Raccolta differenziata: l’Appennino è fanalino della provincia, ultimo

Rifiuti: pare che la bontà della raccolta differenziata in provincia sia inversamente proporzionale all'altitudine. L'Appennino, infatti, è fanalino di coda nella raccolta differenziata dei rifiuti. E' quanto emerge dal report della Regione Emilia-Romagna che, su base regionale, attesta nel 2018 un 68% di differenziata delle 3 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte, con un + 3,7% sull'anno precedente. Si registrano incrementi in tutte le province: 128 comuni (il 39%) raggiungono con due anni di anticipo l'obiettivo del 73% fissato dal Piano regionale rifiuti per il 2020. Ma da questo piano è lontano l'Appennino. Infatti, se Reggio Emilia è ai vertici della graduatoria (77% di differenziata: +5,7% rispetto al 2017, seconda solo a Parma, al 78,4%), il dettaglio della nostra montagna regala tutti i nostri comuni in fondo alla classifica. Lo si può vedere in questa tabella su base provinciale: REGGIO EMILIA_RACCOLTA DIFFERENZIATA.

L'Appennino, Vezzano compreso, produce complessivamente poco più di 33 mila tonnellate di rifiuti differenziate per poco più della metà (18 mila). Molti di più i rifiuti prodotti nel resto della Provincia, circa 370 mila tonnellate: un dato perfettamente in linea al minor insediamento umano, ma non, appunto, nella percentuale di riciclo.

Il comune "montano" più virtuoso è Vezzano sul Crostolo dove le 2.846 tonnellate di rifiuti prodotti nel 2018 sono state differenziate per il 70,6%: unico comune ad avvicinarsi all'imminente obiettivo regionale fissato dal Piano rifiuti.  Castelnovo Monti è seconda: qui sono stati generate 7.069 tonnellate di rifiuti, differenziate al 66,8%.

A cascata seguono tutti gli altri (come emerge dalla tabella) e, in coda, troviamo i comuni del crinale: Toano, Ventasso, Villa Minozzo. Singolare l'ultimo posto di Villa Minozzo che, proprio sulle tematiche ambientali, negli ultimi anni ha investito molto: la differenziata qui si ferma al 38,4%. Fanno peggio solo una dozzina di comuni di Parma e Modena, con valori inferiori.

In regione complessivamente  128 comuni (il 39% dei 329 totali) hanno già raggiunto il target fissato dal Prgr, che prevede di arrivare al 73% di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani in Emilia-Romagna nel 2020. Tra questi, appunto, nessun comune del nostro Appennino. 

Nel complesso regionale : “Si tratta di un risultato importante e molto buono, frutto anche delle politiche promosse dal Piano regionale”, sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo. “Un risultato al quale hanno lavorato da protagonisti i comuni e i gestori, con la collaborazione attiva dei cittadini dell’Emilia-Romagna. Con questo andamento positivo raggiungeremo agevolmente l’obiettivo del Piano per il 2020”. Questa analisi, evidentemente, non vale se si analizza il dato dell'Appennino che, puntuale, è fanalino di coda anche nelle altre province.

Guardando agli obiettivi del Prgr, sono positivi anche i risultati negli 81 comuni che hanno applicato la tariffazione puntuale: sono 43 (sui 79 totali) quelli con l’80% o più di rifiuti differenziati e 11 (sui 14 totali) quelli che hanno raggiunto il 90% di raccolta differenziata.

Facendo, invece, riferimento agli obiettivi fissati nelle norme nazionali, il 54% dei comuni dell’Emilia-Romagna ha già superato la quota del 65%.

Per quanto riguarda le diverse tipologie di rifiuto, si segnala un miglioramento generalizzato: la percentuale maggiore di differenziata riguarda il verde (21%), la carta (19,3%) e l’umido (15,4%). Seguono legno e vetro (8,6% ognuno); plastica (7,5%); rifiuti da costruzione e demolizioni (4,4%) e ingombranti (4,2%); i cosiddetti “altri rifiuti” come acidi, batterie, farmaci, oli, vernici, (3,7%); rifiuti derivanti dallo spazzamento delle strade (2,8%); metalli (1,5%); Raee (1,2%) e compostaggio domestico (1%).

 

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3 Commenti

  1. Purtroppo tra le tante qualità di noi montanari, paradossalmente non spicca il rispetto per l’ambiente. Lo si vede anche dalle condizioni in cui sono ridotti i bordi delle strade. Personalmente un paio di volte al mese provvedo a raccogliere l’immondizia buttata dai finestrini lungo la strada che porta a casa mia, ma nel giro di qualche giorno la situazione è di nuovo la stessa. Troppi incivili rovinano l’immagine del nostro meraviglioso paesaggio, che diciamo tutti di amare ma che poi facciamo fatica a rispettare. Buon lavoro all’amico Elio Sassi, questo è un altro punto su cui c’è molto da lavorare!

    Andrea

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  2. Buongiorno, il dato non mi sorprende più di tanto. Villa Minozzo è un Comune molto esteso, nelle piccole borgate probabilmente si trova il classico bidone metallico dove vanno tutti i rifiuti domestici, per raggiungere quelli della differenziata bisogna prendere la macchina, caricarla della “monnezza” ecc, ecc; è un Comune che necessita inoltre di ulteriori isole ecologiche; poi oh… sicuramente noi montanari non abbiamo ancora insita la cultura della differenziata. Saluti

    Andrea S.

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  3. Non credo che sia corretto valutare questi dati semplicemente attribuendo ai montanari una scarsa attenzione per la raccolta differenziata. Ci sono fattori che dovrebbero essere più attentamente considerati. Ad esempio la presenza di una popolazione con molte persone anziane, che con maggiore difficoltà riescono a cambiare le vecchie abitudini , potrebbe essere un elemento degno di nota. Credo però che tra i dati riportati nell’articolo sia ben evidente un dato molto significativo: la percentuale maggiore di differenziata riguarda il verde, molto alta anche la quota dell’umido. In un territorio dove quasi ogni casa ha un giardino, con una percentuale elevata di seconde case, anche queste con giardini, non sono disponibili a distanze ragionevoli contenitori e strutture per queste tipologie di rifiuti che, in buona parte, finiscono purtroppo nel cassonetto dell’indifferenziata. L’erba del prato, quella del vicino, ovviamente, è sempre più verde, abbondante e assai pesante.

    Mr

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