deformato, un passato cristallizzato nel presente. La nebbia lo avvolge fino a farsi impenetrabile agli sguardi indifferenti. È impossibile entrare veramente ad Auschwitz se non si è prima in grado di comprendere e rifiutare l’indifferenza che ha lasciato che i cancelli della libertà si chiudessero, abbandonando l’uomo nella prigione dei propri errori. È indifferenza che scioglie i legami fra le persone, le asseconda e illumina la strada delle tenebre, abbandonandole in un abisso di orrori. Le isola, le nasconde, le spoglia della loro umanità, come ombre esuli in un vagare infinito.
Entrando ad Auschwitz, ascoltando, toccando e comprendendo i nostri fallimenti, siamo in grado di riprendere il comando delle nostre vite e permettere che la luce spezzi la nebbia dell’indifferenza che ci ha avvolti in passato e che ancora incombe su di noi, illuminando così le nostre strade verso un futuro di speranza e libertà.”

Classe 5^P Liceo Scientifico

“Auschwitz è stata un’emozione forte; entrare nei campi di concentramento e sterminio un’esperienza straziante e allo stesso tempo alienante; immedesimarci nei deportati indescrivibile. Abbiamo camminato sui passi di innumerevoli donne, uomini, bambini, che sono stati costretti a vivere come animali e ad essere morti pur essendo ancora in vita. Già sui libri avevamo approfondito il tema dello sterminio nazista, ma in questi giorni, vedendo tutto ciò da una prospettiva ravvicinata, siamo andati oltre alle parole e abbiamo lasciato ampio spazio all'emotività, spesso travolgente.
I deportati alloggiavano in blocchi che corrispondevano a stalle o poco più: il freddo invernale era contrastato con inutili pagliericci e abiti leggeri, la stufa era in disuso perché troppo costosa; il caldo in estate non lasciava tregua, il cibo era acqua sporca, la pessima igiene diffondeva malattie spesso mortali. Tuttavia, gli Ebrei che vivevano nelle baracche in tali condizioni erano i meno sfortunati: non erano stati condannati a una morte immediata.
Follia del progetto nazista, disumano e malefico. Ne sono un emblema camere a gas e crematori: apparentemente normali edifici, trasformati però in macelli di corpi umani. Nell’avvicinarci alle macerie, l’emozione è cresciuta e ogni nostro pensiero recava angoscia. Solo il fatto di sapere che sotto i nostri piedi fossero situate ceneri umane ha reso i nostri movimenti più insicuri, impacciati fino alla paralisi”.

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“Credo sia stato il punto più basso, il fondo, per l’uomo. Ciò che crea sconforto più di tutto nel visitare questi luoghi in prima persona è l’evidente pianificazione dell’odio, come se per le SS fosse normale fare tutto questo: era il loro lavoro. Questo spaventa. Questo mi atterrisce. Non si può nemmeno immaginare una cosa del genere. Se non fosse realmente successa e me ne parlassero, crederei impossibile un piano del genere. È ridicolo ed insensato, quasi ripugnante, non provare una sincera fitta al cuore visitando quei luoghi e restare nell’indifferenza. L’uomo è diventato un connubio tra bestia feroce e preciso calcolatore, e relegava altri uomini alla condizione di animali: uccidendone ogni pudore, stracciandone ogni dignità, annientandone ogni voglia di vivere. Non si può chiamare uomo chi ha messo in pratica tutto questo”.

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“Tante domande. Attraversando il lager - l’animo assalito da emozioni, ricordi, urla che filtrano dai muri delle baracche - non ho infine capito come possa esistere in una persona tanta cattiveria verso un uomo che ha le stesse tue mani, gli stessi occhi, lo stesso cuore. Dimenticare ciò che è stato è un abominio, l’assoluzione di un crimine atrocemente commesso.
Abbiamo il diritto e il dovere di capire cosa ha permesso a un odio così intenso di infettare la mente umana, per evitare che il mondo possa di nuovo ammalarsi”.

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“Il nulla. Ecco la realtà di ciò che accadde ad Auschwitz tra il ‘40 e il ‘45. Le vittime non erano più uomini, e tantomeno i fautori della violenza inaudita e inimmaginabile che fu loro inflitta: colpevoli di fatti indicibili, autori del più oscuro capitolo dell’umanità. Uomini senza ritegno, che credevano di trovarsi in una posizione più elevata, che di fatto è fuori dalla condizione umana: nessun uomo è e sarà più grande di un altro, e di sicuro non lo è geneticamente parlando.
Perciò l’uomo che si reputa superiore è il genere più spregevole di non-uomo. Il nulla è l’opera del peggiore dei non-uomini, che distrugge milioni di persone che ancora conservavano la propria natura. Non dimenticare è difficile, guardare indietro di più; si passa oltre dando per scontato che le cose non possano ripetersi, purché siano consegnate all’oblio. Ma stavolta non lo si deve permettere: l’uomo diventò mostro e questo mostro sempre esisterà in lui. L’unico modo per estirparlo è riconoscerlo e annientarlo”.

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“Immaginare quello che è successo in questi luoghi non è semplice. Senti parlare dello sterminio degli Ebrei e tutto colpisce, ma tende a sembrare sempre qualcosa di indefinito e lontano.
Poi arrivi qui, ad Auschwitz, e vedi il dolore. Un dolore così intenso e profondo che è entrato nella terra che calpesti, nell’aria che respiri, nei mattoni delle case, nel legno delle baracche, nel cielo. Un dolore affilato e intrinseco a questo posto.
Così cammini tra quelle case, di fianco a quella ferrovia, e ti sembra di vederli, trascinati e uccisi, vedi gli sguardi dalle fotografie e ti senti guardato. E avverti che sarà tutto diverso, che hai dentro qualcosa di prezioso e immenso, di cui non sarai più inconsapevole: sei uomo. Sei uomo e senti; sei uomo, e non fa per te l’indifferenza”.

Liceo Scientifico “A. Dall’Aglio”, Classe 5ª I

Per le immagini si ringrazia Gianni Bolzoni Cattaneo Dall'Aglio e Giulia Carbognani della classe 5^ P Liceo Scientifico

 

 

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