Trump costa caro all’Appennino: 3,5 milioni di euro per i produttori di Parmigiano Reggiano

Sembrerà strano. Ma i conti della querelle Boeing (Stati Uniti), Airbus, il primo costruttore al mondo di aerei civili, con sede in Francia e siti produttivi anche in Spagna, Germania e Inghilterra, saranno pagati pesantemente anche dagli agricoltori dell’Appennino. E, la cifra, vale qualche milione di euro.

I fatti. Mercoledì l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) ha stabilito che gli Stati Uniti potranno imporre dazi su merci provenienti dall’Unione Europea per 7,5 miliardi di dollari all’anno (6,8 miliardi di euro), a seguito della conclusione della disputa legate tra Boeing (concorrente americana) e Airbus (rea di avere ricevuto negli anni sussidi ‘illeciti’ dalla Unione Europea). Il buffo presidente americano, Donald Trump, convinto di regolare i conti col mondo a suon di dazi e minacce su Twitter, non si è fatto perdere l’occasione servita su un piatto d’argento o, in questo caso, d’oro zecchino. E ieri, appunto, è stato ufficializzato l’avvento dei dazi che scatteranno il prossimo 18 ottobre, così come confermato dal responsabile Usa per il commercio Robert Lightizer.

Il Parmigiano Reggiano di montagna che arriva negli Stati Uniti, come anticipato ieri da Redacon, ammonta a circa 65.000 forme o, meglio, 75.000 (su 300.000 là esportate) secondo le ultime rilevazioni, di cui un terzo prodotte nell’Appennino reggiano. Già oggi il nostro prodotto era poco competitivo con le imitazioni americani in fatto di prezzo (ma non certo di qualità), anche perché gli americani già sottoponevano il nostro Re a un dazio di 2,5 dollari al chilo, ora gli stessi dazi saliranno a 6 dollari al chilo. Se ora vorrete acquistare un chilo di Parmigiano Reggiano a New York dovrete mettere una mano al cuore e una alla carta di credito: 60 euro al chilo.

Nel complesso sono quindi oltre 3,5 milioni di euro di dazi sul formaggio derivato dal latte della montagna reggiana, oltre 10,5 quelli di tutto l’Appennino, Bologna, Modena e Parma compreso.

Ma non è finita se al momento è difficile stimare di quanto caleranno le vendite sulla piazza americana, per la ben nota legge della domanda e offerta, c’è un ulteriore elemento da considerare. Infatti, il calo delle vendite sul mercato americano potrebbe avere ripercussioni anche sul prezzo medio del prodotto all’ingrosso, ora mediamente di 11 euro al Kg per il 12 mesi (e che è il prezzo che effettivamente arriva al caseificio), già da qualche settimana in sofferenza dopo mesi di record.

Pur non centrando niente col Consorzio Airbus, l’Italia e l’Appennino pagano un conto amaro. Ieri Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano ha dichiarato: “Il Parmigiano Reggiano è un prodotto di altissima qualità. Faremo del nostro meglio affinché i consumatori americani siano consapevoli del valore della nostra Dop, così che siano disposti a spendere qualche dollaro in più per avere in tavola l’autentico Re dei Formaggi. A questo punto servirà un piano di intervento straordinario dell’Unione Europea per evitare che gli effetti dei dazi diventino traumatici per le filiere coinvolte”

Fiducia nel Consorzio, appelli ai santi del caso ma c’è anche chi fa il tifo per l’impeachment di The Donald. Ma questa è un’altra storia. (G.A.)

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7 Commenti

  1. Saranno contenti tutti quei sovranisti di casa nostra che proponevano dazi a destra e a manca fino a pochi mesi fa.

    AG

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    • I dazi non sono altro che uno dei tanti strumenti di politica economica a disposizione dei Paesi. Viene utilizzato nel caso di squilibri nella bilancia dei pagamenti (massicce importazioni non bilanciate da altrettante esportazioni) che si verificano in condizioni di concorrenza sleale o di marcate differenze nella regolamentazione commerciale tra Paesi diversi. In questo caso, c’è uno squilibrio non corretto nei cambi tra Europa (euro) e USA (dollaro). Il cambio, di norma, segue la legge della domanda e dell’offerta: se l’America compra tanta roba in Europa, la quotazione dell’euro dovrebbe salire, e quindi la domanda riequilibrarsi (la merce costa di più). Invece, nonostante l’Europa continui ad esportare massicciamente in America, accumulando un consistente surplus nella bilancia commerciale, l’euro continua artificiosamente a svalutare, grazie alle politiche monetarie di Draghi, a favore della Germania – e parzialmente anche dell’Italia. Questa situazione, ovviamente, favorisce la produzione e l’occupazione di chi esporta e fa crollare produzione e occupazione di chi importa. Gli Usa hanno inserito da cinque anni la Germania nell’elenco dei Paesi manipolatori di valuta (nel senso che approfittano di un euro svalutato rispetto alla loro economia, per esportare in condizioni di vantaggio sleale). Gli interventi di Trump non sono altro che la logica conseguenza di questa situazione macroeconomica. Non è altro che quello che ha fatto l’Italia nei confronti della Germania, proteggendo il proprio apparato industriale e la propria occupazione, fino all’avvento dell’euro – che permette alla Germania di non rivalutare il marco – e dei trattati europei – che impediscono di imporre dazi e di attuare politiche commerciali e monetarie appropriate. Ma se vogliamo farla semplice semplice, mettiamola a sovranisti cattivi contro globalisti buoni.

      G.P.U.B

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  2. Sarebbe più corretto addossare la responsabilità dei dazi al consorzio Airbus. Trump (il buffo), correttamente difende l’economia americana dal mercantilismo dell’eurozona: dal 2014 l’euro ha svalutato sul dollaro del 30%, e continua a farlo con il recente QE di Draghi, pur avendo l’eurozona (Germania in testa, ovviamente) un sostanzioso surplus sulla bilancia commerciale, che corrisponde ad un deficit stellare nella bilancia dei pagamenti americana. Evidentemente, Trump (il buffo) si è stancato di comprare a debito, con un dollaro sopravvalutato del 15%, da un’Europa che arricchisce alle sue spalle con trucchi e scorrettezze di ogni genere, a partire dal fatto che la Germania sfrutta a suo vantaggio un euro artificialmente debole, che corrisponde ad un marco sottovalutato del 15%. In questo caso, come in altri, i vantaggi vanno alla Germania e le ‘grane’ all’Italia, e a noi del Parmigiano di montagna in particolare. I vantaggi del carrozzone dell’euro.

    G.P.U.B

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    • Buongiorno G.P.U.B.
      mi perdoni, ma la sua analisi mi pare un po’ poco oggettiva:
      1) i dazi sono stati autorizzati (in maniera a mio avviso assurda) dal WTO per la vicenda Airbus. Gli aspetti legati alla svalutazione dell’euro sul dollaro in questo caso non c’entrano nulla.
      2) nel suo commento sorvola su un aspetto fondamentale: gli Stati Uniti di Trump (il buffo) hanno fatto esattamente lo stesso con la Boeing, tant’è che sono in arrivo nuove decisioni del WTO che autorizzeranno allo stesso modo dazi dell’Europa contro gli Stati Uniti (altra assurdità!)
      3) le “grane” non sono solamente dell’Italia, ma i dazi colpiranno tutti i prodotti europei, dal vino francese al whiskey scozzese.
      Un cordiale saluto

      Andrea

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  3. Se nel ragionare di formaggio Parmigiano Reggiano, e della sua commercializzazione, fa in qualche modo capolino “l’impeachment di The Donald”, significa che la politica “compenetra” ormai tutto, o quasi – portandosi dietro le relative contrapposizioni, più o meno sfumate od esplicite – e dovrebbe tenerlo verosimilmente presente chi ritiene invece che vi siano settori o spazi dai quali la politica rimane estranea, oppure confida, o si illude, che così dovrebbe essere.

    In ogni caso, se di politica si deve parlare, l’affidarsi a battute, come sembra fare AG nel suo commento, non mi parrebbe l’ideale, perché la questione è un po’ più complessa, e ce lo dicono le argomentazioni addotte da G.P.U.B e da Andrea, pur se tra loro non coincidenti, o addirittura contrastanti, le quali, condivisibili o meno, danno comunque l’idea che la materia non è semplicissima, e richiede forse una spiccata capacità di mediazione tra gli interessi in causa.

    E forse un pizzico di sovranismo talvolta non guasta, e andrebbe guardato con minore severità da parte dei suoi severi ed imperterriti critici, perché talora può dimostrarsi l’unico mezzo per poter in qualche modo attenuare o bilanciare il sovranismo esercitato da altri, così da “riportare la palla al centro”, e riprendere una partita alla pari (a casa nostra noi possiamo darci tutte le regole che vogliamo, ma in un sistema globalizzato occorre poi fare irrimediabilmente i conti con chi impiega semmai altri criteri).

    P.B. 11.10.2019

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  4. Una semplicissima annotazione, ma Trump non è stato, per caso, il primo accanito sostenitore del nostro Presidente del consiglio nel mandare Salvini a quel paese, che non è certamente l’Italia? E adesso i due dell’Apocalisse (Di Maio e Conte) cosa ci racconteranno? Senza essere profeti diranno che ci dobbiamo ancora mettere a 90 gradi e aspettare. Siete veramente dei geniacci, voi si che volete bene al popolo Italiano!

    Andrea Azzolini

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  5. Se tutto o quasi si traduce in politica – e ne abbiamo continui esempi – l’annotazione di Andrea Azzolini non mi sembra fuori luogo, né priva di logica, e mi aspetterei pertanto di veder qui replicare, alle sue parole, quegli antisovranisti, e antisalviniani, così pronti a farsi sentire (possibilmente con una qualche argomentazione da parte loro, ossia non in forma di battuta).

    P.B. 13.10.2019

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