L’Ausl risponde sulla donna ricoverata a Reggio: “Ci scusiamo per il disagio”. M5S (Spadoni): “La Regione apra gli occhi”

Prontamente, sono seguiti interventi alla lettera della donna montanara trovatasi a sostenere un disagevole ricovero presso l’Arcispedale reggiano durante la sua situazione già complessa.

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Riceviamo e pubblichiamo dall'Ausl Irccs di Reggio Emilia:

In merito alla lettera della signora di Castelnovo ne’ Monti recentemente ricoverata per intervento chirurgico all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, la Direzione dell’Azienda USL IRCCS di Reggio Emilia informa che è in corso un’analisi dei fatti e che la signora sarà contattata dai professionisti per chiarire insieme, se lo desidera, la dinamica, le modalità e i tempi dell’assistenza, nel rispetto della tutela della privacy.

Preme sottolineare che il triste evento che ha colpito la coppia non è in alcun modo riconducibile al trasferimento da Castelnovo a Reggio, in quanto l’assenza del battito fetale è stata purtroppo diagnosticata da un ginecologo del Consultorio montano, nell’ambito dei controlli del percorso nascita.

La programmazione dell’intervento a Reggio Emilia, disposta dai professionisti, risponde ad un criterio prudenziale visto il quadro clinico della paziente. Per l’evoluzione del decorso clinico, la scelta di effettuare l’intervento a Reggio si è rivelata non solo opportuna ma indispensabile. 

Ci scusiamo con la signora se le modalità di comunicazione non sono state esaustive e se l’organizzazione ha determinato disagi, aspetti su cui ci impegniamo a migliorare.

Preme sottolineare infine che il tempo di attesa per l’intervento è legato al fatto che, essendo il sabato una giornata in cui non è prevista attività programmata, la situazione della paziente, per quanto importante, è risultata procrastinabile rispetto alle altre situazioni urgenti arrivate quel giorno e non ha in alcun modo influito sull’esito dell’intervento. Inoltre l’epoca avanzata dell’aborto avrebbe comunque richiesto la centralizzazione perché le complicanze post-abortive aumentano con il progredire dell’epoca gestazionale.

(Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia)

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Riceviamo e pubblichiamo dal M5S (Maria Edera Spadoni):

“È accaduto l’ennesimo episodio che ha visto una mamma, di Castelnovo ne’ Monti, recarsi all’Ospedale di Reggio Emilia e rimanere più di 10 ore in attesa, molte delle quali in uno stato di preoccupazione, per un intervento, tutto questo perché nell’Ospedale più vicino a lei è stato chiuso il reparto. Come sempre a farne le spese è stata una mamma della montagna: basta tutto questo non è più accettabile.

Sono anni che lottiamo per la riapertura dei punti nascita e la Regione Emilia-Romagna in tutto questo si disinteressa mettendo anche a rischio l’incolumità delle partorienti del territorio. Al Ministero della Salute, durante gli incontri avvenuti, abbiamo avuto in prima persona la conferma che la competenza sui punti nascita è regionale; inoltre ricordiamo che tale argomento è stata portato, sempre dal Movimento 5 Stelle, anche a Bruxelles attraverso una petizione per la loro riapertura.

È stato un trauma per la gestante, che ha perso il suo bambino alla tredicesima settimana, e ha voluto giustamente rimanere anonima nella sua lettera.  Fare spostare le mamme da Castelnovo né Monti a Reggio Emilia è davvero una soluzione sicura? La Regione Emilia-Romagna deve aprire gli occhi, il Ministero della Salute si è sempre reso disponibile ad incontri per trattare l’argomento, sia con la Regione stessa che con i Comitati. È finito il tempo delle scuse, con la vita delle mamme della montagna e dei loro bambini non si scherza.”

(Maria Edera Spadoni, vice presidente della Camera)

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5 Commenti

  1. Gent. On. Spadoni,
    ai montanari ed alle mamme di questa bellissima fetta di appennino non rimane altro che sperare in un cambiamento radicale, o in un ravvedimento, della classe dirigente attuale. Se così non fosse, (perchè come regione siamo il baluardo del centro sinitra, il fortino), ci rimettiamo alla disponibilità dei singoli Parlamentari e dei futuri Consiglieri Regionali, affinchè esercitino in modo pieno e autonomo il mandato elettorale ricevuto, anche dalle popolazioni appenniniche.
    Siamo stanchi di esse considerati aree marginali, (va di moda lo slogan aree interne), vogliamo essere trattati come cittadini appartenenti alla Repubblica Italiana, perchè di doveri ci riempono, dai diritti ci esonerano.

    M.B.

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  2. La dobbiamo smettere una volta per tutte di votare sempre questa classe dirigente e, finalmente, votare altri che tengono in maniera precisa ai cittadini ed alle loro necessità. Rivotare sempre gli stessi e poi lamentarsi non é mai stata una bella cosa.Usciamo da questo circolo vizioso

    Carmelo Catanese

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  3. …”Ci scusiamo con la signora se le modalità di comunicazione non sono state esaustive e se l’organizzazione ha determinato disagi, aspetti su cui ci impegniamo a migliorare.”… Ecco, bastano queste poche righe per capire che a Castelnovo, nel Nostro Ospedale, questo non sarebbe mai successo, perché piccolo è migliore del grande, perché la sicurezza si trova di più nel piccolo che nel grande, perché nel piccolo sei una persona, nel grande sei un numero. Poi perché tutto dipende dai medici che incontri. C’è chi lavora con amore e “professionalità” e c’è chi lavora perché serve il denaro. Poi c’è il fato! Prima, però vi sono molte altre possibilità. Dispiace tantissimo leggere ancora notizie così tristi. E se i politici regionali di ostineranno a trattarci come scarti della società e a non riaprire il Punto Nascita e a capire l’importanza di avere un nosocomio efficiente e dotato in zone così distanti dalla città, non sarà certamente l’ultimo. Oltre ad un grande dolore pure i disagi dell’organizzazione. Che tristezza! Errare è umano, ma si dice che perseverare è diabolico.

    Luisa Valdesalici

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  4. Mi viene in mente il giudice che ha chiesto scusa ai genitori del ragazzo sgozzato a Torino, perché l’assassino non era in carcere dove avrebbe dovuto trovarsi. Adesso diventa di moda chiedere scusa, ma ne’ i genitori del ragazzo sgozzato, ne’ la signora che al Santa Maria ha patito un grande disagio di dolore e paura -si dice da tempo che i reparti sono strapieni e il personale innervosito piu’ che disponibile-troveranno piu’ lieve il loro patimento per due scuse che non alleviano il dolore. Nessuno si scomodi a ricordarmi che i due accadimenti non sono la stessa cosa, ma e’ lo stesso il principio che li ha generati: la stessa disattenzione per la vita degli altri, la giustizia ha troppe scartoffie e la sanita’, anche quella dell’Emilia sta diventando un baraccone dove le persone, perche’ si tratta di PERSONE si ritrovano confuse, senza piu’ la fiducia che c’e’ sempre stata e che allora non era mal riposta. A Ferrara, il primario del pronto soccorso ha lamentato l’impossibilita’di ricovero per un anziano che e’ rimasto 6 giorni appoggiato ad una branda. Al Bellaria-noto ospedale di neuro scienze, sono stati tolti 300 letti come al Sant’ORSOLA. IN periodi di epidemie-influenza- tanti ammalati vengono depositati in terra! Se calcolate che il governo precedente ha lasciato un’eredita’ di 11milioni di persone che non si curano piu’ per mancanza di mezzi e di quattro milioni di poveri assoluti, avendo speso 5 miliardi per l’operazione migranti, be’ qualcuno dovrebbe andare a casa e chi se non chi governa l’EMILIA non certo democraticamente? Si decide alla faccia di chi chiede altro e le decisioni sono irremovibili,anche se angoscianti per le persone, montanari che non valgono niente, vecchi che possono anche ”andare’,-come si dice nel linguaggio moderno di chi vuole togliersi dai piedi, costano soltanto o occuperebbero un letto che non c’e’ piu’.
    Paola Agostini

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  5. Cari cittadini, avete l’opportunità di andare presto al voto, l’unica arma democratica a vostra, nostra disposizione presto, quindi sapete cosa fare presto a maggio ma non lamentatevi se poi vincono i soliti noti.

    Sergio Battini

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