I racconti dell’Elda 23 / “Lourdes: diario”

Basilica S. Bernardette

Sta arrivando la fine dell’estate, i vecchi dicevano che la prima pioggia dopo Santa Maria ci dirigeva verso l’autunno e da che sono al mondo l’ho potuto constatare coi miei occhi. Allora cosa c’è di meglio per affrontare la stagione invernale che fare una scappata a Lourdes, una settimana lontano dalle preoccupazioni giornaliere, una settimana di spiritualità, un luogo dove ti ritrovi con te stessa, dove fai i conti con la tua anima, dove preghi senza essere interrotta dai vari squilli che ti ricordano di spegnere il forno, di rispondere al telefono, o semplicemente di aprire la porta.

Giovedì 29: partenza alle 4,30 col pulmino della Croce Rossa di Toano che ci porta a Bologna, per l’imbarco con l’aereo, così conosco Teresa, che farà il suo pellegrinaggio come volontaria ed è già pronta con la sua divisa rossa il suo sorriso e la frangetta simpatica che le copre la fronte.

Saliamo sull’aereo puntualissimo, ma qui la famosa spiritualità è messa a dura prova già dall’inizio, i Romagnoli che dovevano partire con noi con un tot di ammalati in carrozzina, non sono stati così puntuali, perciò due ore passate sull'aereo ad aspettarli.

Arrivo a destinazione, appena il tempo di conoscere il dottore e la sua mamma loro sono di Carpineti, che mia figlia, mia accompagnatrice, ha appena il tempo di indossare la divisa da infermiera e senza toccare cibo, immediatamente ha dovuto prendere servizio, all’ospedale “Salus Infirmorum” dove vengono dirottati tutti i pellegrini bisognosi di assistenza continua da medici, infermieri, accompagnatori e Croce Rossa, tutti volontari. Una macchina enorme che funziona regolarmente, non si sa come, ma funziona.

La Grotta

Resto sola tutto il pomeriggio, perciò ho tutto il tempo che voglio per recarmi alla grotta dove si prega nel silenzio, alle fonti per lavarmi il viso e bere l’acqua che Bernadette ha fatto scaturire per ordine della Vergine, così il mio animo si rasserena, intanto continuo a gironzolare, poi salgo alla Basilica di Santa Bernadette e osservo centinaia di persone che vanno e vengono, moltissimi stranieri come del resto qui lo siamo anche noi. Tedeschi, Spagnoli, Irlandesi, Portoghesi con fazzoletti al collo di diversi colori per farsi riconoscere, con le loro dame, le crocerossine e i loro barellieri con le bretelle che una volta servivano per il trasporto delle barelle, poi gli stendardi e le bandiere. I Maltesi di lingua Tedesca hanno le dame con lunghi mantelli neri con l’interno rosso e la grande Croce bianca di Malta su un lato, quando passano in processione danno l’impressione di grandi corvi neri che stanno per prendere il volo.

Resto colpita dagli Asiatici, moltissimi Giapponesi, Cinesi, Indiani, famiglie intere che indossano i loro costumi in seta coloratissimi, donne molto belle, fini, con nidiate di bambini educatissimi, mi sembrano tanti bambolotti.

Poi ci sono i neri, ma questi potrebbero essere Francesi, molto eleganti con orologi costosi e catene luccicanti al collo, le donne bellissime alte, snelle con portamento altero, sembrano principesse uscite dalle fiabe. È un brusìo di pronunce diverse che mi fanno ricordare la storia di Babele.

Pranzo col dottore e la mamma, la signora Zita, minuta, sembra fragile come una porcellana a volte quasi trasparente, poi conoscendola capisci che è una persona forte, molto forte, con una fede vera incrollabile, difficile da trovare al giorno d’oggi. Il figlio Luca medico, molto giovane potrebbe essere mio nipote, che ti ascolta con interesse, con quegli occhi seri che mentre ti guardano pensi che stia stendendo la tua diagnosi:

“Malata di fantasia” oppure “Fuori come un balcone”.

Naturalmente sono supposizioni mie, che sono felice di aver conosciuto persone come queste, gentili, affabili, intelligenti e colte.

Venerdì 30: mia figlia si alza prestissimo per continuare il suo volontariato, ha scelto di fare tutte le mattine, del resto come mi dice, non le cambia niente anche a Castelnovo per lei è così, solo che qui inizia un’ora prima. Scendo per fare colazione, entro in sala e alzo un po’ la voce per far sentire il mio “buongiorno”, sembra che nessuno abbia sentito, i parmigiani stanno mangiando pane e salame e sembrano interessati solo a quello. Quelli di San Marino dal momento che appartengono a un altro stato, forse l’italiano non lo capiscono, non parliamo poi di Forlì e Rimini ...

Così faccio colazione da sola, ma porgo l’orecchio buono per ascoltare l’accompagnatore Bolognese che organizza un gruppo da portare nei luoghi di fede di questo paese. Mi aggrego a loro anche se non conosco nessuno e nessuno fa caso a me, anzi a un certo punto mi riconosco nella (capra Nerona, un personaggio nato dalla mia fantasia che fa parte di una delle mie favole). Facciamo il giro di Lourdes con la guida, un signore anziano, ma arzillo, che conosce la storia di Bernadette anche nei punti più difficili, che io non conoscevo e rimango estasiata ad ascoltarlo senza sentire una minima stanchezza in tutte le tre ore di cammino con varie fermate.

Pomeriggio con mia figlia, torno nella casa natale di quella Santa Bambina e le racconto tutto quello che ho sentito la mattina.

Sabato 31: La mattina la passo in preghiera alla grotta, poi attraverso il fiume Gave e vado a sedermi all’ombra in un punto dove il freschino dell’acqua che scorre mi fa bene, il sole mi è insopportabile, da lì osservo i pellegrini che alla Grotta pregano, orazioni continue e canti di lode e anche telefonini che si alzano per fotografare.

Pomeriggio, pensiamo di andare a bagnarci nelle vasche con la signora Zita, ma la fila interminabile di carrozzine ci fa capire che non ci saremmo riuscite neanche se aspettavamo la notte. Allora scegliamo la Via Crucis sulla montagna, io con l’infradito che doveva servirmi in piscina e Vanda coi ciabattoni, ma credete in questi posti di spiritualità, neanche ti accorgi se la strada è liscia o piena di ciottoli.

Cappella sotterranea

Domenica 1: Messa solenne con una quarantina fra vescovi, monsignori e giù di lì e proprio quella mattina il vescovo di Bologna che era con noi, ha avuto la notizia della nomina a cardinale. Questa messa è stata celebrata nella chiesa moderna sotterranea Pio X. Vado due ore prima per trovare posto vicino all’altare ci sono circa 3000 posti, ma alla fine è gremita. Poi esco e vado a visitare l’ospedale dove lavora mia figlia è stata lei a invitarmi: “Mamma devi vedere la Cappellina ci sono opere d’arte da ammirare”. La trovo che sta spingendo una barella, chiede il permesso e mi accompagna, nove piani di ospedale, con 200 ammalati, più per ognuno un accompagnatore volontario e questi non fanno solo sette ore, ma alle volte più di dieci. Mi hanno detto che ci sono anche giovani di qua, ma io non li ho visti sono venuti col treno. Comunque mi sento di fare un appello a tutti gli altri. Vadano questi giovani che queste ore le passano al bar o in discoteca, vadano a fare un po’ di questo volontariato, troveranno esempi da ammirare e da seguire. Scusate, ma questo dovevo proprio dirlo.

Lunedì 2: ci hanno avvisato che l’aereo per il ritorno ci sarà alle 18, perciò abbiamo tempo. Ci alziamo prestissimo, vogliamo immergerci, farà bene allo spirito. Tre ore di attesa, finalmente entriamo, premetto che il bagno è sempre emozionante, quando sei lì e aspetti il tuo turno, il tutto organizzatissimo da queste volontarie poliglotte, vedi uscire le persone, tutte indistintamente col volto rigato di lacrime. Le volontarie per ore aiutano tutti a svestirsi ricoprendoli con un lungo manto, li accompagnano passo, passo, dentro la vasca sostenendoli pregando ad alta voce, li immergono e finiscono col rivestirli. Dio gliene renderà grande merito.

Poi con l’animo rasserenato entriamo nella Cappella della Riconciliazione e lì troviamo i confessori, ognuna diverso, ma bravi psicologi che riescono a darti tranquillità e speranza. Colloqui di mezz’ora e più.

Casa natale

Pranzo col dottore e la mamma, ultimi souvenir e partenza per l’aeroporto. Naturalmente per far risalire le carrozzelle ci vogliono due ore come alla partenza. Finalmente ritroviamo Teresa, che in quei quattro giorni avevo incontrato fugacemente mentre inseguiva una barella e apprendiamo da lei che il suo lavoro è stato di ventiquattrore al giorno dal momento che erano solo in quattro. Don Alcide unica persona che conoscevo e qualche volta ho incontrato col suo passo dondolante, la parola buona al momento giusto e la stanchezza che gli si leggeva in viso. Don Guiscardo preoccupato per i suoi parrocchiani e per la pressione che gli era salita e finalmente anche Mauro il nostro capogruppo.

Arrivo a Castelnovo circa all’una e trenta e qui don Alcide scambia la valigia della Teresa con la sua, con veloce inseguimento e restituzione e Teresa che dice: “In sò méa sas métiva al mé mȇudand”.

(Elda Zannini)

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4 Commenti

  1. Gentile signora Elda,
    condivido appieno quanto scritto… Forse ci siamo anche incontrati ma non la conosco di persona.
    Il nostro pellegrinaggio ha preso il posto lasciato da voi (Unitalsi Piemonte) e la ringrazio per aver potuto vedere il pellegrinaggio anche con i suoi occhi, noi che come volontari, siamo sempre di corsa…
    Un abbraccio

    Ilario Bertolino – Fossano – Cuneo

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  2. Ho dato un’occhiata qui, tutte queste letture!!… Mi ha preso un colpo, cosa avrò mai scritto questa volta? I miei soliti lettori lo sanno che quando scrivo non uso il cervello, io dico che è la mia mano che scrive io non c’entro. Poi da questo commento fatto da un volontario, ho capito che siete voi a leggere, voi dell’Unitalsi che fate tutto nel silenzio e che nessuno parla mai di voi. Basterebbe raccogliere da ognuno una piccola testimonianza e ne risulterebbe un interessante volume, peccato che io sia troppo vecchia per farlo. vi abbraccio tutti, cercherò di pregare anche per voi. Elda Zannini

    Elda Zannini

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  3. Come sempre grazie per la preziosa testimonianza.
    Un successo di letture, oltre 8000?!
    Anche da non credente mi ha trasmesso una grande emozione.
    Grazie

    Luca L.

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  4. Signora Elda Lei dice che non usa il cervello ma è la mano che scrive. Quando leggo i suoi racconti vissuti mi sembra di ascoltarla dal vivo, tanto sono belli e reali, senza tante “curve”. Molto bello anche questo suo scritto.

    Paola Bizzarri

    Rispondi

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