Emigrare per sopravvivere: contro il perenne pregiudizio sul “diverso”

«La nostra storia è plasmata dalle migrazioni»: lo ricorda l’introduzione dello spettacolo Oltre l’Alpe di Marzia Schenetti e Gianfranco Domizi, con l’apporto del progetto “Non solo andata - Parigi 2018. Presentazione di storie di migrazione” dell’Istituto Nelson Mandela, andato in scena questa mattina, 29 aprile, presso il Teatro Bismantova.

Il canto sociale di Marzia, nell’imminenza del Primo Maggio, non manca di fare sentire la propria voce anche sui temi attuali di schiavismo e sfruttamento sul lavoro, passando attraverso le condizioni di chi sopravvive ai margini e voce non ha.

 

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Un Commento

  1. Hanno fatto bene, anzi benissimo, Cgil Cisl e Uil a dedicare questo primo maggio ai migranti per il lavoro.
    L’emigrazione è vita e lavoro, anzi ricerca e impegno di lavoro prima di ogni altra cosa.
    Emigrare non è affrontare un viaggio, ma progettare e rifondare una vita.
    L’emigrazione concreta, nel tempo concreto di ogni giorno, non è un astratto confronto culturale e tanto meno etnico. È relazioni sociali, sono amicizie,sono ragazzi e ragazze, padri, madri, famiglie; sono lavoratori, studenti, produttori e consumatori, sono abitanti e cittadini.
    L’emigrazione non è solo e non è prevalentemente descrivibile coi numeri. Si tratta di persone con un carico ciascuna di umanità, sacrifici, storie, limiti, problemi. Era così per quelli che sono partiti dal nostro Appennino per andare e vivere a lavorare in un qualche altrove, grandi città o altri continenti. È così per quelli che sono arrivati o stanno arrivando in Appennino. Oggi sono tanto numerosi quelli che arrivano, quanto quelli che purtroppo se ne vanno per necessità o per scelta. Arrivano persone che rivivono e fanno rivivere terre, luoghi e comunità che altri purtroppo hanno lasciato. Queste persone sono una scommessa e una promessa vivente per il futuro e rinnovamento di tante nostre comunità.
    E’ importante conoscere i numeri – conoscerli davvero – ma soprattutto è importante conoscere le persone, il loro lavoro, i lavori che fanno nelle aziende agricole, nei boschi, nei cantieri, nei mercati ambulanti, nei turni di notte, nelle famiglie, nell’assistenza agli anziani.
    Emigrazione ed immigrazione non sono un fatto di oggi. Sono da sempre il modo di essere, di vivere e di cambiare l’Appennino.
    Mentre c’è tanto Appennino nel mondo c’è anche un mondo che è venuto e sta venendo in Appennino per viverci, e a lungo. Volgere verso il buono e il meglio per tutti questo cambiamento, questa storia piena di sofferenza e conflitti che si sta svolgendo davanti a noi è impegno da prendersi. Non è semplice, anzi è difficile, ma è possibile e soprattutto è cosa positiva da fare. Giusto partire dal lavoro dove si realizzano la personalità, l’impegno, le relazioni, la socialità,la creatività dei singoli e delle comunità.
    Con il progetto Parco Appennino nel Mondo -che ora vuole guardare anche a questo Mondo che arriva nel Parco- vogliamo aiutare a conoscere e riconoscere il nostro ambiente il nostro paesaggio e la nostra terra con le sue qualità, il suo passato e i suoi progetti per il futuro. Cerchiamo di dare un contributo a dialogare radicare collaborare e capire di più.

    Fausto Giovanelli

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