The Nazi-Fascist slaughter in Cervarolo. Speakeasy a cura di Emanuele Bonini e Silvia Zobbi

Prosegue la collaborazione fra il Liceo Linguistico “Cattaneo-Dall’Aglio” e Redacon.

"Speakeasy", una rubrica curata dagli studenti.


 

The Nazi-Fascist slaughter in Cervarolo

Aia dei Martiri di Cervarolo

The first time we went to Cervarolo we were at primary school. Teachers brought us there to see the place where the slaughter of the 20th March 1944 happened. Although we were very young, they told us what had happened and what was the situation in our land during World War II.

In march 1944 the Nazi troops, with the complicity of the Fascist soldiers, start rounding up people in order to eliminate the Partisan resistance in the Appennino Reggiano. On the morning of the 20th March, a unit of the armored division “Hermann Göring” arrives in Cervarolo, a village in the municipality of Villa Minozzo.                                                            There the soldiers break into the houses and gather 23 men (including a paralytic) aged between 17 and 84 on the barnyard in the centre of the village and hold them at gunpoint. Women and children are forced to leave their houses. During  the rounding up two men, father and son, are ruthlessly killed in their home.      Meanwhile, a group of German soldiers go to the parish church in order to force the priest, Don Battista Pigozzi, to sign a document in which he declares that each and every one of the men who have been rounded up is a partisan. At Don Pigozzi’s refusal, the Nazis decide to undress him and to lead him to the barnyard  where the other civilians are. However, nobody is aware of the soldiers’ intentions. The worst scenario they envisage is deportation. In fact, according to reports, some women have even prepared a bundle, a “fazzoletto”, with some food for the journey.                                                                                                                                                                    Nevertheless, after a few hours of waiting, women and children are drawn away from the barnyard where, in a few minutes, the soldiers will open fire on the men.

The Nazis shoot against the 24 defenceless civilians. It is a real massacre. Only 3 people will survive, saved by the mass of the corpses. After that, the village is ransacked. The soldiers abandon Cervarolo after setting the village on fire and the 24 corpses are left on the barnyard.

For many years the dossier about the slaughter is kept secret. Only after its uncovering, in 2009, a trial is held: the accused are charged with conspiracy to multiple murder and seven of them are sentenced to life imprisonment in 2011.

The men in Cervarolo were not the only casualties: a teenage boy who was herding sheep near the Torre dell’Amorotto was mercilessly murdered by the Nazi-Fascist soldiers. His name was Adriano Gigli, and his surname is the same as one of our teachers because he was her uncle. She told us: ‘The pain of what happened was a constant companion to my father’s life and a cloud that hung above the family and that I was aware of since I was a child. He never brought himself to tell me about what happened, probably because he was the one who, together with my grandfather, went to recover the body, hoisted him on a ladder, as a kind of makeshift stretcher, and brought him home. Only many years later, did I hear the story from an uncle  who described the red jumper scarred by the holes of the guns and stained in blood.’.

Here the names of those who died:

Lapide coi nomi degli uomini trucidati a Cervarolo

-Don Giovanni Battista Pigozzi (1881),

-Egisto Alberghi (1926),

-Marco Alberghi (1918),

-Alfredo Alberghi (1881),

-Emilio Alberghi (1876)

-Giacomo Alberghi (1875),

-Mauro Alberghi (1875),

-Cesare Borea (1862),

-Adolfo Croci (1901),

-Ennio Costi (1899),

-Lino Costi (1924),

-Remigio Fontana (1868),

-Armido Ferrari (1907),

-Paolo Fontana (1875)

-Amerigo Genesi (1883),

-Sebastiano Maestri (1876),

-Gaetano Paini (1873),

-Pio Paini (1902),

-Antonio Rovali (1872),

-Italo Rovali (1927),

-Celso Rovali (1894),

-Dino Tazzioli (1920),

-Agostino Vannucci (1887),

-Giovanni Vannucci (1912),

Carlo Costi, Natale Rovali and Olinto Alberghi survived the slaughter.

Making children aware of what happened is really important so as not to forget the past and to avoid history repeating itself. In addition, commemorating these kinds of cruel acts is also a way to do justice to the people who were killed and to their families and friends.

To forget is a defeat against the past. We have to keep the memory alive, with memorials, commemorations, educational and didactic activities.

At middle school, we spent some months preparing texts and songs for the memorial of that year; we made an incredible, touching and moving experience when we performed our work on the barnyard in Cervarolo, in front of many people of our villages and territories.

Even today, going to the barnyard or simply passing through Cervarolo keeps arousing in us strong emotions and deep reflections. But, after all, isn’t this the true aim of memory?

L’eccidio di Cervarolo

Emanuele Bonini e Silvia Zobbi

La prima volta che andammo a Cervarolo frequentavamo le elementari. Le insegnanti ci portarono per commemorare l’eccidio del 20 marzo 1944. Malgrado fossimo molto piccoli, ci fu spiegato cosa accadde e quale era la situazione del nostro territorio durante la seconda Guerra Mondiale.

Nel marzo 1944 le truppe naziste, con la complicità dei militi fascisti, iniziano un ampio rastrellamento con lo scopo di eliminare le resistenze partigiane sull’Appennino reggiano. Nella mattinata del 20 marzo, un’unità della divisione corazzata “Hermann Göring” arriva a Cervarolo, frazione del comune di Villa Minozzo.

Qui, i soldati irrompono nelle abitazioni e radunano nell’aia al centro del paese 23 uomini (tra cui un paralitico) di età compresa tra i 17 e gli 84 anni, contro i quali vengono puntate le armi; a donne e bambini viene imposto di uscire di casa. Durante il rastrellamento due uomini, padre e figlio, vengono uccisi a sangue freddo nella loro casa.                                                                                                                Nel frattempo una parte dei militari tedeschi si reca in canonica con l’intento di far firmare al parroco don Battista Pigozzi un documento, nel quale si dichiara che tutti gli uomini presi in ostaggio sono partigiani. Al rifiuto del parroco, i nazisti decidono di spogliarlo e di condurlo sull’aia insieme agli altri civili. Essi, però, non sono a conoscenza delle intenzioni dei soldati: nel caso peggiore si pensa alla deportazione, infatti, come raccontano le testimonianze, alcune donne avevano preparato un “fazzoletto” con qualche alimento per il viaggio.

Tuttavia, dopo alcune ore di attesa, le donne e i bambini vengono fatti allontanare dall’aia, dove di lì a poco si consumerà la strage. I soldati nazisti aprono il fuoco contro i 24 civili indifesi. Si tratta di una vera e propria carneficina, a cui sopravvivono solo tre di essi che vengono “protetti” dai corpi dei compagni. Dopodiché il paese viene saccheggiato. I nazisti abbandonano Cervarolo ormai in fiamme ed i 24 corpi vengono lasciati sull’aia.

Per anni il fascicolo riguardante la strage è rimasto segreto. Dopo la sua scoperta, nel 2009 viene indetto un processo per concorso in omicidio plurimo aggravato, concluso nel 2011 con la condanna all’ergastolo per 7 dei responsabili dell’eccidio.

Gli uomini di Cervarolo non furono le sole vittime: un adolescente che stava pascolando le pecore nella zona della Torre dell’Amorotto fu ucciso senza pietà dai Nazi-Fascisti. Si chiamava Adriano Gigli, e il suo cognome è lo stesso di quello di una nostra docente perché era suo zio. Queste le sue parole: ‘Il dolore di quanto accaduto fu un compagno costante della vita di mio padre e una nuvola sulla famiglia di cui fui consapevole fin da bambina. Mio padre non mi raccontò mai nulla di quanto accaduto, forse perché fu colui che, insieme a mio nonno, andò a recuperare il corpo, usando una scala come barella improvvisata, e lo portarono a casa. Solo anni dopo, ascoltai la storia dalla bocca di un altro zio: mi descrisse la maglia rossa segnata dai buchi dei proiettili e macchiata di sangue’.

Di seguito qui sotto sono riportati i nomi di chi è deceduto:

-Don Giovanni Battista Pigozzi (1881),

-Egisto Alberghi (1926),

-Marco Alberghi (1918),

-Alfredo Alberghi (1881),

-Emilio Alberghi (1876)

-Giacomo Alberghi (1875),

-Mauro Alberghi (1875),

-Cesare Borea (1862),

-Adolfo Croci (1901),

-Ennio Costi (1899),

-Lino Costi (1924),

-Remigio Fontana (1868),

-Armido Ferrari (1907),

-Paolo Fontana (1875)

-Amerigo Genesi (1883),

-Sebastiano Maestri (1876),

-Gaetano Paini (1873),

-Pio Paini (1902),

-Antonio Rovali (1872),

-Italo Rovali (1927),

-Celso Rovali (1894),

-Dino Tazzioli (1920),

-Agostino Vannucci (1887),

-Giovanni Vannucci (1912),

Alla fucilazione sopravvivono tre persone: Carlo Costi, Natale Rovali, Olinto Alberghi.

Sensibilizzare i bambini a tutto ciò è molto importante per non dimenticare cosa successe nel passato e per evitare che azioni come questa vengano ripetute. Commemorare è anche un modo per rendere giustizia a chi perì durante la strage, ai loro familiari e amici.

Dimenticare è una sconfitta verso il passato. Dobbiamo mantenere viva la memoria con commemorazioni, tramite l’educazione e attività didattiche.

Alle scuole medie, impiegammo un paio di mesi per preparare testi e canzoni per la commemorazione di quell’anno; è stata un’esperienza incredibile e molto commovente restituire il lavoro svolto sull’aia di Cervarolo davanti a così tante persone.

Perfino oggi, andare sull’aia o semplicemente passare per il paese risveglia in noi forti emozioni e profonde riflessioni. Ma, dopotutto, non questo il vero scopo di “fare memoria”?

(Emanuele Bonini e Silvia Zobbi, classe 4ªR, Liceo Linguistico Dall’Aglio)

Fonti: sito Anpi Reggio Emilia; www.straginazifasciste.it

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