È un momento storico di forte smarrimento. Non c’è un tempo vuoto della scoperta che ci permette spazio per esplorare chi siamo

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Questa rubrica vuole essere un luogo di spunti per stimolare una riflessione corale e collettiva su temi di attualità. L’idea è quella di partire dal nostro territorio verso cerchi più ampi, o vice versa ascoltare gli echi lontani e portarceli vicini.

(Ameya Canovi *)

Foto Laura Origliani

È un momento storico di forte smarrimento. Non c’è un tempo vuoto della scoperta che ci permette spazio per esplorare chi siamo.

C’è invece una forte pressione sociale per omologarsi a modelli precostituiti, fintamente perfetti. Non importa chi siamo, importa a chi dobbiamo assomigliare. E se non corrispondiamo a quello stereotipo, ci assale l’angoscia di essere inadeguati. Ansia e vergogna sono le emozioni prevalenti. Vaghiamo smarriti in cerca di approvazione e conferme del nostro valore, del nostro esistere. Totalmente ignari della nostra vera identità, cerchiamo disperatamente di aderire a quello che qualcun altro decide dobbiamo diventare. Essere consapevoli di questi processi ci permette di allontanarcene, di creare un luogo vuoto da riempire con ciò che, davvero, vogliamo esprimere.

Ci vuole coraggio per riscoprire di essere imperfetti, unici, veri e autentici.

*Ameya Gabriella Canovi è PhD, docente e psicologa, si occupa di relazioni e dipendenze affettive. Da poco ha terminato un dottorato di ricerca in ambito della psicologia dell’educazione studiando le emozioni in classe. Ha un sito e una pagina Facebook “Di troppo amore”.

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3 Commenti

  1. Premesso che “l’angoscia di essere inadeguati” può accompagnarci per un buon tratto della nostra vita, fino a quando non arriviamo ad accettarci con le nostre imperfezioni – il che succede per solito con l’avanzare degli anni – non v’è dubbio che ci troviamo in “un momento storico di forte smarrimento”, ma per completare il quadro andrebbe a mio avviso ricordato che, seppure i modelli precostituiti siano esistiti un po’ da sempre, quelli di un tempo erano probabilmente più semplici e sobri rispetto agli attuali, e soprattutto più stabili anche in forza dei valori cui eravamo educati, e tutto sommato meno impegnativi nel corrispondervi proprio in ragione della loro minore variabilità (almeno io li ricordo così, pensando a qualche decennio fa).

    Può altresì succedere che ogni modello di società venga avvertito da taluni come una sorta di gabbia, o di un peso del quale doversi liberare, ed in effetti successe così allorché ebbe ad affermarsi un movimento di contestazione che affossò quei vecchi modelli, in nome della autoreferenzialità, ossia della piena e liberatoria autonomia di comportamento per ciascuno di noi, salvo poi accorgerci di essere scivolati in un vuoto che non riusciamo più a riempire e nel quale “vaghiamo smarriti” in cerca di nuovi ancoraggi o punti fermi, che però cambiano in continuazione e stentano dunque a rappresentare per noi un riferimento (forse c’è chi dovrebbe “battersi il petto” tra quanti vollero allora affossare i vecchi modelli).

    P.B. 15.04.2019

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  2. La ringrazio Ameya per quanto ha scritto. Concordo pienamente; sembra quasi che del vuoto si abbia paura e lo si debba freneticamente riempire con qualcosa. Il tempo per la contemplazione, parola ormai fuori moda, non viene più ricercato. Eppure è da qui che penso uno riesca a prendere consapevolezza della propria vita…

    Rosaria

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  3. Inadeguati? A chi…cosa? Mah. Sempre pensato fortemente all’idea della nostra unicità,tutti pezzi unici. Esperienze, ambiente, vicissitudine, cammino ci rende tali. Naturalmente ho il vantaggio di essere quasi anziano, quindi più semplicemente ho storia. Sicuramente venire alla luce nei tempi odierni, è molto più impegnativo e a parer mio penalizzante. Quasi sempre figlia/o unico, tutto ruota attorno a te, genitori quasi sempre attempati, con mille pare mentali, aspettative, ai quali manca l’ardire, l’inconsapevolezza, l’energia dei giovani e arrembanti genitori di una volta. Nasci, stop, tutto già programmato. Dalla scuola d’infanzia vieni seguito, monitorato, ogni tua mossa deve essere pianificata dagli adulti. Corsi su corsi… nuoto, danza, lingue, sport vari, arti varie. Un macello. Il famoso cortile, grandissima scuola formativa, ti sbucciavi, ti sgrugnavi… ma diventavi un individuo. Tuo. Parer mio tutto li, poi pretendiamo diventino adulti, coscienti, robusti, corazzati e no. Specialisti, farmaci, gruppi d’aiuto… quando va bene, se va male un disastro. Ma come premesso, parla un quasi anziano, la mia roba non vale più. Quindi spero di sbagliarmi e che tutto, come sempre, torni ad andare per il verso.
    Buona Vita
    Luca

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