Insolito Monte Caio. Tra flysch, alberi secolari ed eremi storici

Sono tredici i sentieri che si dipanano attorno al Monte Caio caratterizzati da segnaletica biancorossa, dando ampia scelta all'escursionista che decida di godere delle bellezze paesaggistiche di questa perla naturalistica che Culmina con la punta Bocchialini a quota 1.584 metri.

Molti sono percorsi ad anello, con partenza e arrivo nel medesimo posto, altri s'intersecano fra loro, creando una rete che copre quasi per intero il territorio. Variano da cinque minuti di percorrenza a nove ore con vari gradi di difficoltà.

Tanti i punti panoramici e sentieri suggestivi non solo per il trekking a piedi, ma anche a cavallo o con le mountain bike, tra cui spicca la pista per Downhill MTB realizzata nel 2008.

Barbara Mazzieri, guida Gae (guida ambientale escursionistica), propone e racconta un percorso che si sviluppa in gran parte all'interno del Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma che comprende i comuni di Tizzano Val Parma, Corniglio e Monchio delle Corti, in provincia di Parma. L'itinerario interessa, infatti, il Monte Caio, i cui versanti Nord e Ovest rappresentano, insieme all'alta Val Cedra, una delle due aree di Parco dove è previsto un maggior grado di tutela e conservazione.

Modalità di accesso

Da Parma si percorre la SP665 verso Langhirano. Superato il paese, si continua dritto verso Pastorello e Capoponte. Si prosegue, sempre sulla SP665R-Massese fino a Boschetto dove si gira a destra seguendo le indicazioni stradali per Tizzano Val Parma. Giunti in paese si prosegue verso Musiara Superiore e poi si segue via Belvedere Emilia indicazioni Schia. Prima di Schia si vede il cartello di ingresso del parco, e subito dopo sulla destra si incontra un bivio con uno spiazzo dove si possono lasciare le macchine. Il punto di partenza è questa strada secondaria, che rappresenta il sentiero CAI 732.

Da Reggio Emilia si consiglia di arrivare in località Pilastro passando da Cavriago e Montecchio, dopodiché si seguono le indicazioni sopra indicate.

La località non è raggiungibile con mezzi pubblici. Eventualmente si può raggiungere la località Tizzano Val Parma in autobus da Parma cambiando a Langhirano; da Tizzano al punto di partenza ci sono circa 8 km percorribili con sentieri in gran parte alternativi alla strada asfaltata.

Dati tecnici del percorso

Difficoltà: Medio

Distanza 11,33 KM

Dislivello: + 490 mt / -490 mt

Durata (soste escluse): 3,5/4 ore

Descrizione del percorso

La partenza dell'itinerario è al bivio che s'incontra sulla strada che da Musiara Superiore va a Schia, appena dopo il cartello di ingresso del parco, dove si possono lasciare le macchine (1275 mt slm).

Partiamo lungo la strada corrispondente al sentiero CAI 732 in leggera pendenza.  Il primo tratto si sviluppa su una strada secondaria ma carrozzabile, per cui bisogna procedere in modo particolarmente attento.

A 1.385 m slm, dopo circa un km, si incontra una bella fonte dove si possono riempire le borracce.

Ai nostri lati si iniziano a osservare i Faggi accompagnati da Noccioli, Aceri, Sorbi Montani, Saliconi, Biancospini, Rose Canine e Maggiociondoli, che a fine maggio inizio giugno sono in piena fioritura e dolcemente profumati.

Nel percorso si possono ammirare anche i tanti colori delle fioriture, il viola del Crochi, dell'Erba Trinità, della Scilla Bifolia e della Polmonaria, il giallo della Primula Comune, della Farfara, del Doronico, dell'Anemone Giallo e del Tulipano di campo, il bianco del Croco, dell'Anemone Bianco e del Campanello Comune; e poi Farfaracce ed Orchidee Selvatiche; sono tante le fioriture che si incontrano in questo percorso, ma la zona di Monte Caio riveste un'importanza particolare per la presenza del Cirsium bertolonii, il Cardo di Bertoloni, pianta termofila endemica dell'Appennino settentrionale. La fioritura avviene tra luglio e agosto.

All'altezza di 1.400 m slm si prende a destra il sentiero 732°.

Questo sentiero non è più carrozzabile per cui si può iniziare a procedere anche affiancati; dopo qualche centinaia di metri si iniziano a vedere Abeti Rossi, Abeti Bianchi, Pini Neri; e ancora Faggi e Aceri.

Si possono notare i segni del passaggio degli animali; le vaste faggete costituiscono, infatti, un ambiente ideale per numerose specie di vertebrati: il ghiro si rifugia tra le cavità degli alberi, mentre il tasso si costruisce tane anche molto articolate ed è riconoscibile dalle impronte a forma di manina che si possono scorgere sul terreno. Lo scoiattolo non si mostra facilmente, ma lascia tracce inequivocabili del suo passaggio, come le pigne abilmente scorticate. È facile udire un po' dappertutto nel parco il fringuello.

Nel parco dei Cento Laghi è tornato, come ormai in tutto l'arco appenninico, il Canis lupus italicus; il suo ritorno si deve, più che alle attività operate dall'uomo, al netto incremento delle popolazioni di prede, soprattutto ungulati, e allo spopolamento della montagna, con conseguente abbandono delle pratiche agricole e forestali.

Altri animali presenti sono il cinghiale, il capriolo, la volpe, la donnola, la faina e la puzzola.

A 1540 m slm, lungo il sentiero c'è un punto panoramico dove, in giornate limpide, si può ammirare la Pietra di Bismantova, il monte Cimone e il monte Cusna.

Si prosegue fino a ricongiungersi al sentiero 732, e girando a destra si passa sotto le pendici del Monte Caio. Dopo un tratto con una pendenza più sostenuta si arriva su un pianoro dove si possono notare i faggi contorti e cespugliosi tormentati dal vento.

I faggi

Nell'itinerario percorso la maggior parte del bosco è costituito dai faggi; nelle aree montane dell'Emilia Romagna i boschi di faggio costituiscono la principale copertura arborea. Allo stato naturale la faggeta sarebbe composta da alberi di differenti età, mentre gli intensi tagli avvenuti dalla seconda metà dell'800 fino al secondo dopoguerra per la produzione di legname da costruzione, di legna da ardere e di carbone, hanno trasformato le faggete in boschi costituiti quasi esclusivamente da faggi di età e aspetto pressoché uguale.

Le tipologie di governo delle faggete sono il "ceduo" e la "fustaia"; nella Fustaia le piante sono governate ad alto fusto e fatte crescere fino alla loro maturità. Il bosco si rinnova per seme. Nel bosco governato a ceduo invece, la rinnovazione non avviene per seme ma gli alberi vengono tagliati periodicamente e a brevi cicli, le piante non raggiungono grandi altezze e i tronchi sono molto sottili. Dopo il taglio si formeranno le ceppaie, ognuna costituita da tanti piccoli tronchi che si originano dall'unico grande ceppo.

Le fustaie si distinguono visivamente dai cedui in quanto il fusto delle singole piante è unico, mentre nei cedui la ceppaia è costituita da numerosi fusti che si ramificano dalla base.

In prossimità dei crinali, come segnalato prima, sarà invece facile trovare dei faggi cespugliosi e contorti a causa dell'attività del vento.

Si giunge quindi a un quadrivio dove in breve si raggiunge la cima di Punta Bocchialini (1584 m slm) con la stele dedicata a Fabio Bocchialini da cui prende il nome, fu realizzata dallo scultore Renato Brozzi.

Fabio Bocchialini nacque a Parma nel 1882 e divenne, grazie agli insegnamenti del "maestro" Antonio Bizzozzero, un noto agronomo impegnato nel rinnovamento agricolo della provincia parmense ed in particolare della montagna.

Arruolatosi volontario allo scoppio della prima guerra mondiale, morì a soli 33 anni (nel 1915) combattendo sulle pendici del Podgora.

Il monumento fu eretto per iniziativa de "la giovane montagna" di Giuseppe Micheli, il 21 settembre 1933 con il sostegno e contributo di tutti i comuni di Val Parma, Val d'Enza e Val Baganza.

Dalla cima, guardando verso sud – sud est, si può ammirare tutto il crinale dal Monte Cimone al Monte Fosco passando dal Cusna, Ventasso, Alpe di Succiso e Monte Prado; nelle giornate particolarmente limpide si può ammirare anche tutto l'arco alpino.

Dalla sommità si può scorgere il Pianoro dove è situato l'eremo di San Matteo, prossima tappa del percorso; dopo una sosta, infatti, si torna indietro fino al trivio col sentiero 732, dove si prosegue per raggiungere il sentiero 737 che ci porterà all'Eremo.

Raggiunto il sentiero 737 direzione Eremo, ci si trova a passare sotto una parete dove è ben visibile il Flysch di Monte Caio; si possono ammirare in modo molto evidente le alternanze di strati calcareo-marnosi e strati marnoso-argillosi.

In questo tratto si deve prestare particolare attenzione all'esposizione del sentiero, che sulla sinistra presenta uno strapiombo importante; il sentiero è ampio ed è presente una staccionata di protezione ma in alcuni punti risulta divelta.

Si prosegue quindi sempre lungo il sentiero 737, ora in discesa, optando per il sentiero più agevole anche se più lungo, ovvero per la "scorciatoia" ripida e impervia; quest'ultima non è pericolosa o impossibile, però è piuttosto pendente ed in particolare col bagnato potrebbe risultare scomoda.

A 1410 m slm si incontra il bivio col sentiero 753 che con una breve discesa ci porta all'Eremo di San Matteo (1344 m slm), situato in un ampio pianoro, all'ombra di grandi aceri campestri, dove sono presenti anche panche e tavoloni molto adatti per una pausa ristoratrice.

All'eremo è presente anche una fonte sotto un grosso acero campestre.

Note Storiche – L'eremo Di San Matteo

Un cartello narra la storia di questo luogo:

"La località di San Matteo, che ora fa parte della Parrocchia di Trevignano di Palanzano, un tempo era abitata dai monaci benedettini che, dopo avervi costruito una chiesa e un monastero, aiutavano i pellegrini diretti all'Abbazia di Linari (dedicata al Santo Salvatore), al mare e in direzione contraria.

Anche una bolla papale del 1015 parla di questo antichissimo convento dipendente dal monastero di san Giovanni Evangelista in Parma.

Successivamente fu posseduto dalla Pieve di Corniglio mentre nel 1411, per una concessione papale, San Matteo divenne patronato dei Lalatta (della famiglia dei Vallisneri) i cui ecclesiastici mantennero l'egida sul priorato fino la XVI secolo; quindi passò sotto la giurisdizione di Tizzano.

Il luogo sacro che i pellegrini potevano ammirare al loro arrivo sul monte Caio era ben diverso da quello attuale. Il convento si trovava dove attualmente c'è la casa. L'antica chiesa aveva sul tetto un piccolo campanile con campana, era lunga quanto l'attuale stalla e la sua entrata era protetta da un porticato. A oggi si è salvato solo il coro che è stato adibito ad oratorio; dietro la chiesa di trovava il camposanto.

Col passare degli anni i fabbricati, per l'usura e l'incuria, si degradarono. Solo agli inizi del 1900 l'agronomo dott. Fabio Bocchialini restaurò gli edifici riducendone le dimensioni. Creò l'attuale oratorio, costruì la stalla dove un tempo sorgeva la chiesa e, di fianco, una scuderia per il ricovero dei cavalli.

Dal 1942 al 1944 vi dimorò un frate: padre Giuseppe Maria Toscano mentre l'ultimo mezzadro fisse in quei fabbricati sino alla fine del 1956. Da allora in poi gli edifici rimasero vuoti"

Una tradizione molto sentita dagli abitanti delle zone circostanti è quella di partecipare, il 21 settembre di ogni anno, alla festa di san Matteo nel Comune di Palanzano raggiungendo a piedi l'eremo del santo, posto in prossimità della cima, tramite il sentiero del Dragolare.

Si riparte ora in salita fino al bivio col sentiero 737, e sempre tornando sui nostri passi si incontra un bivio coi cartelli che indicano il grande giro MTB, si prosegue verso nord ovest sul sentiero 737-A; lungo questo sentiero, a quota 1430 mt, si trova un piccolo laghetto profondo appena 40 cm, alimentato da una sorgente sotterranea.

Durante il tragitto si possono osservare piccole Carbonaie sparse qua e là, anticamente impiegate dai carbonai per produrre il combustibile.

Nei pressi di queste zone particolarmente umide, si possono ammirare le splendide dentarie pennate. A un certo punto il sentiero vira decisamente a destra (molti segni) anche se potrebbe sembrare che il sentiero prosegua dritto: si sta in realtà aggirando una frana, ed è stato creato un nuovo percorso fattibile anche se ancora un po' sconnesso. Da qua si giunge al bivio col sentiero 730 che, imboccato, in 5 minuti porta al Grande Faggio.

Il grande Faggio è uno dei più antichi d'Italia e forse di Europa; si tratta di un albero monumentale situato a quota 1300 metri s.l.m., che presenta un'età stimata di circa 250 anni, un'altezza pari a 33,7 metri e una circonferenza del tronco pari a 5,53 metri.

E' curioso far notare che oggi il percorso di accesso all'albero monumentale è arricchito da "cassette a sorpresa", realizzate dalla Scuola media di Tizzano Val Parma, contenenti schede descrittive della flora e della fauna del luogo e racconti e poesie composti dagli alunni.

Dopo il grande faggio si trova una fonte e alle sue spalle si nota un altro specchio d'acqua, con molta vegetazione sui bordi e all'interno: la presenza di sfagni fa pensare che questo specchio d'acqua possa essere a uno stadio prossimo alla torbiera.

Proseguendo lungo il sentiero 730 ci si congiunge col bivio 732 da dove siamo partiti, e quindi alla macchina.

Resti del castello di Tizzano e pieve di San Pietro apostolo

A dimostrazione dell'illustre passato che ha vissuto il territorio, Tizzano Val Parma conserva due importanti testimonianze: i suggestivi resti dell'antico Castello di Tizzano, le cui prime notizie documentali risalgono alla fine del XIII secolo, e la bella Pieve di san Pietro Apostolo, che sorge su uno sperone roccioso e si affaccia sulla valle del Torrente Parma, all'ombra di due grandi cedri e di un ippocastano. Risalente all'XI secolo è in pietra a vista con l'importante campanile a pianta quadrata con aperture ad arco; all'interno conserva ancora l'antico fonte battesimale.

Dalla Pieve passa la Via di Linari, un antico percorso di passaggio e di pellegrinaggio verso Roma alternativo alla via Francigena su cui si innestava dalla città di Fidenza verso Parma per raggiungere la Toscana attraverso il Passo del Lagastrello.

A partire dal XIII secolo il percorso venne utilizzato dalla città di Parma come una delle vie di approvvigionamento del sale in città.

La Via di Linari viene oggi riproposta suddivisa in otto tappe.

(Barbara Mazzieri e Doris Corsini)

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