Lino Franzini: “Creiamo la lista apartitica per la diga di Vetto che si proporrà alle prossime elezioni Regionali”

Riceviamo e pubblichiamo.

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I presidenti dei Consorzi Irrigui privati riuniti a Cavriago il 4.09. 2019

I Consorzi irrigui privati reggiani e i sostenitori della diga di Vetto parmensi a seguito del perdurare del silenzio assordante della politica regionale di fronte al maggior problema mondiale, quello dell’acqua, hanno deciso di proporsi alle prossime elezioni Regionali con una propria lista, confidando nel buon senso di quei cittadini che intendono garantire un futuro all’agricoltura di Reggio e Parma, ai paesi montani e a ridurre lo spreco delle acque montane, ben sapendo che le necessità idropotabili tra dieci anni aumenteranno del 50%, a fronte di un loro forte calo causato dall’inquinamento mondiale.

Diga perfettamente identica a quella che sorgerebbe a Vetto

Il 4 settembre c.m., i dieci Rappresentanti dei Consorzi irrigui privati Reggiani con il loro presidente Mattia Reggiani della relativa Associazione (erano presenti anche i soci onorari Umberto Beltrami e Lino Franzini), da anni promotori di quest’opera, si sono riuniti a Cavriago e hanno concordato di creare una lista apartitica che darà il suo sostegno e si apparenterà-collegherà a quella Coalizione che metterà nel proprio programma alle Regionali il parere favorevole alla ripresa dei lavori della diga di Vetto come da lavori sospesi il 15 agosto 1989 e mai ripresi, nonostante la redazione di due VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) costati a noi Italiani miliardi di vecchie lire, il Giudizio di Compatibilità Ambientale del Ministero dell’Ambiente, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite, le necessità idriche plurime sempre più necessarie a causa dei cambiamenti climatici, le necessità di produrre energia pulita, la necessità di ridurre i danni da esondazioni, da siccità e da dissesti idrogeologici dei paesi montani e le necessità di creare posti di lavoro; la lista si chiamerà: Sì all’acqua, Sì alla diga di Vetto.

La Diga di Casanuova del tipo di quella di Vetto ma con capacità doppia, sono ripresi i lavori sospesi negli anni 90

I fautori del No a tutto non possono portare tutto alla morte, alla morte dell’agroalimentare di Parma e Reggio o all’aratura dei millenari prati stabili, che oltre ad essere fonte del Parmigiano Reggiano, dopo le foreste e i pascoli perenni sono quelli che trattengono più carbonio e riducono l’emissione di anidride carbonica, uno dei gas responsabili dell’effetto serra, come riscontrato dai recenti studi del progetto regionale Emilia-Romagna “PRATI_CO – Parmigiano Reggiano” a cura di Crpa di Reggio Emilia e soc. Iter.

Comprendiamo che dire di No è la cosa più semplice, specie per chi non sa o vuole affrontare e risolvere i problemi reali di un territorio, e sulla Valle dell’Enza qualcuno dice No anche a realizzare un invaso utile come l’aria che respiriamo, pur disponendo di una località come la Stretta di Vetto che permette di impostare un piccolo sbarramento di 83 metri (20 metri più basso di quello di Ridracoli), in grado di trattenere le acque dell’Enza nei periodi di abbondanza o durante le alluvioni; il vero risparmio si fa invasando le acque quando ci sono per cederle a valle producendo energia pulita, dando ottima acqua a basso costo ai rubinetti di Parma e Reggio e all’agricoltura e non mandandole a mare.

Lago del Brugneto

Prossimamente si contatteranno i Segretari dei vari partiti, le associazioni degli Agricoltori, i Consorzi, i sindaci rivieraschi, il mondo ambientale, quello vero, quello che vuole ridurre lo spreco delle acque di montagna e ridurre il prelievo di quelle da Po o da falda e migliorare il clima producendo energia pulita.

In ogni parte del mondo c’è la corsa a realizzare grandi invasi per l’accaparramento delle acque per gli usi idropotabili, irrigui e idroelettrici, mentre qui c’è la corsa a mettere le acque nelle bottiglie dei supermercati e ad usare gli idrocarburi per produrre energia elettrica o per succhiare le acque delle falde a più di 100 metri di profondità.

Percorso pedonale intorno al lago di Ridracoli

Vogliamo ricordare che l’invaso di Vetto fu progettato nel 1984 per i fabbisogni idrici di 35 anni fa, nettamente insufficienti ai fabbisogni di oggi, ma almeno riprendiamo i lavori di questo invaso; montanari, agricoltori, cittadini e persone di buon senso in occasione delle elezioni Regionali dovranno decidere se sostenere il “bene acqua” o la morte di tutto; chi governerà questa Regione non potrà più far finta di nulla, considerando anche i recenti risultati della European Research Institute sul campionamento delle microplastiche che stanno avvelenando  in modo spaventoso il fiume Po.

(Lino Franzini, promotore della diga di Vetto e presidente del Consorzio Bim Enza)

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9 Commenti

  1. Il mio voto è assicurato.

    Ivano Pioppi

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  2. Bravi.Controllate anche se il lunedì viene rispettato il riposo del bosco. Secondo me no…

    Cittadina di Collagna

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  3. E’ giunto il momento che tutti gli agricoltori di Reggio Emilia e di Parma e tutti i montanari facciano sentire la loro adesione a questa lista, è una lista che non ha interessi di poltrona ma solo l’interesse per chi vuole un futuro dei paesi montani. Le persone di buon senso sono con loro; ma chi vuole che i paesi montani diventino solo terra di lupi e cinghiali e che l’energia sia prodotta solo da idrocarburi si opporrà con ogni mezzo, io sono con Voi, sprecare le acque di montagna oggi è inconcepibile, ed è incomprensibile come ci si possa opporre.

    Sergio

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  4. Caro Lino, concordo e mi compiaccio per là tua iniziativa alla quale garentiro’ diversi consensi. La tua determinazione è davvero singolare e molto apprezzabile, diversamente da quella di molti politici e amministratori. Cordiali saluti ed auguri per la felice iniziativa. Manlio Bottazzi.

    Manlio Bottazzi

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  5. Tra non molto ci mancheranno le acque ma anche l’energia visto cosa sta succedendo nei paesi arabi con gli attacchi ai pozzi petroliferi, ma va bene così, sull’Enza continuiamo a non usare le acque per produrre energia pulita e a non darle ai rubinetti. Da un lato dico a Franzini di andare avanti, perchè è l’unica cosa logica, ma da un altro dico a Franzini che fino a quando ci saranno interessi a non usare queste acque, la diga di Vetto non si farà mai, è sempre una questione di interessi..

    Gianna

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  6. Lino il mio è un si incondizionato e come memoria storica delle tesi sostenute per la costruzione della diga, si potrebbe ricordare ai più ostici che con la politica si possono fare molte cose, ma non certamente l’acqua da bere e quant’altro. Ma sarebbe veramente imperdonabile che questi signori ammettessero, un domani certamente non lontano, di aver sottovalutato un problema così vitale.

    Andrea Azzolini

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  7. E’ inconcepibile come l’interesse di pochi riesca a tenere ferma un’opera indispensabile a tutti; basterebbe pensare ai pericoli che eliminerebbe a valle per far comprendere che la diga serve; tutto il resto: lavoro, energia, acqua, ecc. si possono considerare optional; ma chi ha il potere non decide; perchè?, è inspiegabile, come è inspiegabile il silenzio degli amministratori di questa valle.

    Daniele

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  8. Strano…..solo poche settimane orsono il sig.Franzini smentì, su Redacon,di essere pronto per costituire un movimento suo e quindi presentarsi alle prossime elezioni regionali.
    Ora conferma la creazione del prtitino e però dice che sarà”apartitico” .Mah…
    Scometto fin da ora che Franzini si schiererà con la destra del tuttofare : SCOMETTIAMO?

    FM

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  9. Egr. Sig. FM; quale futuro ci potrà mai essere per queste terre?; si parla di un argomento che da ottima acqua alle terre del Parmigiano Reggiano e ai rubinetti delle città di Parma e Reggio Emilia, che elimina i danni da siccità e da esondazione, che produce milioni di Euro di energia pulita, che crea migliaia di posti di lavoro e un futuro per i paesi montani della Valle dell’Enza e Lei si preoccupa se Franzini o altri utilizzeranno ogni mezzo, dopo 20 anni di impegno, per sensibilizzare chi ha il potere politico a realizzare l’unica opera che ridarebbe una speranza a queste terre montane e risolverebbe i problemi degli agricoltori. Io e altri lottiamo per dare un futuro alle terre montane e all’agricoltura, ho la sensazione, per non dire la certezza, che altri lottano per impedire tutto questo, ma forse non meritiamo altro.

    Franzini Lino

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