Aurora giovane mamma ai Quartieri Spagnoli, viaggio di sola andata

Lei si chiama Aurora Tirelli e ha lasciato l’Appennino per vivere in un luogo assai diverso: Napoli, Quartieri Spagnoli.

Aurora ha quasi 30 anni è cresciuta a Carpineti sino a 19 anni, per trasferirsi a Bologna per fare l’Università. Si laureerà in Psicologia cognitiva applicata a Bologna e farà un paio di esperienze di studio all’estero a Barcellona e Marsiglia.  L’anno di tirocinio post laurea ancora a Bologna, per fare l’esame di stato e, nel frattempo, con il compagno Ezio, calabrese, ha avuto un bimbo, Zeno.

“Con Ezio, che è medico, avevamo fatto la scelta di abitare nel capoluogo in centro con assieme ad altri ragazzi: eravamo in 8, con camere divise e il resto in comune, tra cui pasti e le spese. I nostri amici si erano affezionati al nostro bimbo lui li chiama ancora zii. Ezio lavorava stabilmente al pronto soccorso e ha preso una specializzazione in anestesia e rianimazione, poi è accaduto che il concorso che ha svolto e vinto ha una graduatoria su tutto il territorio nazionale. Così abbiamo scelto di andare a Napoli dove lui ha iniziato a lavorare mentre io stavo finendo il tirocinio”.

Perché Napoli?

“In realtà perché le alternative erano meno interessanti. In questa città, per altro, ci eravamo stati casualmente qualche mese prima e ci era piaciuta. Ben consapevoli degli stereotipi e non che la circondano. Il trasferimento è avvenuto nel 2018. Dapprima Ezio, poi io e Zeno 4 mesi dopo a tirocinio concluso”.

Dove vi siete alloggiati?

“Grazie alla segnalazione di un’amica da una famiglia di ragazzi come noi con due bambini e che affittava una stanza: inizialmente siamo andati a vivere a casa loro, ma la convivenza tra i nostri reciproci pet (cane e gatto) era complessa e, quindi, abbiamo scelto una casa in affitto e ora abbiamo deciso di comprare casa nei Quartieri Spagnoli, adiacenti al centro storico dove c’è una realtà totalmente diversa”.

I Quartieri Spagnoli: la parte storica di Napoli conosciuti però anche per importante problematiche sociali…

“In realtà abbiamo scelto questi quartieri perché ora sono molto vivibili,  è una zona soggetta a un processo intensivo di rigenerazione urbana. Avevamo già altri amici che vivevano qui. Le case hanno ancora un prezzo abbordabile. Nel nostro caso abbiamo trovato una bellissima casa con giardino e la abbiamo comprata. Tutta Napoli è costruita in altezza: noi siamo a un terzo piano, ma essendoci pendenze abbiamo pure un giardino”.

Chi sono i vostri vicini di casa?

“Studenti, famiglie o anziani di Napoli”.

Che lavoro fa a Napoli?

“Ero convinta che avrei faticato a trovare da lavorare nel mio settore. Di rientro dalla Francia un’amica che insegnava a scuola mi disse che cercavano insegnanti di sostengo. Ho mandato il curriculum il 15 settembre 2018 e ho iniziato a lavorare il 17 proprio a Napoli. ‘Dalla parte dei bambini’ è una scuola grande che ha tre sedi, dal nido alle medie, con un migliaio di studenti, e io ha scelto di lavorare nella sede dei Quartieri Spagnoli. La scuola qui si trova in un ex convento dove c’è una fondazione che si chiama Foqus (Fondazione Quartieri spagnoli). E’ stata creata dalla direttrice della scuola stessa, Rachele Furfaro, qui in veste di presidente, e dal direttore Renato Quaglia: hanno avviato un progetto di rigenerazione urbana in questo convento. In primis quindi c’è la scuola (dal nido alle medie), quindi un centro per disabili, una sede dell’Accademia di belle arti, la sede di un giornale, una Università delle Libere età per giovani e anziani, una palestra, una scuola di musico terapia, varie associazioni. Io sono qui sono insegnante di sostegno nella prima media”.

Chi sono i suoi studenti e come è stato il primo impatto con un contesto molto diverso dall’Appennino?

“I ragazzi sono napoletani e parecchi immigrati. L’impatto coi Quartieri Spagnoli è stato bello, è una dimensione molto famigliare, ci si conosce subito tutti, ci si dà molta confidenza, è tutto molto a portata di meno. Nonostante gli stereotipi che sono, a volte, delle verità, ma la mafia c’è in tutto il mondo. Però qui si vive bene”.

Ha accennato alla camorra. Parliamone.

“Scuole e famiglie sono le cose su cui agire per invertire la mentalità camorrista. Il progetto di Foqus che vivo, proprio nella zona più popolata d’Italia e dove c’è il maggiore abbandono scolastico tra gli 8 e i 13 anni, è proprio quello di creare cambiamento partendo dalla cultura”.

Lei la camorra la ha percepita?

“La camorra si sa che esiste e ci sono periodi in cui ci sono faide. Chi viene da fuori fa più fatica a percepirla. Chi ci vive dentro capisce dal passa parola e da certe dinamiche. Anche se devo dire che i Quartieri Spagnoli sono un luogo molto sicuro, perché davvero si potrebbe dormire con la porta aperta”.

Nonostante i ladri?

“Sì sì!”

Come avete appreso lo scorso maggio della piccola Noemi, colpita per errore da un proiettile camorrista?

“Io lo ho saputo dopo un po’ di tempo, perché i ragazzini ne parlavano a scuola. Un episodio tragico che non dovrebbe succedere con l’aggravante che sia di camorra. D’altro canto mi rendo conto di vivere in una metropoli con milioni di abitanti dove rischi del genere purtroppo ci sono. Se fossi vissuta altrove avrei avuto magari la preoccupazione del terrorismo. Non è una cosa che nella mia vita influisce e crea paure reali. Non vivo con la paura che a mio figlio sparino in strada. E’ anche un meccanismo di difesa, per non vivere chiusi in casa e non ho rivisto la mia scelta di vivere qui”.

Cosa vi piace meno della nuova realtà metropolitana?

“Gli aspetti negativi per la mancanza di aree verdi, aree perdonali, il traffico e, per chi viene da Reggio Emilia, la minore pulizia… Anche se da quando viviamo qui è iniziata la raccolta differenziata porta a porta e funziona molto bene”.

Lorenza e Guido, i suoi genitori, quando hanno saputo che saresti scesa al Sud come l’hanno presa?

“Erano preoccupati per la lontananza più che altro, ma pian piano si stanno affezionando, anche se è una città faticosa e le zone verdi sono in salita.  Per anziani disabili e bambini è molto difficile”.

Professionalmente ora, a Napoli, ha deciso di crescere ancora.

“Nei fine settimana frequento la scuola di specializzazione in psicoterapia a indirizzo cognitivo comportamentale. In parallelo ho iniziato a fare la libera professione in uno studio nel quartiere Chiaia e laboratori di educazione alla affettività e alla sessualità nelle scuole medie, perché qui il problema della natalità precoce è molto diffuso. Napoli è la città d’Italia che fa più figli con le madri più giovani, dove è facile partorire a 16 o 18 anni, senza però averlo maturato volutamente: c’è una non informazione”.

Chi sono i suoi pazienti?

“Persone del ceto medio che hanno le medesime problematiche emiliane”.

Le manca l'Appennino?

“Sì. Ovviamente la mia famiglia e anche gli amici d’infanzia e adolescenza. Poi l’ambiente con i suoi paesaggi e la sua natura a perdita d’occhio. A Napoli, purtroppo, non c’è verde”.

Come vede dai Quartieri Spagnoli l'Appennino oggi?

“Io non ho mai desiderato rimanere lì. Mi sono sentita stretta nelle opportunità e nelle dinamiche sociali, in questo momento sono molto amareggiata dal punto di vista politico. Sono molto delusa dalla mia terra d’origine. Ma è la casa di quando ero bambina, ma non credo ci tornerei. Immagino le possibilità lavorative siano molto ridotte”. (G.A.)

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