Intervento di Lino Franzini in merito alla persistente siccità

Riceviamo e pubblichiamo.

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Chi ha a cuore la propria terra, i propri paesi e il futuro dei propri figli, deve lottare contro una politica cieca e sorda.

Il 22 marzo si è svolta la Giornata Mondiale dell’Acqua, un bene che a causa  dei cambiamenti climatici, dell’aumento del fabbisogno idrico per la crescita della popolazione mondiale, per il peggioramento delle acque potabili per il degrado ambientale, per la contaminazione delle acque da reflui e da scarti industriali, è a rischio; le Nazioni Unite prefigurano in vari paesi del mondo guerre per appropriarsi le acque, già si parla di Somalia, Yemen, Siria e paesi come India e Pakistan, Nazioni che dispongono di armamenti nucleari.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua varie Tv nazionali hanno fatto presente la grave carenza che abbiamo in Italia di invasi in grado di contenere le acque, ma ad allarmare sono i dati delle Nazioni Unite;  l’Onu fa presente che 700 milioni di persone si prestano a lasciare i loro paesi per la mancanza d’acqua, saranno i futuri profughi. A fronte di questi dati in Italia ci sono Regioni come Toscana, Lazio, Campania e Basilicata, ecc. che si stanno organizzando per conservare le loro acque, pur disponendo già di tanti invasi di notevole capacità idrica.

Cosa ben diversa sulla Valle dell’Enza. Vari sindaci, amministratori, associazioni, partiti, politici, cittadini, ecc., continuano a consentire lo spreco delle acque dell’Enza, il bene più importante dell’Umanità, si consente che queste acque vadano a Po, provocando a volte centina di milioni di euro di danni da inondazioni o centinaia di milioni di euro di danni da siccità quando l’acqua non c’è più.

Il Clima è impazzito, tutti lo sanno, a dirlo sono tredici Agenzie Federali Americane pubblicate sul New York Times e ora con la siccità siamo alla resa dei conti; i fautori del NO alla Diga di Vetto e chi non ha mai dato il proprio contributo alla ripresa di questi lavori, dovranno meditare sui danni che ciò ha comportato per l’agroalimentare di Reggio e Parma e per i paesi montani, abbandonati e dissestati.

Sulla Valle dell’Enza non si chiede l’impossibile, si chiede semplicemente di realizzare quanto già fatto negli ultimi decenni a Ridracoli, al Bilancino, a Montedoglio, al Molato e ora alla Diga di Valfabbrica in Umbria e in ogni altra parte del mondo, invasi per evitare lo spreco delle acque e per evitare danni da alluvioni e da siccità. In Cina stanno completando il secondo invaso da varie decine di miliardi di metri cubi d’acqua per  produrre elettricità e dare acqua all’agricoltura e qui si dice di No ad uno sbarramento molto più piccolo di quello di Ridracoli, 20 metri più basso e 100 metri più stretto; quanto fu detto a don Abbondio nei Promessi Sposi, “questo non s’ha da fare”, qui sembra perfetto per la diga di Vetto, speriamo di non arrivare alla peste come nei Promessi Sposi per poter realizzare questo invaso indispensabile come l’aria che respiriamo.

Grazie al neo presidente del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale, Matteo Catellani, già dal 10 marzo si stanno irrigando i famosi prati polifiti secolari, i prati stabili, da cui proviene il prodotto che ha reso grande l’Italia nel mondo, il Parmigiano Reggiano; a queste terre gli attuali agricoltori, i loro padri e i loro nonni e bisnonni hanno dedicato la loro vita, ma se il Re dei Formaggi non sarà più prodotto per mancanza di acqua ad uso irriguo, la colpa sarà di tanti sindaci, amministratori, politici, cittadini, ecc., che non hanno mai fatto nulla per far ripartire i lavori del Progetto Marcello, anzi, alcuni si sono opposti.

Senza acqua non c’è agricoltura, sosteneva Manfredini di Coldiretti pochi giorni fa sulle Tv, ma nessuno si impegna a far ripartire i lavori della diga di Vetto, un’opera che già 32 anni fa fu definita “Urgente ed indifferibile” su Decreto dal Ministro dell’Agricoltura. Da allora di danni da siccità e di alluvioni ne abbiamo visti tanti, ma nessuno che si rivolga al presidente della Regione, come fatto dal sindaco di Palanzano e di Tizzano il 22 marzo a Langhirano e gli dica: “Abbiamo bisogno della diga di Vetto come da lavori iniziati, per i paesi montani e per l’agricoltura”.

Ora qualcuno cerca di aggrapparsi agli specchi per trovare delle scusanti, quando basterebbe contattare la Società d’ingegneria Claudio Marcello e incaricarli di aggiornare il progetto, come fatto dall’assessore all’Agricoltura dell’Umbria e il Consorzio Umbro Toscano che hanno appena ottenuto 43 milioni di euro per completare la diga di Valfabbrica, un’opera iniziata insieme alla diga di Vetto e sospesa nel 1994.

Ammettere che fu un errore far sospendere i lavori della diga di Vetto sarebbe solo un segno di maturità; ma piuttosto si sostengono piccoli invasi a valle che servono ben poco all’agricoltura e che non servono a nulla ai paesi montani, anzi farebbero solo del danno alla nostra valle.

Cittadini a Voi la parola. A Voi la scelta, a Voi la decisione; se ci tenete a ciò che avete, a ciò che i Vostri Padri Vi hanno lasciato, sapete cosa fare.

(Lino Franzini sindaco di Palanzano)

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7 Commenti

  1. Sig. Franzini sono con Lei, Voglio la Diga di Vetto Subito.

    Maximiliano

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  2. Carissimo Lino, concordo e sottoscrivo, io c’ero negli anni 90 a Vetto, alla presentazione del progetto presso il Ristorante Rossel.
    Fu folle e miope non voler costruire la diga, ora Vetto e la sponda Parmense sarebbero le zone più ricche della Regione, senza contare l’indotto.
    Non è sufficiente un mia culpa ma costoro dovrebbero pagare i danni passati e futuri cagionati al nostro territorio.
    Io Spero di sbagliarmi, ma no vi è più possibilità si riparare questo pianeta, lo stesso ci sta presentando il conto e il risultato finale e lo sfratto del genere umani dal pianeta terra…

    Cordialmente

    Malvolti Roberto

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  3. Come sempre detto opero nel settore, e non utilizzare la potenziale ricchezza dell’acqua dell’Enza avendo la fortuna di avere una località che consente di poterlo fare, resto molto perplesso sul futuro di queste terre, visto l’andamento dei fabbisogni idrici plurimi a livello mondiale a seguito dei cambiamenti climatici. Vorrei capire e sentire quei sindaci e quei politici, se si sapesse chi sono, che non sostengono la diga di Vetto e che si oppongono o ostacolano la ripresa dei lavori di questa diga come da lavori iniziati. Motivi strutturali non ce ne sono di sicuro, posso assicurarvi che disporre di un progetto fatto dalla Marcello di Milano è una garanzia assoluta che pochi possono permettersi, progetti fatti da altre società di progettazione non sarebbero mai cosi dettagliati e approfonditi. Ma quali altri motivi ci possono essere visto che la diga darebbe solo benefici? E’ veramente un mistero inspiegabile, a meno che non ci sia un progetto “politico” sulla fine di questa valle.

    Daniele

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  4. Senza acqua non c’è agricoltura; è vero, ma più di Franzini lo sanno gli agricoltori, ma si vede che l’acqua per irrigare la trovano nei pozzi altrimenti sarebbero nelle piazze dei comuni a protestare contro i propri sindaci che non sostengono la ripresa dei lavori della Diga di Vetto, a meno che non gli convenga stare buoni e zitti e incassare i soldi per i danni da calamità. Ma senza la Diga di Vetto, che porterebbe viabilità, lavoro e turismo, non c’è futuro neppure per i montanari della Valle dell’Enza, ma a loro non importa nulla, sono quasi tutti pensionati e vivono bene cosi e i pochi giovani se ne vanno; Franzini sembra l’unico montanaro a cui interessa la Diga di Vetto; o è un eroe, o ha interessi di parte o si illude di essere ascoltato; ma ora dovrebbe comprendere di “tirare in remi in barca”; non si accorge di essere da solo!!!,

    Gianna

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  5. Anch’io come il sig. Massimiliano sono con te…speriamo di trovare compagnia dove conta.
    Intanto a maggio andiamo a votare e come dicevano nell’ antica Roma: “velle est posse”.

    Ivano Pioppi

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  6. Credo sia giunto il momento di mandare a casa tutti questi amministratori di sinistra, come hanno fatto gli Abruzzesi, i Sardi e i Lucani, allora qualcuno a cui interessa veramente l’agricoltura e non i voti di chi sa dire di no a tutto, farà la diga di Vetto per far cessare lo spreco di un bene sempre più importante come le acque dell’Enza. E’ ora che qualcuno faccia qualcosa per evitare i danni da alluvioni e siccità, per produrre energia pulita e migliorare il clima, per dare lavoro e sviluppo a questa valle e mille altre cose, l’unica speranza è quella, bisogna cambiare.

    Sergio

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  7. Sono d’accordo con Lei. Perchè ?
    Ho visto i danni dell’alluvione di fine 2017 a Lentigione.
    Inoltre sabato scorso ho percorso il canale d’Enza accompagnato dalle ottime guide della Bonifica e ho capito meglio a cosa serve l’acqua pulita.
    Sentendo i discorsi dei molti decisori di zona presenti all’evento, ho avuto la sensazione di una diffusa preoccupazione di non esprimere giudizi troppo netti per non dispiacere a nessun elettore o altro portatore di interesse. Forse sbaglio, ma questo ho avvertito.
    Complimenti invece al Sindaco Franzini per il coraggio nel portare avanti le sue idee e in bocca al lupo a tutti noi per i tempi di realizzazione. I cambiamenti climatici non aspettano i politici.

    Paolo Gambarelli

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