1° maggio: lavoro, lavori

Si chiama festa del lavoro ma dovrebbero chiamarla festa dei lavori. Il posto fisso è un ricordo dei nostri padri e dei nostri nonni. Lavora chi è capace di passare da un lavoro all’altro. Lavora chi crea lavoro. Lavora chi inventa lavoro. Lo chiamano lavoro precario ma è questo il lavoro oggi. Domani spariranno molti lavori e, se saremo pronti, molti altri mestieri potrebbero crearsi. Non cresceranno sotto i cavoli. Non sarà qualcuno a darcelo un lavoro. Saremo noi a dovercelo cercare, immaginare, creare. Difficile, difficilissimo. Tutto ciò richiede consapevolezza, spirito critico, creatività, cultura, intraprendenza, competenza, autostima. Sarà difficile, maledettamente difficile. Il nostro paese non investe più nemmeno le briciole in formazione, educazione, scuola, università. Sarà molto più facile trovare il colpevole che trovare lavoro. Buon primo maggio a chi lavora di notte negli ospedali, nelle caserme, sulle autostrade, nelle fonderie, negli alberghi, nei ristoranti, nelle farmacie, nelle strade a raccogliere rifiuti, negli autogrill, nelle balere e nei bar. Auguri a chi soffre perché il lavoro non lo trova o non riesce nemmeno a cercalo. Auguri a chi lavora e fa ogni giorno la sua parte. Se usassimo davvero la nostra testa capiremmo che è questo, oltre alla cura del pianeta, la vera priorità del nostro paese. E tu cosa ne pensi?

 

(Ubaldo Salsi Lay)

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Un Commento

  1. Raccolgo l’invito dell’Autore, quando scrive “e tu cosa ne pensi ?”, anche perché l’argomento è “di peso” e mi viene da pensare che se fosse andata diversamente, o l’avessimo fatta andare diversamente, oggi potremmo forse avere i mestieri e i lavoratori di un tempo, dipendenti ed autonomi – tanti dei primi a tempo indeterminato – ai quali si sarebbero poi aggiunte e combinate le nuove professioni, figlie dell’era tecnologica (di certo molto importanti, ma la società ha altrettanto bisogno delle attività tradizionali).

    Stando ai miei ricordi, accadde poi che il lavoro autonomo fosse insistentemente additato come la culla della evasione fiscale, il che può aver scoraggiato più d’uno a dedicarvisi, anche per sottrarsi a tali critiche, il che può averci forse privato di attori economici in grado di mettere a disposizione la loro intraprendenza, ingegnosità, ecc., creando lavoro per sé e per altri, e pure al capitalismo industriale non vennero risparmiate ostilità che possono aver spinto più d’un imprenditore sulla via delle dismissioni o delocalizzazioni.

    Le cause che hanno portato alla ”sofferenza” occupazionale dei giorni nostri sono sicuramente molteplici, ed anche non facili da decifrare, ma si sono pure determinate condizioni “sociali” e “di contesto” ben individuabili, che nel Belpaese non hanno di certo favorito l’espansione occupazionale, e la comprova ci viene anche dal fatto che in altri Paesi dell’eurozona la situazione sembra essere meno preoccupante, e un tale confronto dovrebbe farci quantomeno riflettere, per non ripetere gli eventuali errori del passato.

    P.B. 03.05.2019

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