Ca’ Marastoni: quel giorno di Pasqua di 74 anni fa

Autorità durante l'alzabandiera

L’eccidio di Ca’ Marastoni è una delle pagine più sanguinose scritte sul libro della storia della Resistenza in montagna. Una Pasqua atipica, Pasqua di dolore, morte e disperazione, dove ancora una volta l’uomo è riuscito a raggiungere i peggiori traguardi.

Il 7 aprile nelle parole di don Alpino, parroco emerito, si consuma una triste verità: “La guerra è un male che crea più malvagi di quelli che toglie di mezzo”. Prosegue, don Alpino, spiegando che alla pace si arriva con il silenzio, la preghiera, la fede e il servizio, che nascono l’una dall’altra come un frutto che maturando si tramuta nell’amore.

Monsignor Costi nell’omelia, spiega di come la parola di Dio echeggi con vitalità in questi luoghi, forte testimonianza delle gesta di chi venne prima di noi. Impossibile non pensare a quei ragazzi morti, uccisi per una rappresaglia, non ricordare le lacrime della staffetta Alba Ferri mentre ricomponeva il corpo di Vito Caluzzi, non pensare al sacrificio dell’altra staffetta, “Nadia”, la cui lapide è stata da poco sistemata presso il tempio di Ca’ Marastoni, sacrario delle Fiamme Verdi.

Saluto alla deposizione della corona

Sono presenti le autorità civili, le associazioni partigiane, le associazioni dei carabinieri e dei paracadutisti, gli Alpini, le Croci Rossa e Verde, la Banda musicale di Cavola, i ragazzi delle scuole.

È impossibile dimenticare, è impossibile passare davanti a questo luogo e ignorarlo: qui si è compiuto l'epilogo della guerra in montagna, prima di una fine “avvenuta non molto tempo dopo, il 25 aprile, ma che comunque in questi luoghi procedeva con forza” spiega Manghi, sottosegretario alla Regione, “la cosa che non dobbiamo trascurare è che queste persone fecero una scelta, e tra le due vie, scelsero quella più difficile. Grazie a questa loro scelta noi abbiamo acquistato precisi diritti: quello di votare, cioè poter fare udire la nostra voce, e quello della libertà. Vedere le scuole qui, oggi, unitamente a una così grande partecipazione, è un grande messaggio di speranza”.

I ragazzi dell'I.C. di Toano durante la rievocazione

Dopo i saluti del sindaco Vincenzo Volpi, è il presidente dell’Alpi-Apc Elio Ivo Sassi a parlare. Ricorda la staffetta partigiana Giovanna Quadreri, presente assieme al presidente onorario Danilo Morini. Saluta i famigliari dei Fioroni, ricordando anche chi da poco ci ha lasciato, e le ultime Fiamme Verdi ancora viventi. Cita tutti i nomi dei defunti di quel triste giorno, e mentre lo fa, il cielo rilascia qualche lacrima di pioggia.

Chiude Silvia Razzoli, dirigente scolastica dell’I.C. di Toano, spiegando il lavoro dei ragazzi, che hanno creato la loro commemorazione fatta di canti, ricordi, narrazioni. Coadiuvati dai professori, hanno saputo rendere forte e vivo il messaggio che “la storia siamo noi”.

Ma anche se la giornata è triste, se le nuvole coprono il cielo, impossibile non ripensare al raggio di sole che durante l’alzabandiera ha squarciato il cielo illuminando il tempio, segno che dopo le tenebre il sole c’è sempre, anche se nascosto dietro a una fredda cortina di nebbia.

 

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