Danni all’agricoltura da neve tardiva: situazione nei campi sotto controllo in pianura, grave in montagna

I danni all’agricoltura reggiana da neve tardiva. Coldiretti Reggio Emilia: situazione nei campi sotto controllo in pianura, grave in montagna

I cambiamenti climatici sono responsabili di oltre 2 miliardi di euro di perdite per l’agricoltura regionale negli ultimi 10 anni. 

Se la neve in montagna è positiva per ripristinare le scorte idriche e quindi buona risorsa per la nostra agricoltura quando arriva all’inizio di maggio può non essere solo utile.

Infatti il maltempo di questi giorni, che non ha causato particolari danni all’agricoltura di pianura, ha invece messo in difficoltà l’agricoltura di montagna per le quali ancora sono da verificare gli effetti sul dissesto idrogeologico al completo scioglimento della neve.

In particolare è grave la situazione per le coltivazioni di cereali e di foraggio che sono stati allettati sotto il peso della neve e per i quali si prospettano perdite di quantità e aumento dei costi per la raccolta. Prossimamente si potrà meglio quantificare la perdita produttiva sui cereali e foraggi

«In pianura le precipitazioni, che si aggirano circa intorno ai 50 millimetri - commenta Assuero Zampini, direttore della Coldiretti reggiana - attenuano i problemi derivanti dalla carenza idrica salvando vigneti e frutteti dalla necessità di irrigazioni anticipate. Ciò che preoccupa maggiormente per l’agricoltura di pianura è l’allettamento del grano che per il vento e la violenza delle precipitazioni si è sdraiato così come per il foraggio per quale saranno più difficoltose le operazioni di raccolta. Le temperature sono previste in risalita per cui il pericolo gelo dovrebbe essere scongiurato. I monitoraggi eseguiti ieri nei frutteti e nei vigneti la temperatura non è mai scesa sotto i 2 gradi».

Da monitorare, dunque, principalmente nel zone appenniniche, - comunica la Coldiretti di Reggio Emilia - gli effetti nelle campagne dell’ondata artica di maltempo e neve con l’arrivo del vortice polare che colpisce la regione dopo un inverno caldo e siccitoso che ha fatto registrare temperature di 0,40 gradi superiori alla media storica e 1/3 di pioggia in meno sulla Penisola.

L’eccezionalità degli eventi atmosferici – sottolinea Coldiretti – è ormai diventata la norma e si manifesta con una più elevata frequenza di sbalzi termici significativi, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al freddo. Le anomalie climatiche, con il ripetersi di eventi estremi, – evidenzia Coldiretti – sono costate all’agricoltura dell’Emilia Romagna oltre 2 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola regionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

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