L’assessore Valentini a Castelnovo presenta un ordine del giorno sui dazi che colpiscono il Parmigiano Reggiano

Se tutta la zona di produzione si sta mobilitando contro i dazi introdotti dagli Stati Uniti sul Parmigiano Reggiano, questa azione di protesta ha un'importanza ancora maggiore nei territori appenninici, dove da diversi anni vengono portate avanti azioni di valorizzazione del Parmigiano Reggiano prodotto di Montagna, un'eccellenza di livello internazionale che ora trova un ostacolo quanto mai consistente verso uno dei principali mercati di riferimento.

Sul tema ha presentato un ordine del giorno, che sarà discusso in consiglio comunale, l'assessore all'agricoltura di Castelnovo ne' Monti Daniele Valentini: “Queste ore vedono compatti produttori, agricoltori e associazioni di categoria – spiega – che sottolineano la gravità della scelta degli Stati Uniti di imporre dazi sull’importazione di alcuni prodotti Made in Italy, fra cui il Parmigiano Reggiano, provvedimento che rischia di penalizzare fortemente una delle economie trainanti del nostro territorio. Il pronunciamento del WTO ha di fatto dato il via libera agli USA per l'imposizione di dazi fino a 7,5 miliardi di dollari: i primi scatteranno il prossimo 18 ottobre.

Il dazio sul Parmigiano Reggiano passerà dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo, comportando per il consumatore americano un rialzo del prezzo da circa 40 dollari al chilo a oltre 45 dollari al chilo. L'applicazione dei provvedimenti comporterà importanti ripercussioni per il prodotto dell’Appennino Reggiano: negli Stati Uniti attualmente sono commercializzate circa 260.000 forme di cui, approssimativamente, un quarto sono di montagna. L’Appennino reggiano, quindi, vedrà dazi americani potenziali su oltre 20.000 forme: la produzione di due caseifici di medie dimensioni”.

Conclude Valentini: “La produzione di Parmigiano Reggiano riveste da sempre il ruolo di primaria fonte produttiva del nostro territorio, e in questi anni l’Amministrazione Comunale di Castelnovo e l’Unione Montana hanno profuso grande impegno per la concretizzazione della a Strategia Nazionale Aree Interne “la Montagna di Latte”, che individua nella valorizzazione del marchio Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna uno dei principali pilastri. La tutela delle produzioni agroalimentari del territorio è uno degli scopi primari della nostra attività politica e la produzione tipica del territorio reggiano deve preservare la sua specificità, garanzia di qualità del prodotto e di un’alimentazione sana.

Chiediamo quindi di continuare a sostenere le attività di sviluppo e promozione del Parmigiano Reggiano Prodotto di Montagna, di sostenere l’attività di tutela, valorizzazione e promozione del Parmigiano Reggiano poste in essere dal Consorzio e dai rappresentanti politici del nostro territorio eletti presso il Parlamento Italiano ed Europeo, affinchè possa essere rimessa in discussione questa politica protezionistica e di dazi internazionali, che peraltro viene applicata senza una logica chiara, visto che alcuni prodotti tipici italiani sono stati fortunatamente preservati, mentre l'accanimento sul Parmigiano Reggiano appare frutto di una pressione dei produttori lattiero-caseari americani”.

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2 Commenti

  1. Per quello che ho letto la questione si può riassumere così.
    IL WTO ha autorizzato gli USA ad applicare dazi sulle importazioni dalla UE a causa degli aiuti concessi dalla stessa all’industria aerospaziale europea per battere la concorrenza di quella americana (vedi Boeing).
    Quindi la responsabilità di questi dazi, se mai ci fosse, sarebbe tutta della UE.
    È la UE quindi che deve farsi carico di tutti i danni commerciali subiti da settori che niente hanno a che fare con quello aerospaziale, in particolare quello agroalimentare, cioè dei prodotti italiani come il Parmigiano Reggiano.
    È questo che dovrebbero sostenere tutti i parlamentari europei italiani e non.
    Appelli contro i dazi e per il libero commercio non servono a niente.
    Tutto questo è solo business
    Ciro Cassinadri

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  2. Fa piacere il sentir dire dal nuovo Assessore del Comune capoluogo della nostra montagna che “la produzione di Parmigiano Reggiano riveste da sempre il ruolo di primaria fonte produttiva del nostro territorio” – anche perché non tutti sembrano pensarla così, o lo hanno scordato – ed è auspicabile che alle parole corrispondano i fatti perché, guardando al passato, dopo aver sentito per anni tanti pronunciamenti a favore della agricoltura montana, ci si poteva forse aspettare qualche forma di maggior sostegno a questa nostra “tipicità”, che potesse semmai far rimanere allora attive anche aziende di dimensione medio-piccola, a fianco delle entità più grandi.

    Posso sbagliarmi, ma se le prime – il cui numero aiutava non poco a fare “tessuto sociale” – hanno probabilmente sofferto più di altre il problema del ricambio generazionale, è nondimeno verosimile che nel determinarne la dismissione abbiano giocato anche altri fattori, sui quali si poteva forse intervenire, e volendo generalizzare il discorso mi pare che il venir meno di una struttura come il Macello comunale, a mò di esempio, non sia stato visto quale segnale di attenzione e di incoraggiamento verso il nostro sistema rurale, a prevalente vocazione zootecnica (a meno che qualcuno pensasse ad altre tipologie di conduzione agronomica).

    Quanto all’aumento dei dazi, è indubbiamente “qualcosa che non ci voleva”, ma in merito abbiamo sentito anche voci di moderato ottimismo, da parte di chi confida nella “eccellenza” del nostro prodotto per mantenere il bacino di clientela fin qui conquistato, proprio in virtù della sua qualità, e in ogni caso pure a me sembra che dovrebbe essere la UE ad “entrare in campo”, anche perché se ogni Paese membro fosse chiamato a “sbrigarsela” da solo, ne risentirebbe presumibilmente il grado di fiducia verso l’Europa, che già in più d’uno non è “alle stelle” (da come la vedo, e al di là della fondatezza o meno della tesi esposta nel primo commento).

    P.B. 06.10.2019

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