La Bettola: ricordato l’eccidio di 75 anni fa

Molte persone domenica 23 giugno 2019 hanno partecipato alla commemorazione del 75° anniversario dell’eccidio di La Bettola. La cerimonia si è svolta nella zona del monumento di La Bettola vicino alla statale 63 alla presenza anche dei rappresentanti di molte amministrazioni comunali.

Erano presenti i sindaci di alcuni Comuni della provincia e della montagna. E’ stata dunque ricordata la strage della notte di San Giovanni del 1944, uno dei più efferati atti compiuti dai nazi-fascisti in Italia dove persero la vita 32 civili e 3 partigiani.

Sono inizialmente arrivati i camminatori delle iniziative “Sui passi della memoria” partiti sabato da Cervarolo (promossa dall’Anpi provinciale con la sezione Anpi e l’amministrazione comunale di Vezzano sul Crostolo, Istoreco e Uisp Escursionisti montagna) e “I fili della memoria”, camminata resistente da Casa Bettola di Reggio a La Bettola organizzata da Casa Bettola con l’adesione di Anpi San Pellegrino-Quattro Castella-Vezzano, Istoreco, e Comune di Vezzano.

Il vicesindaco di Vezzano Paolo Francia ha evidenziato che 75 anni fa alla Bettola “si è consumato il crimine peggiore che abbia colpito la nostra comunità: è stata una nottata di sangue, un’occasione in cui si è manifestata l’indole peggiore dell’uomo”.

E’ poi intervenuta Alessandra Fontanesi di Istoreco che, con i ragazzi delle classi terze della scuola media Manini di Vezzano, ha esposto il lavoro realizzato nell’ambito della quinta edizione del progetto “Un nome, un volto, una storia” che si è “occupato – ha detto Fontanesi – di valorizzare i luoghi della memoria e la storia da un punto di vista locale non solo della strage della Bettola, ma della Resistenza, dei partigiani uccisi e delle memorie locali”.

È seguito l’intervento del presidente dell’Anpi provinciale Ermente Fiaccadori.

Il sindaco di Vezzano Stefano Vescovi ha ringraziato tutti i cittadini presenti, le istituzioni, le autorità, i sindaci e i loro delegati, Casa Bettola e Anpi con i loro partecipanti alle camminate, Istoreco, Ermete Fiaccadori, i musicisti, i professori e i ragazzi della scuola media. “Penso – ha sottolineato Vescovi – che il compito primario delle istituzioni sia quello di promuovere la cultura della memoria e che sia necessario avere una particolare attenzione nel tramandare questo alle nuove generazioni. Se oggi noi siamo qua a raccontare e ricordare questo evento, lo dobbiamo soprattutto a chi ci ha preceduto. I giovani, nel futuro della memoria di questi eventi, saranno fondamentali. Dobbiamo promuovere spazi in cui eventi che rischiano di essere dimenticati a causa del correre degli anni possano divenire luoghi privilegiati di riflessione nei quali i giovani siano protagonisti perché solo così possono maturare consapevolezza dei fatti del passato e elaborare strumenti per rifiutare e combattere ogni forma di sopruso e di violenza”.

Ha continuato il neo primo cittadino vezzanese: “Per questo oggi voglio terminare leggendo un testo del 2008, una poesia di mia nonna, partigiana, Lidia Grisanti Pisi, che scrisse sulla liberazione. Purtroppo oggi lei non c’è più, ma ora è certamente con me ed è con voi, più presente che mai. Ai ragazzi dico solo questo: stringete a voi i ricordi, le storie, le narrazioni dei vostri genitori e dei vostri nonni e tramandatele sempre, custoditele con cura. Ciò che oggi noi siamo, lo dobbiamo a loro”.

Domenica sera a La Bettola erano pure presenti l’unica superstite dell’eccidio Liliana Del Monte (cittadina onoraria del Comune di Vezzano) e Adua Beneventi che riuscì a salvarsi dalla strage. Entrambe hanno ricevuto un mazzo di fiori dal sindaco Stefano Vescovi e dal vicesindaco Paolo Francia.

Il parroco don Pier Luigi Ghirelli ha impartito la benedizione nell’area del monumento dove si sono radunati sindaci e autorità terminando la cerimonia commemorativa.

Riportiamo la poesia in dialetto che è stata letta dal sindaco Vescovi, testo scritto dalla nonna Lidia Grisanti Pisi (deceduta nel 2016).

 

Ricord d’na ragasola

 

M’arcord bein al dè ed la liberasion

mo arcord anch col zogn melenovesintquaranta

quanto chi a spare col prèm colp ed canon

la invie na guera che d’qui ian ciame santa.

 

In dal precis momeint ‘d ch’la canoneda

tòti l’campani ian sone a martel,

i’ò vest me medra pianser dispereda

un ricord che gh’ò bein viv ind al servél.

 

Mama gh’ò dètt, ene esser dispereda

chi ha invie ch’l’à guera chè la parle cèr

la srà na guera lampo… na losneda

al teimp ed na saièta la prà durer.

 

Purtròpp al sè sbaglie…e al temporél

la continue ininterotaiméint

le dvinte un dilovi universél

e tant inocéin in mort inutilmeint.

 

Iò in meint al coprifogh, l’oscuraméint

e “pippo” l’aeroplan, ch’paseva tòtt al nòtt

impaurida spereva intensameint,

ca l’tirès drett, cah’an vdès na lus, ch’an fès al bòtt.

 

M’arcord quant ind la piasa dal paéis

paro e parleti d’ram…mo che impresion!

I sforacéven cun un speciel arnéis,

m’an dèt che sren servi, a fer so di canòn.

 

Dòp tanta ditatura e patiméint subi

l’òtt ed setembér ian firme l’armistèsi

dòp tri an d’guera m’pariva tòt fìni

invici ed tant oror, l’era sol l’inèsi.

 

Cun l’invasion tedeca di nazèsta

gl’i’atrocite in Italia e insém la tèra

ian supere ogni lèmit e la lèsta,

di mort civil, la supere qui d’guera.

 

Le incuminceda acsè la resistéinsa

che cun tant sacrifèsi la loté

per vinser a tòtt i cost tanta violénsa

e a der a i’Italian la liberte.

 

‘M’ prò mei scordéer al dè ch’san libere

per streda, in piasa, tòtt un vosér ed gint

ridiven piansand, incredul frastorne

l’era al vintsinch d’avril melenovseintquartantesinh.

 

A ssantedu an da col glorios evéint

tgnòm seimpér strèch ch’la data deintr’al cor

ricordòm e onoròm chi è mort, e tgnml’a meint

che sé sòm ché arcordér, lè anc grasia a lor.

 

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