Ciao Agostino, poeta e sognatore

Agostino Santini, pastore e poeta d’Appennino, è mancato di recente, a 65 anni. Se n’è andato silenzioso così come senza clamore, ma non senza lasciare il segno, ha vissuto.

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Il suo libro, “Mosè”, lo aveva voluto tutto bianco, senza nemmeno un disegno o una foto in copertina. Tutto scritto in caratteri minuscoli, quasi per far fluire meglio i pensieri e le parole, senza intralci, senza staccionate. Quelle che lui conosceva bene, quelle che, a Valbona, delimitano ancora i pascoli. Era una “prima edizione clandestina”, aveva precisato nelle ultime pagine, e lui, sempre in minuscolo, si era presentato così: “agostino santini / è nato e risiede / nell’appennino toscoemiliano / figlio di pastori / ha transumato la toscana / la pianura del po / il mondo della carta / ha scritto questo libro / vive e lavora in transito.”

Un libro fatto di racconti e poesie dalle quali emerge la sua vita, l’asprezza dei suoi anni di bambino in viaggio con le pecore, il freddo e la pioggia lungo il Po, il muoversi continuamente, la contiguità con gli animali, il doversene prendere cura e metterli sempre al primo posto.

Poi gli affetti, il forte legame con i genitori, cui dedica narrazioni e poesie, come “la mamma che chiama”: “e ripete ripete, ripete il richiamo / e lo ama lo ama / quanto amore in quel fiato / ma il figlio non torna / (…) quanto amore in quel fiato / non ascoltato / quanto amore ignorato.”

Ma anche la bellissima lirica “figli”: “dormono / i loro pochi rumori / ballano sul mio cuore che ride / s’arrende il dolore / a tanto amore / il cuore asseconda / ogni sobbalzo / prestandosi al balzo / al rimbalzo / sorride / dormono / fanno di me / un cuore felice.”

Un’infanzia (e adolescenza) nomade che gli era forse rimasta dentro - nonostante poi la vita lo avesse portato a fare altre scelte - insieme all’attitudine a pensare, perché i pastori sanno usare la solitudine per esercitare il pensiero. E quando parla del lupo, si capisce che parla di sé:

“sono furtivo, trovo sempre il modo di scivolare sulle cose e di non farmi intrappolare da nessuno, sono nato leggero fuggiasco, nomade nel mio territorio; la strada sempre aperta alla possibilità qualunque essa sia (…) a furia di urlare alla libertà non vi frega più nulla di lei, di nominarla troppo, a sproposito, forzatamente inserita in più contesti inopinatamente; spesso per autoconvincimento, vi assoggetta a tutto ciò che libertà non è; convenzioni, falsi moralismi, paure inverosimili, tempi dilatati da inesistenti condizionamenti. dovete, dobbiamo riperderla per capirne l’essenza e tornare a liberare il lupo. campi il lupo che c’è in ognuno e vi conduca dove volete veramente andare.”

Agostino dei Santini di Valbona, una delle famiglie più antiche del paese, presente già dal 1660, figlio di Aldo Guido e di Domenica Giovannini, di Vallisnera.

Spalle larghe, dritte, bel colorito come lo zio Ugo, morto poco tempo fa a 95 anni, il quale, fino a quell’età, sempre rispondendo al grande amore per la libertà, aveva guidato la sua Panda.

Spalle larghe, pelle fine, guance colorite, buona statura pare che fossero caratteristiche dei Santini “ed qui ad Funtèna”, mentre gli altri, più piccoli, magri e scuri, sarebbero quelli “di Carbunìn”.

Era tornato a Valbona, Agostino, e aveva aperto un agriturismo. Con sé, i ricordi, riportati in buona parte nel libro: “il montone resta sempre un po’ indietro, verso mezzogiorno arriviamo all’acqua, s’accostano a bere e il montone in disparte mi guarda, forse già sa qualcosa. passate tutte dall’altra parte, s’avvicina anche lui all’acqua e arriva il momento. lo prendo per le corna, lo sposto verso la pozza più grande, s’impunta non lo tiro vado dietro e lo spingo, m’aggrappo alla lana gli torco e gli tiro la coda fin sopra la schiena; si scuote e scarta di lato approfitto del movimento, lo spingo più forte gli vado sul fianco e lo mando verso l’acqua, siamo sull’orlo lo prendo per un corno gli giro la testa e spingo, nel mentre gli cede una gamba davanti. come sta per piombare nell’acqua gira di scatto la testa e, porca miseria, m’infila un corno nella tasca del giaccone con uno strattone a cui non resisto, così mi trascina nell’acqua.

non faccio in tempo a pensare son già dentro con lui in ammollo attaccati sbattiamo qua e là, si strappa la tasca, mi stacco da lui ed emergo, aria finalmente; la testa di lui a due dita dal naso mi guarda stupito – tu che ci fai qui? – par domandare. l’afferro per la lana m’attacco ad un corno e cavalco il montone: speriamo che esca, ho una fifa dell’acqua! anche lui non s’è ancora ripreso, poi d’improvviso parte ma scivola e ripiombiamo nell’acqua, non lo mollo riemerge, cade di nuovo e giù sotto.

si alza più duro e sicuro io sempre in groppa tutt’uno con lui, non son certo i miei etti di nervi ad impensierirlo. riparte, a metà della riva trova tra i sassi un ammanco inciampa, ricade di nuovo siamo nell’acqua non mollo la lana e mentre si rialza lo avverto più deciso, serro la presa mentre riparte sicuro, l’afferro alle corna e stavolta così attaccati usciamo dall’acqua raggiante su una moto pelosa mi par di volare e difatti con uno scarto poderoso il montone mi scarica al volo per terra. (…) quel bagno col montone, il capitombolo sull’erba, dormire nudo nella vigna, tutto m’accosta alla terra; ho addosso gli abiti ancora umidi e penso che nel pomeriggio, al ritorno ho calpestato il mio io: appartengo alla zolla all’aria e all’acqua alla carne, anche a dio.”

La montagna tutta si stringe ai figli, a Rossana e ai parenti e saluta uno dei suoi: un poeta, un sognatore che non voleva “consumare il tempo così / senza provare / a camminare / sul mare.”

(Normanna Albertini e Ivana Cavalletti)

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7 Commenti

  1. Ciao Ago, un poeta, uno spirito libero ma soprattutto una brava persona.

    Ale e Anna

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  2. Un pastore poeta perduto. Non sapevo niente di lui, sento un grande rammarico per non averlo conosciuto. Dove posso trovare il suo libro bianco?

    Dilva Attolini

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  3. Non ne avevo mai sentito parlare. Quindi non lo conoscevo, in nessun senso, ma mi dispiace… mi pare di aver perso una cara persona. E il suo libro? Si puo’ trovare?

    Maria Grazia Del Freo

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  4. Libertà di volare insieme sopra ogni piccola o enorme cosa era comune subito appena si dialogava, l’aria stessa rendeva liberi, librare leggeri da quella finestra ove intravedevi il Casarola.
    La veduta che tu volevi rimanesse impressa sempre.

    Pier Paolo Santini

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  5. Grazie per il bell’articolo, mio padre ne sarebbe stato felice.
    Se volete sapere qualcosa di più sulla sua storia e volete una copia del libro potete passare da Valbona verso Aprile dove lui aveva un agriturismo (ancora esistente). Io sto viaggiando per la Nuova Zelanda (buon sangue non mente) e tornerò nella nostra bella Italia in primavera.
    Vi lascio il mio numero di whatsapp +39 339 2024559.
    Un abbraccio.

    Pace & Amore & Condivisione.

    Alessandro Santini

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  6. il libro di Ago si può trovare on line

    Rossana Callegari

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  7. Ecco, si pensa sempre di avere il tempo per fare “qualcosa”, per me, qui, di “andare a trovare” Santini. Ma quel tempo di mancare lo pensavo per me, ho tanti anni in più e mica sono splendente… E mi dispiace tanto di “averlo perso” così.

    Graziella Salterini

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