Lancio della bici, Cipollino è il carpinetano più famoso al mondo

Ha reso Carpineti famosa in Italia e nel mondo in soli 90 secondi. Col suo gesto che pare tratto da una scena di Bud Spencer e Terence Hill, Cipollino in poche ore ha fatto centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Addirittura, a Carpineti da alcuni giorni i ciclisti passano dal centro e si fermano a fotografare l’incrocio reso famoso dal video che immortala il suo lancio della bicicletta. "A Canossa hanno il castello, noi abbiamo Cipollino” c’è chi ha commentato, incurante del fatto che nove secoli fa da questi parti ospitammo la corte papale durante la lotta tra Matilde ed Enrico IV. Già, ma era il XI secolo.

Cipollino, intanto, ha deciso di tenere un profilo basso e ha rifiutato fior fior di interviste di media nazionali. Non è sui social, mentre il ciclista che sui social c’era ha dovuto in fretta e furia cancellare il profilo.

Quale può essere la genesi di un fenomeno mediatico che, a memoria nostra, ha pochi precedenti? Come può Carpineti essere divenuta capitale di Reggio Emilia, al punto di trovarsi con un video di un fatto irrisorio, una rissa da strada, nelle prime pagine dei principali quotidiani on line italiani, ma anche spagnoli?

Partiamo dalla fine. Lui ha preso un ceffone, non ha reagito proprio come avrebbe fatto Stan Laurel di Stanlio e Olio, ma nemmeno ha porto l’altra guancia. Raccolti gli occhiali, rifiutando la violenza fisica si è vendicato lanciando la bicicletta del violento sportivo oltre la siepe. Per poi darsela a gambe.

Un gesto diseducativo? Forse. Se non fosse che, difficilmente, un regista avrebbe saputo dosare così bene e in pochi secondi questi elementi: l’arrabbiato, il calmo, l’ottantenne che interviene a difesa di Cipollino, la curiosità di chi passa per la strada, la vendetta, la fuga. La rete, per altro, chiarisce i dettagli della vicenda e si scopre che laddove è finita la bici ci sono due cani famelici: quindi ognuno può immaginare la scena del ciclista arrabbiato che mestamente suona il campanello per riavere il maltolto.

Sempre la rete propone un assessorato a Cipollino, o quantomeno una rotonda da dedicare al nuovo sport nazionale, un merito, certo, lo ha chi ha ripreso la scena. Lo vedete attorno: è un fiorire di battute e vignette. Si narra che ai propri compagni di scuola un nipote abbia orgogliosamente chiarito: “Cipollino è mio zio!”. C’è chi, accanto al cartello stradale “Carpineti”, mette il cartello triangolare di pericolo per i ciclisti: con dentro, ovviamente, l’effige di un omino che lancia una bici. Ieri, in centro c’è chi si è recato in un noto negozio di sport e ha chiesto: “Avete la bici da lancio, modello Carpineti?”, la commessa non cogliendo ha detto: “No, non le abbiamo”.

Chi lo sa se Cipollino, che in gioventù e stato allenatore di calcio, si sarebbe mai immaginato di finire sulla Gazzetta dello Sport non per le doti pallonare ma per il lancio della bici. O chissà se abbia raccolto il suggerimento a guadagnare sull’episodio: ora sui siti nazionali per vedere questo video (depurato dalle trivalità) occorre subirsi la pubblicità di note birre e dentifrici.

Torniamo al tema. Cosa si nasconde di altro nella viralità dell’episodio dove tutti finiscono per ironizzare su un possibile futuro sport: in inglese suonerebbe più o meno bike shot.

“I personaggi si trovano in strada – spiega la nostra psicologa Ameya Canovi – e il divenuto eroe signor Cipollino interviene in una discussione che coinvolge un ciclista e un automobilista. Il resto è noto e il conclusivo inseguimento è una scena da vero film comico alla Ridolini, grottesco e rocambolesco. In questi pochi minuti, senza volere i protagonisti hanno incarnato dei veri e propri personaggi della commedia dell’arte. Il prepotente attaccabrighe e il beffato che riesce a farla franca”.

Anche nella vita di tutti i giorni?

“Certo. Secoli di personaggi che abbiamo letto, ammirato, per i quali abbiamo tifato si sono ripresentati in quella scena, conquistando il popolo dei social. In quel lancio Cipollino rappresenta la vendetta del debole, o del percepito tale, di fronte al signorotto despota e aggressivo che viene beffato”.

“Nell'inseguimento infatti – prosegue l’esperta - il ciclista non riesce a raggiungerlo, nonostante sia lui lo sportivo e più prestante fisicamente. Impossibile non schierarsi dalla parte di Cipollino, e non esultare quando riesce a sfuggire dalle grinfie del ‘malvagio’ di turno che, per altro, aveva aggredito fisicamente un anziano. Il perché il video abbia fatto il giro del web è forse racchiuso nell’umanità dell’accaduto, nel vedere rappresentato come nel Maggio cantato gli archetipi che appartengono alla storia dell’umanità, il beffato che si riscatta, l’arrogante che viene punito”.

Circola già, intanto, un stornello del Maggio sull’episodio. Però, nel fatto accaduto c’è una dose di vendetta…

“E’ l’ombra che si rivela come direbbe Jung, la parte oscura che viene rappresentata tra il serio e il faceto. Questo permette di tollerare anche l’esplosione di aggressività che affiora in entrambi, sebbene ci ispiri più simpatia, il gesto di Cipollino non è esente di una forte carica ‘vendicativa’. E l’iracondo ciclista che perde le staffe rappresenta l’isteria che si cela in ognuno di noi, ma che sappiamo tenere a bada, se siamo adulti funzionanti, e sappiamo contenere la frustrazione e gestire il conflitto. In questo caso il ciclista ha dimostrato di non riuscire a regolare le proprie emozioni. E nemmeno Cipollino, il quale tuttavia vendica in quel lancio tutti i piccoli soprusi subiti”.

Soprusi che, alle volte, viviamo nella vita di ogni giorno.

“Sì. In fila alle poste, al supermercato, ai semafori… Inoltre, è l’inaspettato che rende la vicenda comica, l’improvvisato e non premeditato impulso che rende il beffato un supereroe, e lo spocchioso a sua volta punito e beffato. Nel rovesciamento della prospettiva, nell’assurdo della vicenda, troviamo il divertimento. E magari anche un insegnamento, se non altro uno spunto di riflessione”. (G.A.)

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6 Commenti

  1. Ok …però adesso basta…..

    Stefano

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  2. “Cipollino” o Cipollini, di mezzo c’è sempre una bici. Chissà se Mario, il grande campione del pedale, verrebbe volentieri a Carpineti per immortalarsi nel fatidico luogo. Negl’anni Settanta il “Circuito delle carpinete” passava proprio da lì e i corridori che vi sfilavano erano tutti super campioni reduci da grandi imprese mondiali. Era una competizione straordinaria che richiamava nel capoluogo matildico centinaia di appassionati. Chissà… Chissà…

    R.L.

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  3. No,no basta un bel niente. Questa è un’ occasione ciclopica per fare estate in montagna. Avanti a organizzare una bella festa – meglio mangereccia- , aprire una pagina live non è carpineti che voglio sapere tutto dei protagonisti e se non parlano lo faranno i loro amici. Invitare personaggi famosi e soprattutto il ciclista (se prima an ga dà un toc)

    Davide

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  4. Complimenti a G.A. redattore degli articoli sulla epica vicenda di Cipollino.
    La storia già di suo è divertente ma il mondo magistrale con cui è stata raccontata l’ha resa irresistibile.

    Corrado

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  5. I ciclisti dovrebbero riflettere sui propri comportamenti in strada siccome la strada è di tutti bisognerebbe istituire per legge un corso di educazione stradale. OK Cipollino

    Pinna

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